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Il vuoto come protagonista: “L’eclisse” di Michelangelo Antonioni

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Locandina straniera de “L’eclipse” (1962), diretto da Michelangelo Antonioni

L’eclisse di Michelangelo Antonioni è una pellicola cinematografica, nonché una pietra miliare per il cinema italiano, del 1962. Il regista ha voluto girare quasi tutte le scene del film nel quartiere EUR di Roma per trasmettere un messaggio importante e, tutt’oggi, attuale: la mancanza di comunicazione tra i personaggi, tra gli esseri umani. Tuttavia, questa volta l’EUR non viene utilizzato per i suoi imponenti edifici di epoca fascista come il Palazzo della Civiltà Italiana, ma piuttosto per le sue aree residenziali e gli edifici costruiti per i Giochi Olimpici ospitati a Roma nel 1960, come i giardini ed il lago artificiale.

Il senso di solitudine che vive nella protagonista del film, Vittoria (interpretata da Monica Vitti), e le sue difficoltà sono amplificate dallo scenario di questo quartiere costituito da ampi viali alberati ma per lo più desolati, con spazi immensi e sproporzionati rispetto alle poche persone che frequentano quelle strade. Al giorno d’oggi, il quartiere è veloce e vitale, soprattutto per la presenza di numerosi uffici e dicasteri come il Ministero della Salute. Eppure, quel senso di solitudine e di isolamento che Michelangelo Antonioni ha voluto ritrarre con L’eclisse si ritrova ancora la sera: quando il traffico cessa e le strade sono vuote.

L’ambientazione del film diventa riflesso dell’aridità umana che è eclissata da nuovi valori e principi materialistici. In questo senso la parte finale, composta da immagini che si focalizzano su alcune aree dell’EUR, ha lo scopo di evidenziare l’artificiosità dei luoghi e gli edifici come senz’anima, così imponenti da influenzare i rapporti tra gli individui, a loro volta, privi di emozioni e condannati ad atti senza senso tra ampie distanze fisiche e sentimentali che li dividono a tempo indeterminato. Di questa distanza soffre Vittoria, personaggio molto sensibile che riceve complimenti da tutti e che con il suo comportamento mostra soltanto rassegnazione e sottomissione, non offrendo mai una via d’uscita all’altro. All’inizio, Vittoria e il suo compagno parlano della loro relazione e di come si sta deteriorando. A pensarla così è soprattutto la donna, perché Riccardo cerca invece in tutti i modi di farsi perdonare, ma lei sembra proprio disinteressata.

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Ristorante “Il Fungo” – Quartiere EUR, Roma

Lì, mentre un ventilatore riempie i silenzi, Vittoria apre la finestra e vede il caratteristico “Fungo” dell’EUR, rinomato ristorante sollevato con quella caratteristica forma. Un edificio moderno che viene mostrato più volte nel corso del film, quando per esempio Piero (interpretato da un giovane Alain Delon) è in attesa di Vittoria, o appunto quando lei guarda fuori dalla sua finestra.

Con questi particolari architettonici, Antonioni descrive la sua visione pessimistica delle relazioni umane, in presenza ed assenza di dialoghi sempre freddi, che trasmettono un senso di vuoto insopportabile così come nei lunghi silenzi che servono solo ad aggravare il disagio del pubblico. Ma il vuoto e il disorientamento sono presentati, paradossalmente, anche nella parte più turbolenta del Palazzo della Borsa, dove i mediatori abitano un mondo animato dal desiderio di illusioni, nel quale per Antonioni avviene la morte definitiva delle relazioni umane: denaro, profitto e beni materiali sono i nuovi valori della società che si consacrano, sacrificando i rapporti personali che, negli scatti del regista, vengono presentati come un deserto eclissato dalle tenebre, per l’assenza di sentimenti profondi e sinceri.

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Una scena del film fuori la casa di Vittoria, interpretata da Monica Vitti

Il finale del film aiuta lo spettatore ad identificarsi proprio con queste sensazioni, i veri personaggi del film sono gli edifici del quartiere EUR, non Piero e Vittoria. Di fatti, questo quartiere così imponente nei fotogrammi sostiene pienamente l’impossibilità dei due protagonisti di avere un vero scambio emotivo.

Il finale de L’eclisse sostiene pienamente la visione di Michelangelo Antonioni, che afferma: <<Sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra che è più fedele alla realtà, e sotto questa ce n’è ancora un’altra, e un’altra ancora sotto quest’ultima, fino alla vera immagine dell’assoluta, misteriosa realtà che nessuno mai vedrà. O forse, non fino al momento della decomposizione di ogni immagine, di ogni realtà>>.

Negli ultimi dieci minuti del film, i due amanti scompaiono e non tornano sulla scena, nonostante si siano anche dati un appuntamento. Il pubblico non sa più niente di loro o della loro apparente relazione. La realtà che resta è misteriosa e va ricercata nel vuoto delle strade del quartiere; quel vuoto reso protagonista da Antonioni per tutta la durata del film.

Lo spettatore resta di stucco, ma questo finale rende pieno di significato tutto ciò che poteva essere difficile da capire. E’ un capolavoro.

 

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About Corinna Rombi

REDATTRICE | Nata a Siena nel 1991, è laureata presso la John Cabot - Università americana di Roma in Comunicazioni, Media e Marketing. Durante gli studi ha vissuto prima a New York e poi a Miami, dove ha sviluppato la sua passione per la fotografia e la recitazione. Attualmente vive a Venezia.

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