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Vivere da non protagonisti

Pubblicato il Pubblicato in Musica e Arti Visive, Recenti, Settima Arte

«Ricorda: non ci sono piccole parti, solo piccoli attori».

(Konstantin Sergeevič Stanislavski)

Non è una rivendicazione, è una verità vecchia quanto l’arte stessa. Nel preciso istante in cui l’uomo ha detto addio alla propria dimensione preistorica, scendendo a patti con l’idea di arte, così strettamente connessa al concetto di rappresentazione, è stato evidente come per ricostruire una storia o cristallizzare un singolo istante spesso ci fosse bisogno di una moltitudine di personaggi. È la realtà stessa ad imporlo. L’uomo, fedele alla propria definizione aristotelica di animale politico, non avrebbe mai potuto sfuggire a questo tipo di rappresentazione. Personaggi secondari, non protagonisti, comparse o caratteristi: comunque decidiate di chiamare quelle entità lasciate in parziale penombra dalla trama del racconto, troverete inimmaginabile la loro assenza dalla vostra storia preferita, che si tratti di un libro, di uno spettacolo teatrale o di un film. Esiste una categoria di attori che hanno dedicato la propria intera esistenza a dar forma e voce a quei personaggi, diventando imprescindibili nella fenomenologia di un film di successo, capaci di strappare pezzi di cuore quanto il protagonista, se non di più. Questa rassegna quindi omaggerà dieci attori che hanno quasi interamente fondato la propria carriera su ruoli di supporto, ottenendo l’affetto dei fan con prestazioni sempre maiuscole e riconoscibili, magari spesso imbrigliati in personaggi poggianti su canoni fissi ma sempre capaci di donare alla propria performance dei tratti di assoluta originalità. Il numero di attori in lista era ovviamente molto alto, dunque abbiamo ottenuto la lista definitiva attenendoci ai seguenti criteri: riconoscibilità, numero di performance di alto livello in ruoli secondaricapacità di aderire ad un personaggio stereotipato, presa sul pubblico. Questa serie di fattori, come evidente, non tiene conto del numero di premi vinti (ecco perché diversi plurivincitori di Oscar al miglior attore non protagonista non saranno nemmeno menzionati) quanto di un non definibile fattore cult, una qualità intangibile dei film che avvolge talune pellicole con una patina di immortalità. Esclusi dunque anche quegli attori che magari sono passati in pianta stabile al ruolo di protagonisti, che hanno abbandonato un certo tipo di cinema o che semplicemente non hanno mai ricevuto in dono dei ruoli secondari capaci di far davvero presa sul pubblico. La lista non ha alcuna pretesa di risultare una classifica di ogni epoca nè può ritenersi scevra dall’apprezzamento personale di chi la redige, dunque le assenze di grandi supporting actors come Tim Roth, Gary Oldman, Willem Dafoe, William H. Macy, Stanley Tucci, John GoodmanTommy Lee Jones e dell’ancor giovanissimo Jonah Hill sono la risultante di questa enorme serie di fattori.

 

  • CHRISTOPHER LLOYD
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Christopher Lloyd in “Chi ha incastrato Roger Rabbit” (1988)

Accreditato universalmente come uno dei caratteristi di spicco della tradizione statunitense, Christopher Lloyd può vantare la presenza in alcune delle pellicole più amate della storia. Debuttando al cinema in uno dei grandi capolavori di ogni epoca, Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975), Lloyd entrerà nella storia con tre ruoli che affolleranno spesso i sogni (o gli incubi) dei bambini. Dal 1985 in poi sarà Emmett “Doc” Brown nella trilogia di Ritorno al Futuro, diretta da Robert Zemeckis. Lo stesso Zemeckis, estremamente soddisfatto della sua prova lo vorrà nel ruolo del terrificante Giudice Morton in Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988), film in cui fornisce una prova che inquieterà a lungo i bambini dell’epoca, pur conservando la sua classica verve comica. Negli Anni ’90 invece sarà Zio Fester nei due film sulla Famiglia Addams diretti da Barry Sonnenfeld, nei quali è mattatore assoluto al fianco del compianto Raul Julià. Fedele alla propria etichetta di caratterista, continua a regalarci piccoli ruoli e presenze saltuarie in serie TV e film di ogni genere, rinvigorendo costantemente il ricordo di quegli spettatori che da bambini avevano sognato di viaggiare nel tempo al suo fianco, magari a bordo di una DeLorean.

 

  • HARVEY KEITEL
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Harvey Keitel (1939) in “Reservoir Dogs” (1992)

Nato come protagonista sotto l’egida di Martin Scorsese, Harvey Keitel ha visto la propria carriera evolversi fino a vederlo diventare uno dei non protagonisti più amati, rispettati e prolifici della storia del cinema. Da Taxi Driver (1976) in poi questo attore newyorkese si è ritrovato spesso ad interpretare ruoli da non protagonista e da coprotagonista in film che hanno lasciato il segno nella storia della settima arte e nell’immaginario collettivo, molto spesso interpretando personaggi duri a tinte fosche. Quasi in controtendenza con i tratti salienti dei propri personaggi Keitel però si è spesso dimostrato disponibile ad accettare nuove sfide, aiutando giovani registi promettenti. Non è un caso che le opere prime di autentici giganti del cinema come lo stesso Scorsese (Chi sta bussando alla mia porta1969), Ridley Scott (I duellanti, 1977) e Quentin Tarantino (Le Iene, 1992) lo vedano figurare nel cast. Tarantino gli sarà tanto grato per aver finanziato la produzione e seguito il casting del suo primo film che ritaglierà per lui il ruolo del misterioso Mr. Wolf in Pulp Fiction (1994) e lo vorrà anche in Dal Tramonto all’alba (1996) film da lui sceneggiato per Robert Rodriguez. È così amato che ai tempi del casting de Le IeneTim Roth, poi scelto per il ruolo di Mr. Orange, si rifiuterà di fare il provino, chiedendo ed ottenendo uscire a bere con lui e Tarantino quella sera, salvo poi eseguire il casting quando i tre erano totalmente sbronzi. Michael Madsen che invece nella pellicola sarà Mr. Blonde lo vorrà come padrino per suo figlio Max. Pur concedendosi ruoli in film di stampo diverso come Sister Act (1992) e Smoke (1995), Keitel ha continuato a guadagnarsi rispetto nell’ambiente, vedendo nominato co-presidente degli Actor Studios assieme ad Ellen Burnstyn e Al Pacino. Da sottolineare le sue collaborazioni recenti con Wes Anderson e la partecipazione a Youth (2015), secondo film in lingua straniera di Paolo Sorrentino, che era cresciuto proprio col mito dei suoi film con Scorsese. Una carriera mostruosa illuminata da una sola candidatura all’Oscar, ottenuta per Bugsy (1991): di fronte ad una carriera simile, i premi perdono di importanza.

 

  • JOHN CAZALE
I KNEW IT WAS YOU: Al Pacino, John Cazale. photo: Steve Schapiro
Lo sguardo malinconico di John Cazale (1935-1978) nei panni di Fredo Corleone, sul set de “Il Padrino parte II” (1974)

Una carriera brevissima, solo cinque pellicole, tutte ascrivibili nell’empireo dei capolavori: Il Padrino (1972), La Conversazione (1974), Il Padrino Parte II (1974), Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975) e Il Cacciatore (1978). John Cazale era un attore di enorme talento, un amico fraterno di Al Pacino sin dall’infanzia e ha preso parte solo a pellicole candidate al premio Oscar come miglior film. Tre volte diretto da Francis Ford Coppola e tre volte a fianco di Al Pacino – che addirittura lo impose a Sidney Lumet per Quel pomeriggio di un giorno da cani (film per cui guadagnò la sua unica nomination ai Golden Globe) – Cazale sapeva incarnare in maniera perfetta la malinconia, l’insicurezza e la debolezza presenti nell’animo umano, grazie ai suoi sguardi bassi e ad una sapiente scelta di toni vocali. Si ammalò di cancro ai polmoni. Sul set de Il Cacciatore tutti sapevano della sua malattia ma questo non gli impedì di proseguire nel suo epitaffio recitativo. La produzione si oppose ma l’intero cast del film, capitanato dalla sua compagna Maryl Streep, dal regista Michael Cimino e da Robert De Niro, insistette affinché Cazale potesse portare a termine l’opera. Un male incurabile ci ha portato via quello che avrebbe potuto essere uno dei più grandi attori di sempre, ma i suoi personaggi malinconici sono immediatamente entrati nella leggenda.

 

 

  • CHRISTOPHER WALKEN
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Christopher Walken (1943) in un celeberrimo frame da “Il Cacciatore” (1978)

Un marcatissimo accento newyorkese, una cadenza ritmica nel parlare assolutamente unica e caratterizzante, un look eccentrico ed un grande talento recitativo. Christopher Walken è un assoluto specialista nel dar vita a personaggi eccentrici, spaziando dalle sfumature più oscure dell’animo umano ad interpretazioni di enorme impatto comico, ma sempre mantenendo la medesima scansione ritmata delle parole, che fa di lui uno degli attori più imitati della storia. La sua presenza in una pellicola di enorme successo come Io ed Annie (1977) è il preludio alla vittoria del premio Oscar al miglior attore non protagonista nel 1979 per la sua prova nel sopracitato Il Cacciatore, durante le cui riprese improvvisò uno sputo in faccia a Robert De Niro, che non la prese affatto bene. Di lì in poi una carriera estremamente prolifica e densa di ruoli- rigorosamente di supporto- indimenticabili. Negli anni successivi è il villain designato sia in 007-Bersaglio Mobile (1985) che in Batman – Il ritorno (1992) di Tim Burton prima di interpretare il temibile gangster Vincenzo Coccotti in Una Vita al massimo (1993) di Tony Scott su sceneggiatura Quentin Tarantino. Ancora una volta il regista pulp per eccellenza ritaglierà ad hoc per lui un piccolo ma intenso monologo nel più volte citato Pulp Fiction. Dopo una nuova collaborazione con Tim Burton ne Il Mistero di Sleepy Hollow (1999) è il momento di un’ultima candidatura agli Oscar per il suo ruolo paterno in Prova a Prendermi (2002) prima di concedersi una serie di apparizioni a sfumature comiche, tra le quali spicca sicuramente la partecipazione a 7 Psicopatici (2012), film che sembra scritto appositamente per vederlo apparire nel cast in un ruolo che parrebbe chiudere il cerchio della sua carriera a metà tra il comico e il drammatico.

 

  • MORGAN FREEMAN
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L’incredibile somiglianza tra Morgan Freeman (1937) e Nelson Mandela (1918-2013) al servizio di Clint Eastwood (1930) per “Invctus” (2009)

C’è un uomo a cui i registi di Hollywood si rivolgono quando hanno bisogno di dar vita ad un personaggio saggio, mite e carismatico e quest’uomo è ovviamente Morgan Freeman. Dopo una carriera che ha stentato a decollare nei primi anni, Freeman ha trovato fortuna man mano che i suoi capelli diventavano bianchi e la sua voce raggiungeva la sua sonorità riconoscibilissima e rassicurante. Se dovessimo essere fedeli alle etichette, Morgan Freeman potrebbe sfuggire alla definizione di attore non protagonista a causa delle sue tre candidature da protagonista agli Oscar, ma se si pone l’attenzione sui personaggi interpretati noteremmo come in A spasso con Daisy (1989), in Le ali della Libertà (1994) ed in Invictus (2009) Freeman condivide la scena e il ruolo di protagonista con Jessica Tandy, Tim Robbins e Matt Damon. Freeman è naturalmente portato alla recitazione di dialoghi in cui ricopre il ruolo del mentore e la sua performance vocale in Million Dollar Baby (2004) è tanto coinvolgente da fruttargli l’Oscar al miglior attore non protagonista, sotto la regia di Clint Eastwood, un uomo che parrebbe ai suoi antipodi, con cui però continua a collaborare con successo dai tempi de Gli Spietati (1992). Da segnalare inoltre la sua presenza in uno dei thriller di maggior successo degli ultimi venticinque anni come Seven (1995) di David Fincher e nella Trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan. Nota a margine: la sua interpretazione di Dio nelle due commedie di Tom Shadyac Una settimana da Dio (2003) ed Un’impresa da Dio (2007) è stata così convincente da spingere History Channel ad affidargli la conduzione di un documentario itinerante chiamato The Story of God.

 

  • GHOST TRACK: CHRISTOPH WALTZ
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Christoph Waltz nel ruolo che l’ha consegnato all’immortalità cinematografica, il Colonnello Hans Landa in “Bastardi Senza Gloria” (2009)

Immaginate questo pezzo come un vinile. Eseguita la prima faccia del disco state per voltare il vostro 45 giri ma parte quella traccia nascosta che non entra ufficialmente nell’album ma che vi farà sicuramente piacere. Meritava una menzione d’onore questo attore austriaco, la cui carriera è stata totalmente sconosciuta agli occhi dei più fino al compimento dei cinquantatré anni, poi come d’incanto è giunto un deus ex machina a cambiare le cose. Il deus ex machina in questione è stato già più volte citato in questo articolo e il suo nome è Quentin Tarantino, mentre la carriera rivitalizzata è senza subbio quella di un attore austriaco salito alla ribalta con la leggendaria performance in Bastardi Senza Gloria (2009) nella quale recita in inglese, francese, tedesco ed italiano. La prova gli vale Palma d’argento al Festival di Cannes e Oscar al miglior attore non protagonista. Da quel momento in poi Waltz è entrato nell’elite di Hollywood, facendo registrare una prova maiuscola in Carnage (2011) di Roman Polanski e ricevendo poi una seconda convocazione da Tarantino per Django Unchained (2012), pellicola che gli vale il secondo Oscar in carriera su altrettante nomination e che fa registrare il record per quanto riguarda la presenza in scena di un vincitore della statuetta come non protagonista:Un’ora, sei minuti e diciassette secondi. Ora Tarantino lo definisce come uno dei due migliori Quentin’s Actor di sempre. Volete sapere chi è l’altro? Girate il vinile, lo scoprirete.

 

  • SAMUEL L. JACKSON
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Samuel L. Jackson (1948) in “Jackie Brown” (1997), una delle sue sei collaborazioni con Quentin Tarantino: figura anche Pulp Fiction (1994), Django Unchained (2012) e The Hateful Eight (2015), compare invece in un cameo in “Kill Bill Vol. II” (2004) ed è narratore di “Bastardi senza gloria” (2009)

Uno degli attori più prolifici di ogni epoca, quello a cui viene più spesso concesso il turpiloquio… E l’attore di Quentin per eccellenza. Oltre ad aver in qualche modo preso parte a sei degli otto film di Tarantino restando indissolubilmente legato allo stile pulp del regista, Samuel L. Jackson è senza dubbio uno dei punti di riferimento della cultura coloured negli Stati Uniti e non a caso viene spesso associato al cinema di Spike Lee, regista che lo ha aiutato ad uscire dal tunnel delle dipendenze e a vincere il premio al miglior attore non protagonista -appositamente istituito per la sua performance in Jungle Fever (1991) – al Festival di Cannes. Appare in un numero infinito di pellicole, spesso di successo, dando un taglio personalissimo ai propri personaggi : con carisma, personalità, scandendo le battute con la sua inconfondibile cadenza e concedendosi un gran numero di esclamazioni molto colorite. E pensare che da bambino palesava una lieve forma di balbuzie. Non importa che interpreti ruoli eroici o da antagonista, è quasi impossibile che non si lasci sfuggire il suo caratteristico «Modafaka!». Pellicole come Quei Bravi Ragazzi (1990), Una vita al massimo (1993), Jurassic Park (1993), Die Hard- Duri a morire (1995) e le saghe Star Wars e Avengers, hanno contribuito ad affollare la carriera di Jackson di ruoli memorabili al fianco di registi ed attori leggendari. Se poi proprio volessimo trovare il suo capolavoro basterebbe semplicemente riguardare la sua personalissima interpretazione di Ezechiele 25:17.

 

 

  • STEVE BUSCEMI
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L’inconfondibile sguardo “creepy” di Steve Buscemi (1957) in “Desperado” (1995)

Quando Tito Maccio Plauto, il più celebre commediografo dell’antichità latina, cristallizzava nelle proprie opere la presenza di personaggi dalle caratteristiche fisse ed immutabili, probabilmente sognava di poter mandare in scena Steve Buscemi. Sempre fedele alla sua interpretazione creepy di ruoli di supporto, questo attore newyorkese in possesso di uno sguardo e di una voce particolarmente riconoscibili è senza ombra di dubbio uno degli attori più influenti degli anni ’90 pur quasi mai interpretando ruoli centrali. Autoironico tanto da scherzare pubblicamente tanto sul suo essere caratterista quanto sulla frequenza con la quale i suoi personaggi muoiono, la sua identificazione con i propri ruoli è tale che il personaggio che interpreta in Desperado (1995) si chiama… Buscemi. Lascerà il segno in Crocevia della Morte (1990), Barton Fink (1992), Fargo (1996) e Il Grande Lebowski (1998), tutti sotto la regia dei fratelli Coen, in Fuga da Los Angeles (1996), Con Air (1997), Armageddon (1998), Ghost World (2001) e Big Fish (2003) prima di entrare in pianta stabile nella produzione della serie I Soprano, nella quale interpreta Tony Blundetto. Il suo mister Pink ne Le Iene ha tenuto un monologo di culto sul “non credere nelle mance”, divenuto così famoso che le sue comparsate in Pulp Fiction e Coffee and Cigarettes (2003) lo vedranno proprio impersonare un cameriere. Cimentandosi saltuariamente nella regia (ad esempio sua la regia di Pine Barrens, la più famosa puntata de I Soprano), Buscemi ha colpito l’opinione pubblica statunitense prestando servizio in prima persona l’11 Settembre 2001 come volontario alla ricerca dei sopravvissuti tra le macerie di Ground Zero. Nel 2011 vince il Golden Globe al miglior attore in una serie drammatica per la prima stagione di Boardwalk Empire, suggellando una carriera fuori dal comune con un’interpretazione che lo ha affrancato da ogni stereotipo.

 

  • JOE PESCI
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Joe Pesci (1943) nella più celebre scena di “Quei Bravi Ragazzi” (1990)

Diviso tra musica e cinema, Joe Pesci ha dedicato gli ultimi anni della propria vita alla musica, producendosi in saltuarie apparizioni cinematografiche ma prima dell’inizio del millennio ha incarnato dei ruoli di supporto che sono immediatamente entrati nell’immaginario collettivo. La prima vera apparizione sul grande schermo in Toro Scatenato (1980) di Martin Scorsese gli frutta immediatamente una candidatura all’Oscar come miglior attore non protagonista, premio che vincerà, diretto sempre da Scorsese, esattamente un decennio dopo per Quei Bravi Ragazzi (1990), film in cui si esibirà in uno dei dialoghi più iconici della storia del cinema. In entrambe le pellicole duetta meravigliosamente con Robert De Niro. I due hanno recitato insieme anche in C’era una volta in America (1984) e Casinò (1995), formando una delle coppie di maggior successo della storia della settima arte. Per mostrarci tutto il proprio repertorio recitativo poi Pesci non ha disdegnato apparizioni in JFK-Un caso ancora aperto (1991) e nei due film inaugurali della saga Home Alone: Mamma, ho perso l’aereo (1990) e Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York (1992). Parrebbe che finalmente abbia interrotto il proprio ritiro per girare -al fianco degli amici Scorsese e De Niro, oltre che di Al Pacino – un film che, da quanto trapela dovrebbe chismarsi The Irishman, una pellicola ispirata al libro I Heard You Paint Houses la cui uscita è ancora circondata dal mistero. L’hype per la pellicola è piuttosto alto in tutto il mondo.

 

  • ROBERT DUVALL
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Robert Duvall (1931) interpreta il tenente colonnello Bill Kilgore nel capolavoro “Apocalypse Now” (1979)

Una carriera cinquantennale ed un contributo alla settima arte non quantificabile, Robert Duvall è uno degli attori più influenti di ogni epoca, oltre che un versatile attore di supporto ed una figura imprescindibile di numerosi capolavori. Non di rado è stato anche un ottimo leading actor, tanto da vincere nel 1984 il premio Oscar al miglior attore per Tender Mercies (1983) ma i suoi ruoli da non protagonista sono entrati nella leggenda. Legato indissolubilmente a Francis Ford Coppola, Duvall reciterà in Non torno a casa stasera (1969), Il Grinta (1969), M*A*S*H (1970), La Conversazione (1975) e Quinto Potere (1976) e fornirà prestazioni indimenticabili nei primi due capitoli della saga de Il Padrino, guadagnandosi una nomination all’Oscar, per la sua interpretazione di Tom Hagen, personaggio che pare scritto su misura per lui e al quale Duvall dona una profondità inesausta fatta di silenzi e sguardi ambigui. Si ripeterà in Apocalypse Now (1979) con un ruolo agli antipodi, breve ma di enorme impatto scenico. «I like the smell of napalm in the morning» diviene la frase simbolo del capolavoro di Coppola e frutta a Duvall una nuova candidatura agli Academy Awards. Altre due candidature in ruoli di supporto arriveranno con A Civil Action (1998) e The Judge (2015). Con un’infinità di altre apparizioni tra TV e Cinema e saltuarie ma sempre apprezzate prove di regia, produzione e sceneggiatura Duvall è riuscito meglio di chiunque altro a coniugare una carriera prolifica con la classe dei più grandi.

 

  • PHILIP SEYMOUR HOFFMAN
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Philip Seymour Hoffman (1967-2014) immerso nella magnificenza e perfezione visiva di “The Master” (2012)

Galleggiare per una carriera intera tra cinema e teatro, incarnando ogni gradazione possibile ad un personaggio di scena.Comparsa, ruolo di contorno, non protagonista, protagonista. Già, protagonista: dopo una carriera da valore aggiunto, Philip Seymour Hoffmann ha vinto l’Oscar al miglior attore protagonista per Truman Capote-A Sangue Freddo (2005) e ha dato forma ad una piccolo grande cult in Synecdoche-New York (2008). Attorno a queste due performance che hanno fatto tremare i polsi al pubblico di tutto il mondo Hoffmann ha costruito una carriera leggendaria durata poco più di un ventennio: Scent of a Woman (1992), Il Grande Lebowski (1998), Il Talento di Mr.Ripley (1999), Quasi Famosi (2000), Red Dragon (2002), Ritorno a Cold Mountain (2003), Mission: Impossibile III (2006), Onora il padre e La Madre (2007), La Guerra di Charlie Wilson (2007), Il Dubbio (2008), Le idi di Marzo (2011) e Moneyball (2011) sono solo alcune delle sue performance da non protagonista che lo hanno portato a guadagnare nomination e a collaborare con grandi registi e grandi colleghi. Fanno categoria a parte poi le sue collaborazioni con Paul Thomas Anderson, regista che ha legato a doppio filo la propria carriera a quella di Hoffman: Sydney (1996), Boogie Nights (1997), Magnolia (1999),Ubriaco d’amore (2002) e la sua prova-capolavoro vincitrice della Coppa Volpi al Festival del Cinema di Venezia in The Master (2012). Nel 2014, uno speedball, un cockatail di sostanze stupefacenti ce l’ha portato via, si dice soffrisse di depressione. A quarantasei anni ci ha lasciati, creando un vuoto immenso nella storia del cinema. I suoi film postumi La spia-A Most Wanted Man (2014) e gli ultimi due capitoli della saga di Hunger Games non sono neanche lontanamente sufficienti a colmare la sua mancanza.

Non esistono piccole parti, esistono solo piccoli attori. Ma solo grandi attori possono rendere leggendari dei personaggi al di là del numero di minuti in scena e di battute recitate. Questo pezzo è un piccolo tributo a quei grandi che difficilmente vedranno dedicarsi una monografia e a tutti coloro che in giro per il mondo approcciano la recitazione partendo da piccoli ruoli.

 

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About Jacopo Gramegna

REDATTORE | Classe 1996, ex cestista ed ex Parlamentare Regionale dei Giovani in Puglia, diplomato al Liceo Classico. Attualmente è studente di Giurisprudenza d'Impresa presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Divoratore instancabile di film e studioso di tattica sportiva, nutre una passione viscerale per i racconti che gravitano attorno ai campi da gioco. Si diletta in uno storytelling che possa far convergere le sue numerose anime. Primo Pianista per "NbaReligion.com".

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