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Da William Shakespeare alla Brexit: gli inglesi reinventano il tradimento

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<<Brama d’esser grande tu l’hai e l’ambizione non ti manca; ma ti manca purtroppo la perfidia che a quella si dovrebbe accompagnare. Quello che brami tanto ardentemente tu vorresti ottenerlo santamente: non sei disposto a giocare di falso, eppur vorresti vincere col torto>>.

(William ShakespeareMacbeth)

 

Nigel Farage, a Good Morning Britain, ammette che le 350 milioni di sterline non ci sono
Nigel Farage (1964), nel programma televisivo “Good Morning Britain”, ammette che le 350 milioni di sterline non ci sono

La Brexit è certamente l’argomento topico di questi giorni, e lo sarà ancora per molto tempo. Il referendum del 23 Giugno ha stravolto le fondamenta della nostra Unione Europea, che a breve si vedrà orfana del Regno Unito. Già questo basterebbe a riempire le prime pagine dei quotidiani per svariati mesi, tuttavia stanno emergendo sempre più le falle, le mancanze, le bugie e i ripensamenti degli stessi esponenti inglesi Pro Leave.

La prima figuraccia arriva da Nigel Farage che, con il suo sorriso sguaiato, promise un risparmio di 350 milioni di sterline, se avesse trionfato la Brexit, da impiegare nel National Health Service, ossia il sistema sanitario nazionale. Ovviamente, non appena i risultati del referendum confermarono la vittoria del leave, il buon Farage è dovuto tornare sui suoi passi ed ammettere in TV che quei soldi non sarebbero mai arrivati.

La seconda figuraccia è una storia di colpi bassi e pugnalate alle spalle fra alleati politici. I protagonisti di questa lotta fratricida sono Michael Gove – nelle vesti di Marco Giunio Bruto – e Boris Johnson. L’ex Sindaco sembrava essere il principale candidato alla corsa verso Downing Street, tuttavia Michael Gove ha deciso di fare il grande passo, tradendo la sua precedente promessa: quella di non candidarsi.

Il motivo delle divergenze fra i due sembra essere la differente idea sulla gestione dell’immigrazione: Boris Johnson si è dimostrato più volte favorevole alla gestione di essa, mentre Gove in più occasioni ha evidenziato un comportamento più nazionalista a riguardo. Secondo la stampa inglese, all’interno di questa vicenda, si è inserita pure la moglie di Gove, la quale ha intimato al marito di farsi mettere per iscritto da Johnson tutte le garanzie contro gli immigrati. Probabilmente tali pretese sono inaccettabili per Johnson, il quale fu a favore perfino all’ingresso della Turchia nell’UE. L’ex sindaco di Londra scrisse così nel suo libro Il sogno di Roma: <<Saremmo pazzi a rifiutare la Turchia. […]  Un giorno, se faremo la scelta giusta sulla Turchia, potremmo ricostruire quell’antica e armoniosa unione intorno al Mediterraneo. […] Potremmo riparare la frattura creata dalle invasioni musulmane. Potremmo ricostruire la Comunità economica romana intorno al Mare Nostrum. Con il tempo sarà anche necessario rinnovare e approfondire il rapporto fra l’UE e i paesi magrebini del Nordafrica, sulla base dell’antica idea romana di tolleranza>>. Sebbene Johnson possa sembrare la brutta copia di Donald Trump, ha una valida cultura storica che non gli permette di essere razzista. Populista quanto vuoi, ma non razzista. E forse è stata proprio questa mancanza a far sgretolare lievemente il terreno sotto i suoi piedi, spianando la strada al trasformista Michael Gove, forse il politico più camaleontico fra i conservatori.

Boris Johnson (1964) insieme a Michael Gove (1967)
Boris Johnson (1964) insieme a Michael Gove (1967)

Detto ciò, è ora che la politica inglese faccia le proprie scelte e soprattutto che abbia il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, facendosi un’idea chiara e risoluta del duro colpo che hanno inferto alla stabilità europea. Il populismo ha giocato a chi la dice più grossa, merito anche dei propri oppositori che glielo hanno permesso. Tuttavia ora quel mare di fandonie, propinate fino al 23 Giugno, sono divenute il loro programma elettorale e gli inglesi si aspettano che buona parte di esse si possa realizzare. Sarà inutile quindi questa lotta fra sciacalletti, poiché alla lunga non potrà nascondere l’inattuabilità delle tante promesse fatte. Anche quando saranno fuori dall’Europa in maniera ufficiale.

La vicenda Johnson-Gove è probabilmente uno dei capitoli più bassi della politica inglese, condita splendidamente dall’incapacità di Farage, buono solo a parlare alla pancia dei meno accorti. La Brexit si sta dimostrando non il punto di arrivo di una politica euro-scettica, ma l’arena perfetta di una nuova generazione di politici che riesce a cavalcare perfettamente il malcontento popolare, senza però trovarne le soluzioni. Se a questo ci si aggiunge l’irresponsabilità di molti politici nel dover gestire l’uscita del Regno Unito, allora il risultato rischia di essere drammatico.

Johnson è la prima vittima illustre di questa nuova politica inglese, almeno per il momento. Probabilmente ci saranno altre pugnalate alle spalle se la politica inglese non tornerà a fare politica.

 

 


 

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Studente di Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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