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La serie del 2017: “The Handmaid’s Tale”

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«Someone is watching. Here, someone is always watching. Nothing can change. It all has to look the same. Because I intend to survive for her. Her name is Hannah. My husband was Luke. My name is June / trad: Qualcuno sta guardando. Qui, qualcuno sta sempre guardando. Nulla può cambiare. Tutto deve sembrare uguale. Perché io intendo sopravvivere per lei. Il suo nome è Hannah. Mio marito era Luke. Il mio nome è June».

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Offred/June, protagonista di “The Handmaid’s Tale”, interpretata dall’attrice statunitense Elisabeth Moss (1982)

The Handmaid’s Tale (trad: Il Racconto dell’Ancella) è una serie fantascientifica ideata e prodotta da Bruce Miller e distribuita dalla società statunitense Hulu. Quest’ultima si basa liberamente sul romanzo omonimo della scrittrice canadese Margaret Atwood. La prima stagione è andata in onda da Aprile fino a Giugno, per un totale di dieci episodi ed è stata subito un successo. Acclamata dalla critica e dal pubblico per la sua assoluta atmosfera di perenne suspence e, soprattutto, per i temi affrontati che, per quanto inseriti in uno scenario distopico, sono quantomeno attuali. Ma andiamo con ordine, ricostruiamo- anche se brevemente- la trama di The Handmaid’s Tale. Ci scusiamo per gli eventuali spoiler, cercheremo di non rilevare troppo con l’intento di invogliarvi a vedere ogni episodio. Perché meritano per la loro pienezza, per la loro mancanza di momenti vuoti e tempi morti. Scommettiamo, anzi, che al termine di ogni episodio rimarrete con l’amaro in bocca perché vorreste saperne di più del destino di ognuno dei personaggi.

La serie è ambientata nella società di Gilead, un tempo conosciuta come Stati Uniti d’America, è governata da fanatici religiosi ultraconservatori e misogini il cui obiettivo è un ritorno ai valori tradizionali e un aumento della popolazione attraverso la nascita di più bambini. Attenzione: un ritorno ai valori tradizionali manipolati dai capi di tale società, i cosiddetti Comandanti, e imposti alla restante popolazione che, dopo un’estenuante battaglia, si è dovuta sottomettere al loro volere. L’omosessualità è punita con la morte, il tradimento con l’amputazione di un arto, la disobbedienza con punizioni corporali. Il mutamento della società statunitense in una dittatura bigotta ed estremista è raccontato da Offred, interpretata in maniera magistrale dall’attrice Elisabeth Moss, una delle Ancelle di Gilead. Cosa sono le Ancelle? Sono donne fertili rese schiave dei Comandanti, le cui mogli sono sterili. Dovete sapere che la sterilità è vista agli occhi di Gilead come il fallimento di una donna nel compiere il ruolo per cui è stata creata. Offred è un’Ancella presso la casa dei Waterford, deve dare un figlio al Comandante Fred (Joseph Fiennes) e a sua moglie Serena Joy (Yvonne Strahovski) e se non riesce in tale compito, pene durissime la attendono. La regista Reed Morano è attenta e precisa nel mettere a confronto la vita di Offred come madre surrogata con la vita precedente a Gilead, quando ancora si chiamava June e aveva una famiglia tutta sua, andata dispersa quando l’hanno catturata e portata ad una scuola di addestramento per ancelle, diretta dalla severa Zia Lidia (Ann Dowd). Il ricorso ai flashback è ricorrente in tutti gli episodi: non raccontano solo della vita prima di Gilead della protagonista, ma anche dei Warterford e di altri personaggi che rivestono un ruolo importante nella vita di Offred. Il colore rosso delle ancelle, i loro doveri sono persistenti, quasi a voler richiamare l’importanza sacrale del loro ruolo. Ma Offred non vuole avere un ruolo passivo, docile, di cieca obbedienza: June non è morta, vuole sopravvivere a tutta la crudeltà di Gilead, vuole lottare assieme ad altre Ancelle come Ofglen – nome prima di Gilead: Emily – interpretata da una sorprendente Alexis Bledel (stenterete a riconoscerla all’inizio). «Non dovevano darci un’uniforme se non volevano fare di noi un esercito», mormora Offred al termine di uno degli episodi.

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Ofglen/Emily, interpretata dall’attrice statunitense Alexis Bledel (1981)

Ci sono una serie di motivi per cui The Handmaid’s Tale è stato candidato a tredici Emmy Award (gli Oscar della televisione), tra cui Miglior Serie Drammatica e Miglior Attrice Protagonista in una Serie DrammaticaUno di questi è la sua capacità di parlare di fatti reali attraverso una serie fantascientifica. In quanti Stati l’aborto è considerato illegale, punibile con il carcere? In quanti Stati l’omosessualità è vista come un abominio, una malattia da curare, o un cancro direttamente da estirpare con la morte? In quanti Stati uomini decidono per le donne, che sia nelle mura domestiche o nei palazzi di Governo? La bellezza terrificante di questa serie TV sta proprio nel passare al vaglio questi temi in maniera schietta, attraverso l’uso di flashback o la ripresa di dettagli, di sguardi, di parole che portano lo/la spettatore/spettatrice a meditare su quanto poco fantascientifico questo racconto sia in realtà. Un altro dei motivi per cui The Handmaid’s Tale è la serie del 2017 è per la scelta accurata delle musiche che accompagnano i vari episodi: sono canzoni di ribellione femminile, ma anche canzoni che esprimono la profondità di un legame come l’amore e l’amicizia. Nessuna canzone è messa a caso. Pensate solo a You don’t own me di Lesley Gore e sentirete la rabbia di Offred, di una donna precedentemente libera e ora ridotta ad Ancella. Pensate alla splendida Nothing’s gonna hurt you baby dei Cigarettes After Sex e sentirete la resistenza di un matrimonio ostacolato da Gilead.

Molti hanno definito questa serie femminista. Lo è. Lo è se vogliamo credere che il femminismo sia ribellione contro ogni disparità, lotta indomita contro ogni dispotismo. Guardate The Handmaid’s Tale: lasciatevi trasportare da questa lotta.

 

 

 


 

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About Giulia Masciavè

REDATTRICE | Classe 1994, pugliese, laureata in Studi Internazionali a Trento. Ha vissuto qualche mese in Germania, con cui è stato amore a prima vista, un po' come con i Pink Floyd e i Coldplay. Risiede attualmente in Svezia per seguire un master in Media & Communication Studies Non ama: sessisti, razzisti, omofobi, formaggio sulla pasta e cime di rapa. Difende la libertà di espressione, ma è consapevole che essa talvolta generi idee del cavolo.

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