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“We were born sick” you heard them say it: essere un LGBT in Italia

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lgbt-1Nei mesi passati le radio e i canali tv musicali trasmettevano costantemente il primo singolo di un giovane cantautore irlandese. Sto parlando di Hozier e della sua hit Take me to church. Dotata di un ritmo trascinante, è una canzone che celebra, come lui stesso ha detto nell’intervista rilasciata a Fabio Fazio, la sacralità dell’amore concepito e soprattutto rispettato in ogni sua forma. Risulta a tal proposito emblematico il video musicale di questo brano, in cui compaiono due ragazzi omosessuali in una Russia che è loro ostile, in cui uno dei due amanti sarà vittima di un brutale pestaggio da parte di un gruppo omofobo. Oltre al chiaro impatto comunicativo del video, sono rimasta basita da un particolare: alcune riproduzioni del video erano precedute da un messaggio in cui si diceva che questi contenuti potevano essere “troppo forti”. Non voglio fare la solita polemica, ma io credo ciecamente che chi ha avuto la genialata di mettere quel messaggio non si stesse certo riferendo al pestaggio, bensì alle scene tra i due giovani amanti. Perché un conto è il tal dei tali cantanti mentre guarda con fare goloso il sedere di una ballerina o la tal cantante  sopra una palla da demolizione o mentre lecca un martello , un conto vedere due ragazzi che si baciano e o fanno l’amore.

Siamo all’undicesima Giornata Internazionale contro l’omofobia e la transfobia e se ci ritroviamo anche quest’anno a dover riflettere e interrogarci su queste forme di razzismo sessuali significa che la strada dei diritti negati è ancora percorsa dalla società internazionale. Secondo dati dell’UNHCR, moltissimi russi dichiaratamente gay o transessuali fuggono dalla madrepatria per paura di persecuzioni che il Governo di Putin ignora e segretamente approva in nome di qualche idea di purezza del sangue in stile Lord Voldemort. In Uganda è previsto il carcere duro per chi appartiene agli LGBT, l’ISIS invece non la tira per le lunghe e preferisce decapitarli.

Ma se i Paesi appena citati non se la passano bene, l’Italia di certo non può permettersi di ridere in merito a tale questione, anzi siamo nella solita situazione di shish: il governo promette da anni una legge seria sulle unioni civili e maggiori diritti che garantiscano protezione giuridica e libertà di identità per gli LGBT, però preferisce puntualmente rimandare. Magari quando le elezioni sono lontane e quindi non c’è bisogno di ammaliare le folle democristiane. E passa oggi, passa domani e oggi abbiamo la paradossale legge secondo cui la violenza verbale  o incitare alla violenza verso un gay, una lesbica o un trans non è punibile se ci si accorge che quelle parole sono state pronunciate all’interno di un gruppo e che quindi sono espressione della loro libertà di opinione. Quindi, se un gruppo o un individuo incomincia a insultare un’etnia sono perseguibili dalla legge, ma se il dileggio è rivolto verso chi ha un’altra identità sessuale tutto è lecito. Ecco spiegato perché Giovanardi è ancora a piede libero ed è ancora un parlamentare. Un disegno di legge sulle unioni civili è stato presentato alle Camere, ma si prevede un iter lunghissimo e fitto di emendamenti presentati da NCD, UDC e parte del PD (cioè parte della maggioranza di governo). In poche parole: i democristiani della generazione politica del Duemila.

adoption_childLa parola matrimonio associato all’aggettivo omosessuale farebbe perdere ad Alfano quei pochi capelli che gli sono rimasti. Il testo di legge prevede l’istituzione di un corpus giuridico che possa registrare i matrimoni gay (così da non avere un altro incidente imbarazzante come quello capitato nella capitale) e la step child adoption, ovvero l’adozione del figlio del partner. Il pensiero delle adozioni stile “Angelina Jolie più pupo preso da un orfanotrofio” non è stato invece proprio sfiorato, perché l’Italia pur essendo un Paese moderno, rimane sempre democristiana dentro e vedere due mamme o due papà come forma di famiglia farebbe piovere rane dal cielo. C’è chi usa la carta della Costituzione per giustificare la sua idea di matrimonio “uomo più donna”, ma questo chi non si rende conto che essa è la bibbia dei diritti, li tutela, non li limita. Occorre, dunque, una sua lettura evolutiva che garantisca forza al matrimonio come unione di due persone che si sono scelte per amore e basta. Paesi come Spagna e Portogallo hanno già provveduto a dare una lettura moderna delle loro carte costituzionali e mi domando perché noi dobbiamo essere sempre un passo indietro agli altri Paesi. La risposta più ovvia sarebbe che la presenza del Vaticano ci lega le mani e i cervelli, ma forse risposte più complete farebbero riferimento all’assenza di laicità della cosa pubblica e una società familista e maschilista, in cui si guarda dall’alto in basso la popolazione femminile e ancora di più la popolazione LGBT.

Non sono sufficienti leggi che sbandierano diritti e prove di modernità, serve un cambio di mentalità in quegli strati della società che seguono teorie di sedicenti gruppi religiosi e- mi permetto di aggiungere- estremisti cattolici come quello delle sentinelle in piedi che vanno brandendo acqua santa e volantini dicendo che nelle scuole non è tollerabile un’educazione all’affettività in cui si parla di omosessualità o transessualità. Nelle loro pagine social le loro osservazioni sono di un’ignoranza e un dileggio assordanti: da frasi come “adesso vogliono insegnare nelle scuole che anche i galli possono fare le uova” a immagini con perle di saggezza sessista di Adinolfi o di messaggi di avvertimento contro la famigerata lobby gay.

Non so se questa legge sulle unioni civili sarà approvata, Renzi magari spera di no: in fondo era il bambino con la mano sempre alzata pronta a dare la risposta giusta a catechismo. Ma se il dileggio verso gli LGBT continua così come gli assalti ai Gay Center con spranghe o bombe carta senza che nessuno della “società etero” inizi a dire agli omofobi di chiudere il becco e di darsi una spranga in testa, la musica sarà sempre la testa, con gli LGBT trattati come indiani nella loro riserva non tanto protetta e con il mondo che avanza verso più diritti e noi lì a guardare dalla nostra finestra.

Difendiamo la sacralità dell’amore, proteggiamo chi vuole amare. Non chi vuole fare violenza brandendo crocefissi e santini.

 

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About Giulia Masciavè

REDATTRICE | Classe 1994, pugliese, laureata in Studi Internazionali a Trento. Ha vissuto qualche mese in Germania, con cui è stato amore a prima vista, un po' come con i Pink Floyd e i Coldplay. Risiede attualmente in Svezia per seguire un master in Media & Communication Studies Non ama: sessisti, razzisti, omofobi, formaggio sulla pasta e cime di rapa. Difende la libertà di espressione, ma è consapevole che essa talvolta generi idee del cavolo.

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