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“Cinquanta sfumature di grigio”: la recensione

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Un dato: i romanzi della trilogia Cinquanta Sfumature di E.L. James hanno venduto, dal 2011 a oggi, più di 100 milioni di copie in tutto il mondo. Solo per spiegare il motivo per cui, dall’uscita nelle sale della trasposizione cinematografica (13 Febbraio), stiamo tutti parlando di questo film già campione di incassi. Ciò che richiama una fetta così larga di pubblico merita, come minimo, un commento.

Dakota Johnson e Jamie Dornan interpretano, rispettivamente, Anastasia Steele e Christian Grey
Dakota Johnson e Jamie Dornan interpretano, rispettivamente, Anastasia Steele e Christian Grey

Detto questo, cosa ci dobbiamo aspettare? Il testo di base, il primo libro della saga, è essenzialmente una storia d’amore malata. Inquadrata da un punto di vista marcatamente femminile, narra l’incontro tra Anastasia Steele (ventun’anni, studentessa acqua e sapone) e Christian Grey (ventisettenne, miliardario, con la passione del bondage). Bastano pochi accenni per collocarla all’interno di un filone che va dai romanzi rosa della collezione Harmony, fino a Twilight (avventure sentimentali per donne fantasiose). In aggiunta, a dare struttura all’insieme, qui abbiamo una forte componente sessuale. Certo, se è vero che nel ventunesimo secolo le pratiche sadomaso non sono un segreto per nessuno, è altrettanto innegabile che prima di oggi non si fossero ancora innalzate a fenomeno di massa. Tutto molto soft, com’è ovvio, ma comunque un elemento presente.

Il film decide di percorrere la stessa strada battuta dal romanzo, riprendendone fedelmente situazioni, ambienti, parole. Ed è forse qui che risiede il difetto più grossolano compiuto dai tre sceneggiatori (Kelly Marcel, Patrick Marber e Mark Bomback), ciò che fin dai primi trenta minuti mina la credibilità dell’intera storia. Assistiamo subito a un’intervista che più falsa non potrebbe essere, con ammiccamenti, respiro corto e guance arrossate. Da lì in poi, una superflua serie di dialoghi ai limiti del trash: a farne le spese, soprattutto il protagonista maschile (<<E’ l’ora del bagnetto>>). Il tentativo di applicare una presunta patina sexy ad una storia che procederebbe in modo placido e raffinato anche senza forzature conduce a momenti di involontaria parodia (terribile quello al negozio di ferramenta). Ciò che stupisce è proprio l’urgenza di giungere al momento clou, ad una minima sequenza di nudo. Il ché non sarebbe un reato, se poi le scene in questione fossero realmente convincenti. E invece vengono mostrate sì e no una decina di sculacciate, un uso assai timido del frustino e molti gemiti gratuiti.

Sam Taylor-Johnson (nata Taylor-Wood) è una regista e artista britannica
Sam Taylor-Johnson (nata Taylor-Wood) è una regista e artista britannica

Il paragone, da alcuni proposto, con 9 settimane e ½ non è fuori luogo. Il cult del 1986 è stato senza dubbio un modello per la regista Sam Taylor-Johnson (il cubetto di ghiaccio è una citazione abbastanza esplicita). In entrambe le opere abbiamo un uomo violento e una donna succube, all’interno di una trama sottilissima. Tuttavia il film con Mickey Rourke e Kim Basinger, pur non brillando per qualità della scrittura, si concedeva alcuni momenti di silenzioso fascino. Qui invece ogni breve pillola a luci rosse viene subito smentita da valanghe di conversazioni scadenti e intermezzi di dubbia utilità. Ma se volessimo osare un paragone davvero ignobile, prenderemmo il cinema di Bernardo Bertolucci. Nessuno come lui è riuscito a regalare ai posteri una lezione (di filmmaking in generale, ma in particolar modo) di erotismo. Ultimo Tango a Parigi, addirittura, presenta la stessa base narrativa: uomo solo e problematico, amante timorosa. Ma se del Paul di Marlon Brando riusciamo a captare ogni china di disperazione, il Christian Grey di Jamie Dornan è soltanto un bel manichino. Maria Schneider è una meravigliosa Venere, davanti alla quale il personaggio di Dakota Johnson appare piatto come una tavola.

E badate, non è una questione di attori. Il capolavoro di Bertolucci non solo è dieci volte più scandaloso di Cinquanta Sfumature di Grigio (e si parla di un film uscito 43 anni fa), ma riesce a dipingere una dimensione erotica assolutamente coerente e finalizzata al racconto: una tragica storia d’amore, appunto. Inutile dire che i due lavori siano separati da anni luce di poetica e valore artistico, ma il raffronto mi consente di affrontare un altro argomento.
Ci troviamo effettivamente davanti a un film erotico? La risposta, come immaginerete, è no.
Il sesso, all’interno delle due ore abbondanti di pellicola, è infine relegato a un ruolo marginale, come già accennato sopra. Tutto volge a favore dell’elemento romantico e melodrammatico della vicenda. Anche qui niente di male. Se non fosse che la stessa relazione tra Lei, falsamente inesperta, e Lui, emarginato playboy, non funziona neanche per un secondo. Elidendo la sfera fisica, ciò che rimane è una catena di episodi piuttosto slegati (presentazione ai genitori, brevi scambi di opinioni con l’amica, dubbi, arrabbiature, discussioni), che perlomeno nel romanzo erano tesi a sviluppare le psicologie dei protagonisti: qui, il nulla. Allo spettatore non resta che fare spallucce e credere sulla fiducia a tutto ciò che vede, comprese le soluzioni più improbabili (davvero basta così poco per abbindolare una studentessa emancipata e brillante?).

Jamie Dornan ha sostituito Charlie Hunnam, inizialmente scelto per il ruolo di Mr. Grey, a pochi giorni dalle riprese
Jamie Dornan ha sostituito Charlie Hunnam, inizialmente scelto per il ruolo di Mr. Grey, a pochi giorni dalle riprese

Formalmente il film è impeccabile, come la confezione invitante di un regalo ben impacchettato. La fotografia in particolare è curatissima (si guardi la scena della trattativa, forse la più riuscita), cupa quando necessario, senza mai stonare. La colonna sonora presenta brani di Sia, Ellie Goulding ed Annie Lennox, e sebbene la scelta di alcuni spinga troppo sull’entusiasmo da teenager, non ci si può lamentare. E anche le scenografie fanno la loro figura, naturalmente sottomesse alle descrizioni del bestseller, ma efficaci. Gli attori, come già detto, fanno quello che possono, legati a doppio filo a personaggi tagliati con l’accetta. In ogni caso ne esce meno danneggiata la Johnson, capace di donare alla sua Anastasia dei piacevoli barlumi di freschezza e testardaggine. Quasi dispiace vedere un sicuro talento sprecato in certi lavori (a quanto pare il contratto le imponeva di mordersi il labbro inferiore ogni cinque minuti, è l’unica spiegazione plausibile).

In conclusione, Cinquanta Sfumature di Grigio è un lungo sentiero di vorrei, ma non posso, potrei ma non voglio. Incapace di premere seriamente sull’acceleratore, e al contempo troppo pigro per puntare su strade diverse e meno pretenziose.

 

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About Mattia Carapelli

REDATTORE | Classe 1991, toscano. Si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Siena. Lettore onnivoro e cinefilo convinto, nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Ironica", con la casa editrice Montedit.

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