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Bullismo: tra definizioni e falsi miti

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Mobbing auf dem SchulhofNegli ultimi anni, il tema del bullismo è stato oggetto di un forte dibattito all’interno del mondo della scuola e non solo. Innanzitutto è bene interrogarsi sul significato che il termine “bullismo” ha assunto. Il primo a definire il termine bullying fu Dan Olweus, chiarendo che: <<uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni [1]>>. In seguito, Smith e Sharp elaborarono una nuova definizione del termine – a mio avviso maggiormente specifica – nella quale viene sottolineata la recidività dell’azione del bullo e l’impossibilità o la difficoltà della vittima a difendersi. Il bullismo, secondo questi autori, è <<un tipo di azione che mira deliberatamente a fare del male o a danneggiare; spesso è persistente, talvolta dura per settimane, mesi e perfino anni, ed è difficile difendesi per coloro che ne sono vittime. Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare [2]>>.

Dalle definizioni succitate, si possono cogliere alcune caratteristiche peculiari dell’abuso sistematico di potere. La contemporanea presenza di alcuni elementi specifici permette di identificare, secondo la psicologia, un atto prevaricatore di bullismo evitando così confusioni con il senso comune o giornalistico che spesso vien dato al  termine. L’azione del bullo è tale quando vi è:

 

  • uno squilibrio di potere tra la vittima e il persecutore, in quanto il secondo è in posizione di superiorità dal punto di vista fisico o psicologico ;
  • L’intenzionalità, ovvero la volontà di far del male e nuocere alla vittima ;
  • La ripetizione nel tempo dell’azione violenta (verbale e/o fisica) sempre nei confronti dello stesso bersaglio (o bersagli) .

 

Beastar-BullismoGli studi compiuti hanno fatto emergere che vi sono vari tipi di bullismo e di prepotenze:

 

  • Di tipo fisico: ad esempio calci, sgambetti, pugni, spinte, sottrazione di oggetti personali ;
  • In forma verbale, come derisioni, dileggi, canzoncine canzonatorie ;
  • Attraverso l’esclusione dal gruppo: divieto da parte del leader negativo di giocare col gruppo, di partecipare a momenti di socialità (feste, etc.) ;
  • In modo indiretto, attraverso la diffusione di calunnie o l’intimazione da parte del bullo ai compagni di non rivolgere la parola alla vittima [3] .

 

Un primo fattore – che si ritiene degno di nota nell’analizzare questo fenomeno – è il livello di tolleranza che la società mostra verso i fenomeni violenti. In una realtà come quella odierna, nella quale i mass media presentano modelli vincenti basati sulla forza, l’abuso di potere suscita meno impressione. Anche il livello di sicurezza percepito nell’ambiente di vita contribuisce a delineare la predisposizione ad azioni di violenza. Per riuscire a capire che cosa sia il bullismo, quindi, è importante arrivare a sfatare i luoghi comuni che si possono creare su di esso.

Innanzitutto, dobbiamo sottolineare che il bullismo non appartiene ai comportamenti tipici del percorso di crescita dell’infanzia. L’aggressività, pur potendo essere nella prima infanzia un comportamento utilizzato per definire i confini tra sé e il mondo esterno, non deve divenire una costante in quanto i bambini dovrebbero imparare a socializzare riconoscendo il valore dell’altro e dimostrando il rispetto che questa persona merita. Il fanciullo, in una crescita sana, deve cogliere che non è mai accettabile ed appropriato entrare in relazione prevaricando e deve sviluppare un senso d’empatia valutando correttamente la conseguenza delle proprie azioni sul benessere degli altri [4]. Un altro luogo comune ricorrente è quello che porta gli adulti a sottovalutare o minimizzare il problema, considerando il bullismo soltanto come una ragazzata: si tratta invece di un fenomeno serio, che può determinare conseguenze a lungo termine, lasciando ferite profonde sia nelle vittime che nei bulli. Altra falsa credenza è quella di ritenere che il fenomeno sia passeggero e che il comportamento violento si estingua con la crescita e la maturazione. Alcuni studi hanno mostrato che con la crescita diminuisce la frequenza degli eventi violenti, ma quando permangono situazioni di sopraffazione esse tendono ad assumere forme sempre più gravi (giungendo, in alcuni casi, a divenire forme antisociali nell’età adulta). Nonostante sia necessario l’intervento di adulti significativi – come ad esempio gli insegnanti – per evitare che il problema del bullismo tenda ad esacerbarsi, troppo spesso c’è l’idea errata che sia proprio questo intervento a rendere le cose peggiori.

Questo breve excursus nel concetto di bullismo ci mostra quante siano le sfaccettature di un fenomeno che, pur non essendo recentissimo (i primi studi di Olweus risalgono agli Anni ’70), è ancor oggi pieno di incognite

Nonostante risulti difficile fornire una definizione univoca rispetto alle caratteristiche del bullying, abbiamo tentato di chiarificare l’oggetto in modo da poterne avere un’idea meglio strutturata e, nel limite del possibile, più completa.

 

 

NOTE UTILI :

[1] Olweus D., Il bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono, Giunti Firenze, 1996, pp.11-12 ;

[2] Sharp S.- Smith P. K, Bulli e prepotenti nella scuola. Prevenzione e Tecniche educative, Erickson , Trento, 1995 cit. in Zanetti M. A. – Renati R.- Berrone  C., Il fenomeno del bullismo. Tra prevenzione ed educazione, Magi, Roma 2009 p. 11 ;

[3] Cfr. Smith P.K, Bulli in classe: sviluppi nel Regno Unito e a livello internazionale in Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza, Bulli: che fare? n° 1 di Cittadini in crescita (nuova serie), Istituto degli Innocenti, Firenze, 2007, p. 2 ;

[4] Cfr Zanetti M.A. (a cura di),  L’alfabeto dei bulli. Prevenire relazioni aggressive nella scuola, Trento, Erickson, 2007, tab 1.3 .

 

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About Francesco Tamburini

COLLABORATORE | Classe 1984, laureato in Scienze dell'Educazione presso l'Università Cattolica di Brescia. E' appassionato di storia, di tematiche formative, di bullismo, dell'uso delle tecnologie in ambito educativo e del loro influsso sulle relazioni umane. Amante sportivo, è un gran milanista. Crede che si debba sempre fare della propria vita un piccolo capolavoro, svolgendo sempre il proprio dovere al meglio.

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