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Donald J. Trump: il Presidente che mantiene le sue (spaventose) promesse

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«Nessuno scrittore sa resistere a una buona storia. Così come un politico non sa trattenersi dal fare promesse che non può mantenere». (citazione tratta da House of Cards)

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Donald J. Trump (1946) giura come 45° Presidente degli USA – 20 Gennaio 2017

Mi spiace contraddire Frank Underwood, ma questa volta gli Stati Uniti d’America hanno trovato un Presidente eletto che sta mantenendo le promesse fatte durante la campagna elettorale. Da quando si è insediato lo scorso 20 Gennaio, Donald J. Trump ha iniziato a trasformare le sue parole in ordini esecutivi. Chi pensava (me compresa) che il Tycoon volesse semplicemente accaparrarsi quanti più voti possibili giocando sulla rabbia di chi si è sentito tradito da Barack Obama, ma poi di fatto non avrebbe agito in tale maniera, si è sbagliato.

Il giorno dell’insediamento di Trump è stato il giorno in cui gli Stati Uniti hanno bruciato: migliaia di cittadini sono scesi in piazza per manifestare il loro dissenso contro un Presidente in cui non si riconoscono. Bisogna osservare come la cerimonia presidenziale non abbia riscosso il successo da folla oceanica visto durante le due presidenze Obama, ma queste sono sottigliezze, perché non è una cerimonia che ha reso Trump Presidente ma i voti conquistati, la democrazia sancita dalla Costituzione americana. Il primo giorno della sua presidenza, il Tycoon ha visto scendere in piazza milioni – no, non è un’espressione iperbolica – di donne e uomini in tutte le città (duecentomila nella sola Washington – e in altre capitali del mondo – come Londra e Berlino, per citarne alcune – per manifestare contro Trump e il suo palese sessismo e razzismo. Quella che è stata ribattezzata come la più grande manifestazione della storia statunitense ha visto scendere in campo politici e celebrità che hanno ribadito più volte che ogni sgarro di Trump non sarà tollerato e che il popolo vigilerà sempre in sostegno delle minoranze e dei valori su cui la società americana si fonda.

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Donne statunitensi marciano in protesta contro Trump

La risposta di Trump non si è fatta attendere. Anzi, ha mantenuto una promessa fatta a quella frangia ultra-cattolica che lo ha sostenuto durante la sua scalata verso la Casa Bianca. Il 23 Gennaio, nello Studio Ovale, il Presidente eletto ha firmato un decreto secondo cui si pone fine ai finanziamenti delle organizzazioni non governative che informano le cittadine statunitensi in merito alle interruzioni di gravidanza all’estero (ma anche in merito alle malattie sessualmente trasmissibili) o sono esse stesse centri in cui si pratica l’aborto. D’altronde, Trump si era da sempre definito un uomo pro-life, così come un uomo che ha giustificato i suoi discorsi sessisti come «una chiacchierata da spogliatoio», ma questi sono dettagli fin tanto che protegge la vita umana. E rinnega la libertà di scelta e di informazione dei suoi cittadini e delle sue cittadine.

Trump ha mantenuto anche altre sue promesse elettorali. Gli accordi di Parigi sul cambiamento climatico sono magicamente spariti dal sito della Casa Bianca, così come i decreti che Obama aveva firmato in merito ad assistenza sanitaria, diritti degli LGBT e protezione della Riserva di Standing Rock Sioux, dove ora sarà completato l’oleodotto a discapito dell’acqua pulita e a favore delle compagnie petrolifere alleate del Tycoon. Coerente al suo programma elettorale, Trump ha emanato un decreto secondo cui viene negato il visto – e, quindi, l’entrata negli USA – a persone provenienti da sette Paesi considerati come «fonte di minaccia sicurezza nazionale e covo di terroristi islamici», in quanto presentano una popolazione per maggioranza di fede musulmana: Siria, Yemen, Libia, Iraq, Iran, Sudan e Somalia. Ogni rifugiato sarà respinto, tranne se proviene da Arabia Saudita, Qatar, Egitto o Emirati Arabi. Perché Trump sarà pure uno xenofobo, ma ha pur sempre uno spirito imprenditoriale. E poco importa se il terrorismo islamico che tanto gli preme debellare dagli USA sia stato finanziato dai suoi cari amici emiri con cui condivide la passione di bombardare lo Yemen (uno dei loro raid la scorsa settimana ha ucciso trenta civili). Questo decreto è stato emanato il 27 Gennaio, giorno dedicato alla Memoria di quanti morirono per mano del Regime nazifascista, giorno in cui ci si ricorda dell’orrore che le divisioni razziali hanno portato con sé. Cattivo gusto o cattivo tempismo? Trump non si è mai preoccupato di stare simpatico, lui agisce secondo una sorta di perversa lista di cose da fare una volta eletto. Ma la politica anti-immigrati di Trump non si rivolge solo ai musulmani, ma anche ai messicani. Come promesso più volte nei suoi comizi, presto inizierà la costruzione di un muro lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, con buona pace dell’amara lezione di Berlino durante la Guerra Fredda.

Sono passate solo due settimane dalla sua entrata in carica in veste di Presidente e Trump ha completato una discreta parte del suo programma elettorale. Ha effettivamente dato uno schiaffo a tutti i benpensanti e i fiduciosi in una visione multiculturale del mondo. Ma la realizzazione delle sue promesse non è un traguardo per cui complimentarsi. La sua campagna anti-terrorismo è una chiara crociata anti-musulmani che avrà delle conseguenze deleterie a livello nazionale quanto internazionale. Non serve ricordare l’Olocausto per capire quanto l’incasellare la persona in una sola identità (quella religiosa o nazionale in questo caso) possa portare alla distruzione. Basta tornare indietro alla Bosnia, a quanto quella guerra etnica abbia portato alla radicalizzazione di migliaia di cittadini, oggi foreign fighters in Siria e in Iraq.

Se la storia deve insegnare, allora è diventata una maestra invisibile: e Trump è uno dei suoi peggiori alunni.

 

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Il regista statunitense Michael Moore (1954) protesta davanti alla Trump Tower contro il “Muslim Ban”

 


 

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About Giulia Masciavè

REDATTRICE | Classe 1994, pugliese, laureata in Studi Internazionali a Trento. Attualmente vive in Germania, con cui è stato amore a prima vista, un po' come con i Pink Floyd e i Coldplay. Non ama: sessisti, razzisti, omofobi, formaggio sulla pasta e cime di rapa. Difende la libertà di espressione, ma è consapevole che essa talvolta generi idee del cavolo.

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