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Benvenuti in Ungheria, il Paese più libero che ci sia!

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Il Primo Ministro ungherese Viktor Orban è al suo terzo mandato di governo e leader del partito nazionalista Fidesz
Il Primo Ministro ungherese Viktor Orban: al suo terzo mandato di Governo, è il leader del partito nazionalista Fidesz

In alcuni passati articoli mi sono occupata delle piazze, spazi urbani di incontro e scontro della storia passata e di quella contemporanea. Ci sono storie che raccontano le barricate di Piazza Maidan, i gas lacrimogeni scagliati contro i giovani di Piazza Taksim, gli ombrelli protesi verso il cielo di Hong Kong. Oggi il mio navigatore mi ha portato a Budapest, cuore dell’Ungheria. Nelle ultime settimane migliaia di ungheresi si sono riuniti nelle piazze principali della città per manifestare contro l’ennesima legge liberticida proposta da Viktor Orban, Premier controverso, più contestato che acclamato dai suoi cittadini che parlano di lui come di un autocrate. Ma veniamo al nuovo motivo della discordia e dell’esplosione della protesta, cercando di analizzare anche i motivi pregressi dello scontro.

L’esecutivo aveva proposto una tassa su internet che ammonta alla cifra di 50 centesimi per ogni gigabyte consumato. L’intento ufficiale della disposizione legislativa è quella di tappare i buchi del bilancio, ma per i manifestanti la tassa è stata interpretata come un’ulteriore restrizione alla libertà di espressione. E mentre l’Ungheria si raccoglieva nella sua capitale che conserva le tracce multietniche dell’Impero Austro-Ungarico, a Bruxelles il commissario ungherese designato alle Politiche Giovanili, Tibor Navracsics, sottoposto al rituale hearing del Parlamento Europeo, ha ribadito che l’Ungheria è un Paese libero, tranquillo, in cui i cittadini non sono controllati da un fantomatico Big Brother. Il pupillo di Orban, nella sua “messa alla griglia parlamentare”, ha ripetuto così tanto la parola freedom da sembrare George W. Bush mentre spiegava perché i marines stavano attaccando l’Iraq. Eppure l’Ungheria non è libera, non lo è se si arriva a porre una tassa su Internet per indurre i cittadini ad utilizzare al minimo i social network, a scrivere con meno frequenza sui loro blog cosa accade nella loro terra sempre di più in mano ad Orban e ad i suoi uomini di fiducia.

Il Premier è stato rieletto per la terza volta in occasione delle elezioni del 2014, il suo partito Fidesz è stato ampiamente sostenuto dal partito democratico cristiano KDNP, che hanno ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento. L’opposizione, la sinistra ungherese, non è stata in grado di fare fronte comune, caratteristica nota anche alla nostra sinistra, ma soprattutto è stata ostacolata durante la campagna elettorale, perché Orban ha emanato una legge che ha ristretto le libertà di espressione e di stampa, mettendo sotto controllo anche le organizzazioni non governative come ha fatto negli ultimi anni Putin. L’Unione Europea ha guardato con una discreta preoccupazione alle elezioni ungheresi, in particolar modo per un dato sconcertante: la crescita del Jobbik, partito dichiaratamente neonazista, che ha iniziato una vera e propria caccia ai Rom, minoranza etnica che sta subendo una crescente esclusione dai servizi pubblici offerti dall’amministrazione ungherese. Questo partito xenofobo ha raggiunto, nelle ultime elezioni, il 20% delle preferenze e ora l’Ungheria rischia di trasformarsi in una culla della “paura dell’altro, del diverso da me” anziché della Mittle Europa. Orban non si è schierato con lo Jobbik, ma il suo nazionalismo è palesemente emerso quando ha deciso di conferire circa 200.000 cittadinanze solo a chi ha radici etniche ungheresi, adottando in chiave legislativa lo ius sanguinis, piuttosto che  lo ius soli. Salvini andrebbe in brodo di giuggiole se vivesse in Ungheria, anzi, non indosserebbe più le felpe “Stop invasione” e inizierebbe a vestirsi come un trentenne e non come un adolescente in paranoia. In questi anni di Governo, Orban ha dimostrato un indirizzo politico decisamente illiberale.

L'Ungheria è entrata a far parte dell'Unione Europea il 1° Maggio 2004.
L’Ungheria è entrata a far parte dell’Unione Europea il 1° Maggio 2004

A cominciare con l’emanazione della tassa sui media con l’intento di colpire i giornali, le radio e i canali televisivi in mano all’opposizione o a stranieri, ergo i mass media meno posti sotto il suo austero controllo. Questa tassa è stata condannata dalla Comunità Europea che ha accusato Orban di minacciare la libertà di informazione. E il rapporto di Reporter Senza Frontiere conferma le preoccupazioni sovranazionali: l’Ungheria è al 64° posto nel garantire libertà di informazione, una posizione bassa per un Paese dell’Unione Europea e che quindi ha deciso di abbracciare i suoi principi e valori, come la tutela delle libertà fondamentali. Ma Orban non si è fermato, se n’è fregato delle critiche e ha proseguito per la sua strada autocratica rendendo dipendente dall’esecutivo tanto la magistratura quanto la Banca Centrale e modificando nel 2013 la Costituzione, privandola delle sue competenze essenziali, tra cui l’essere garante dei diritti fondamentali. Come mai l’Unione Europea non è intervenuta, in virtù dell’art.6 del TFUE che dà al Consiglio il potere di incidere nell’assetto interno di uno Stato membro, qualora egli devii dai principi generali dell’UE? Semplice: il Consiglio non ha ottenuto l’unanimità che è obbligatoria nelle procedure intergovernative come quella ipotizzata nei confronti dell’Ungheria. Ognuno guarda forse ai propri scheletri nell’armadio e anche ai propri interessi, specialmente quando si tratta di agire sulle relazioni politiche e commerciali con Stati confinanti. Soltanto una volta la Corte di Giustizia è intervenuta a favore di chi ancora crede nella democrazia ungherese invalidando una disposizione di legge del governo ungherese che prevedeva il pensionamento anticipato dei giudici della Corte Costituzionale, appellandosi ad una direttiva che vieta le discriminazioni in base all’età nei rapporti di lavoro. I rapporti tra Orban e l’Unione sono simili a quelli di due amici che hanno litigato e ora si sono riappacificati ma con riserva: un vento di gelida cordialità soffia tra di loro. E non soltanto per le restrizioni alle libertà fondamentali, ma soprattutto per la politica economica, quell’austerity a cui Orban ha opposto una politica nazionalistica che sembra aver giovato al suo Paese, grazie anche alla BCE che ha aperto i suoi rubinetti di banconote, non solo alla tanto promossa formula del “fatevi i fatti vostri”.

Gli ungheresi che hanno animato le vie e le piazze di Budapest in queste settimane hanno quindi portato avanti molteplici motivi di protesta, di cui la tassa su internet ha costituito l’iceberg. Hanno lasciato emergere il Giano bifronte che è insito nel loro Premier: cordiale e a tratti collaborativo con l’Unione Europea, despota dal momento in cui il suo aereo atterra a Budapest.

È di pochi giorni fa la notizia del congelamento per vizi formali della discussa tassa sull’uso di internet. A Budapest si festeggia tiepidamente questa vittoria che si profila mutilata.

 

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About Giulia Masciavè

REDATTRICE | Classe 1994, pugliese, laureata in Studi Internazionali a Trento. Attualmente vive in Germania, con cui è stato amore a prima vista, un po' come con i Pink Floyd e i Coldplay. Non ama: sessisti, razzisti, omofobi, formaggio sulla pasta e cime di rapa. Difende la libertà di espressione, ma è consapevole che essa talvolta generi idee del cavolo.

3 pensieri su “Benvenuti in Ungheria, il Paese più libero che ci sia!

  1. Ma il mio articolo non parlava di Italia, ma dell’Ungheria. E per fortuna sono riuscita nel mio piccolo a carpire tutte le informazioni possibili, anche da gente ungherese, così da scrivere di quello che realmente accade.

  2. l’italia è al 73° posto. ed è solo una delle numerose dimenticanze ed inesattezze del suo articolo. Le consiglio di informarsi meglio. cordialmente.

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