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Berlino e il sogno europeo

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Bundestag
“Bundestag” (trad. “Dieta Federale”) è la sede del Parlamento Federale tedesco – Berlino

In queste ultime settimane, Berlino è tornata ad essere il centro delle discussioni politiche. Berlino come Capitale d’Europa, malgrado nessuno l’abbia nominata o scelta. Berlino è però, di fatto, il luogo del potere perché lì ha sede il Bundestag e la Cancelleria tedesca. Lì si trova Angela Merkel, unico vero leader politico in Europa. Suo malgrado.

In un articolo di The Economist del 2013, in occasione delle nuove elezioni in Germania, si leggeva un titolo molto particolare, accompagnato da una foto altrettanto interessante: <<One women to rule them all>> e in seguito la raffigurazione di Angela Merkel che, sul palmo della mano, osservava soddisfatta le stelle dell’Europa. Una donna per dominarli tutti, parafrasando la celebre frase di Tolkien. Ebbene sì, è davvero così. La Germania è la prima potenza economica del Continente e il primo interlocutore per gli Stati Uniti e la Cina. Lo diceva in un’intervista a La Repubblica anche Romano Prodi. Ma già nel 2013 era il sociologo tedesco Ulrich Beck ad ammonirci: <<Germanizzazione dell’Europa>>. Così titolava un suo libro. Ma qualche anno prima era stato un giornalista inglese a metterci in guardia sulla <<Merkelizzazione dell’Europa>>.

La prova di forza tra Germania e Grecia è stata la dimostrazione di quanto Berlino sia determinante in ogni scelta politica che riguardi l’Unione Europea. Malgrado un fronte compatto tra Commissione Europea, Italia, Francia e Presidenza del Parlamento Europeo, la Germania ci ha tenuti col fiato sospeso fino a quando non hanno votato: continuare o non continuare le trattative con la Grecia? Dare o non dare fiducia a Tsipras ed al suo piano ambizioso di riforme?

Il referendum greco, in realtà, non ha deciso niente. Ha dato l’illusione che potesse valere qualche cosa. Una bella mossa per dire: c’è un popolo che decide. Ma poi si è visto: Tsipras è tornato sui passi che la Germania aveva tracciato per lui già mesi prima. La sua contro-proposta è più di quanto la stessa troika non si aspettasse. Talmente tanto che il FMI ha detto: <<attenzione, la Grecia non ce la farà>>. Ed importanti economisti, premi Nobel, hanno scritto: <<la ricetta sarà un fallimento>>.

Ma Angela Merkel non ha distolto lo sguardo. Ha proseguito per la sua strada, come sempre, senza guardare in faccia nessuno: ha dominato la scena anche questa volta. Ma questo modo di fare la premierà? Premierà la Germania?

Vivo in questa bellissima città da tre anni ormai. Ho imparato anche ad amare questo Paese. Ci tengo al suo successo. E dico: la politica europea di Angela Merkel è un flop. L’eccessiva rigidità, l’egoismo nazionale, la voglia di prevaricare su tutto e tutti, pur apparendo equidistante, obiettiva e sempre ondivaga, sta buttando benzina sul fuoco. Sono ormai troppi i fronti che Angela ha aperto: un contrasto interno (apparente!) con il suo Ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, un contrasto con l’SPD (che a sua volta ha deluso una parte della sua militanza), un contrasto con i Paesi del Sud Europa, Italia e Grecia in primis.

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Da sinistra verso destra: Alexis Tsipras, Angela Merkel

Ma non è solo questo: con il suo modo di fare ha alimentato i movimenti anti-europeisti che già da tempo parlano di un’UE delegittimata, dove non contano i popoli né i Parlamenti, ma soltanto gli interessi di una piccola cerchia di potenti e soprattutto dove prevalgono sempre e comunque gli interessi della Germania. E questo sentimento antitedesco accomuna estrema destra ed estrema sinistra nei vari Paesi. D’altronde si sa che, dopotutto, non c’è modo migliore di compattare le fila creando un nemico comune.

Angela, come scriveva qualche giorno fa nel Der Spiegel, rischia di diventare la leader politica che verrà ricordata per aver distrutto il sogno europeo. La donna più potente del mondo sembra incapace di gestire tanta responsabilità: chi ne pagherà le conseguenze? Sicuramente il popolo greco, che ora vedrà con rabbia e rancore quello tedesco. I poveri, che si vedranno ancora una volta sottoposti a politiche di rigore lacrime e sangue. L’Unione Europea come progetto politico. Tutti noi.

Parliamoci chiaro: la Grecia ha enormi responsabilità. Ma non è certo spezzandogli le gambe che si può aiutare questo Paese a tornare alla normalità. Mi chiedo: com’è possibile tanta cecità? Occorre ripensare l’intero sistema di restituzione dei crediti: magari su un piano quinquennale. Dare il tempo all’economia greca di ristabilizzarsi e poi richiedere il pagamento di quanto dovuto con restituzioni sostenibili. Dilazionate nel tempo. Ma con un periodo di congelamento di questi debiti. Senza una minima ripresa, quella cosa che si chiama crescita, che speranze ha la Grecia di restituire oltre 200 miliardi di euro ai suoi creditori?

Se, invece, la volontà è quella di cacciare la Grecia con una bella umiliazione: questa è la strada giusta. Ora Tsipras ha ceduto, Berlino ha vinto. L’UE festeggia un accordo che è solo un cedimento totale. Ma chi ci crede davvero che quanto promesso da Tsipras possa essere fatto? Pochi. Pochissimi.

Berlino, Capitale della Germania Federale. Simbolo dell’unità, della rivalsa pacifica. Berlino sinonimo di incontro, multiculturalità e sviluppo rischia di entrare nell’immaginario collettivo come un centro cinico del potere. Quello economico e finanziaro germano-centrico. Berlino non può costruire nuovi muri, seppur immaginari. La solidarietà non può venire meno: verrebbe meno l’Unione Europea come progetto.

Abbiamo davanti enormi sfide da vincere e soltanto un’Unione forte e realmente integrata, sul piano sociale e politico, può pensare non di vincere, ma di competere ad armi pari con le grandi potenze economiche emergenti come India, Brasile e Cina. Non è un caso che la Russia si sia mobilitata così violentemente ad Est. Che abbia strizzato l’occhiolino a Tsipras e che abbia iniziato trattative ancora più frequenti con la Pechino. C’è un ordine geopolitico che si sta creando come alternativa a ciò che oggi conosciamo. Un’alternativa a noi Occidente. Che vogliamo fare? Cosa pensa di fare Angela Merkel? Cosa vuol essere davvero Berlino oggi?

Spero, per il bene di tutti noi, che Berlino voglia costruire ponti e non muri. Che voglia far prevalere il dialogo allo scontro. Che voglia essere, come giustamente può per la sua storia passata e per ciò che rappresenta oggi, locomotiva di questo Continente e promotrice di questo salto di qualità che già, nelle parole di Winston Churchill nel 1947, si chiamava “Stati Uniti d’Europa”.  

 

 

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About Federico Quadrelli

COLLABORATORE | Classe 1986, di origini toscane. E' laureato in Sociologia e Ricerca Sociale. Ha collaborato con Unicef Milano come membro del gruppo organizzativo per i corsi universitari fino al 2011. Dal 2010 è socio di ECPAT Onlus, organizzazione per la tutela dei diritti dei minori e per la lotta alla pedopornografia. Ha creato e gestisce una Pagina Facebook dedicata alla Sociologia con oltre 20mila iscritti da tutto il mondo e un blog associato alla pagina. Dal 2012 vive a Berlino. I suoi interessi sono rivolti alla tutela dei diritti umani, alla cooperazione internazionale e allo studio delle dinamiche politiche. Dal Novembre 2013 è Presidente del Circolo PD di Berlino.

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