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UK: una leadership femminile per Downing Street

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Theresa Mary May (1956) davanti al Palazzo di Westminster dopo la vittoria dello scorso 5 Luglio

A distanza di qualche settimana dal voto sulla Brexit, il Premier David Cameron è ormai pronto per il passaggio del testimone in favore del suo Ministro dell’Interno, Theresa May. Sarà infatti quest’ultima a guidare il Conservative Party e il Governo britannico al di fuori dell’Unione Europea. La May è inoltre la seconda donna a stabilirsi a Downing Street (residenza del Primo Ministro) dopo Margaret Thatcher, nota ai più come la Iron lady. Nella prima tornata elettorale per la segreteria dei Conservatives, tenutasi il 5 Luglio, la nuova PM ha ottenuto oltre il 50% dei voti contro la sfidante Andrea Leadsom, ritiratasi poi dalla corsa. Proveniente dalla classe media e figlia di un vicario della Chiesa d’Inghilterra, la May si è trasferita ad Oxford per gli studi, come la Thatcher. E’ rimasta orfana di padre all’età di venticinque anni e, dopo aver conseguito la laurea in Geografia, si è spostata a Londra dove ha iniziato a lavorare presso la Banca d’Inghilterra. Theresa May è membro della Camera dei Comuni dal 1997 e ha ricoperto ruoli importanti nello shadow cabinet quando i conservatori erano all’opposizione.

Si tratta del cosiddetto “Governo ombra” che, tradizionalmente, viene costituito dal partito d’opposizione all’interno del Parlamento. Si è rivelata capace di suscitare fiducia tra gli altri Ministri, nonché di essere convincente nei suoi discorsi anche in momenti di crisi, ragion per cui è considerata imperturbabile. La May sembra dunque avere più affinità con la Iron lady che con il dimissionario David Cameron. Se l’avvento di una leadership femminile è sintomo dell’apertura mentale dei britannici, le posizioni della May sulle questioni politiche più importanti suggeriscono altro. Siamo infatti davanti ad una conservatrice vera e propria, ritenuta persino più isolazionista di Boris Johnson. Nonostante fosse sostenitrice del Remain, non si è lasciata coinvolgere dalla campagna referendaria e ha dichiarato che <<l’uscita della Gran Bretagna dall’UE sarà un successo>>. Ha sostenuto la necessità di controlli più ristretti sull’immigrazione e si è schierata a favore dell’abrogazione del Human Rights Act del 1998, con cui il Parlamento ha ratificato la Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali. Da anni molti conservatori rigettavano la supremazia sulle corti britanniche della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, istituita a garanzia della Convenzione. I tentativi della Gran Bretagna di riaffermare la propria sovranità non sono, del resto, una novità eclatante.

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Uno scatto per la propaganda di Theresa May a favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso

Tra il 2010 e il 2012, come Ministro per le Donne e le Pari Opportunità, la May si è espressa più volte a favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. <<Io credo che se due persone si preoccupano l’una per l’altra, se si amano, se si dedicano l’una all’altra, allora dovrebbe esser permesso loro di sposarsi e il matrimonio dovrebbe essere accessibile a tutti>>. E’, questa, un’affermazione accolta sicuramente in modo positivo dall’elettorato e dalla comunità LGBT. La May è stata paragonata alla Cancelliera tedesca Angela Merkel ed è possibile che, per Novembre, i tre più importanti Stati dell’Occidente abbiano una guida femminile. Hillary Clinton è infatti la candidata del Democratic Party alla Presidenza della Repubblica degli Stati Uniti d’America. Sarebbe questo un vero e proprio successo delle politiche delle pari opportunità promosse negli ultimi anni in Occidente.

Un ruolo importante nella successione di Theresa May a David Cameron è stato giocato dal fixed-term parliament act, varato dalla Camera dei Comuni nel 2011. Si tratta di una riforma costituzionale  finalizzata a rendere più stabile il Governo del Regno Unito e ad evitare il continuo ricorso alla elezioni in caso di crisi. Si stabilisce che la Camera può essere sciolta anticipatamente solo in due circostanze. I 2/3 dei suoi componenti (434 membri) devono esprimersi a favore di nuove elezioni (ipotesi piuttosto improbabile), altrimenti è necessaria una mozione di sfiducia contro il Governo, a cui non segua, nei quattordici giorni successivi, un voto di fiducia in favore di un nuovo Governo o di quello sfiduciato. E’ chiaro, dunque, che la Camera non può essere sciolta a causa della sconfitta ad un referendum cruciale o di un voto contrario ad una riforma essenziale. Questo però non ha nulla a che fare con la caduta del Governo, perché si fa riferimento solo allo scioglimento anticipato. Il fine della riforma è infatti quello di indurre i parlamentari a ricostituire una maggioranza evitando il ricorso a nuove elezioni anticipate.

Anche se la May sembra aver messo la parola fine alle lotte intestine del Partito Conservatore, resta ancora da vedere come si muoverà nei giorni seguenti al suo insediamento. Guidare il Regno Unito fuori dall’UE sarà sicuramente la sfida più grande per la sua imperturbabilità e forza d’animo.

Non sarà facile dimostrarsi all’altezza della Thatcher, così come non lo sarà doversi muovere in uno scenario politico complesso come quello contemporaneo.

 

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Una seduta della House of Commons (Camera dei Comuni)

 


 

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About Federico Sensi

REDATTORE | Classe 1996, pugliese. Studente di Giurisprudenza presso LUISS "Guido Carli" di Roma. È appassionato di politica, storia, Medio Oriente, diritto costituzionale e commerciale. Nel tempo libero coltiva anche la passione per il motociclismo e la lettura.

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