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“Tutti vogliono qualcosa”: etica ed estetica del tempo

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Una scena di 'Tutti vogliono qualcosa'
“Tutti vogliono qualcosa” (titolo originale: “Everybody Wants Some!!”) è un film del 2016 scritto, diretto e prodotto dal regista statunitense Richard Linklater (1960)

La narrazione filmica di Richard Linklater ruota quasi sempre intorno all’idea del tempo, la fascinazione per la sua circolarità proustiana. L’ossessione per il tempo scaturisce spesso da una costrizione (etica, storica, sociale), che genera conseguenze emotivamente rilevanti. Il tempo, come nella penultima opera del regista, Boyhood (2014), si rivela una faticosa esperienza di autocoscienza, un lento percorso ad ostacoli, fatto di insidie, promesse e mancati approdi. Nel mettere in scena la storia dei suoi personaggi, il regista dà vita ad un linguaggio ibrido che al realismo poetico del documentario alterna la tentazione dell’epica, con sussulti spettacolari e melodrammatici. È indubbio che alla forma del tempo Linklater affidi le sue storie più forti, i film più compiuti sia dal punto di vista drammaturgico che da quello estetico. Siamo in Texas nel 1980. Jake (Blake Jenner) sbarca al campus dove si appresta a iniziare il suo corso di studi. Lanciatore nella squadra di baseball dell’Università ha una camera in una casa affollata di compagni che pensano principalmente a godersi la vita, seducendo fanciulle, bevendo birre e ballando agghindati nei club. Integrato molto presto nel gruppo di gioiosi conviventi, Jake si innamora di Beverly (Zoey Deutch), una studentessa d’arte e spettacolo che sembra ricambiarlo. Tra una scazzottata e un allenamento, Jake e compagni approfitteranno della ricreazione.

Tutti vogliono qualcosa
“Tutti vogliono qualcosa” è considerato un sequel spirituale de “La vita è un sogno” (1993)

Tutti vogliono qualcosa (2016) comincia dove Boyhood finiva la sua corsa e ritorna sul “debutto alla vita”. Tanto la prima quanto la seconda opera celebrano il cambiamento. Il racconto passa attraverso momenti in linea di massima ordinari o eventi poco importanti: quel che conta è il passare del tempo. Il destino di questi personaggi, la loro storia, la Storia assumono pertanto forma ciclica, a indicare come ogni individuo sarà ciò che, in fondo, non ha mai cessato di essere, qual è in sé, al di là di qualsiasi divisione del tempo (passato, presente, futuro), nel punto in cui, eternamente compiuti, coincidono e si confondono il principio e la fine del suo essere. Everybody Wants Some!!, a cui il titolo italiano ha tolto i punti esclamativi, è un’autentica esplosione di gioventù al ketchup dove le battute di spirito e le cretinerie rimbalzano come palline da ping pong e lo spirito di corpo assume la forma di una competizione feroce a tutti i livelli dell’esistenza: sport, corteggiamenti, amicizia. Dalla narrazione per immagini pudiche, discrete, libere da inganni di Boyhood alla baldoria di Tutti vogliono qualcosa, il progetto resta lo stesso: scannerizzare una generazione attraverso gli occhi di un adolescente alla soglia dell’età adulta.

Il film forma una riflessione sulla vita moderna di oggi attraverso l’avvicinamento a delle giovani persone. Alcune sequenze sono tappe di un viaggio nel mondo interiore, che ancora rimodellano lo sguardo sul mondo esterno in modo nuovo. Le immagini di Tutti vogliono qualcosa non sono solo i mezzi di comunicazione tra le generazioni, tra il presente e il passato, ma rappresentano una <<unità riflettente e riflessa>> – come afferma Gilles Deleuze in L’immagine-movimento. Cinema 1 – mediante la loro capacità di riflettere le emozioni. Viene fissato per sempre l’intervallo in cui i ragazzi abbandonano il nido familiare ma non adempiono ancora agli obblighi della vita adulta, un’anticamera ludica disponibile ai loro desideri e all’invenzione di sé. La peculiarità del film consiste nella sua capacità di filtrare la presenza della storia nei destini individuali: l’attrazione che Jake prova per una studentessa d’arte e l’incontro fortuito con un vecchio compagno di liceo convertito al punk gli rivelano culture sconosciute e la possibilità di una relazione alternativa con l’esistenza, liberata dal vincolo delle convenzioni sociali. Tutti vogliono qualcosa è spiritualmente più il sequel di Boyhood, di cui rappresenta cronologicamente la tappa (della vita) del suo finale, e più profondamente ne mette in atto la filosofia. Qui davvero il cinema diventa lezione di vita, strumento di conoscenza e sapere, per la forza audace dello scambio antropologico, per l’impeto di libertà posto dietro ogni inquadratura. Nel film di Linklater il pubblico passa attraverso il privato, l’inquietudine e le contraddizioni affettive e relazionali dei personaggi, spesso attraverso la loro disperata incapacità di amare in modo maturo.

Tutti vogliono qualcosa è una suite malinconica di attimi consueti mentre le epoche scorrono, le mode passano, le trame sfilano, le scene non fanno che riassumere l’edonismo degli Anni Ottanta di cui resta adesso questo film esclamativo.

 

 


 

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About Enrico Riccardo Montone

REDATTORE | Classe 1993, laureato in Comunicazione. Amante del cinema, è recensore di film. Cresciuto a pane e Stanley Kubrick, miscelati al culto per Federico Fellini, si impegna in iniziative ambientali. Nel 2014 ha scritto il libro "A ciascuno il suo cinema".

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