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“Blue Valentine”: interpretare come finiscono molte relazioni

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L’attrice statunitense Michelle Williams (1980) e l’attore, regista, sceneggiatore canadese Ryan Gosling (1980) nei panni di Cindy e Dean

Blue Valentine è un film drammatico del 2010 diretto da Derek Cianfrance. È stato presentato lo stesso anno al Sundance Film Festival in Utah, e alla 63^ edizione del Festival del cinema di Cannes. Un lungometraggio tra passato e presente segnato da una fotografia suddivisa su due piani. Nel primo caso le scene sono state girate in pellicola, nel secondo in digitale. La relazione tra i due protagonisti è il centro di tutto il film e i piani temporali funzionano come una ricerca, un tentativo teso a ricordare e quindi mostrare cosa è andato storto tra i personaggi. Il risultato è una riflessione sul tempo, che trasforma corpi e caratteri, quindi anche rapporti interpersonali.

Le domande che il film pone al pubblico funzionano: come finiscono le relazioni? Di chi è la colpa? I soggetti coinvolti sono già predestinati a fare un pasticcio di ogni loro rapporto? La parte più dolorosa resta il desiderio di salvare e prolungare ciò che è destinato a finire. L’uso dei flashback in Blue Valentine è molto fluido e organico; questo metodo non-lineare della narrazione dà al pubblico la comprensione precoce di come il film finisce, quindi anche le scene più felici hanno una sfumatura agrodolce di inevitabilità. Blue Valentine non è un film che vuole comunicare qualcosa di preciso allo spettatore, è un lungometraggio che serve a rappresentare le fragilità dei sentimenti rispetto agli avvenimenti della vita.

Ryan Gosling e Michelle Williams sono Dean e Cindy, una coppia con una figlia di tre anni, Frankie. Lei è un’infermiera; lui è un padre presente e quasi casalingo che lavora in modo intermittente per una società di traslochi e, in seguito, come imbianchino. Dean è focalizzato sulle responsabilità domestiche, per di più sembra risentirsi del comportamento di Cindy che lavora molto ed è poco attenta alle questioni familiari. Il personaggio di Cindy è apparentemente forte, e non crea empatia con il pubblico. La giovane donna è piena d’incertezze e ricorda molti personaggi femminili già visti e rivisti al cinema; rappresenta un mix di desideri e ansie disordinate. Cindy ha perso se stessa durante il suo matrimonio. È un personaggio che manca di uno sviluppo concreto, di un’evoluzione all’interno della trama e questo non funziona neanche sul finale che appare già prestabilito e, quindi, scontato. La costruzione del film resta interessante ma manca di qualche chiarimento in più.

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La piccola attrice statunitense Faith Wladyka (2004) nei panni di Frankie

Inoltre, Ryan Gosling rende chiaro ciò che Dean pensa e prova anche più di Michelle Williams con Cindy, che resta a tratti inespressiva. Ciò è in parte a causa della natura del suo personaggio introverso che nasconde un passato travagliato a livello relazionale e soprattutto sessuale; ma la sua è una ferita inconscia che, a mio parere, viene buttata all’interno del film troppo velocemente perdendo di credibilità. Al contrario, i dialoghi sono ben usati e realistici, considerando che il regista ha volutamente lasciato alcuni ciak del film all’improvvisazione di due incredibili attori.

Blue Valentine riflette la solitudine e la paura che spinge molti a stare insieme solo per superare momenti particolarmente duri. Il regista affronta un tema appassionante, ma i suoi personaggi mancano di profondità. Il passato di Cindy e Dean, prima della relazione, viene toccato superficialmente e non basta a scatenare e giustificare gli eventi del lungometraggio. Il regista vuole far passare il messaggio che innamorarsi è misterioso quanto lasciarsi e riesce a farlo tecnicamente, ma la storia non si affida abbastanza alle emozioni dei due protagonisti. Il film si rifiuta di puntare il dito o incolpare qualcuno per la fine del rapporto e invece suggerisce che le persone evolvono, i sentimenti cambiano e talvolta raggiungono un punto in cui l’amore è semplicemente perso. A livello stilistico, la cromia prevalente è rappresentata dai rossi accesi del passato e i toni scoloriti, con dominante blu, del presente, dove l’unico personaggio contraddistinto dal colore rosso è Frankie, la bimba che ha determinato l’unione di Dean e Cindy. Infine, il nucleo intrigante del film è lo sforzo di una coppia sposata che dopo sei anni di matrimonio, per riaccendere la scintilla del rapporto, cerca momenti d’intimità perduti.

Il regista non spinge le scene a livelli estremi, ma lascia che il dilatarsi dei tempi renda i due protagonisti sempre più lontani e agli antipodi tra loro.

 

 


 

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About Corinna Rombi

REDATTRICE | Nata a Siena nel 1991, è laureata presso la John Cabot - Università americana di Roma in Comunicazioni, Media e Marketing. Durante gli studi ha vissuto prima a New York e poi a Miami, dove ha sviluppato la sua passione per la fotografia e la recitazione. Attualmente vive a Venezia.

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