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Vasco Rossi: una vita spericolata

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Nell’ormai lontano 1952, a Zocca, nasceva una delle più grandi icone della musica italiana, colui che avrebbe offerto una boccata d’aria fresca alla musica italiana. Nasceva il Komandante Vasco Rossi.

Partito come Deejay, fondando Punto Radio (una delle tantissime radio indipendenti presente in Italia), si trovò ben presto ad incidere prima un 45 giri, intitolato Jenny/Silvia, mentre l’anno seguente incise il primo vero album …Ma cosa vuoi che sia una canzone…, distribuito solamente in Emilia-Romagna.
Questo Vasco, ancora molto distante dallo spericolato rockettaro, era vicino alla musica cantautorale del tempo (siamo intorno agli anni 1977-78). Comunque sia, questo primo album, inizialmente non molto fortunato, ci ha regalato capolavori come La nostra relazione, Ed il tempo crea eroi.
Già da questa primissima battuta del Blasco, si può percepire il taglio delle sue opere, che si potrebbero definire sporche. Sia nei contenuti che nella voce. La classica voce di Vasco, ruvida e penetrante, generata dalle troppe sigarette fumate e dalla Vita Spericolata perennemente cavalcata.

Nel 1979 uscì il suo secondo album, dal titolo Non siamo mica gli americani. Questo album, ottenne certamente maggiore visibilità rispetto al primo e, dunque, un maggior successo, anche se venne consacrato qualche anno più tardi, grazie alla canzone più conosciuta del Blasco, ovvero Albachiara.
Il suo secondo album, mostra per davvero, la pasta di cui è fatto Vasco Rossi. Un artista duro, rude e provocatore, figlio di quel rock maledetto che, oltre i confini nazionali, infiammava già da anni intere generazioni.
Nonostante la musica italiana avesse già, da diverso tempo, ottenuto uno svecchiamento, grazie alla musica cantautorale (De André, Guccini, Rino Gaetano, Battisti, etc…), Vasco stava per impennare il manubrio della motocicletta. Ed ecco arrivarci brani immortali come Fegato, fegato spappolato, La strega, Faccio il militare.
Addirittura in questo album, per far capire fino in fondo, nel caso non si fosse già capito, da che parte della musica il Blasco si sarebbe collocato, inserì, al termine dell’intramontabile Fegato spappolato, due frasi della celeberrima canzone God save the Queen, dei Sex Pistols <<God save the Queen. The fascist regime. They made you moron>>.

Nel medesimo anno, Vasco Rossi perse il padre Giovanni Carlo. Il lutto fu un durissimo colpo, tanto che il Blasco pensò seriamente di mollare la sua carriera da Cantautore, o come ama definirsi lui Provca(u)tore.
Ecco, però, arrivare nel 1980 Colpa d’Alfredo, con tutto il suo carico di scorrettezza e maleducazione. Anch’esso poi diverrà un album intramontabile.
Vasco suonerà a DomenicaIn la canzone Sensazioni Forti. Purtroppo o per fortuna, il giornalista Nantas Salvaggio, criticherà duramente Vasco Rossi e la Rai, colpevole di dare spazio ad un <<Ebete, cattivo e drogato!>>
Nulla, però, può placare l’ondata rock, sapientemente guidata dal Blasco e, l’anno successivo, nel 1981, produrrà uno dei suoi album migliori: Siamo solo noi. La canzone omonima del suddetto album, sarà poi l’inno di quella generazione (e tutt’oggi lo è) che tanto attendeva l’esplosione di quel rock, maleducato e spregiudicato, così devastante nei paesi dove la musica stava muovendo passi da gigante (USA e Inghilterra).

<<…Siamo solo noi, che andiamo a letto la mattina presto e ci svegliamo con il mal di testa… Siamo solo noi, che non abbiamo vita regolare, che non ci sappiamo limitare… Siamo solo noi, quelli che non han più rispetto per niente, neanche per la mente… Siamo solo noi, quelli che poi muoiono presto, quelli che però è lo stesso…>>

Vennero poi la due apparizioni al Festival di San Remo, nel 1982 con Vado al massimo e nel 1983 con Vita Spericolata.
Il prodigio di Zocca, si mostrò sul palco dell’Ariston (così lontano da quel suo mondo e, ancor di più, dal mondo del rock), con l’espressione perennemente persa nel vuoto (come se fosse, anzi lo era, ubriaco) Queste due partecipazioni non premiarono Vasco in niente, ma accrebbero, allo stesso modo, la sua immagine maledetta, generando sempre più attrazione verso una grossa fetta di pubblico. Tant’è che nel 1983 uscì il sesto album, Bollicine, e l’omonima canzone, carica di riferimenti alla cocaina, vinse il Festival Bar. Il tour di quell’anno fu un vero trionfo a livello musicale, ma una totale disfatta sull’aspetto umano. Vasco era definitivamente dentro a quel turbine, che già tanti cantanti inghiottì. Il rock, quello di quei tempi, era un amico/nemico che non perdonava. Il rock era vita e tutto quello che veniva cantato era poi sempre attuato nella quotidianità. Vasco era diventato totalmente dipendente da anfetamine e da farmaci.
Nel 1984 verrà fermato in una discoteca e arrestato. Inseguito, dopo una perquisizione, vennero trovati 26 grammi di cocaina e subito gli cadde addosso l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L’unico cantautore che prese a cuore la situazione di Vasco fu Fabrizio De André che, insieme a Dori Ghezzi, andò a visitarlo in carcere.

Vasco ha le ossa dure e, da lì a poco, si assisterà alla sua rinascita e alla definitiva consacrazione. Nel 1987 uscirà l’album C’è chi dice no, contenente l’omonima canzone più altri capolavori come Brava Giulia e Lunedì.
Vasco verrà nuovamente arrestato per guida pericolosa sulla A14, detenzione di un grammo di cocaina e di uno sfollagente. Verrà rilasciato pochi giorni dopo tra i fans che chiedevano abbracci e autografi.
Ormai il successo del Blasco è irrefrenabile, tant’è che deciderà di abbandonare i palazzetti per tuffarsi negli stadi, affinché si potessero contenere tutti i suoi Vasconvolti.
Vasco è un fiume in piena e scriverà nel 1989 l’album Liberi liberi. Nel 1994 sarà la volta dell’album Gli spari sopra, che gli varrà la conquista di ben 10 dischi di platino. Nel 1996, invece, presenta l’album Nessun pericolo…per te, con la celebre canzone Gli angeli, dedicata all’amico Maurizio Lolli, morto di cancro ai polmoni. Nel 1998 vincerà, per la seconda volta, il Festival Bar con Io No, e la targa Tenco, come miglior album dell’anno.

Nel 1999, ci sarà un gravissimo lutto nella vita del Blasco. A causa di un’overdose di eroina, morirà l’inseparabile amico, chitarrista e coautore, Massimo Riva.

Non intendo procedere oltre, anche perché servirebbe un ulteriore articolo, riguardo la vita musicale di Vasco Rossi. Non avrebbe alcun senso continuare, dato che ci troviamo di fronte ad un altro artista. Ovviamente siamo tutti felici se Vasco sia diventato l’animale da palcoscenico che è oggi e, soprattutto, che sia ancora vivo. La maturità, la vita, forse, troppo frenetica e rapida, l’aver esaurito l’ispirazione, hanno reso i recenti lavori del Blasco solamente l’ombra dell’uomo che fu (qualsiasi fan di Vasco, ovviamente, lo noterà, poi c’è chi lo ammette e chi no, ma poco importa).
Mi piace ricordare il rockettaro, sfrenato e spericolato che era, le sue canzoni totalmente controcorrente ed eticamente scorrette come Ti taglio la gola.

L’immortalità del cantante è un dato di fatto, colui che è riuscito a portare il rock, quello duro e puro, nei confini italiani, colui che ha accompagnato generazioni con la sua voce rude e le sue storie d’amore maledette e malsane, o con ballate talmente delicate da essere urlate nelle notti di festa, in qualsiasi bar, in qualsiasi luogo, dove ci sia ancora voglia di vivere.

 

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About Mr. Tambourine Man

Chi è Mr. Tambourine Man? Nessuno lo sa con certezza. Intorno a lui aleggia un'aura di mistero: per alcuni è un ex chitarrista dei Nirvana reso nostalgico dall'età, per altri un giovane rapper dal sound elettronico, per altri ancora una cantante di opera lirica con la passione per la pop dance. O forse lo stesso lettore. Mr. Tambourine Man vi guiderà in un viaggio mistico attraverso la musica.

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