twin-peaks-it-is-happening-again-showtime-series-2017-1280x720

“Twin Peaks”: dove eravamo rimasti e dove andremo a finire

Pubblicato il Pubblicato in Musica e Arti Visive, Recenti, Settima Arte

Sarebbero dovuti trascorrere venticinque anni, a far fede alla profezia sussurrata da Laura Palmer nella Stanza Rossa: alla fine ne sono passati ventisei, ma era chiaro che il conto in sospeso di David Lynch con la sua Twin Peaks dovesse essere chiuso una volta per tutte. Non per assecondare le richieste dei fan, non per una pretesa necessità di chiarezza, ma perché era la stessa mente del creatore a condurre verso questo risultato.

«Alla fine della serie mi sentivo giù, non mi risolvevo a lasciare quel mondo», dichiarava Lynch in tempi non sospetti, quando il flop del film-prequel Fuoco cammina con me aveva già tagliato in due la sua credibilità. Twin Peaks è adesso pronta a tornare, in un evento da diciotto episodi prodotto da Showtime che andrà in onda a partire dal 21 Maggio (dal 26 Maggio in lingua italiana su Sky Atlantic). Ma prima di questo passo in avanti, è necessario farne molti indietro.

 

L'attore statunitense Kyle MacLachlan (58) torna ad interpretare l'agente Dale Cooper a 25 anni di distanza da "Fuoco Cammina con Me".
L’attore statunitense Kyle MacLachlan (1959) torna ad interpretare l’agente Dale Cooper a venticinque anni di distanza da “Fuoco cammina con me” (1992)
  • DOVE ERAVAMO RIMASTI

(Sì, contiene SPOILER)

«She’s dead, wrapped in plastic», geme il povero Pete Martell al telefono, dopo aver rinvenuto il cadavere di Laura Palmer (figlia di Sarah e dell’avvocato Leland Palmer) durante la sua pesca mattutina. Tutta Twin Peaks conosceva e amava la giovane, classica ragazza della porta accanto destinata ad un futuro radioso. Ma il ritrovamento, poche ore dopo, di una Ronette Pulaski – una compagna di scuola di Laura – ferita e in evidente stato confusionale, complica da subito la ricostruzione dell’omicidio.

Per occuparsi del caso arriva in città l’agente speciale dell’FBI Dale Cooper, i cui metodi Zen e la passione per l’esoterismo mettono inizialmente in difficoltà la polizia locale. È l’inizio di un’indagine che coinvolgerà praticamente tutti a Twin Peaks, incrociando le storie di vita quotidiana di chi, Laura, la conosceva forse più di quanto non volesse mostrare. Anche perché la stessa vittima, con il passare dei giorni, si rivelerà portatrice di segreti inconfessabili. Mentre un vecchio vagone abbandonato viene identificato come il luogo dell’omicidio, aumenta gradualmente il numero dei sospettati: c’è l’ex fidanzato di Laura, Bobby Briggs; l’amante James Hurley; il camionista e criminale Leo Johnson; il businessman e direttore del Great Northern Hotel, Benjamin Horne; lo psichiatra Lawrence Jacoby. Proprio quando la soluzione del caso sembra arrivare a Cooper sotto forma di uno strano sogno, l’agente comincia a sospettare che quella facciata di serena cittadina dello Stato di Washington nasconda in realtà un universo ben più oscuro. Un mondo nel quale un nano inquietante danza a ritmo di blues e dove un gigante lascia una pista di briciole fondamentale per giungere all’assassino, e dove Twin Peaks è in realtà teatro di una faida millenaria tra spiriti crudeli. Come Mike, entità che alberga dentro l’uomo con un braccio solo Philip Gerard, che un tempo fu protagonista di crimini efferati insieme al vecchio compagno Bob.

Tra diari ritrovati e parabole d’amore impossibili, si dipana anche la storia di Josie Packard, vedova dell’uomo d’affari Andrew Packard (a sua volta fratello di Catherine Martell, moglie dell’uomo che ha ritrovato Laura). Apparentemente vittima anch’essa, sventurata fanciulla cinese, della violenza degli uomini che la circondano: ereditiera della segheria Packard, Josie si rivelerà poi l’agente materiale dell’omicidio del marito (in realtà sopravvissuto) per conto del socio Thomas Eckhardt. Il suo racconto – come quelli del doppiogiochista Ben Horne e della figlia Audrey, di James Hurley e della femme fatale Evelyn Marsh, dei fratelli Renault e dei loro sporchi traffici – offre il panorama di tutto il marcio che si nasconde in Twin Peaks. Dolce e amara, tragica e rabbiosa, così come la scoperta dell’assassino di Laura Palmer.

Le riprese del nuovo "Twin Peaks" si sono basate su una sola, lunga, sceneggiatura: la divisione in 18 episodi è avvenuta in fase di montaggio
Le riprese del nuovo “Twin Peaks” (2017) si sono basate su una sola sceneggiatura: la divisione in diciotto episodi è avvenuta in fase di montaggio

Ad aver tolto la vita alla giovane è il luciferino Bob, impossessatosi da anni del padre Leland (solo un «tronco cavo», di fronte alle persecuzioni del terribile «signor Robertson»). Come sospettato dall’agente Cooper, la soluzione è da cercare dietro il velo di Maya, nella lotta fra demoni per la spartizione della Garmonbozia, quella «crema di mais» che rappresenta la totalità del dolore e della sofferenza umana. Bob ha già ucciso (un anno prima ne ha fatto le spese Teresa Banks, una minorenne drogata di Deer Meadow) e ucciderà ancora: nei panni di Leland strappa via anche la vita di Maddy Ferguson, la cugina di Laura.

A poco serve l’incarcerazione dello strumento materiale del crimine, soprattutto dopo l’approdo di un nuovo pericolo a Twin Peaks, proveniente direttamente dal passato di Cooper. Trattasi dell’ex partner dell’FBI Windom Earle, trasformatosi dopo la morte della moglie in un serial killer dedito alle arti occulte. Il suo obiettivo è scovare l’entrata per la Loggia Nera, il luogo soprannaturale da cui provengono Bob e Mike e – come spiegato dall’agente nativo americano Hawk – dove tutti sono costretti ad incontrare «l’abitante sulla soglia», il proprio doppelganger. Un varco nel quale era entrato per mera casualità anche il maggiore Garland Briggs, padre di Bobby ed esperto in ricerche ufologiche. Alla prova sarà sottoposto anche Cooper, entrato nella Loggia per inseguire Windom  e salvare così l’amata Annie Blackburn. Ma il nostro eroe, come sembra, fallisce il test e ad uscire da quell’universo di orrore non è altri che lo stesso Bob.

Un finale che è un vero e proprio trauma, se unito alla risoluzione della storia parallela di Andrew Packard e della bizzarra «caccia al tesoro» inaugurata dal vecchio e malvagio socio Thomas Eckhardt, dopo che anche Josie aveva pagato il proprio tradimento con la morte. Nella cassetta di sicurezza della banca di Twin Peaks si nasconde in verità un ordigno pronto alla detonazione: nell’esplosione sono coinvolti non solo Packard, Pete Martell e il direttore della banca, ma anche Audrey Horne (l’unica a sopravvivere).

 

  • DOVE ANDREMO A FINIRE

Come avrete capito, sintetizzare i trenta episodi di Twin Peaks è non solo impossibile, ma anche sleale nei confronti di questa opera d’arte. Perché, al netto di facili tagline e del successo planetario riscosso dalla serie, Twin Peaks è e resterà sempre un prodotto di nicchia. Nello spirito più che nei risultati, vedendo l’eredità che l’ha seguito, ma tant’è. Non si è mai trattato di scoprire chi ha ucciso Laura Palmer: la soluzione dell’enigma non è mai stata il punto di arrivo, anche se il plot twist più famoso degli Anni Novanta ha di fatto ucciso gli ascolti della serie. Twin Peaks è un diamante a mille facce e, tra queste, quella del giallo deduttivo non è neppure la principale. Di esempi a fondamento di questa teoria ne potremmo offrire un bastimento, ma – per semplicità – limitiamoci a cinque bellissime sequenze potenzialmente senza senso:

  1. Due fratelli in cella ricordano con malinconia l’infanzia: un triste sogno erotico sotto la luce di una torcia elettrica;
  2. Adolescenti in lutto si ritrovano a comporre musica in un salotto;
  3. Un episodio si conclude con l’inquadratura ravvicinata di una maniglia? Be’…;
  4. Come organizzare la festa di compleanno perfetta per un marito in coma;
  5. La chiacchierata padre-figlio più iconica della storia.

«Mark Frost e io avevamo quest’idea», dichiarò David Lynch dopo la fine della serie originale: «Il progetto che avevamo proposto era la storia di un omicidio misterioso, ma alla fine quest’ultimo avrebbe dovuto essere relegato nello sfondo». Adesso, a ventisei anni di distanza e dopo numerose controversie con i dirigenti di Showtime, il regista di Eraserhead e Mulholland Drive ha potuto finalmente realizzare il proprio progetto con la necessaria – e pericolosa – libertà. Senza la pressione di un colpevole da rivelare, Twin Peaks potrà diventare finalmente ciò che in fondo è sempre stato.

Anche adesso, a soli cinque giorni dalla messa in onda dell’atteso pilot, non sappiamo dove ci condurrà questo percorso. Parte del cast originale è già tornata e ad essa si sono uniti oltre duecento nuovi volti (anche scelte fuori dal comune come Monica Bellucci, Ashley Judd e Trent Reznor), ma saranno le scelte visive e narrative a definire concretamente questo revival. Un progetto, quello di Lynch e Mark Frost (autore nel frattempo di uno splendido romanzo-prequel intitolato The Secret History of Twin Peaks) che potrebbe tradire una dopo l’altra le aspettative degli appassionati. In molti grideranno all’eresia, criticando un sequel che «ha soltanto peggiorato l’idea iniziale». Insomma, dalla colonna sonora di Angelo Badalamenti in poi, tutto potrebbe essere cambiato da allora. «Who I was I will never be again», canta non a caso Eddie Vedder nella canzone scritta per la serie.

Cooper è uscito dalla Loggia Nera, è vero: ma nessuno, adesso più che mai, deve cadere nella tentazione di cercare facili risposte. Quindi chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare ancora dal gigante. Ricordando, come sempre, che «i gufi non sono quello che sembrano».

 

 

 


 

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

About Mattia Carapelli

REDATTORE | Nato a Siena il 15 Giugno del 1991, studia presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Siena. Lettore onnivoro e cinefilo convinto, nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Ironica", con la casa editrice Montedit.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *