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Bye bye, Mr President

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Recenti, Sguardo sul Mondo

di Emanuele Grillo

Nella giornata di ieri, Barack Obama non ha realmente incontrato l’Italia bensì il Vaticano.
Un Presidente degli Stati Uniti – affascinante ma considerevolmente acciaccato dalla vicenda Putin stile anni ’80 – alle prese con un viaggio di scouting per rivedere i rapporti di potere con gli alleati di sempre, ma soprattutto alla ricerca di un legame da instaurare con Papa Francesco per le questioni importanti del mondo, non senza evidenziarne un’emotiva e caparbia sintonia.

 

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Obama in visita ufficiale da Papa Francesco – Città del Vaticano

 

E il Paese laico? Si è comportato sostanzialmente da provincialotto come non faceva dai tempi del Piano Marshall, con il democrat nei panni del viaggiatore errante in una Capitale blindata e che interpreta il ruolo del “perfetto turista americano”: parlicchia con il Presidente Giorgio Napolitano, ammicca a un Matteo Renzi che pur di scattare un selfie col suo idolo si rimangia gli F35, poi va a visitare il Colosseo (paragonandolo ad uno stadio da baseball) tutto per sé e senza incontrare formalmente chi ne custodisce le chiavi, ovvero il Sindaco di Roma.

Un pellegrinaggio verso l’Urbe che implica le risoluzioni di alcuni temi basilari per il rinnovamento di una futura e reciproca amicizia transatlantica: vi rientrano, per l’appunto, gli F35 ma anche le ulteriori sanzioni alla Russia, il sostegno all’economia di Kiev con gli aiuti in arrivo previsti dal Fondo Monetario Internazionale, la questione del patto di libero scambio USA-UE riguardo l’export del gas statunitense (non senza qualche contropartita e, casualmente, nel bel mezzo di una diatriba poco felice con il Cremlino) nel Vecchio Continente, affrontato in precedenza nel vertice di Bruxelles in compagnia dei Presidenti della Commissione e del Consiglio Europeo Barroso e Van Rompuy. Un legame, ordunque, indissolubile ma non privo di richieste alquanto onerose per l’Italia e l’Europa: finanziare (con una previsione attualmente stimata fino al 2030) le spese militari della prima potenza al mondo con l’acquisto di veicoli progettati interamente negli United States, provare a ridimensionare il monopolio di Mosca nell’approvvigionamento di molti Paesi cruciali per la scacchiera globale e in ripresa economica (uno fra tutti, la Germania di Angela Merkel), incrementare le esportazioni di materie prime per nuovi acquirenti.

Come si è comportato il nostro attuale Governo, di fronte ad uno scenario di questo tipo? In un primo momento, sembrava che il Premier Renzi provasse a proseguire la linea politica auspicata fino a qualche giorno prima: la riduzione delle risorse belliche – e avrei aggiunto un tempestivo taglio del numero dei Generali dell’Esercito Italiano, stimati intorno ai 480 in totale, la metà dell’U.S. Army che ne conta circa 984, ma guida una forza militare “appena” otto volte più grande della  nostra – e i tagli dei caccia ultramoderni previsti dai membri del G8 sin da prima degli anni ‘90, da tempo al centro di una bufera per costi, inefficienze e dipendenze tecnologiche da parte degli Stati Alleati. Ciononostante l’ex Sindaco di Firenze, durante l’incontro ufficiale con Obama, ha indulgiato a riguardo, tradendo (verrebbe da dire nuovamente, purtroppo) il format del #cambiaverso perseguito durante la campagna elettorale per le Primarie del PD di Dicembre, nonché il suo piano degli interventi istituzionali da svolgere nei mesi ormai imminenti.

Come ben evidenzia, invece, il Segretario Generale della FIOM-CGIL Maurizio Landini: <<se volessimo appurare la situazione da un punto di vista industriale, l’acquisto degli F35 sarebbe sconveniente per il nostro Paese: aerei interamente costruiti negli USA che non incentivano la nostra ricerca e mal coincidono con la realtà delle nostre esperienze tecnologiche in merito, quasi del tutto immodificabili se non con il sostegno e la sostituzione dei materiali di ricambio con delle privilegiate aziende statunitensi. Una scelta, quindi, assurda. E certamente lo è anche da un punto di vista economico, per un’Italia che ogni giorno deve affrontare con grandi difficoltà una grave crisi economica che aumenta sempre più il tasso di disoccupazione>>.

Ma non è tutto. Gli Americani prevedono un acquisto concordato con il nostro Paese, prorogabile entro e non oltre il 2027: se in tale anno l’Italia non avesse ancora portato a termine gli acquisti delle nuove risorse militari in questione, scatterebbero delle sanzioni che incrementerebbero ulteriormente il costo di tecnologie di per sé già parecchio elevato e che persino gli Stati Uniti faticano a rendicontare nel corso del tempo – specie se i nuovi F35 dovessero rilevarsi effettivamente carenti nella previsione di uno scontro aereo – con un’attuale innalzamento (così come una possibile svalutazione, se i creditori cominciassero a capire che l’affare non sarebbe vantaggioso) piuttosto disdicevole per le casse del Governo USA e che è stato dettagliatamente affrontato dal rinomato The New York Times (per leggere l’articolo di riferimento, clicca qui).

Paradossalmente e per assurdo, sembra proprio che Obama sia venuto a far visita ad una colonia amica, nel nome di quell’antico e mai abbandonato american dream di riuscire finalmente a governare sull’impero economico e finanziario del mondo: ma forse non sempre siamo noi a dover apprendere qualcosa da loro e benché gli Stati Uniti siano già in ripresa, vedono sempre più vicina una Cina che detiene più della metà del loro debito pubblico e che probabilmente supererà il PIL della prima potenza del globo, intorno al 2030.

Il fondamentale incontro con Papa Francesco – molto apprezzato dai cittadini americani, più dei 2/3 si dichiara infatti molto ammirato dalla sua figura – è servito per stringere un accordo di pace che ripari le decisioni americane da una male augurante provocazione armata che inneschi un nuovo conflitto con la Russia: un Papa ammonitore l’argentino Jorge Mario Bergoglio (non dimentichiamoci le parole che ha riservato alla classe politica italiana nella Santa Messa di ieri, nella Basilica di San Pietro in Vaticano), che ancora una volta ci ricorda gli sforzi di un suo grande predecessore per la conservazione della pace ai tempi della Guerra Fredda, ovvero Karol Wojtyla.

Il mondo è in perenne evoluzione e con lui le forze che reggono quel flebile filo che mantiene la pace e la cooperazione tra le Nazioni. L’Italia e l’Europa devono decidere in fretta che linea adoperare, ripartendo dalle prossime elezioni politiche di Maggio ed evitando che l’antipolitica distrugga quel che di buono si è costruito sinora, insieme. Il nostro Paese, ancora, ha l’incessante bisogno di una riforma radicale delle sue Istituzioni, della macchina della burocrazia, della giustizia sociale tanto invocata dal buon Sandro Pertini.

Nell’attesa che le cose vadano per il meglio, non ci resta che dire “Bye bye, Mr President”.

 

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