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Berlin, du bist so wunderbar

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Little Italy, Recenti
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Caduta del Muro di Berlino, 9 Novembre 1989

Cosa significa essere un italiano a Berlino? Non è facile dare una risposta senza cadere nel qualunquismo, senza sembrare quello che disprezza tutto ciò che non è “cucinato dalla mamma” né quello che ama tutto tranne il ricordo di casa propria. Come in ogni cosa ci sono gli aspetti positivi e quelli negativi, bisogna sapersi gestire. Berlino è una città senza dubbio affascinante, unica per la sua storia drammatica. Un muro di cemento ha diviso famiglie e storie per decenni dopo l’orrore della Seconda Guerra Mondiale. La città è stata segnata in modo violento da queste divisioni ideologiche, oltre che fisiche; e ancora oggi se ne avvertono gli effetti. Tra Est ed Ovest ci sono ancora molte differenze: nelle architetture, nella numerazione delle case, nei mezzi di trasporto, nelle espressioni linguistiche che vengono usate così come nei prezzi delle case. Il muro fisico è caduto, ma restano divisioni ideali. La cosa positiva è che la città si è davvero impegnata per andare avanti. Berlino è una delle città più aperte ed innovative d’Europa. Oltre 500.000 stranieri vivono in questa città, culture e usanze diverse che convivono in modo pacifico. Un esempio di integrazione e di impegno sociale e politico. E non era assolutamente detto che ci sarebbero riusciti.

A Dicembre saranno 3 anni che vivo in questa città e guardando indietro sento di poter dire di aver fatto la scelta giusta. In questa città mi sento a casa. Questa città è la mia nuova casa. Qua ho trovato uno spazio in cui mettere radici e sviluppare le mie passioni, non è sempre facile ma provo serenità, questo è ciò che conta. Alcuni mi chiedono perché proprio Berlino, nella fredda e dura Germania e mi domandano se non rimpiango niente dell’Italia.

Dopo la laurea magistrale in Sociologia a Milano, la possibilità di trovare un lavoro era praticamente inesistente. La crisi economica e istituzionale era al suo momento più acuto, nell’Estate del 2011. Guardavo le vicende italiane, specialmente quelle politiche e provavo senso di vergogna e insofferenza per una realtà che non mi rappresentava più, in cui vivevo male. La Germania era un luogo che avevo conosciuto tramite i racconti di mio nonno, uno dei Gastarbeiter degli anni ’50; e Berlino fu la prima città che visitai da solo, nel 2008, come studente. Il mito della Germania efficiente, meritocratica e giusta, dove i politici non erano così corrotti come i nostri, mi ha solleticato molto e convinto a intraprendere questa strada. Non è stato facile ambientarsi. Nessuno regala niente a nessuno, e soprattutto non lo fanno “a gratis”. Il vivere bene o meno in un contesto dipende dalle aspettative che si hanno e dal modo con cui si decide di affrontare la vita quotidiana. C’è chi viene per divertisti fino alla distruzione e chi arriva nella speranza che qualcosa di buono capiti. Il problema è che queste sono motivazioni assai futili, per vivere bene in una città che non è la tua, ti devi proprio impegnare: devi imparare una lingua nuova (oltretutto molto difficile), devi imparare a relazionarti con persone che hanno modi di fare anche molto diversi dai tuoi, devi conoscere la città e capire le regole che la governano.

Niente si ottiene senza impegno e determinazione. Se poi non si è comunque soddisfatti si può sempre dire: <<c’ho provato!>>

Come i Gastarbeiter del passato, anche i nuovi arrivati devono affrontare sfide e ostacoli importanti. Un esempio divertente, anche se per me era fastidioso e a tratti doloroso, di quanto era difficile farsi accettare o per lo meno farsi prendere sul serio è il seguente: arrivato a dicembre 2011, ho subito fatto conoscenza con un gruppo di tedeschi, mi è stato facile perché sono un tipo socievole, ma non c’era momento in cui non mi indicassero ridendo ed esclamando <<ti piace il bunga bunga!>>, e la cosa mi ha davvero innervosito, all’inizio. Poi ci ho fatto l’abitudine e mi sono convinto ancora di più che avrei vinto la sfida del farmi rispettare come italiano, malgrado le vicende squallide e oscene del mio Paese. E sembra che abbia funzionato, ora sono un iscritto del partito socialista tedesco, e questo mi dà molta soddisfazione. Abbiamo avuto incontri per parlare dell’Europa e dell’Italia e questo mi ha permesso di spiegare agli amici tedeschi, che in Italia siamo in tanti che non condividono quello che è stato fatto e che siamo intenzionati a cambiare le cose.

Dell’Italia non rimpiango niente, non ho nostalgia e questo non significa che non ami tornare a casa e stare con amici e famiglia; ma ognuno sceglie la propria strada e al momento Berlino è casa. Questa sensazione mi accompagna ormai da tempo ed è sempre più forte. Chissà, tra qualche tempo le cose potrebbero cambiare di nuovo, ma oggi ho questa consapevolezza, che l’amore che ho per questa città mi deriva dall’impegno che ci ho messo per integrarmi e che continuo a metterci. Non è stato affatto facile, ma piano piano le cose vanno per il verso giusto. Ho seguito i corsi di lingua tutti i giorni, mi sono avvicinato alle associazioni e ai gruppi politici locali, ho partecipato, quando potevo, alle attività che interessavano la collettività. Ho trovato lavoro e ho cercato di fare del mio meglio, anche se quello che avevo trovato non era ciò che desideravo. Anno dopo anno ho scoperto cose di questa città che mi piacciono sempre di più. Ho imparato a conoscere i tedeschi e ad apprezzare il loro stile. E che dire della cucina? Dite ciò che volte, ma la “Schnitzel nach Wiener Art” è troppo buona e non dimentichiamoci dei “Bratwurst”. Per non parlare dei dolcetti tedeschi nei mercatini di Natale in AlexanderPlatz.

Infine, vorrei dare un consiglio a chi vuole provare quest’esperienza: se lo scopo è fare più di una vacanza, preparatevi bene. E mettete in conto che dovrete impegnarvi molto per integrarvi e per sentirvi bene. Sarebbe bene partire con un minimo di preparazione, un progettino, niente di complicato. Evitate di andare allo sbaraglio, e soprattutto non demoralizzatevi davanti alle sfide che si presenteranno, e fidatevi, saranno tantissime.

 

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Porta di Brandeburgo, simbolo di Berlino

 

 

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About Federico Quadrelli

COLLABORATORE | Classe 1986, di origini toscane. E' laureato in Sociologia e Ricerca Sociale. Ha collaborato con Unicef Milano come membro del gruppo organizzativo per i corsi universitari fino al 2011. Dal 2010 è socio di ECPAT Onlus, organizzazione per la tutela dei diritti dei minori e per la lotta alla pedopornografia. Ha creato e gestisce una Pagina Facebook dedicata alla Sociologia con oltre 20mila iscritti da tutto il mondo e un blog associato alla pagina. Dal 2012 vive a Berlino. I suoi interessi sono rivolti alla tutela dei diritti umani, alla cooperazione internazionale e allo studio delle dinamiche politiche. Dal Novembre 2013 è Presidente del Circolo PD di Berlino.

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