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Un libro per ogni Regione: il Sud Italia (Terza Parte)

Pubblicato il Pubblicato in Il consiglio del Libraio, Letteratura e Cultura, Recenti

Inizia l’Inverno: il desiderio di vagabondaggio, delle grandi partenze estive che nelle vecchie seicento non sai come ma ci fai stare trenta valigie, della fatica delle camminate, va a poco a poco perdendosi nella voglia di stramazzare sul divano vicino al termosifone con una cioccolata calda tra le mani. Ma non importa se al posto degli scarponi tenete delle comode pantofole: spesso, per viaggiare, è sufficiente un buon libro. E cosa c’è di più meraviglioso del nostro Bel Paese? Ogni regione ha romanzi, ambientazioni o autori nati nelle loro terre la cui fragranza la si può respirare in ogni pagina: alcuni sono buoni libri, altri un po’ meno. I criteri nella scelta di un titolo per ogni regione d’Italia sono del tutto arbitrari: si è cercato di scegliere a volte l’autore più famoso, altre volte un titolo molto noto, altre volte romanzi del tutto sconosciuti.

Quindi: buona lettura e buon viaggio!

 

  • ABRUZZO: GABRIELE D’ANNUNZIO – “IL PIACERE” 
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Gabriele D’Annunzio (1863-1938) è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, militare, politico, giornalista e patriota italiano. Soprannominato “il Vate”, è considerato un simbolo del Decadentismo e la sua figura divenne celebre durante la Prima Guerra Mondiale

Andrea Sperelli, artista e poeta, aristocratico non solo di sangue, ma anche di gusto, attende l’arrivo della sua amante, Elena Muti, donna sposata a un ricco lord inglese. Proprio a causa del suo recente matrimonio, Elena comunica ad Andrea l’intenzione di voler mutare il loro rapporto, relegandolo solamente alla sfera di una banale, ma sincera, amicizia. Andrea si abbandona ai ricordi di questo amore passato, indugiando a volte nel sentimento, altre nella lussuria. Nel tentativo di dimenticare la bella Elena, Andrea si butta in frivole relazioni amorose, dagli esiti perlopiù infelici. La situazione cambia quando il giovane incontra Maria Ferres, la consorte di un diplomatico che, già nell’aspetto, ricorda una donna angelicata. Il grande seduttore la desidera, la vuole e il suo desiderio è reso ancor più forte dalla reticenza della cara Maria. Ma Andrea non vuole solo lei, vuole anche Elena: e mentre quest’ultima resiste, la prima cede. E Andrea, tenendo tra le braccia Maria, al culmine di piacere, invaso dal delirio, urla il nome di Elena.

Questa è essenzialmente la trama di uno dei romanzi più famosi dello scrittore abruzzese: una trama più simile a uno scheletro che a una donna ben pasciuta, che, tuttavia, si sviluppa per più di quattrocento pagine solo grazie ai ghirigori introspettivi e descrittivi su cui Gabriele D’Annunzio indugia veramente a lungo. Quando compone Il piacere, D’Annunzio ha venticinque anni e, con questo romanzo, lo scrittore sancisce il definitivo abbandono delle tematiche veriste, consapevole che i suoi lettori preferiscono leggere dei salottini di Roma che non dei poveri pescatori di Aci Trezza: e, in quanto tale, Il piacere è un capolavoro del Decadentismo e dell’Estetismo. Gli eventi vengono narrati in maniera introspettiva, mentale, più che cronologica, fattuale, analizzando la figura di Andrea, vittima di Elena ma, a sua volta, carnefice di Maria. E le due donne rappresentano i due archetipi femminili, la seduttrice e la pura: Elena, come la donna troiana per cui si scatenò una guerra decennale, Maria, come la regina dei cieli. La lingua è squisitamente poetica e, con le sue metafore finissime e le volute descrittive, D’Annunzio riesce a far provare al lettore quel sottile piacere provato immergendosi tra le pagine del libro.

 

  • MOLISE: FRANCESCO JOVINE – “LE TERRE DEL SACRAMENTO”
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Francesco Jovine (1902-1950) è stato uno scrittore, giornalista e saggista italiano

Francesco Jovine è un autore che a scuola non si studia quindi, per molti, sembrerà quasi caduto dal cielo: eppure, con Le terre del Sacramento, si è consacrato come uno degli autori più importanti del Novecento. Le terre del Sacramento sono, da sempre, feudo della Chiesa e, per questo, nessuno ha mai voluto coltivarle perché ritenute maledette; questo fino all’arrivo della ricca famiglia Cannavale che, a un’asta, si aggiudica le terre, sfruttandole per aumentare le loro fortune. Esponente della potente famiglia è l’avvocato Enrico, «la capra del Diavolo», un uomo lussurioso e dissipatore le cui ricchezze vengono però provvidenzialmente salvate da Laura, donna bellissima e sicura di sé che, dopo aver sposato l’avvocato, cerca di ristabilirne il patrimonio ormai logorato dai debiti. E proprio in questi tentativi di salvezza economica Laura conosce Luca Marano, giovane studente di legge, che si pone a capo delle rivolte dei contadini nelle terre del Sacramento, sfruttati e sottomessi dai soprusi dei feudatari. Questi sono gli eventi e, sullo sfondo, i primi tumulti fascisti che mieteranno ben presto e loro vittime: Enrico, accusato di essere socialista, e infine anche Luca, nel tentativo di difendere i contadini e le loro terre ingiustamente confiscate.

Luca Marano è forse il personaggio più affascinante della letteratura del secolo scorso, un vero e proprio eroe non solo nell’aspetto, ma anche nella levatura morale: basta poco a Luca per innalzarsi rispetto agli abitanti del piccolo e dimenticato feudo pugliese: già saper leggere e scrivere ed essere un esperto del diritto lo rendono, in qualche modo, simile agli eroi dei romanzi medievali. Ma, di quegli eroi, Luca non ha proprio nulla: ha incredibili pregi ma, come tutte le persone, è anche pieno di difetti, è scontroso e non sa trattenere né la lingua né le mani; un essere unico, un’unicità pericolosa in un tempo in cui, con l’avanzare del Fascismo, l’omologazione stava diventando un fatto comune e privilegiato. Luca è, essenzialmente, il vero protagonista del romanzo che, però, evita sempre di concentrarsi troppo su un unico personaggio: Le terre del Sacramento sono il romanzo policentrico per eccellenza, con personaggi diverse con storie diverse in luoghi diversi. Tante voci che si uniscono in un tomo voluminoso ma estremamente compatto, che ruota attorno al tema centrale dell’ingiustizia frutto dei soprusi dei padroni. Estremamente interessante è l’ottica, innovativa e inusuale, con cui il Fascismo è presentato: una scelta spesso di comodo che permette l’ascesa sociale in cambio dell’obbedienza. Un romanzo da leggere e godersi fino all’ultima pagina.

 

  • CAMPANIA: ERRI DE LUCA – “STORIA DI IRENE”
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Enrico De Luca (1950) è un giornalista, scrittore e poeta italiano

Storia di Irene non è forse l’opera più riuscita di Erri De Luca, ma ha due vantaggi per essere scelto come libro da viaggio e da vacanza: per prima cosa è un libriccino minuscolo, per cui in valigia ci sta comodamente; in secondo luogo, parla di mare e, si sa, se si deve scegliere dove andare in vacanza di solito si sceglie proprio la spiaggia. Il volume conta tre racconti, tra loro slegati, i cui personaggi provengono e appartengo al mare. Le tre storie, Erri De Luca le ha raccolte per strada, come lui stesso afferma: «la nostra specie umana ha bisogno di storie per accompagnare il tempo e trattenerne un poco. Così io raccolgo storie, non le invento. Vado dietro la vita a spigolare, se è un campo, a racimolare, se è una vigna. Le storie sono un resto lasciato dal passaggio. Non sono aria ma sale, quello che resta dopo il sudore». Non è difficile immaginare che il secondo racconto, che ha tra i protagonisti anche il padre di Erri De Luca, sia quella a cui l’autore si senta più legato.

Tra i tre racconti però predomina, per intensità, il primo, che dà anche il titolo al libro, Storia di Irene l’anfibia: Irene è una ragazza di quattordici anni, incinta, orfana, che vive su un’isola greca, adottata dai delfini, più simile a una sirena che a una donna: emarginata dalla società degli uomini, di notte si ricongiunge con la sua vera famiglia, che abita tra le onde del mare, dove può alleggerire la sua gravidanza di donna appena fertile. Gli altri due racconti sono molto meno riusciti, anche se comunque decisamente apprezzabili: il secondo, Il cielo in una stalla, racconta la fuga via mare, da Sorrento a Capri, di cinque giovani, tra cui Aldo De Luca, papà di Erri, scampati alle rappresaglie tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale. L’ultimo, Una cosa molto stupida, racconta di un anziano che, sempre durante la guerra, ebbe salva la vita grazie alle acque. Storia di Irene è un libro che contiene pochi fatti, ma molti pensieri: verità vecchie e moderne, piccole perle di saggezza sulla guerra e la pace, sulla vita e la morte. Con la sua penna poetica, colta, di alto livello, Erri De Luca ha condensato un piccolo capolavoro in un piccolo libro.

 

  • PUGLIA: GIANRICO CAROFIGLIO – “NÉ QUI NÉ ALTROVE. UNA NOTTE A BARI”
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Gianrico Carofiglio (1961) è uno scrittore e politico italiano

Gianrico Carofiglio è famoso per essere stato un magistrato, un parlamentare e uno scrittore: la sua fama si deve più alla seconda delle tre, ma i maggiori meriti li ha raggiunti nella terza. La sua produzione narrativa è immensa ma, tra tutte le sue opere, il romanzo più famoso è Il passato è una terra straniera, diventato poi un film con protagonista Elio GermanoNé qui né altrove. Una notte a Bari è invece il suo quinto romanzo, pubblicato nel 2008 e, delle trame tradizionali, ha ben poco: il libro, infatti, si presenta come una vera e propria collezione di ricordi. Siamo nella Bari degli Anni ’70, tre vecchi amici: dopo vent’anni di silenzi, decidono una rimpatriata in occasione del ritorno a casa, dall’America, di uno dei tre. Dopo la cena, la notte accompagna il loro pellegrinaggio per le vie e le piazze di Bari, luoghi cari custodi di ricordi che non si possono cancellare.

Il romanzo è un vero e proprio invito a vagare, come i protagonisti, per le strade della città pugliese, descritta minuziosamente nei dettagli: il quartiere Libertà, forse più bello su carta che nella realtà, le strade e i quartieri che hanno ospitato gli svaghi dei più giovani, il Gran Cinema Margherita, abbandonato da tempo all’incuria nonostante i cartelloni che promettono restauri e riaperture: Carofiglio è, d’altra parte, un politico, e ama notare con attenzione i difetti della realtà che ci circonda spronando alla riflessione, con quella compiacenza – tanto cara alla politica – di notare i problemi e di non risolverli. Il romanzo è scritto in maniera molto leggera e scorrevole e si lo si può portare a termine, senza sforzi, in una giornata. La brevità non toglie comunque il senso di pesantezza che le appena centocinquanta pagine trasmettono: troppo lunghe le descrizioni, e troppo minuziose, in generale è un libro senza infamia e senza lode. Ci si lascia spesso travolgere dai ricordi che Carofiglio mette sul palcoscenico e, anche se non si è vissuti a Bari, un po’ di malinconia ti prende. Ma, a parte questo, un po’ di amaro in bocca questo libro lo lascia: apprezzabile l’esperimento dello scrittore, ma forse dovrebbe confinarsi al genere del legal-thriller, in cui gli esperimenti di Carofiglio sono stati decisamente più riusciti.

 

  • BASILICATA: QUINTO ORAZIO FLACCO – “ODI”
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Quinto Orazio Flacco (65 a.C.-8 a.C.) è stato un poeta romano. Considerato uno dei maggiori poeti dell’età antica, nonché maestro di eleganza stilistica e dotato di inusuale ironia, seppe affrontare le vicissitudini politiche e civili del suo tempo da placido epicureo amante dei piaceri della vita, dettando quelli che per molti sono ancora i canoni dell’ars vivendi

La Basilicata ha un grande vanto: ha dato i natali al poeta più famoso della latinità, quello che conoscono anche coloro che considerano la letteratura latina una creatura mitologica, quello che ha fatto imparare due parole latine anche a chi il latino lo considera solo morto: chi non conosce, infatti, il «Carpe diem»? Ecco, il poeta che ha teorizzato il cogliere l’attimo, al centro di tanta moderna letteratura e filmografia, era proprio Quinto Orazio Flacco. Nasce a Venosa, figlio di un liberto, uno schiavo liberato: ma nonostante le umili origini, Orazio si riscatterà, diventando grammatico e poi uno dei migliori poeti della propaganda augustea. Visse in un’epoca drammatica: dopo la morte di Cesare, allo scoppio della guerra civile, si arruolò al fianco di Bruto nella battaglia di Filippi, vinta però dal nemico Ottaviano e, quando le cose si stavano mettendo male, Orazio, come egli stesso confessa, si diede, quasi codardamente, alla fuga. Ritornato poi a Roma grazie a un’amnistia, venne ammesso al circolo di Mecenate e fece della letteratura la sue fedele compagna fino alla morte.

Le Odi sono un corpus di quasi cento componimenti, suddivisi in quattro libri, dai temi estremamente diversi, dalla vita privata del poeta fino alla politica: esemplare, per esempio, l’ode in morte di Cleopatra (I, 37), dal celebre incipit «Nunc est bibendum», adesso si deve bere. Famosissima anche l’ode (IV, 7) dal tema tipicamente epicureo della caducità della vita: dall’incipit estremamente gioioso, in cui si festeggia l’arrivo della Primavera, l’ode passa poi a riflessioni decisamente più malinconiche: a differenza delle stagioni, la vita dell’uomo non si ripete e, arrivati all’Inverno, bisogna accorgersi che siamo solamente «pulvis et umbra», polvere e ombra. Ma l’ode più famosa è certamente quella del «Carpe diem», dedicata alla giovane fanciulla Leuconoe, ammonita sul non interrogarsi troppo sul destino che ci attende, ma di godere del piacere che ogni attimo può regalarci, d’altra parte, «dum loquimur, fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero» (mentre parliamo, fugge il tempo invidioso: cogli l’attimo, e confida il meno possibile nel domani).

 

  • CALABRIA: TOMMASO CAMPANELLA – “LA CITTÀ DEL SOLE”
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Tommaso Campanella, al secolo Giovan Domenico Campanella (1568-1639), è stato un filosofo, teologo, poeta e frate domenicano italiano

Tommaso Campanella nacque a Stilo: pur di seguire dei corsi regolari per la sua educazione e sfuggire al destino di miseria a cui non poteva sottrarsi a causa della povertà della sua famiglia, nell’adolescenza decise di prendere i voti e di entrare nell’ordine Domenicano. Durante gli studi, Tommaso Campanella si avvicinò con sempre maggior fervore a dottrine vicine all’alchimia e all’astrologia, maturando un pensiero critico nei confronti di quello aristotelico. Verso la fine del Cinquecento, Campanella abbandonò il convento e si trasferì a Napoli dove pubblicò, senza la licenza ecclesiastica, la sua opera Philosophia sensibus demonstrata. Immediata la reazione del clero: Campanella viene processato per eresia e viene incarcerato per ben ventisette anni. In seguito, nonostante la grazia del Papa, l’ambiente ecclesiastico continuerà a rimanergli ostile e Campanella sarà costretto a rifugiarsi in Francia, dove terminerà i suoi giorni.

La città del sole è una delle opere più celebri appartenente al filone della letteratura utopica, in cui vengono rappresentate società e città ideali, ovviamente immaginari. L’opera è fortemente debitrice de La Repubblica di Platone e, come le più famose opere del filosofo greco, anche La città del sole si sviluppa sotto forma di dialogo tra due personaggi: il Genovese – amico di Cristoforo Colombo – racconta all’Ospitalario – un Cavaliere dell’Ordine di Malta – i suoi viaggi intorno al mondo soffermandosi, soprattutto, sulla descrizione dell’isola di Taprobana, dove ha visto la città perfetta. La descrizione della città ideale occupa l’intera opera e Tommaso Campanella la descrive con dovizia di particolari. Sorge, per esempio, sulla sommità di un colle, è cinta da ben sette mura difensive, e l’organizzazione della città è estremamente rigorosa e razionale: il Governo è affidato al Principe, che è affiancato da tre magistrati che si occupano rispettivamente di guerra e pace, delle scienze e dell’educazione dei cittadini. Ovviamente non esiste la proprietà privata e nessuno è malvagio, invidioso ed egoista, ciascuno amministra se stesso, le donne e i beni comuni con grande ordine. L’opera si basa sulle concezioni religiosi e politiche di Campanella, che devono fondarsi esclusivamente sull’onestà e sulla moralità. La città del sole non è solo un’opera di utopia, ma anche una fonte di ispirazione: ciascuno di noi, anche nel nuovo millennio, può imparare qualcosa da quest’opera del Cinquecento, portatrice di idee per cui il suo autore è stato disposto ad affrontare e subire la società del suo secolo.

 

  • SICILIA: ANDREA CAMILLERI – “IL RE DI GIRGENTI”
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Andrea Calogero Camilleri (1925) è uno scrittore, sceneggiatore e regista italiano

Andrea Camilleri non è solo uno scrittore siciliano; non è solo uno un autore di gialli; e non è solo l’inventore di un grande eroe nazionale, il Commissario Montalbano. Andrea Camilleri è, tra le molte cose, il più grande romanziere che il nostro Paese a forma di stivale abbia conosciuto negli ultimi anni. Per accertarvene, basta prendere in mano il libro Il re di Girgenti, un capolavoro. Il romanzo è ambientato nel Settecento e trae ispirazione da un fatto realmente avvenuto nella storia siciliana: tra le lotte e le rivoluzioni nella Sicilia che stava con i Savoia, Michele Zosimo, un contadino, si autoproclamò re di Girgenti che divenne così, per pochi giorni, un regno indipendente, almeno fino a quando la rivolta di Zosimo fu sedata e lui ucciso. La storia di un povero diavolo che per pochi giorni diventa re di una piccola città, facendosi promotore di quell’ideale di giustizia tanto difficile da raggiungere, è già di per sé una vicenda affascinante e avvincente, che non fa fatica a conquistarsi la curiosità di molti. Ma senza la penna di Andrea Camilleri, che scrive benissimo – inutile dirlo – la storia di Zosimo sarebbe rimasta solo una vicenda curiosa, mentre, tra le mani dello scrittore siciliano, diventa uno dei migliori capolavori del realismo magico italiano.

Il re di Girgenti non è solo un romanzo da leggere, ma è un libro da rileggere ancora, ancora e ancora una volta rispetto a quella che sembrava essere l’ultima. Sono cinquecento pagine tutte da vivere, righe che riescono a strappare risate sincere e, alla fine, pianti amarissimi nel leggere la fine sulla forca di un pover’uomo che chiedeva solo umanità in un mondo che sembrava non poterla offrire. Proprio per questo miscuglio di sentimenti cui non potrete restare indifferenti, è sconsigliata la lettura di questo romanzo in luoghi pubblici, o sguardi indiscreti cercheranno di indovinare il motivo dei vostri sorrisi o delle vostre lacrime, senza pensare mai che sono dovute a un uomo del Settecento. I difetti del romanzo sono sostanzialmente due: la prosa spesso lascia spazio ad una lingua definibile come siciliano italianizzato, non sempre immediatamente comprensibile senza l’ausilio di note, che rende la lettura – per chi non è nativo dell’isola – un po’ zoppicante. Il secondo grande difetto è l’edizione Sellerio: esteticamente brutta e poco funzionale, non si può aprire troppo il romanzo altrimenti la costa di copertina si rovina immediatamente. E ogni serio bibliofilo ha avuto un brivido di orrore e si è sentito morire un po’ dentro al solo leggere nella stessa riga le parole costa e rovinata.

 

  • SARDEGNA: BIANCA PITZORNO – “LA BAMBINA COL FALCONE”
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Bianca Pitzorno (1942) è una scrittrice e saggista italiana. Celebre soprattutto come autrice di romanzi per ragazzi, dal 2000 è anche ambasciatrice UNICEF

Se si pensa a Bianca Pitzorno vengono subito in mente le spiagge della Sardegna e i suoi numerosissimi libri che accompagnano i ragazzi dalla loro infanzia fino al loro ingresso nell’adolescenza. Bianca Pitzorno è, infatti, forse la più famosa scrittrice italiana di libri per ragazzi, libri che tutti noi abbiamo tenuto in mano e sfogliato, qualche volta. Recentemente l’autrice si è impegnata in un’opera di narrativa per adulti (La vita sessuale dei nostri antenati, pubblicato da Mondadori), eppure, a ben guardare, anche se i suoi libri sono pensati per i giovanissimi, in realtà sono adatti e apprezzabili anche se indossate già giacca e cravatta. Tra tutti, uno dei romanzi più belli è La bambina col falcone.

Il romanzo è ambientato nell’Italia del Sud sotto il dominio di Federico II: siamo dunque nell’epoca delle Crociate. Messer Rufo, il falconiere del re, è sposato con una donna che ama moltissimo, ma che ha solo un difetto: partorisce solo femmine. Nel frattempo, tra una figlia e l’altra, Costanza e Melisenda, rispettivamente prima e secondogenita, crescono e non potrebbero essere più diverse: la prima è cresciuta con il mito della Guerre Sante e la sua più grande aspirazione è quella di diventare un cavaliere; la seconda è invece molto più mite, più simile all’ideale medioevale della donna seduta in casa vicino al focolare a filare in attesa di un matrimonio ben combinato, anche se il suo grande sogno è quello di imparare l’arte della falconeria. Intorno a queste differenze, Bianca Pitzorno costruisce in maniera molto sapiente una trama leggera e scorrevole, fatte di storie dentro alla storia, dall’inevitabile finale dolce-amaro che non ha nulla della fiaba, ma molto della vitaLa bambina col falcone è un libro piacevole per ogni lettore, ma sarebbe da consigliare principalmente agli studenti che odiano studiare la storia – soprattutto il Medioevo – e a chi ama i romanzi storici che non siano troppo storici, nel senso di eccessivamente specialistici: Bianca Pitzorno è una scrittrice molto dotata e la sua abilità la si nota anche nella precisione con cui costruisce l’ambientazione del suo romanzo: la trama si basa per buona misura sulle fonti e l’affresco storico è estremamente realistico e senza cedimenti; insomma, chi il Medioevo non ha voluto studiarlo, o lo ha studiato poco, da questo romanzo imparerà qualcosa, mentre chi di storia aveva sempre dieci in pagella gioirà nel rivivere quelle epoche passate che la Pitzrorno rende estremamente recenti. In questo romanzo, inoltre, l’autrice sembra ricordarci che, per parlare ai ragazzi, non serve svilire il lessico della nostra lingua, rendendolo tanto semplice al punto da essere piatto.

Proprio questa caratteristica, l’essere scritto con un linguaggio fresco ma mai banale, lo rende un romanzo perfetto anche per un pubblico adulto.

 

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About Martina Zerbinati

COLLABORATRICE | Classe 1991, piemontese di accento, di lingua e di fatto. Continua gli studi con un dottorato in epigrafia greca. Il greco antico è d'altra parte la sua vera passione, perché come disse Marguerite Yourcenar: "Quasi tutto quel che gli uomini hanno detto di meglio è stato detto in greco". Dirige il sito "Hellopapers".

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