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Angela Merkel: una nuova sfida per il IV mandato

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Le mappe della distribuzione del voto ai sei partiti entrati al Bundestag - Fonte: YouTrend
Le mappe della distribuzione del voto ai sei partiti entrati al Bundestag – Fonte: YouTrend

Angela Merkel ha vinto il Bundestagswahl 2017: si avvia quindi al suo quarto mandato consecutivo come Cancelliere della Germania. Tuttavia la sua vittoria è risultata più contenuta del previsto e la sua formazione politica, la Christlich Demokratische Union Deutschlands (CDU, trad: Unione Cristiano-Democratica di Germania), ha perso settantatré seggi rispetto alle precedenti elezioni avvenute nel 2013. Sebbene ridimensionata la CDU/CSU (Christlich-Soziale Union in Bayern, trad: Unione Cristiano-Sociale in Bavierarimane di gran lunga il primo partito tedesco, con quasi il 33% dei voti. Il ritorno in Parlamento dei liberali del Free Democratic Party (FDP, trad: Partito Democratico Libero) con l’11%, storici alleati dei cristiano-democratici della CDU, porta il blocco di Governo al 44% a cui probabilmente si aggiungerà il 9% ottenuto dai Bündnis 90/Die Grünen (trad: Alleanza 90/I Verdiandando così a costituire la coalizione chiamata Jamaica dai commentatori per via dei tre colori della sua bandiera (nero come la CDU, giallo come il FDP e verde come i Verdi).

Per la prima volta dal dopoguerra una formazione nazionalista, Alternative für Deutschland (AfD, trad: Alternativa per la Germania), entra nel Parlamento col 13%. Un risultato rilevante sebbene minoritario che è indice del timore di molti cittadini tedeschi (soprattutto della ex Germania Est) verso gli immigrati e di critica verso la politica europea della Cancelliera, giudicata in patria troppo morbida verso i Paesi del Sud Europa (tra cui il nostro). Critica questa spesso condivisa dai liberali tedeschi, che hanno posizioni molto ferme in materia di responsabilità di bilancio e di aiuti economici tra Lander e tra Stati. Infine rimangono sul campo la Sozialdemokratische Partei Deutschlands (SPD, trad: Partito Socialdemocratico di Germania) di Martin Schulz, precipitata al 20%, il suo peggior risultato dal 1949, e gli euro-comunisti della Die Linke (trad: La Sinistra) fermi al 9%. L’ottavo Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca rimane quindi Angela Merkel che sembra così destinata ad eguagliare il record storico di permanenza ininterrotta al Governo di Helmut Kohl, che fu suo maestro e Cancelliere tedesco per sedici anni.

A seguito delle elezioni su diversi giornali italiani sono circolate informazioni spesso imprecise o sensazionalistiche. Si è ad esempio sottolineata la «frammentazione politica» del nuovo Parlamento tedesco. A ben vedere però l’unico gruppo politico nuovo ad entrare nel Bundestag è AfD con novantaquattro parlamentari. Gli altri cinque gruppi: CDU/CSU, SPD, FDP, Die Grünen e Die Linke sono presenze stabili della politica tedesca da molto tempo. La frammentazione politica, pertanto, va ridimensionata alla diminuzione del peso elettorale dei due partiti maggiori (CDU e SPD), alla conseguente crescita dei partiti minori (FDP, Verdi e Linke) e al passaggio dal Parlamento composto da quattro o cinque partiti a un Bundestag composto da sei partiti a causa dell’ingresso di AfD.

Indubbiamente, a causa dell’indisponibilità comunicata dalla SPD di Martin Schultz a continuare l’esperienza della Große Koalition – ovvero del Governo di “larghe intese” retto da un compromesso tra SPD e CDU/CSU e guidato da Angela Merkel – che ha fortemente caratterizzato l’ultimo quadriennio della vita politica tedesca, i margini di trattativa per la formazione di un Governo e l’insediamento del Cancelliere con pieni poteri saranno più ridotti e il potere contrattuale di FDP e dei Verdi (i due più probabili junior partners del prossimo Governo tedesco) sarà maggiore. Tenere insieme una coalizione Jamaica sarà una sfida non impossibile ma certamente complessa da parte della CDU/CSU considerato che i contrasti fra FDP e Verdi sono significativi su temi ambientali, economici e di sicurezza. In campagna elettorale due temi di frizione importanti fra i due partiti “minori” sono stati la proposta dei Verdi di spegnere venti centrali a carbone in tutto il Paese (proposta a cui l’FDP è contrario) e la proposta dell’FDP di liberalizzare ulteriormente il mercato del lavoro e di sostenere la necessità di politiche di bilancio più rigorose, anche nei confronti dei Paesi del Sud Europa.

I risultati del Bundestagswahl 2017
I risultati del Bundestagswahl 2017

Secondo diversi analisti le difficoltà a formare un Governo dovute al ridimensionamento dei grandi partiti e al termine dell’esperienza di coabitazione con la SPD saranno positive sul lungo termine. Sembra infatti ormai accertato che quando due partiti tradizionalmente rivali governano insieme per un periodo più lungo di quello strettamente emergenziale entrambi soffrano di emorragie di consensi, alimentando un flusso di voti che rafforza le formazioni estremiste. Nel caso specifico CDU e SPD hanno governato insieme per otto degli ultimi dodici anni la qual cosa ha probabilmente contribuito all’andamento elettorale e ha favorito i partiti minori, unici rimasti a rappresentare un’autentica opposizione agli occhi dell’elettorato. Opposizione che è stata spesso dura e intransigente come quella dell’AfD che ha molto puntato sul tema della sicurezza e del contrasto all’immigrazione, o come la Die Linke che ha accusato i socialdemocratici di aver perso l’ispirazione socialista e di non fare abbastanza per i lavoratori e le fasce disagiate della popolazione, o anche come i liberaldemocratici dell’FDP che hanno ottenuto un successo elettorale un tempo insperato (nel 2013 avevano preso il 4,8%, non riuscendo ad entrare in Parlamento a causa del mancato superamento della soglia di sbarramento del 5% dei voti) criticando la politica del Governo Merkel in campo economico, considerandola non sufficientemente attenta all’importanza del rigore di bilancio, non abbastanza liberale in tema di mercato del lavoro e troppo legata ad una impostazione di integrazione europea rivolta a tutti i Paesi dell’Eurozona mentre – in una visione più rigorista – i Paesi del Sud Europa che faticano a rispettare i parametri di Maastricht dovrebbero essere coinvolti nel prossimo passaggio di integrazione europea solo in futuro, una volta effettuate le riforme strutturali e migliorata la loro performance economica.

Tra i dati elettorali è interessante osservare che il Partito Socialdemocratico, la SPD, nonostante avesse un candidato nuovo e con una discreta reputazione in patria come Martin Schulz, ha perso ulteriori consensi ed è uno dei più grandi sconfitti di queste elezioni. Il risultato non è così sorprendente se si pensa a come andarono le cose nel 2009 (23%) e nel 2013 (25,7%, un piccolo rimbalzo positivo). I Governi di coalizione hanno nuociuto molto al partito, percepito da numerosi elettori come un semplice partner di minoranza dei Governi di Angela Merkel, incapace di produrre proprie politiche e di fare nuove proposte sulla falsa riga dei risultati ottenuti un tempo dai Governi a maggioranza SPD, motivo per il quale il candidato Cancelliere sconfitto ha comunicato che non parteciperà a nuova coalizione sembra anche per non voler lasciare l’opposizione alla sola destra radicale di AfD.

Si arriva così all’ultimo dato rilevante di queste elezioni che è anche la notizia più ripresa dai media tedeschi (e italiani): lo storico risultato ottenuto dall’AfD, che in poco tempo è riuscito a diventare il terzo partito della Germania. È la prima volta dal secondo dopoguerra che un partito di destra radicale ottiene seggi all’interno del Parlamento. L’AfD ha condotto una campagna elettorale molto dura nei confronti della Merkel e delle sue politiche, soprattutto sui temi dell’immigrazione e le scelte del Governo uscente di accogliere centinaia di migliaia di rifugiati provenienti dalla Siria e da altri Paesi a maggioranza musulmana. L’AfD pone al centro delle sue politiche la sicurezza dei cittadini tedeschi, chiede la chiusura di moschee e minareti, definisce la cultura islamica incompatibile con quella tedesca e diversi suoi membri negano o ridimensionano le responsabilità storiche del Nazismo. Nelle passate elezioni locali aveva ottenuto buoni successi nella Germania Occidentale, e questa volta ha rafforzato i suoi successi anche a Est, dove in proporzione il numero di nuovi immigrati è più basso rispetto al resto del Paese: risulta quindi evidente che il bacino elettorale a cui si è rivolta Alternative fur Deutchland va ben al di là degli ultra-nazionalisti e dei neonazisti. Non capiremo AfD etichettandola come neonazista: non lo è. È un partito nazionalista, marcatamente di destra, che ha cavalcato lo scontento tra coloro che si sentono esclusi dai benefici della globalizzazione e dalle ricadute dell’economia trainante tedesca. AfD ha mietuto consensi nelle periferie delle città tedesche, in Sassonia e nelle aree rurali della ex Germania Est. Si è comportata come un piccolo catch-all party raccogliendo consensi dalla desta della CDU/CSU (elettori delusi dalla linea moderata e aperta di Angela Merkel), dalla SPD (elettori di settori lavorativi non specializzati che patiscono la concorrenza della manodopera a basso costo fornita dagli immigrati) e dall’astensionismo. E forse questo è il dato più importante: centinaia di migliaia di persone che non andavano più a votare si sono recate alle urne. E hanno scelto AfD. A queste persone il prossimo Governo tedesco dovrà dare una risposta, senza negare le loro paure o ridicolizzarle come spesso accade fra le classi dirigenti occidentali ormai incapaci di ascoltare le preoccupazioni di chi vive lontano dalle élite.

A queste persone Angela Merkel e i suoi collaboratori dovranno dare delle risposte concrete, evitando da un lato il rischio di un eccessivo condizionamento delle loro posizioni politiche e dall’altro evitando di non dare risposte credibili perché è proprio dal vuoto di risposte, dalla mancanza di offerta politica credibile, che possono prendere forma e consistenza i peggiori spettri del Novecento.

 

 


 

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About Walter Rapetti

REDATTORE | Classe 1987, genovese. Laureato magistrale in Storia, possiede un master in Pubblica Amministrazione. Ha la brutta abitudine di occuparsi di politica, in particolare europea e internazionale, e di andare a caccia di guai facendola talvolta in prima persona. Tuttavia, rimane un umano grazie ai suoi interessi: storia, antropologia, natura, innovazione tecnologica condite da "nerdosità" quali LEGO e giochi di ruolo.

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