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A Siracusa “Le Supplici” di Moni Ovadia

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La Le-Supplici.-Donatella-Finocchiaro-ph-Maria-Pia-Ballarinotragedia greca rivive a Siracusa nel 51° Ciclo di Rappresentazioni Classiche dell’INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico). Nel teatro ellenico più grande del Mediterraneo, anche quest’anno e come da tradizione, tre le tragedie messe in scena: Le Supplici di Eschilo, dirette da Moni Ovadia; Ifigenia in Aulide di Euripide, diretta da Federico Tiezzi; Medea di Seneca, diretta da Paolo Magelli. Lo spettacolo forse più atteso, ed anche il più discusso, è proprio quello de Le Supplici.

La scelta di rivisitare il dramma in chiave moderna ha suscitato molte perplessità. I riferimenti alle attuali tragedie dei migranti, ai naufragi del Canale di Sicilia ed alla conflittualità dell’accoglienza, infatti, avrebbero secondo alcuni esulato dai normali ambiti di una pièce tragica. Tuttavia, secondo chi vi scrive, l’attualizzazione del dramma eschileo non soltanto è stata coraggiosa, ma anche encomiabile. Un eccezionale omaggio alla grandiosità ed all’immortalità della tragedia.

La storia delle Supplici ha inizio in un Paese lontano e d’oltremare: l’Egitto. Qui, da molti anni, vivono due gemelli: Danao ed Egitto. Quest’ultimo, sovrano del regno, è padre di cinquanta figli maschi; il primo, invece, è padre di cinquanta figlie femmine, le Danaidi. Dinanzi all’ordine del sovrano di nozze forzate delle Danaidi con i propri figli, quest’ultime fuggono e, dopo un periglioso viaggio in mare, raggiungono l’Argolide, accompagnate dal loro padre Danao. Qui, ad Argo, chiedono ospitalità e protezione al sovrano Pelasgo, che si troverà innanzi a una scelta difficile.

Da un lato, infatti, se accoglie le Danaidi – o Supplici – esporrà il suo popolo ad una lunga e sanguinosa guerra contro gli Egizi. Dall’altro, se rinnegasse i propri doveri di ospitalità e di accoglienza, contravverrebbe alle leggi divine. In entrambi i casi la scelta sarà foriera di sventure. E Pelasgo ne è consapevole. Ma si fa carico di questo peso eroicamente. E sottomette la decisione definitiva al popolo argivo, con un’assemblea. E democraticamente, il popolo di Argo sceglierà di ospitare le Danaidi, pur consapevole delle conseguenze. Pelasgo, dunque, caccerà via gli araldi egizi. Le Supplici sono ora accolte nella sua città e sono sotto la sua protezione.

11377298_414734255395582_4681306519311464447_nTermina così il dramma di Eschilo, nato ad Atene e morto a Gela nel V secolo a.C.. Nelle successive due tragedie della sua trilogia, però, si assisterà alla guerra tra gli Egizi ed Argo, alla sconfitta di Argo e all’uccisione di Pelasgo. Le Danaidi verrano riportate a forza in Egitto e costrette a sposare i figli del sovrano. Ma, come promesso a loro padre Danao, durante la prima notte di nozze uccideranno i mariti. Perlomeno così tutte faranno fuorché Ipermestra che, vinta dal vero amore verso il marito Linceo, gli risparmierà la vita. Delle Supplici – che hanno visto, tra i vari interpreti, anche l’attrice catanese Donatella Finocchiaro, sempre all’altezza delle aspettative come il resto degli attori – non possiamo non notarne l’intrinseca modernità. E d’altronde non è una novità nella tragediografia greca. Tutte le tragedie greche, infatti, sviluppano dei grandi temi. Ma non è semplice mettere in scena queste opere in un’ambientazione attuale, senza snaturarle e senza perderne l’essenza.

Moni Ovadia, possiamo dirlo, ci è riuscito. E lo ha fatto con scelte ardite ma di successo, come quella di utilizzare il siciliano come lingua portante dello spettacolo, e di affiancare un cantastorie al coro delle Danaidi. Molto apprezzata, inoltre, la piccola orchestra sicula che ha suonato dal vivo la colonna sonora dello spettacolo, e molto originali ed apprezzati i costumi e i trucchi. Anche con questi accorgimenti, Moni Ovadia ha trasferito Le Supplici di Eschilo nella nostra realtà.

Le recenti tragedie avvenute nel Canale di Sicilia, d’altronde, non potevano lasciarci indifferenti. Sorprende piuttosto, al confronto tra Pelasgo e gli attuali governi europei, l’apparente incapacità dei nostri contemporanei di prendere una decisione eroicamente, assumendosene poi fiera responsabilità. E’ evidente che l’Italia, per motivi innanzitutto geografici, è il primo Paese europeo coinvolto negli sbarchi dal Nord-Africa. Secondo gli accordi europei di Dublino, anche da noi sottoscritti, il Paese nel quale per primo i migranti fanno ingresso in Europa deve esaminarne le richieste d’asilo come rifugiati politici. E tale Paese ha anche l’obbligo, durante questo periodo, di ospitarli.

11393272_414734275395580_1322104206353584449_nLa nostra Italia, tuttavia, si trova oggi innanzi a sbarchi numericamente spropositati, che non sembra affatto riuscire a sostenere. Gli altri Paesi dell’Unione Europea esitano ad intervenire in nostro aiuto; e ciò vuol dire tempi di attesa lunghissimi per i richiedenti asilo. Si può arrivare ad aspettare anche molti anni, senza poter abbandonare il nostro Paese, in attesa di sapere se si potrà esser ospitati come rifugiati politici o si dovrà essere rimpatriati. Ma conseguenza di questa miopia dei Paesi europei sono anche le continue stragi nel Canale di Sicilia.

Un esempio su tutti, il naufragio dello scorso 19 Aprile con (forse) oltre mille morti. Sembra che i Paesi europei abbiano fatto una scelta chiara: not in my backyard, ovvero non nel mio giardino. Nessuno vuole esporsi nell’accoglienza di questi migranti. Ma l’auspicio è che la politica europea cambi. La constatazione, invece, è che Pelasgo e il popolo argivo, nel mito greco, la loro scelta riuscirono a farla e con coraggio. Scelsero di accogliere e di proteggere le Supplici egiziane.

La riprova, questa, che il genere umano ha da sempre avuto dei valori comuni trascendenti lo spazio e trascendenti il tempo. Sarebbe un vero peccato se, proprio adesso, questi valori venissero smarriti e smettessero di guidare il nostro agire.

 

 

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About Fabrizio Giovanni Vaccaro

COLLABORATORE | Classe 1991, è nato e cresciuto ad Augusta (SR). Diplomatosi al Liceo Classico "Megara" della sua città nel 2010, ha scelto poi di emigrare a Roma, dove studia Medicina e Chirurgia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Nutre essenzialmente tre passioni: l'attualità, la politica, l'Islam ed il Medio Oriente.

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