regina Elisabetta II

“The Crown”: storia di una Regina

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«La Monarchia è la sacra missione di Dio per dare grazia e dignità alla Terra. Per dare alla gente comune un ideale di tendere verso, un esempio di nobiltà e il dovere di farli crescere nella loro vita miserabile. La Monarchia è una chiamata da parte di Dio. Mentre piangi la morte di tuo padre, è necessario anche che tu pianga qualcun altro. Elisabetta Mountbatten. Perché lei è stato ora sostituita da un’altra persona, L’Elisabetta Regina. Le due Elisabetta saranno spesso in conflitto tra loro. Il fatto è, la Corona deve vincere. Deve sempre vincere».

Claire Foy interpreta la Regina Elisabetta.
L’attrice inglese Claire Foy (1984) nei panni della Regina Elisabetta II

Così la Regina Mary si rivolgeva a sua nipote Elisabetta in una lettera, spiegandole quello che lei – in qualità di  sovrana – è tenuta a rappresentare dinanzi al suo popolo e al mondo intero: un esempio di incrollabile nobiltà, una sorta di divinità terrestre, un’istituzione dai più alti valori morali a cui i sudditi avrebbero guardato con rispetto misto a venerazione. Chi incarna questo ruolo non può assumerne altri.

Se si vuol parlare della serie TV (anzi, serie online, dato che è prodotta per NetflixThe Crown si deve partire da questa concezione della Monarchia, che a noi ci potrebbe apparire antica, obsoleta. Ma che è assolutamente attuale nel Regno Unito, in quanto rispecchia perfettamente l’immagine delle Regina Elisabetta II. Il progetto del creatore e dello sceneggiatore della serie, Peter Morgan, è molto sistematico: ricostruire in sei stagioni – composte da dieci episodi l’una – la vita della sovrana più longeva della Gran Bretagna: dall’inizio del suo ruolo di monarca fino ai nostri anni, ripercorrendo le tappe fondamentali del suo regno. Pur nella sua semplicità di programmazione, The Crown si presenta molto articolata sin dalla prima stagione, andata in onda – pardon, in streaming – dallo scorso 4 Novembre. Infatti, la storia della Regina Elisabetta si intreccia con la storia del suo Paese, con l’evoluzione del Regno Unito da Impero a semplice Stato, con gli scandali a corte e con le vicende politiche che hanno animato i primi anni di Elisabetta, che dovette prendere in mano lo scettro giovanissima, a soli ventisei anni.

Peter Morgan e la sua squadra riescono a catturare bene il passaggio dalla vita di semplice principessa e futura erede al trono a Regina: nei primi due episodi, infatti, la trama si concentra sulle fastose nozze di Elisabetta (interpretata da Claire Foy) con il greco Philip Mountbatten (interpretato da Matt Smith, la cui somiglianza con il vero Filippo è davvero notevole), divenuto poi Duca di Edimburgo nonché Principe consorte, e i primi anni del loro matrimonio, con la nascita dei figli Carlo e Anna e la loro vita tranquilla trascorsa tra Malta (Filippo era arruolato nella Marina Militare britannica) e Londra. Tutto cambia il 6 Febbraio 1952, quando Re Giorgio VI morì e di conseguenza il regno di Elisabetta iniziò. Da questo momento in poi la loro vita di coppia subirà un forte mutamento: nuove regole e nuovi doveri attendono la nuova coppia reale, Elisabetta in qualità di regina e Filippo in qualità di coniuge, a cui è stato fatto capire sin dai tempi del fidanzamento che il suo ruolo non avrebbe mai dovuto oscurare quello della sua futura moglie e sovrana. La nuova Regina si troverà a dover fare i conti non solo con la gestione del suo nuovo ruolo istituzionale, ma anche con l’irrequietezza di suo marito che mal digerisce di stare nella sua ombra.

John Lithgow nei panni di Winston Churchill.
L’attore cinematografico, attore teatrale, scrittore e cantautore statunitense John Arthur Lithgow (1945) nei panni del politico Winston Churchill

Ma, come ho già scritto, The Crown è una matrioska di storie. Innanzitutto è la storia del declino politico di Winston Churchill, interpretato magistralmente dall’attore pluripremiato John Lithgow.  Il Premier, assai popolare durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale per i suoi discorsi densi di patriottismo e di fiera resistenza al nazifascismo, sarà il primo vero consigliere della giovane monarca, guidandola durante il percorso di incoronazione e dandole quegli insegnamenti che Re Giorgio mancò di darle a causa della sua morte prematura. Sono suoi i discorsi più intensi, sue le azioni più discusse e amate, come quando si recò ad un ospedale londinese per visitare le persone ammalatesi ai polmoni, durante i giorni della famosa nebbia densa di smog calata su Londra nel Dicembre 1952 e che tanti danni ambientali e tanti morti causò. A mio parere, è lui il personaggio al centro di questa stagione: John Lithgow è strabiliante nel riportare fedelmente sullo schermo il carisma del leone britannico.

The Crown  è la storia della famiglia reale, dei Windsor. È la storia del Principe Eduardo che abdicò l’11 Dicembre 1936 pur di non rinunciare alla sua scandalosa relazione con la divorziata Wallis. È lui a spiegare con struggente malinconia la magia che avviene durante il giorno dell’incoronazione (a cui lui mai arrivò, ma a cui era stato preparato). È la storia della sorella della Regina Elisabetta, Margaret, e della sua travagliata relazione con il capitano Peter Townsend, fonte di turbamento per la giovane sovrana, che manterrà fede al suo ruolo di Capo della Chiesa Anglicana e non approverà ufficialmente la loro storia d’amore. Claire Foy è attenta nel far capire al pubblico il conflitto interiore a cui Elisabetta è sottoposta: da una parte vi è l’Elisabetta sorella e dall’altra l’Elisabetta sovrana. Mai prevarrà pubblicamente l’Elisabetta sorella, l’Elisabetta privata, memore delle parole di sua nonna Mary.

Se volete vivere per dieci episodi l’intenso inizio del regno di Elisabetta II, dunque, non vi resta che guardare The Crown!

 

 


 

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About Giulia Masciavè

REDATTRICE | Classe 1994, pugliese, laureata in Studi Internazionali a Trento. Attualmente vive in Germania, con cui è stato amore a prima vista, un po' come con i Pink Floyd e i Coldplay. Non ama: sessisti, razzisti, omofobi, formaggio sulla pasta e cime di rapa. Difende la libertà di espressione, ma è consapevole che essa talvolta generi idee del cavolo.

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