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USA-Russia: sull’orlo del baratro

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Satan 2, il missile balistico intercontinentale di cui la Federazione Russa ha avviato la realizzazione

Il 1° Settembre 2000 veniva firmato a Washington, dagli Stati Uniti d’America e dalla Repubblica Federale Russa, il trattato internazionale sulla Gestione e Distribuzione del Plutonio. L’accordo ammette l’uso del plutonio a scopo esclusivamente difensivo e ha per questo motivo avviato l’instaurazione di un equilibrio pacifico tra le due superpotenze, un tempo protagoniste della Guerra Fredda. Si è così giunti ad una significativa riduzione degli arsenali nucleari che i due Paesi hanno a disposizione, in modo da contenere la tensione che sempre ha animato i loro rapporti, condizionando la politica europea e non solo. Sono trentaquattro le tonnellate di plutonio che l’accordo consente ai due Stati di conservare, mentre le eccedenze debbono obbligatoriamente essere convertite in combustibile ossido misto (MOX) e successivamente smaltite.

Da allora i rapporti tra USA e Russia sembrano essersi notevolmente deteriorati, a causa di difficili relazioni diplomatiche e di divergenze apparentemente insormontabili riscontrate in più settori. Il 3 Ottobre 2016 Vladimir Putin – leader indiscusso della Federazione Russa – ha dichiarato la sospensione del trattato sul Plutonio, che era stato riconfermato nel 2010. A prescindere dalle conseguenze pratiche della sospensione, il segnale lanciato agli Stati Uniti e all’Occidente è indubbiamente forte. Piuttosto diffusi sono i timori di una possibile riapertura della Guerra Fredda e vi è persino chi ritiene che la Russia si starebbe preparando ad uno scontro vero e proprio. In realtà, la smentita non si è fatta attendere a lungo. Tali voci di corridoio sono circolate per tutto l’Occidente e a dar loro adito sono state una serie di circostanze. Putin ha annullato l’incontro con François Hollande – Presidente della Repubblica francese – ed Angela Merkel – Cancelliera tedesca. A ciò si aggiungono le accuse che il Regno Unito rivolge alla Russia sul bombardamento compiuto da aerei di fabbricazione russa ai danni di convogli umanitari presenti in Siria. Il Governatore di San Pietroburgo, Georgy Sergeyevich Poltavchenko, ha poi ordinato la raccolta di scorte di grano e generi alimentari. Infine numerose sono state le esercitazioni della protezione civile nei centri urbani russi. Tuttavia tanto la raccolta di risorse quanto le esercitazioni della protezione civile hanno luogo in Russia periodicamente da sedici anni e non sono sintomo della preparazione alla guerra con l’Occidente.

Ma come negare un netto inasprimento dei rapporti tra le due superpotenze? Ultimamente il conflitto tra USA e Russia si è fatto più vivace. Barack Obama ha infatti posto fine alle trattative intraprese con Putin al fine di ridare pace ad una Siria martoriata dalla guerra e i cui cittadini sono costretti ad abbandonare le proprie case. Causa di tutto ciò sarebbero prospettive divergenti tra i due Stati: non è infatti un segreto che se Vladimir Putin appoggia il regime di Bashar al-Assad, gli Stati Uniti auspicherebbero un destino diverso per il Governo della regione. In questo contesto si inseriscono le elezioni presidenziali statunitensi e gli attacchi cybernetici orchestrati dai russi per influenzarle. In merito Obama ha reso noto che la CIA sarebbe pronta ad un contrattacco sullo stesso fronte.

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Il convoglio umanitario recentemente bombardato in Siria

Per il ripristino del trattato sul plutonio il Cremlino ha presentato numerose richieste. Anzitutto è stato richiesto il disarmo dei Paesi europei dell’Est entrati a far parte della NATO (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord) a seguito del 2000. Si tratta di Paesi un tempo assoggettati al dominio dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS): Lettonia, Estonia, Polonia e Lituania. La NATO sembra avere programmi ben differenti dato che nel corso del vertice di Varsavia, tenutosi nello scorso Luglio, è stato deciso che molti Stati ad essa appartenenti dovranno inviare i propri militari in queste zone al fine di garantirne la sicurezza. L’Italia dovrà infatti inviare 140 soldati in Lettonia a partire dal 2017. La seconda richiesta del Cremlino consiste nell’abolizione delle sanzioni previste dalla legge Magnitsky. Il Magnitsky act approvato nel 2012 dal Senato statunitense è una legge che impone ai funzionari russi sospettati di aver commesso violazioni dei diritti umani il divieto di entrare negli Stati Uniti e dispone la confisca dei beni presenti sul territorio statunitense. Questa legge deve il suo nome a Sergei Magnitsky, uno dei più importanti giuristi russi, morto in carcere in circostanze controverse nel Novembre 2009. Il noto avvocato era stato assunto dalla società inglese Hermitage Capital Management per occuparsi delle accuse di evasione fiscale alla stessa rivolte. Magnitsky riuscì a provare che la società straniera era stata ingiustamente accusata e che un potente criminale russo aveva acquistato tre delle società da questa controllate per richiedere illecitamente allo Stato un rimborso erariale equivalente a 235 milioni di dollari. La richiesta fu approvata dal Ministero degli Interni in un solo giorno. L’ingente somma sarebbe stata poi spartita anche con funzionari pubblici e per questo motivo si sarebbe trattato di uno dei più gravi casi di corruzione della storia del Paese. Magnitsky fu accusato di frode fiscale e inviato nel carcere di massima sicurezza di Butyrka, dove sarebbe morto nel 2009, prima di subire il processo. A destare scalpore il fatto che la cella che l’avvocato trentasettenne condivideva con altri tre detenuti era grande soli 8 m².

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Sergej Leonidovič Magnitskij (1972) era impiegato nella società americana Firestone Duncan e studiava casi di presunta corruzione da parte di alcune imprese russe

La causa ufficiale del decesso consiste in una pancreatite acuta, ma si sospetta che Magnitsky sia morto a causa delle torture a lui inferte durante la permanenza nel carcere. Il vicedirettore di Butyrka, Dmitry Kratov – unico imputato per l’accaduto – sarebbe poi stato assolto. Così il Senato degli Stati Uniti ha recuperato la lista di soggetti coinvolti nello scandalo di corruzione da Magnitsky scoperto e ha proceduto con l’approvazione del Magnitsky act. Il numero due della lista, Oleg Logunov, è stato nominato dallo stesso Putin vice inviato presidenziale nel Distretto Federale Nord-Ovest. Il Cremlino reagì alle sanzioni presentando alla Duma la legge “anti-adozioni”, meglio nota come “anti-Magnitsky act”, la quale impone ai cittadini statunitensi il divieto di adottare orfani russi. Putin ha infine richiesto anche l’abolizione delle sanzioni comminate alla Russia per l’intervento nella crisi ucraina, nonché la compensazione dei danni subiti a causa delle sanzioni medesime. Non è chiaro come la situazione si evolverà e come il successore di Obama affronterà la questione ma, di certo, non sarà facile placare il conflitto ormai vivace tra le due potenze. In un contesto così difficile come quello odierno non sarà semplice arrivare a compromessi dato che gli interessi in gioco appaiono fortemente contrapposti. Queste tensioni condizionano da decadi la politica mondiale e le vite di milioni di persone ed è proprio per questo che un inasprimento dei rapporti non è di certo auspicabile.

Senza dubbio la contrapposizione dei due Stati a livello globale, pur non sfociando in uno scontro diretto, ha finito col creare un vasto e variegato mosaico di situazioni complesse e conflittuali, rendendo assai fragile l’equilibrio costituitosi. Ciò ha indotto, peraltro, le due superpotenze a interferire con le vicende politiche di Stati terzi, alternandone le sorti. A mio avviso, finché la situazione sarà quella sopra delineata continueranno ad esservi più conflitti periferici che scontri diretti.

È oggi più attuale che mai l’osservazione dell’Ambasciatore italiano a Mosca, Federico Sensi, secondo cui una delle costanti storiche della politica della Russia è quella di spingersi sino all’orlo del baratro, senza oltrepassarlo mai.

 

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L’Ambasciatore italiano Federico Sensi con i Presidenti John Fitzgerald Kennedy (1917-1963) e Antonio Segni (1891-1972)

 


 

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About Federico Sensi

REDATTORE | Classe 1996, pugliese. Studente di Giurisprudenza presso LUISS "Guido Carli" di Roma. È appassionato di politica, storia, Medio Oriente, diritto costituzionale e commerciale. Nel tempo libero coltiva anche la passione per il motociclismo e la lettura.

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