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Caparezza e il suo prigioniero 709

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Finalmente, dopo più di tre anni dall’uscita di Museica, Caparezza torna ad allietarci con un album intitolato Prisoner 709. Il cantante di Molfetta (Provincia di Bari) questa volta si è divertito come non mai a giocare col suo prodotto, generando così un pathos mai raggiunto dai suoi lavori. In rete, infatti, è facilissimo trovare tentativi di comprensione del titolo di questo album: perché 709? Perché prigioniero?

Caparezza ci ha sempre abituati a testi elaborati, mai banali e con significati non immediati. Per gustare una sua canzone bisogna mettersi a scavare fra le parole, decifrare le metafore, cercare i legami fra le rime. Tutte le sue opere sono come un manoscritto di una qualche civiltà morta, inizialmente indecifrabile. Poi, dopo aver preso qualche punto di riferimento e dopo aver mappato questa cartina ignota, è il testo stesso a parlarti, a spiegarti i suoi angoli più misteriosi. Una voce che sembra non voler finire, poiché ti sussurrerà all’orecchio sempre qualcosa di nuovo. Proprio queste prerogative, di cui Caparezza ci ha abituati in ogni suo album, sono l’anima che ora rendono già incredibile il singolo omonimo dell’album (unica canzone “liberata”, per ora, dalla prigionia del CD).

Una canzone criptica, che non spiega totalmente gli intenti del disco, ma che indica solo i punti nevralgici sviluppati nel concept album. Si parla di prigionia, di pena, di passato e di futuro. Inoltre è il video stesso questa volta a generare ulteriori interrogativi e dunque motivi di ragionamento sulle parole. Caparezza infatti sembra darti una risposta attraverso le rime, salvo poi cambiare la domanda con le clip. Nulla in questo singolo è lasciato al caso, e non potrebbe essere altrimenti. Ogni particolare sembra fornirti una chiave di lettura, un appiglio da utilizzare in questo ginepraio di rime e ritmi. Purtroppo, almeno finché non si potrà gustare l’album nella sua completezza, questi indizi non sembrano essere esaurienti e di fatti il significato di questo singolo non è esaurito.

 

 

Ora, torniamo alle prime due domande che ci eravamo posti, ovvero perché 709 e perché prigioniero. Questo è il gioco a cui il cantautore ci ha costretti, dopo l’ascolto del singolo, e in molti hanno deciso di partecipare. Infatti la rete è affollata di articoli che tentano di sviscerare queste due domande. Molti sostengono che 709 sia un rimando al numero dei suoi album: sette sono quelli di Caparezza, a cui dovrebbero essere aggiunti i due di Mikimix, per un totale di nove album. Altri affermano che 709 sarebbe solo una forma contratta dell’anno 1709, momento in cui nacque la legge sul copyright. Infine arriva Caparezza che pubblica il suo singolo il 7 Settembre (7/09/2017), facendo crescere altri dubbi negli occhi dei fans. Onestamente credo che questo non sia un punto focale, anche perché questo numero diverrà chiaro una volta ascoltato l’album nella sua interezza, tuttavia possiamo giocare sul termine prigioniero. Ascoltando la traccia del singolo, possiamo capire che il cantante di Molfetta faccia cantare la sua canzone ad un CD. Questo CD, nel video interpretato nel video da Caparezza stesso, è in carcere insieme ad altre persone. Ognuna di esse porta un numero identificativo e il crimine per cui sta scontando la pena. Per fortuna che questi numeri sono facilmente comprensibili, infatti rimandano ad un qualcosa di immediatamente associabile al crimine di cui si sono macchiati. Il crimine di questi è il loro genere musicale di appartenenza: heavy metal (n. 666, il numero dell’anticristo), rap (n. 808, riferimento alla drum machine Roland TR-808), reggae (n. 6245, riferimento alla data di nascita di Bob Marley) e il cantautorato (n. 68 indicante il periodo sessantottino). L’unico a non avere un “crimine” chiaro è proprio il detenuto 709, visto che pare essersi macchiato di tutte le colpe. Che in questo caso il crimine stia per il genere musicale? Caparezza infatti ha più volte sostenuto di non parlare per rappresentare qualcos’altro ma vuole rappresentare solo se stesso. Infatti lui stesso fatica a collocarsi in un genere, poiché conscio di avere influenze musicali molto varie, frutto dei generi che lo hanno plasmato nel corso della sua vita.

Torniamo ora al singolo e al termine prigioniero. Abbiamo già detto che Caparezza fa cantare un CD e nel testo non si capisce subito perché esso sia in “carcere” e perché stia scontando una pena. Per ora si può pensare che sia la triste storia dei vecchi supporti musicali, oggi soppiantati e dimenticati grazie ai prodigi del web. Potrebbe però anche voler significare che sia venuta a mancare l’individuazione immediata dei generi musicali, a vantaggio di melodie sempre più promiscue e maggiormente vendibili. Questa seconda teoria potrebbe anche spiegare la canzone che nell’album anticipa il singolo, intitolata Prosopagnosia. Infatti la prosopagnosia è il deficit che rende irriconoscibili, a chi ne è affetto, i tratti d’insieme dei volti delle persone.

Insomma, questo album di Caparezza pare essere partito già con il piede giusto: un singolo orecchiabile, dal testo molto elaborato e criptico, a cui è affidato il compito di spiegare a grandi linee gli argomenti trattati nell’album. Questi argomenti sembrano essere validi e non banali.

Ora non ci resta che aspettare domani e gustarci in santa pace tutta l’opera di Capa e iniziare così a sviscerare ciò che il cantante vuole dirci.  

 

 


 

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Studente di Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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