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Un nuovo Segretario alle Nazioni Unite: le sfide future di António Guterres

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Lo scorso 5 Ottobre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la nomina di António Guterres come Segretario della prestigiosa – ma ormai in decadenza – organizzazione internazionale.

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António Manuel de Oliveira Guterres (1949) è un politico portoghese, Primo Ministro del Paese dal 28 Ottobre 1995 al 6 Aprile 2002. Nell’Ottobre 2016 viene proposto ed eletto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come nuovo Segretario Generale dopo il sudcoreano Ban Ki-moon (1944)

Ex Primo Ministro portoghese (proveniente dal Partido Socialista), Guterres conosce bene l’ONU, i compiti e i diritti che spettano ai vari organi presenti – contenuti nella Carta delle Nazioni Unite – così come è ben consapevole dei forti limiti presenti al Palazzo di Vetro con cui si è già scontrato quando era Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e che difficilmente potrà vincere. Non è pessimismo, ma semplici analisi della realtà istituzionale presente in un’organizzazione preda delle grandi potenze, bloccata attorno al tavolo del Consiglio di Sicurezza da catene russe e statunitensi in primis, cinesi, britanniche e francesi poi. Guterres è stato definito dai suoi colleghi dell’UNHCR come un uomo pragmatico, caparbio nel chiedere costantemente maggiori fondi di assistenza per i profughi provenienti dai più disparati conflitti.

La sua conoscenza sul campo di una delle più grandi crisi migratorie degli ultimi vent’anni può far sperare nella sua capacità di avere una voce più forte di quella di Ban Ki-moon al tavolo dei negoziati. Priorità assoluta: la guerra in Siria. È lì che le Nazioni Unite si stanno giocando la loro ultima faccia. Perché tutti noi abbiamo letto e visto cos’è successo durante il conflitto in Bosnia, come i caschi blu olandesi abbiano girato le spalle alla gente di Srebrenica e come le grandi potenze abbiano deciso di non agire durante il genocidio in Ruanda o abbiano creato una “terra di nessuno” in Iraq e Libia. L’opacità delle azioni di Ban Ki-moon nella crisi siriana mostrano come, in conflitti che riguardano fronti opposti dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, il ruolo di Segretario delle Nazioni Unite sia un mero ruolo di rappresentanza, una sorta di addetto ai tagli di nastri. Guterres non potrà risolvere il caos siriano, ma potrà cercare di fare pressione affinché le agenzie specializzate nella gestione della crisi migratoria ottengano finanziamenti maggiori e possano operare senza essere intralciate dai Governi locali. Questa possibile mossa non basterà a ridare credibilità alle Nazioni Unite, perché troppi errori sono stati commessi, troppe armi sono state vendute alle fazioni combattenti e troppi interessi geostrategici sono in gioco per far sì che si giunga ad una tregua nel breve termine. Guterres ha le mani legate anche nel conflitto che sta dilaniando lo Yemen, dove l’Arabia Saudita continua imperterrita a bombardare la popolazione del luogo. Certo, l’Arabia Saudita non è un membro permanente del Consiglio ma gli Stati Uniti, loro alleati, lo sono e Guterres sa che la carta del veto è facilmente estraibile in caso di proposta di risoluzione volta a sanzionarli.

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Il Palazzo di Vetro, sede delle Nazioni Unite – New York

Se Siria e Yemen rappresentano sfide molto difficili (ma non impossibili), il Segretario Guterres può giocare un ruolo diplomatico rilevante nei colloqui di pace tra il Governo colombiano e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC). Nonostante il referendum popolare abbia segnato una sconfitta per il Presidente Juan Manuel Santos, decretando la volontà della gente colombiana a non stringere alcun accordo di pace con tale gruppo rivoluzionario, il dialogo è ancora vivo e la competenza di Guterres può risultare utile per venire a capo di un conflitto decennale. Un’altra sfida dove Guterres può sfruttare il suo ruolo di prestigio è in Mozambico, dove la Resistenza Nazionale Mozambicana (RENAMO) ha riaperto i conflitti con il Governo guidato dal Fronte di Liberazione del Mozambico (FRELIMO), provocando la fuga di migliaia di cittadini verso i Paesi limitrofi, soprattutto il Malawi. Inoltre, egli potrà continuare il lavoro iniziato da Ban Ki-moon in merito al cambiamento climatico, spronando gli Stati a non indietreggiare dopo i primi successi post-COP 21.

Una sfida contro i mulini al vento che Guterres vorrebbe tentare è la riforma istituzionale delle Nazioni Unite. L’obiettivo della risoluzione pacifica dei conflitti (motivo per cui l’ONU fu creata nel secondo dopoguerra) si è quasi sempre dissolto per le ragioni già menzionate. Un predecessore di Guterres, Kofi Annan, provò a rendere più efficiente il Dipartimento delle Operazioni di Peacekeeping attraverso una pianificazione più sistematica delle operazioni dei caschi blu (reclutamento, preparazione, conduzione delle missioni sul campo), ma tale Dipartimento è solo il braccio operativo. Se si vuole riformare l’ONU occorre partire dalla mente esecutiva, dal Consiglio di Sicurezza, togliendo ai Membri permanenti il potere di veto quando si tratta di decidere tregue per alleviare crisi umanitarie come quella siriana oppure sanzioni a Paesi che hanno palesemente violato la Carta delle Nazioni Unite. Ma questa riforma non vedrà mai la luce: per quanto Guterres ci possa provare, i Membri permanenti non si priveranno mai di tale privilegio.

Queste e altre sfide attendono Guterres una volta seduto nel suo studio in qualità di nuovo Segretario delle Nazioni Unite. Buona fortuna.

 

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About Giulia Masciavè

REDATTRICE | Classe 1994, pugliese, laureata in Studi Internazionali a Trento. Ha vissuto qualche mese in Germania, con cui è stato amore a prima vista, un po' come con i Pink Floyd e i Coldplay. Risiede attualmente in Svezia per seguire un master in Media & Communication Studies Non ama: sessisti, razzisti, omofobi, formaggio sulla pasta e cime di rapa. Difende la libertà di espressione, ma è consapevole che essa talvolta generi idee del cavolo.

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