bx66mr6ccaakl-p-1

Voyeurismo letterario: il caso Elena Ferrante

Pubblicato il Pubblicato in Il consiglio del Libraio, Letteratura e Cultura, Recenti
51jhedblm4l-_sx334_bo1204203200_
“La figlia oscura” è un romanzo della scrittrice italiana Elena Ferrante, pubblicato nel 2006 da Edizioni e/o

Ho l’increscioso dovere di iniziare questo articolo con una confessione. Questo potrebbe scalfire la credibilità di chi ha la velleità di scrivere di letteratura: soltanto un paio di settimane fa ho letto il mio primo libro di Elena Ferrante, l’autrice che tanto successo sta avendo e troppe domande ha suscitato nell’ultimo periodo. Ho subito capito quanto torto ho avuto a non leggere niente di suo in passato: ho divorato il romanzo, La figlia oscura, e l’ho amato molto. È uno di quei libri che risucchiano dentro di sé e da cui ci si può riscuotere solo a fatica; una di quelle storie coinvolgenti in cui ci si immerge come in una calda idromassaggio in una gelida notte d’Inverno. A dire la verità non è l’opera più conosciuta dell’autrice che sta furoreggiando con la saga inaugurata da L’amica geniale, ma è comunque sufficiente a intuirne tutte le potenzialità. Chi avesse voglia di approcciarsi a Elena Ferrante ma fosse intimorito dalla mole del ciclo delle ultime pubblicazioni, potrebbe utilizzare La figlia oscura come un’agevole porta d’ingresso a un mondo meraviglioso.

Devo fare anche un’altra confessione, forse più imbarazzante della prima, circondata da una sorta di spocchia che troppe volte afferra gli amanti della letteratura – o, quantomeno, afferra il sottoscritto come particolare amante della letteratura. Elena Ferrante ha svolto anche il compito di riconciliarmi con la letteratura contemporanea (veramente contemporanea, cioè i romanzi di autori ancora viventi, e non contemporanea nel senso accademico del termine, che include personaggi come Giosuè Carducci o Giovanni Pascoli, morti più di un secolo fa). Credo sia un errore di prospettiva molto diffuso, quello di presupporre l’esistenza di una proporzionalità inversa tra vicinanza temporale dell’autore e valore letterario dell’opera; è riuscita a sfatare questo ancestrale ed erroneo tabù. Quindi doppiamente grazie.

Arriviamo ora al punto che più mi preme, e che riguarda Elena Ferrante soltanto marginalmente. Molti, infatti, sapranno già che il nome sulla copertina dei suoi romanzi è uno pseudonimo. Di lei – ammesso che di una lei si tratti – sappiamo soltanto che è nata a Napoli nel 1943 (ma non è nemmeno detto che queste informazioni siano esatte). Sappiamo, inoltre, che tra le autrici più amate dalla Ferrante ci sono Alba De Céspedes, purtroppo poco conosciuta dal grande pubblico, e la più nota Elsa Morante. Tutto qui, in buona sostanza. Ma negli ultimi tempi, con l’incremento della popolarità, la sua identità ha dato vita a tutta una serie di indagini e vere e proprie inchieste che hanno riempito quotidiani, riviste e siti. Quello che queste ricerche hanno fruttato sono molte ipotesi ma poche certezze. Un paio di mesi fa, il 2 Ottobre, su Il Sole 24 Ore Claudio Gatti ha pubblicato un articolo in cui si identificava Elena Ferrante con Anita Raja, traduttrice romana e moglie dello scrittore Domenico Starnone. Alla base delle proprie conclusioni, Gatti poneva i risultati ottenuti attraverso una specie di triangolazione sui movimenti bancari tra l’Edizioni e/o, che pubblica i romanzi della Ferrante, e Anita Raja, che collabora come traduttrice dal tedesco con la stessa casa editrice. Veniva fatto notare come sia il fatturato della casa editrice sia il conto in banca della Raja siano lievitati in modo singolare negli ultimi cinque/sei anni, ovvero dal 2010, da quando cioè i romanzi della Ferrante sono stati pubblicati e hanno avuto successo anche all’estero, e in particolare negli Stati Uniti, consentendo guadagni molto superiori rispetto all’anemico mercato editoriale nostrano. Come corollario della sua dimostrazione, Gatti adduceva tutta una serie di prove basate sulla compravendita di appartamenti in zone signorili di Roma o in ameni borghi toscani da parte dei coniugi Starnone-Raja. Qualche giorno dopo, poi, su Twitter un cinguettio da parte di una sedicente Anita Raja effettivamente confermava le conclusioni di Gatti. Svelato l’arcano, si pensò; e invece no, quell’account era falso. Come non detto, allora. Tutto normale, sembrerebbe, sebbene la curiosità e la solerzia di Gatti possano sembrare un tantino più pedisseque del dovuto.

marco-santagata-mini-questionario-proust-slider
Marco Santagata (1947) è uno studioso e docente italiano. Insegna Letteratura Italiana presso l’Università di Pisa. Affianca all’insegnamento l’attività di scrittore e critico letterario

In precedenza, a Marzo, c’era stato un altro tentativo ad opera dello scrittore finalista del Premio Strega 2015 e docente presso l’Università di Pisa Marco Santagata, che formulava un’ipotesi molto studiata sull’identità di Elena Ferrante: secondo l’italianista si tratterebbe di una docente di storia, ex allieva della Normale di Pisa, Marcella Marmo. La Marmo stessa s’era poi premurata di negare qualsiasi legame con la Ferrante, sebbene le conclusioni di Santagata sembrassero molto convincenti: evidentemente erano tutte coincidenze. Tuttavia Santagata, a differenza di Gatti, aveva agito da profondo conoscitore di letteratura quale è, seguendo indizi tutti interni alle opere della Ferrante. Un atteggiamento discreto e intelligente, come un grande studioso sa fare.

Tutto questo, come si dice, ormai è storia; in ogni caso l’unica confortante certezza che è scaturita da queste indagini è che certezze ancora non ne abbiamo. Elena Ferrante è riuscita a tenere celata la propria vera identità. Altri investigatori, è da credere, si cimenteranno in futuro in questa ricerca, e forse qualcuno riuscirà a ottenere risultati un po’ più solidi. Tuttavia, per il momento, credo sia doveroso fare delle considerazioni che sembreranno scontate ad alcuni studiosi di letteratura che la pensano come il sottoscritto, ma che probabilmente non sono così ovvie. Segno che quello che si sta per leggere è frutto esclusivamente di una personale – ma condivisa – posizione critica che non pretende di essere esaustiva né totalizzante.

leopardi_giacomo_1798-1837_-_ritr-_a_ferrazzi_recanati_casa_leopardi
Giacomo Leopardi (1798 -1837) è stato uno dei più grandi poeti italiani di tutti i tempi

È ovvio che la conoscenza dell’identità di un autore sia talvolta molto importante, così come l’analisi della sua particolare biografia. Il significato di certe opere sarebbe per noi meno comprensibile se esse si presentassero come anonime figlie di nessuno. Evidentemente se non sapessimo chi è l’autore di A Silvia, non potremmo identificare la fanciulla di cui nella lirica vengono narrate la vita e soprattutto la morte con Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi. Così, se per un crudele scherzo del destino il nome di Dante Alighieri fosse ignoto alle nostre orecchie, probabilmente dietro il personaggio angelico di Beatrice non potremmo individuare il volto umano di Bice Portinari, figlia di Folco, ricco mercante fiorentino della seconda metà del Duecento. Ancora, se non conoscessimo la vita di Eugenio Montale, forse non potremmo dare un nome alle memorabili donne che popolano i suoi versi, da Clizia a Mosca. Tuttavia fortunatamente poesie e romanzi non sono i buchi della serratura attraverso cui spiare la camera da letto dei Leopardi, dei Dante o dei Montale, e i lettori non sono, o non dovrebbero essere, dei torbidi voyeur degli amorazzi dei poeti. Con ciò non vogliamo dire che la conoscenza della biografia degli autori soddisfi solo una morbosa curiosità di un pubblico pettegolo: è ovvio che finalità più alte esistono dietro il lavoro di centinaia di studiosi che dedicano la propria vita a chiarire pochi tratti della fisionomia di un poeta o di un romanziere. Tutte quelle informazioni che in secoli di studi abbiamo ricavato sulla vita di Dante o su quella di Leopardi sono molto importanti, ma non fondamentali. La letteratura ha l’invidiabile prerogativa di saper vivere di vita propria, di trovare entro se stessa il proprio combustibile. Se senza la conoscenza della vita di un autore il significato di una poesia o di un romanzo rimanesse per noi oscuro e impenetrabile, allora non ci troveremmo davanti a un’opera letteraria, ma a una sorta di diario segreto del suo autore. Le grandi opere letterarie hanno la straordinaria capacità di lasciarsi leggere, interpretare e comprendere indipendentemente dalla conoscenza della vita del loro autore: se, come abbiamo ipotizzato poco fa, non conoscessimo l’esistenza di un contino di Provincia di nome Giacomo Leopardi, evidentemente Silvia, per noi, rimarrebbe sempre e solo Silvia; poco male, però, per la fruizione e la godibilità della poesia da parte del lettore. Essa rimarrebbe comunque un capolavoro della letteratura italiana e mondiale: questa struggente descrizione della vita e della morte di una fanciulla è apprezzabile in ogni tempo e in ogni luogo, a prescindere dalla reale identità della protagonista. Se poi, a partire da certi elementi testuali, un geniale studioso riuscisse a identificare l’io lirico, che per ascoltare il dolce canto di Silvia lasciava «gli studi leggiadri» e «le sudate carte», tanto meglio; ma quest’identificazione non deve scalfire il senso profondo di qualsiasi testimonianza letteraria, che può farne anche a meno.

In sostanza, dunque, ben vengano le indagini sulla Ferrante: la sua identificazione non può che gettar miglior luce anche sui suoi romanzi. Ma si dovrebbe stare attenti a non trattare l’autrice come una criminale: l’inchiesta sui conti correnti, cioè, mi sembra un mezzo eccessivo.

La letteratura è un gioco meraviglioso, per chi sappia applicarne correttamente le regole.

 

finalisti

 


 

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

n.4 -> clicca qui

About Marco Del Colombo

REDATTORE | Toscano, nato prematuro ma ormai venticinquenne. Si è laureato in Lettere Moderne presso l'Università di Pisa con una tesi su Massimo Bontempelli e il Realismo magico. Attualmente frequenta la magistrale di Italianistica. Lettore onnivoro, ama il cinema, i cani, il calcio e il pane con la finocchiona.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *