War in Afghanistan

Ce lo chiede lo Zio Sam

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<<L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali>>.

Così recita il primo comma dell’articolo 11 della nostra Costituzione, quasi ad attestare che l’Italia è un paese convintamente pacifista e garantista delle libertà di tutti i popoli. La realtà, tuttavia, come spesso accade, è ben lontana. Il nostro paese, infatti, è membro della NATO e in quanto tale, partecipa a numerose missioni “di pace” in zone di forte crisi in giro per il mondo.

Oggi più che mai, dato il momento di grande crisi economica e data la difficoltà dell’Italia nel tornare alla crescita economica, le mie riflessioni toccano proprio l’argomento della guerra, in particolare quella in Afghanistan e Iraq, e i suoi stratosferici costi. Gli Stati Uniti, artefici e condottieri di questa moderna “crociata” contro il nemico terrorismo, cominciò le operazioni militare nel 2001, poco dopo il tragico attentato dell’11 Settembre, sotto la presidenza Bush. L’insediamento di Obama, poi, non cambiò la rotta intrapresa dagli USA; il primo presidente afroamericano della storia del Paese a Stelle e Strisce, infatti, rifinanziò la guerra in Afghanistan e Iraq salvo poi fare retromarcia nell’ultimo periodo, cominciando un’operazione di smobilitazione dell’esercito americano e dell’intera missione. Ad oggi l’operazione militare in Afghanistan costa agli Stati Uniti 250 milioni di euro al mese; uno studio, intitolato Costs of war, svolto da più di 20 esperti tra economisti, analisti politici, giuristi, antropologi e operatori umanitari del Brown’s Watson Institute for International Studies, fornisce stime impressionanti sul costo delle operazioni militari in questi tre paesi. Oggi, a più di 10 anni da quando le forze armate statunitensi sono entrate in Afghanistan nel 2001, il report stima che il costo finale dei tre conflitti (Afgnanistan, Iraq, Pakistan) sarà tra i 3700 e i 4400 miliardi – molto più alto dei 1000 miliardi annunciati dal Presidente Obama all’inizio del 2011. Il report stima che il governo degli Stati Uniti abbia già speso tra i 2300 e i 2700 miliardi e spenderà ancora almeno 1000 miliardi.

Dal canto suo, l’Italia, ha dovuto sostenere spese meno esose ma comunque notevoli in rapporto alla sua economia: Il costo della guerra in Afghanistan previsto nel 2011, da parte italiana fu di 650 milioni di euro (questa cifra copre le spese dei materiali e del solo equipaggiamento in uso, mentre lo stipendio del personale è a carico della NATO), la presenza fu di 4.200 soldati italiani presenti in Afghanistan, 750 mezzi terrestri tra carri armati, blindati, camion e ruspe, 30 velivoli di cui 4 caccia-bombardieri, 8 elicotteri da attacco, 4 da sostegno al combattimento, 10 da trasporto truppe, e 4 droni. A questo vanno aggiunti 2 milioni di euro a favore dell’esercito afgano, 2 milioni di euro a favore della polizia afgana, più 367 000 euro per il personale della Croce Rossa Italiana attiva in Afghanistan, per un totale di circa 654.367.000 € anche se recenti stime parlano in realtà di una cifra che supera gli 800 milioni di euro. Dati senza dubbio impressionanti ma la guerra non è solo economia. E’ molto peggio se si calcolano le vite umane, e Costs of War calcola anche questo. Sino al Febbraio 2013, solo in Iraq sarebbero stati uccisi in guerra circa 134.000 civili (il 70% dei morti totali). Tra 17 e 19.000 sarebbero i civili uccisi in Afghanistan e altrettanti nel vicino Pakistan. In Afghanistan ci sarebbero circa 415.000 sfollati a causa della guerra, mentre quasi 3 milioni sarebbero i profughi afghani sparsi tra Pakistan, Iran e Turkmenistan. Oltre 3,2 milioni sarebbero invece i profughi iracheni in Turchia, Siria, Giordania, Libano, Iran, Europa e Stati Uniti, mentre 1,5 milioni sono gli sfollati interni. Tra le forze militari e di polizia le vittime sono: 26.400 afghani e iracheni; 6.600 nell’esercito americano; 4.900 in quello pachistano; 2.950 i contractors americani; 1.400 in altri eserciti alleati. Il calcolo non tiene conto delle forze ostili combattenti. 700.000 sarebbero i veterani delle forze Usa cui è stato riconosciuta la disabilità per le guerre in Iraq e Afghanistan. Senza contare poi i costi sociali  in termini di erosione delle libertà civili, costi ambientali, educazione, copertura mediatica, profitti di guerra e criminalità.

Questo è quello che rappresenta la guerra, che non ha mai un vincitore ed uno sconfitto. Un conflitto, come quello a cui partecipiamo (per molti anche con un certo orgoglio) in realtà rappresenta la sconfitta di tutti. Quello che in questi giorni succede in Iraq, dove gli attentati e la disperazione sono all’ordine del giorno, è il risultato di un’idea buona (liberare alcuni popoli da un’oppressione) applicata nel modo sbagliato e dettata da interessi economici; un concetto, questo, che è ormai un marchio di fabbrica dello Zio Sam e dell’Occidente tutto. Otto giorni di conflitto in Afghanistan costano quanto 10 ospedali. L’ondata di immigrati vede, per una sua parte, anche persone che vengono proprio dai luoghi interessati da questa guerra; non accoglierli e non dare loro un primo soccorso sarebbe un’ipocrisia. Soccorrere ognuno di loro costa all’Italia 30 euro al giorno, la guerra in Afghanistan quasi 2 milioni al giorno.

Personalmente, vorrei che il mio Paese spendesse quei soldi per aiutare davvero quei popoli oppressi da regimi criminali, costruendo ospedali, scuole, esportando i valori veri della democrazia e della libertà. Ognuno sceglie il proprio modo di aiutare gli altri, gli Stati Uniti hanno da tempo scelto il loro e noi?

Siamo orgogliosi della nostra “guerra di pace” o vogliamo, qualche volta, rispettare la nostra Costituzione?

 

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About Fabiano Catania

COLLABORATORE | Classe 1990, siciliano di nascita ma pisano di adozione. Station Manager di RadioEco, radio dell'Ateneo di Pisa, da sempre ha una grande passione per la scrittura e l’informazione libera. Si interessa di musica indipendente ed è un appassionato del cinema d’autore.

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