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Il vero colpo di Stato in Turchia

Pubblicato il Pubblicato in Human Rights, Politica ed Economia, Recenti
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Recep Tayyip Erdoğan (1954) è un politico turco, dodicesimo e attuale Presidente della Turchia

A partire dal 2015 è iniziato il lungo processo di adesione della Turchia all’Unione Europea; il colpo di Stato fallito lo scorso 15 Luglio ha, però, causato una battuta d’arresto non irrilevante, a causa soprattutto della sospensione di alcuni diritti umani, ritenuti fondamentali per entrare a far parte della famiglia dell’Unione. «È l’ora che Ankara ci dica cosa vuole davvero». E ancora: «Non si può negoziare la democrazia, l’indipendenza della magistratura, la libertà di stampa», ha dichiarato il Commissario europeo per l’allargamento e la politica di vicinato Johannes Hahn.

Cosa succede attualmente nella Turchia di Recep Tayyip Erdoğan? Quando parliamo di abbassamento dello standard di tutela dei diritti umani, ci riferiamo a torture e sevizie nei confronti dei detenuti, totale limitazione della libertà di pensiero, arresto di oppositori politici. Immediatamente dopo il golpe, la Turchia ha sospeso la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ufficializzando il suo allontanamento dallo Stato di diritto. La misura rientra nel cosiddetto piano di emergenza per evitare un secondo colpo di Stato. Ma sappiamo realmente cosa significhi tale sospensione? Non è un mero venir meno ad un impegno giuridico, non è semplice tecnicismo, burocrazia: è impunità, limitazione alla propria libertà fisica, morte in alcuni casi. In questi ultimi mesi tanti sono stati gli episodi testimoni del clima di terrore oggi diffuso in Turchia.

Uno dei provvedimenti che più colpisce è il sempre più alto livello di censura su internet. Intorno al 4 Novembre scorso, i cittadini turchi improvvisamente sono stati privati della possibilità di scambiare sms tramite WhatsApp o Telegram, di vedere i volti di parenti e amici distanti attraverso Skype, o di condividere le proprie foto su Facebook. Recentemente il Governo turco ha anche vietato l’accesso ai VPN (Virtual Private Network), sistemi informatici che servono per aggirare le censure attraverso una connessione criptata e a TOR, servizio di navigazione anonima. Il blocco dei social è stato, però, solo temporaneo e si sono registrati solamente alcuni episodi di non funzionamento dei VPN. Internet non è l’unica vittima di Erdoğan: dodici deputati, membri dell’HDP, il partito curdo per il popolo democratico, sono stati arrestati il 4 Novembre con l’accusa di non aver voluto testimoniare nell’indagine contro il gruppo militante curdo PKK, considerato un’organizzazione terroristica da USA, UE e ONU. Infatti l’esplosione di una bomba a Diyarbakir, prima della rivendicazione da parte dell’ISIS, era stata attribuita proprio al gruppo curdo. Tra gli arrestati anche i leader Selahattin Demirtaş e Figen Yüksekdağ. Nelle ultime ore sono stati spiccati mandati di arresto nei confronti di cinque assistenti parlamentari dell’HDP per i quali: «l’accesso all’assistenza legale è stato negato per cinque giorni».

Istantanea catturata durante il golpe nel luglio scorso
Istantanea catturata durante il golpe nel Luglio 2016

Erdoğan sembra non aver risparmiato neanche la redazione del quotidiano turco Cumhuriyet: dopo l’arresto del direttore del giornale, Murat Sabuncu, nei giorni scorsi è stato tratto in detenzione l’editore Akin Atalay, entrambi con l’accusa di terrorismo. Resta ancora in carcere la scrittrice turca Asli Erdoğan, arrestata dopo il golpe del 15 Luglio con l’accusa di essere vicina al PKK. Tra due settimane sarà reso noto il verdetto sull’ergastolo richiesto dallo Stato; attraverso le pagine del Cumhuriyet la scrittrice dichiara: «sono diabetica e necessito di una nutrizione speciale, eppure qui posso mangiare solo yogurt. Soffro di asma e non mi viene concessa l’ora d’aria».

Simbolica può essere considerata la decisione di Ankara di non cambiare l’orario in occasione del ritorno all’ora solare il 30 Ottobre. In questo modo, la Turchia sarà posizionata sul terzo meridiano ad Est di Greenwich. La scelta è ufficialmente motivata in termini di risparmio di energia elettrica, ma è stata interpretata da molti come la volontà di avvicinarsi sempre di più all’Oriente. E in questi giorni, in cui tutto il mondo assiste agli sviluppi sulla politica statunitense, le vicende turche e americane si intrecciano: il Presidente Erdoğan ha infatti lanciato un preciso invito al neo eletto Mr. President. Ridateci Fethullah Gülen e saremo due grandi Nazioni alleate; questo il messaggio proveniente da Erdoğan e dal Premier Binali Yildirim, che insieme a Vladimir Putin, Marine Le Pen e Matteo Salvini si congratulano (davvero) sinceramente con Donald J. Trump.

Che la Turchia entri o non entri a far parte dell’Unione Europea, non è questione da poco: si assiste negli ultimi giorni ad un teso braccio di ferro tra la Commissione e il Governo di Ankara. I patti erano chiari: tre milioni di profughi accolti in Turchia, in cambio di sei miliardi e della liberalizzazione dei visti. Erdoğan attacca tutti, l’Europa da una parte, con la minaccia di non rispettare l’accordo, la NATO dall’altra, dichiarandosi infastidita dalla continua presenza delle navi dell’Alleanza nel Mar Egeo, da tempo conteso da Ankara ed Atene. In uno scenario in cui si disattendono regole e diritti, l’annuncio di una riforma della Costituzione non spaventa più. Cosa potrebbe accadere di peggio? Molti politologi e uomini di spicco sono oggi concordi nell’affermare che il mondo sembra si stia abbandonando ad una deriva autoritaria e a un nostalgico ritorno al passato. Sembra oggi illusorio il processo evolutivo avvenuto dal secondo dopoguerra in ambito di diritti civili e politici: sintomatici sono il ritornare di moda della pena di morte, dell’aborto, della censura e degli arresti politici. Sembra ieri che si lottava per gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, che si esorcizzava la figura dello straniero, che il popolo veniva espugnato mentre re e principi si spartivano mari e terre.

Una spiegazione forse ancor più scottante è che per anni l’occidentale medio si è limitato a non vedere, a non voler accettare che la minaccia autoritaria era dietro le proprie spalle o addirittura all’interno delle proprie mura.

 

La scrittrice turca Asli Erdogan, arrestata dopo il golpe del 15 luglio
La scrittrice turca Asli Erdoğan (1967), arrestata dopo il golpe dello scorso 15 Luglio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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About Viviana Giuffrida

REDATTRICE | Classe 1995, vive a Catania. Frequenta la Facoltà di Giurisprudenza nella sua città, dedicandosi inoltre a doposcuola, giornalismo e volontariato. Non le manca mai il tempo per libri e serie TV, nonché per una buona birra tra amici.

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