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La vita di Ugo Foscolo, tra la Crisi e l’Illusione

Pubblicato il Pubblicato in Letteratura e Cultura, Recenti, Zibaldone

(tratto da La Crisi e l’Illusione)

 


Ugo Foscolo
è il lirico classicista per prassi e ideologia. Risale alla più elevata tradizione classica, sia antica che moderna, l’orgoglio di essere poeta:

 

<<Tu non altro che il canto avrai del figlio…>>

(Ugo Foscolo – A Zacinto, 1803)

 

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“Ritratto di Ugo Foscolo” (1813), di François-Xavier Fabre

L’autore percepisce l’Antico come qualcosa di estremamente attuale, vale a dire né come deposito archeologico né come passato da contrapporre al presente, ma come veicolo di valori e di significati integrabili in un discorso sulla modernità. Documentare la fitta trama di echi, suggestioni, riprese che avvolge il sonetto foscoliano richiederebbe davvero un lungo discorso. Un nudo elenco non basta, da solo, a dare l’idea di quanti materiali tradizionali questi versi inglobino: si va da Omero a Virgilio, da Orazio a Ovidio, da Properzio a Lucrezio, da Petrarca a Poliziano, da Tasso a Marino, fino ad Alfieri. Caratteristica ancora neoclassica è l’uso particolare della mitologia e della cultura classica per esprimere valori sentimentali e privati, a conferire un’aura mitica ed esemplare a un destino individuabile. Abolite le contingenze storiche e biografiche, vere responsabili di quel destino, l’io resta solo a lottare, vinto e insieme vincitore, con un fato imperscrutabile.

Il periodo Neoclassico è intrinseco di nuove sfaccettature storiche, politiche e letterarie: il Triennio Giacobino aveva coinvolto molti uomini tra cui poeti come Foscolo e in Italia, benché solitamente vi fosse una letteratura solare, cominciano a circolare le idee macabre dello Sturm und Drang tedesco nonché le vicende mitologiche di Ossian. Il risultato è una lettura individualistica, coniata da autori tedeschi come Johann Wolfgang von Goethe con I Dolori del Giovane Werther (1774), per poi ispirare Ugo Foscolo nella stesura de Le Ultime Lettere di Jacopo Ortis (1801). Non l’io, dunque, nella sua profondità interiore quanto io personaggio (influsso tragico di Alfieri), tragico e teatrale, in lotta con le avversità dell’esistenza. Tuttavia, si hanno differenze per quanto riguarda la forma e il fine degli autori neoclassici.

 

Questo è il quadro generale in Italia:

 

  • Ugo Foscolo  -> utilizza la forma classicheggiante per esprimere dei valori ;

 

  • Vincenzo Monti -> utilizza la forma classicheggiante per adulare i potenti ;

 

  • Ippolito Pindemonte -> utilizza la forma classicheggiante in forma Preromantica ;

 

  • Pietro Giordani -> utilizza la forma classicheggiante in forma Illuministica .

 

 

In particolare, Foscolo e Monti sono considerati spesso gli opposti per finalità:

 

  • Se Foscolo dà una risposta alla crisi creando la nuova figura dell’intellettuale impegnato, Monti rimaneva un intellettuale cortigiano ;

 

  • Se per Foscolo l’intellettuale deve “ingraziarsi” il popolo con le sue abilità e le proprie idee, Monti mostra una certa noncuranza politica e sociale ;

 

  • Monti fa poesia d’occasione, mentre Foscolo si serve dell’occasione per esprimere sentimenti universali .

 

Un Foscolo dunque impegnato, intellettuale libero di esprimere le proprie idee nei giornali, in giro per l’Italia e per l’Europa. Se lui, Manzoni e Leopardi (i tre grandi del XIX secolo) muteranno continuamente la loro condizione, al contrario autori come Monti o Pascoli rimarranno fissi per tutta la loro vita.

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“Abbazia nel querceto” (1810), di Caspar David Friedrich

In Foscolo è presente la voglia di fuggire (tipico del Neoclassicismo) ma al contempo quella di ritornare. Tutto ciò ci riconduce ad un’altra sfera dell’autore, non per questo meno significativa: il tema dell’esule. L’autore, infatti, nato a Zacinto (isola greca) e sempre in giro per l’Europa per motivi familiari si sente un esule, senza patria e con un stile linguistico misto e poco adattabile alle esigenze di un particolare territorio. Il valore della patria è concretamente espresso da Foscolo nella sua partecipazione attiva nell’esercito dell’Italia Cisalpina napoleonica. L’autore ci crede fortemente e il suo legame politico traspare ovviamente dalla sua poesia e dalle sue opere. Ma nel momento in cui si sente tradito dalle scelte politiche di Napoleone, applica una scelta dolorosa ma irremovibile: l’esilio dalla Madrepatria. La nostalgia per la patria lasciata, ma anche per la patria sognata si manifesta pienamente nella sua letteratura che diviene nostalgica e piena di rimpianti.

Un esempio lo si ritrova nella poesia In Morte del Fratello Giovanni (1803), scritta poco dopo la morte del fratello che si tolse la vita, probabilmente, per debiti di gioco: l’esilio è avvolto nel mito (si riprende Ulisse per il tema del viaggio), Foscolo non può ritornare in patria a compiangere il fratello (sepoltura lacrimata) ma utilizza la figura materna (ultima figura familiare rimastagli) come ricongiungimento al fratello, alla patria ed al sepolcro.

 

 

1.1 – I Momento, Le Illusioni positive:

Il periodo giovanile e un po’ inconsapevole di Foscolo è influenzato in particolar modo dalle correnti borghesi francesi, ricche di ideali, che trascinavano con sé libertà, uguaglianza e pari diritti a tutti gli uomini.

L’attuale conformazione politica europea e americana non era gradita agli uomini figli del sistema razionalistico e illuminista: il loro obiettivo consistette nel distribuire i poteri nelle giuste dosi, risanare i deficit statali, valorizzare il Terzo Stato, creare Costituzioni al passo coi tempi. Benché i buoni propositi fossero ampiamente sostenuti dalle masse, le pressioni delle monarchie europee e il deludente imperialismo napoleonico provocarono il crollo della ragione, la fine degli ideali che la rivoluzione del 1789 aveva sprigionato, l’inizio della crisi. Questa crisi si dimostrò così consistente da sconcertare le menti degli intellettuali del tempo, pervasi da una nuova sensazione di disagio e instabilità: il pessimismo. Ogni nazione e, ancor di più, ogni autore evidenziarono questo sentimento in maniera differente: risulta faticoso, perciò, delineare delle leggi letterarie comuni.

Il pessimismo arrivò anche in Italia, ma non fu sentito come negli altri stati europei. Ciò è dovuto al fatto che la penisola italiana, come vedremo in avanti, sentiva il forte bisogno di riunirsi sotto un’unica bandiera, ritornare ai gloriosi tempi del Rinascimento e del Mondo Antico.

Il primo Foscolo, dunque, non è altro che il risultato del fatto storico: in lui risiedono i valori di libertà, il desiderio di un mondo costruito su misura, la determinazione di una vita politica migliore. La manifestazione del Foscolo-personaggio non è altro che il suo Jacopo Ortis, giovane universitario veneto di passione repubblicana, con un carattere impulsivo e attivo, lacerato da tormenti e conflitti nonché continuamente ripiegato in se stesso per una sorta di continua auto-introspezione. Il romanzo epistolario è costituito da una serie di lettere che lo stesso Jacopo inviava ad un suo caro amico, Lorenzo Alderani. Jacopo è coinvolto direttamente negli scontri: lotta, soffre, si batte per la patria. Ma i sogni adolescenziali si scontrano duramente alle avversità della vita. Jacopo perde sia la patria che la donna amata, una certa Teresa, promessa a un uomo ricco ma povero interiormente. Fondamentale nell’opera è il ruolo di Parini, il quale appare in scena come un senex saggio che apre gli occhi all’immaturo Jacopo (Foscolo) e lo dissuade da inutili atti d’audacia. Il povero Jacopo si ritrova ormai distrutto dal crollo dei suoi sogni, incapace di sopportare un fardello così pesante ed angosciante. Ritorna ai colli Euganei per rivedere Teresa un’ultima volta per poi giungere a Venezia per riabbracciare la madre. Tornato nuovamente ai colli, infine, dopo aver scritto una lettera a Teresa e l’ultima all’amico Lorenzo Alderani, si uccide, piantandosi un pugnale nel cuore.

Da notare la Lettera di apertura del romanzo. Essa è indirizzata ovviamente a Lorenzo Alderani, ed è stata scritta l’11 Ottobre 1797. Jacopo fa riferimento a un sacrificio della patria, che può essere anche ricollegato al sacrificio religioso. Jacopo fa subito intendere di aver perso ogni speranza per la patria e per se stesso.

Fin dalle prime pagine, quindi, il destino del protagonista è segnato:

 

<<aspetto tranquillamente la prigione e la morte…>>

(Ugo Foscolo – Jacopo Ortis, Lettera dell’ 11 ottobre 1797)

 

Un Foscolo-autore, dunque, incosciente e “codardo”: il uso animo cosparso di illusioni e la sua politica liberale muoiono insieme al povero e frustrato Jacopo Ortis e non con lui. Benché la disfatta fosse stata già annunciata a inizio romanzo con la Lettera datata 11 ottobre 1797, all’interno dell’opera non mancano le cosiddette illusioni positive  le quali mantengono in piedi, fin dove possono, accesi i sogni di Jacopo. Una dimostrazione del pensiero del giovane Foscolo (mascherato in Jacopo) a riguardo emerge chiaramente nella Lettera datata 15 Maggio 1798:

 

<<Illusioni! ma intanto senza di esso io non sentirei la vita che nel dolore, o (che mi spaventa di più) nella rigida e noiosa indolenza: e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò, come un servo infedele…>>

(Ugo Foscolo – Jacopo Ortis, Lettera del 15 maggio 1798)

 

Giovane e ancora spudorato, Jacopo si rifugia invano nei suoi sogni e nelle sue speranze. Per sua sfortuna, non sa che quella condizione di felicità illusoria sarebbe durata ben poco. Nemmeno i ricordi amorosi dopo il bacio con Teresa riusciranno a mutare il suo destino, ormai segnato. Le illusioni, infatti, non sono ancora pronte, non possiedono la giusta predisposizione tale da fargli sopportare il peso delle avversità della vita: la sua giovane età, tra l’altro, non lo aiuta certamente. Le illusioni, dunque, non sono ancora in grado di salvare né il protagonista Jacopo, né tantomeno il suo autore e la morte, a sua volta, rimane padrona del mondo con il suo nulla eterno.

 

 

1.2 – II Momento, La religione delle Illusioni:

Il Foscolo maturo, invece, impara ad affrontare i problemi sociali, le avversità politiche e culturali cui il mondo lo sottopone. Diviene il Didimo Chierico (alter ego dell’autore), il rovescio di Jacopo Ortis.

Sotto la sua maschera, infatti, Foscolo sperimenta una scrittura di tipo umanistico, che molto deve alla lettura di Laurence Sterne e alla quale si dedicherà anche negli anni dell’esilio con le incompiute Lettere dall’Inghilterra, che svolgono un confronto tra la società italiana e quella anglosassone. Come analizzato precedentemente, Foscolo percepisce l’Antico come qualcosa di estremamente attuale, vale a dire né come deposito archeologico né come passato da contrapporre al presente, ma come veicolo di valori e di significati integrabili in un discorso sulla modernità. Questo dimostra il passaggio consequenziale dal periodo della giovinezza alla maturità: Foscolo si rifugia nel passato, ma non esce fuori di scena. Egli sfrutta il passato per inserire i propri concetti e i propri valori, al fine di ammaliare il popolo di lettori con le sue teorie da intellettuale impegnato.

Nasce la così religione delle illusioni ove le stesse, stavolta, diventano salvifiche e si basano sugli stessi ferrei valori a cui il poeta non può e non sa rinunciare:

 

  • La Patria (intesa come Nazione) ;

 

  • L’ Indipendenza Politica ;

 

  • La visione combattiva e militante della vita ;

 

  • La libertà dell’intellettuale, non asservito ai potenti ;

 

  • La poesia “eternatrice” e purificatrice (consola l’animo umano) con funzione morale e civile .

 

La visione della morte è modificata: essa non è più il nulla eterno, ma diviene paradossalmente lo spiraglio di luce che gli permette ancora di vivere o, sarebbe meglio dire, sopravvivere.

La morte, infatti, annulla ogni cosa: ma proprio perché annulla ogni cosa, sgretola automaticamente le angosce e le sofferenze di cui Foscolo si sente pervaso. La morte lo avvicina al sepolcro, il sepolcro alla madre e quindi alla patria: l’autore non può ritornare in patria (vi accederà soltanto da morto) ma sa che un giorno verrà compianto dalla madre (sepoltura lacrimata) attivando così la corrispondenza di amorosi sensi, ed egli vivrà nei ricordi di chi lo ha conosciuto in vita e di chi, magari, gli ha voluto del bene.

Ecco perché Foscolo non può avere paura della morte: la fine di ogni cosa per lui rappresenta la libertà dalle angosce, il ricongiungimento con la patria. Ancora una volta la figura della madre, nel poeta neoclassicista, funge da mediatias tra il sepolcro e la patria. Molti dei valori citati nella pagina precedente rientrano in quello che è ritenuto il carme più importante di Foscolo, Dei Sepolcri. Attraverso il susseguirsi di esempi opportunamente scelti, le tesi del poeta si chiariscono o con le sue stesse teorie a riguardo:

 

  • «Sol chi non lascia eredità d’affetti, poca gioja ha dell’urna»

                (Ugo Foscolo – Dei Sepolcri, vv.41-42)

 

I due versi indicano come chi non abbia lasciato alcun ricordo del proprio passaggio sulla vita terrena, alla fine si ritrovi solo con la propria morte, per niente compianto ;

 

 

  • «Pur nuova legge impone oggi i sepolcri fuor de’ guardi pietosi, e il nome a’ morti contende»

                (Ugo Foscolo – Dei Sepolcri, vv.51-53)

 

In questo caso, i versi denunciano l’Editto di Saint-Cloud emanato da Napoleone Bonaparte: l’editto prevedeva che le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine ;

 

 

  • «Ove dorma il sacro capo di Parini? A lui non ombre pose tra le sue mura la città […] e forse l’ossa col mozzo capo gl’insanguina il ladro che lasciò sul patibolo i delitti»

                (Ugo Foscolo – Dei Sepolcri, vv.71-73 / vv. 75-77)

 

Nella parte selezionata, Foscolo denuncia il corpo disperso del poeta Giuseppe Parini con una fine piuttosto macabra: i poeti sono dispersi e vengono ricordati soltanto per i loro scritti ;

 

 

  • «Non sempre i sassi sepolcrali a’ templi fean pavimento»

                (Ugo Foscolo – Dei Sepolcri, vv.104-105)

 

Qui il poeta neoclassicista narra con disappunto gli usi sepolcrali in epoca medievale: sotto i pavimenti delle Chiese, destinati ad esser pestati per l’eternità ;

 

 

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  • «Ma cipressi e cedri di puri effluvj i zefiri impregnando perenne verde protendean su l’urne per memoria perenne, e preziosi vasi accogliean le lagrime votive»

                (Ugo Foscolo – Dei Sepolcri, vv.114-118)

 

In questa parte, invece, l’autore esprime compiaciuto la situazione nei cimiteri inglesi, ricchi di verde perenne ;

 

 

E poi, ancora, i riferimenti agli uomini “grandi” che hanno reso gloriosa la patria:

 

  • Niccolò Machiavelli : <<Quel grande che temprando lo scettro a’ regnatori gli allòr ne sfronda>>

       (Ugo Foscolo – Dei Sepolcri, vv. 155-157)

 

 

  • Michelangelo Buonarroti : <<Colui che nuovo Olimpo alzò in Roma a’ Celesti>>

       (Ugo Foscolo – Dei Sepolcri, vv. 159-160)

 

 

  • Portrait_de_Dante
    “Ritratto di Dante” (1495 circa), di Sandro Botticelli

    Galileo Galilei : <<E di chi vide sotto l’etereo padiglion rotarsi più mondi, e il Sole irradiarli immoto>>

       (Ugo Foscolo – Dei Sepolcri, vv. 160-162)

 

 

  • Dante Alighieri : <<Ghibellin fuggiasco>>

       (Ugo Foscolo – Dei Sepolcri, vv. 174)

 

 

  • Francesco Petrarca : <<Amore in Grecia nudo e nudo in Roma d’un velo candidissimo adornando, rendea nel grembo a Venere Celeste>>

(Ugo Foscolo – Dei Sepolcri, vv. 176-179)

 

 

  • Vittorio Alfieri : <<E a questi marmi venne spesso Vittorio ad ispirarsi>>

(Ugo Foscolo – Dei Sepolcri, vv. 188-189)

 

 

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About Emanuele Grillo

DIRETTORE RESPONSABILE | Classe 1991, siciliano fino al midollo. Studente di Giurisprudenza, ha frequentato il Liceo Classico della sua città. Appassionato di scrittura, ha vinto numerosi premi. Immerso nella musica sin da piccolo, suona il pianoforte e ha maturato una certa esperienza in ambito corale-polifonico. Ma non lasciatevi ingannare: è in grado di ascoltare (quasi) tutto, passando in un nanosecondo dalla "Messa di Requiem in Re minore K 626" di Wolfgang Amadeus Mozart a "Stairway To Heaven" firmata Led Zeppelin. Idealista, sognatore e pragmatico all'occorrenza, aspira a cambiare il mondo e a tirar fuori il meglio dalle persone; nel tempo libero, comunque, ritorna coi piedi per terra. Europeista ed antifascista convinto, progressista, crede nella giustizia sociale e nel rispetto degli ultimi. Ritiene che la legalità non sia mai un optional. Ama i viaggi, la lettura, la sua terra, il mare e i boschi. Di fede juventina da quando ha memoria, fotografo a fasi alterne, nutre un amore nascosto per l'Oriente.

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