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The Last Waltz: l’addio della The Band

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Fu incredibile quel 25 Novembre dell’ormai lontano 1976. Nel giorno del ringraziamento, la “Banda” fece intonare un ultimo grande valzer, a quella generazione di rockers, figlia degli anni ’60. Forse quel concerto, metaforicamente parlando, impersonificò  la storia di questi personaggi che, con il rock ‘n’ roll e la loro vita spericolata, pensavano di  poter cambiare il mondo, finendo più spesso per cambiare loro stessi, addirittura autodistruggendo le loro vite.

Mai genere musicale fu più vitale ed antropomorfo, nel senso che era in grado, come una triste spirito ribelle, di possedere le anime di chi decideva di abbracciarlo, guidandole in un vortice di gioie o di dolori. Tutto questo, ripreso dalla sapiente e giovane mano di Martin Scorsese, futuro e abile regista, nonché narratore di quel dualismo e di cui erano intrisi questi artisti maledetti, tra vizio e virtù, tra una devastante solitudine nei problemi e l’immensa gioia di suonare davanti a un mare di persone. Una corsa irrefrenabile, tra sesso, droga e rock che spinse i cinque, ma più in particolare Robertson, a dire stop!

Nasce così, fra tendaggi color porpora e un’ambientazione in stile anni ’50, la fine della The Band.
Le grandi canzoni suonate, traboccanti di un passato ormai remoto, riflettute su di un presente allo sbando, sono per esempio Up On Criplle Creek o The Night They Drove Old Dixie Down.

 

 

Insieme a loro, nel concedere l’ultimo saluto agli amici di sempre, troviamo Van Morrison con Caravan, un Dylan eccezionale che sfoggia perle come Forever young. Un duetto lirico tra Neil Young e Joni Mitchell in Helpless e tanti altri come The Staple singers, Ringo Star, Eric Clapton, Paul Butterfield, Emmylou Harris, Ronnie Hawkins, Dr. John, Muddy Waters, Neil Diamond e Ronnie Wood. Una formazione da brividi, forse il meglio che il rock poteva offrire in quegli anni, tutti assieme su di un unico palco. Una vetrina che, per chi ama questo genere, non può passare ignorata. Se si ama questo genere, si è obbligati a passare su questo evento, per la classe nell’esecuzione, per l’anima messa da tutti quanti, per le voci roche e dure dalle troppe sigarette e il whisky bevuto. Tutti questi animi candidi, pacifisti e ribelli, con un cuore maledetto, diedero il meglio di sé, gridando un addio, o forse un arrivederci, lontano e che riecheggia ancora nelle nostre orecchie.

 

 

Su quel palco, nonostante l’importanza e il palmarès di ognuno, non si percepiva la figura dei loro successi, ma soltanto l’amicizia e la voglia di suonare. Un brivido unico, incominciato dall’inizio della serata, fino alla fine di essa. Un monumentale evento che concilia l’intimità e il toccante saluto tra amici di sempre, uniti sotto la bandiera del rock, a momenti di puro spettacolo, fra duetti, cori e jam session. E’ importante ricordarsi dunque che la The Band non fu solo il gruppo di Bob Dylan (come molti sostengono). Fu un vero gruppo di amici, uniti tutti da un fortissimo legame e la prova la si vede nell’ultima canzone, dove gli artisti cantano assieme. Vengono fuori tutte le espressioni, i gesti e le alchimie fra di loro. Si vede quanto fosse importante per loro Ronnie Hawkins, o che legame passasse fra la Band e Neil Young. E’ inutile non farci caso, è inutile spargere malelingue. La The Band fu un progetto iniziato nel migliore dei modi e finito ancora meglio, senza intaccare i rapporti umani e sinceri di amicizia e collaborazione, di pace e libertà e la prova fu questo concerto: un dualismo fra l’evento musicale e il convivio d’amicizia, fra il dovere e il piacere di stare assieme.

 

 

Nessuno saprà mai perché i cinque della The Band decisero di porre fine alla loro avventura. Forse i ricordi stavano prendendo il sopravvento sulle possibilità o forse fu una cosciente decisione di svegliarsi da un sogno che sarebbe potuto diventare un incubo.
Un evento da guardare tutto d’un fiato, tra i pezzi cantati e le interviste del gruppo, per poter capire veramente cosa sia successo quella notte a San Francisco. Il film mantiene un valore costante, sia per la musica che per gli aneddoti del gruppo. Perle come <<Non diventerete mai ricchi, ma farete più sesso di Sinatra!>>  o, ancora, il racconto dei loro furti nei supermarket dove, uno di loro rubava del pane, mentre gli altri saccheggiavano il banco delle carni. Questo film fece uscire tutto il valore umano, mostrando appieno l’artista uomo e non l’artista di cartone, da copertina di un giornale.

Un susseguirsi di fotogrammi ora sul palco intero, ora sulla folla, ora in primo piano sui visi dei protagonisti, rende chiara l’emozionante storia di questo gruppo e della loro fine. Tra risa, abbracci e tanto divertimento.

 

 

 

 

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About Mr. Tambourine Man

Chi è Mr. Tambourine Man? Nessuno lo sa con certezza. Intorno a lui aleggia un'aura di mistero: per alcuni è un ex chitarrista dei Nirvana reso nostalgico dall'età, per altri un giovane rapper dal sound elettronico, per altri ancora una cantante di opera lirica con la passione per la pop dance. O forse lo stesso lettore. Mr. Tambourine Man vi guiderà in un viaggio mistico attraverso la musica.

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