TANIA CAGNOTTO ALLENAMENTO

Tania Cagnotto: un tuffo silenzioso nella storia

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Tania Cagnotto (1985) è una tuffatrice italiana. È la prima donna italiana ad aver conquistato una medaglia mondiale nei tuffi ed è considerata la più grande tuffatrice italiana di tutti i tempi

Se c’è uno sport che fin dall’infanzia mi ha attratto, quando si riesce a trovare spazio in una televisione totalmente venduta al dominio calcistico, è quello dei tuffi dal trampolino. Non importa la categoria precisa: se da 1 mt, 3 mt o sincronizzato. Vedere quei corpi volteggiare in aria e in modi differenti, come dei circensi, mi ha sempre entusiasmato. La sensazione di forza, spettacolarità e leggerezza che riescono a donarti è unica. Dalla preparazione fino all’entrata in acqua – che deve essere avvolta nel silenzio – nella costante ricerca di alzare meno schizzi d’acqua possibile. Quasi fosse una gara alla ricerca dell’invisibilità. La ricerca di quella perfezione che non sarà mai possibile raggiungere.

In questi primi anni nel nuovo millennio, il mondo dei tuffi è stato dominato dalle cinesi che, tra Mondiali ed Olimpiadi, non hanno lasciato spazio alle rivali in fatto di ori ed argenti. Una volta c’era una tradizione russa che però sembra si sia un po’ indebolita in questi ultimi anni, arrestata a quella meraviglia fluttuante che era Julija Pachalina. Tra le atlete che hanno cercato di inserirsi nel dominio di una generazione cinese ed asiatica (che rasenta la perfezione a livello stilistico e psicologico) c’e la nostra Tania Cagnotto, fresca vincitrice agli ultimi Europei di Rostock 2015 nelle tre discipline di competizione (il sincro con la fidata Francesca Dallapé). Un’edizione che ha visto salire le sue medaglie europee a 25 (di cui 17 d’oro), confermando quanto la bolzanina sia ormai la totale dominatrice continentale da almeno un decennio, oltre che la migliore tuffatrice italiana di tutti i tempi. E d’altronde non poteva essere altrimenti per la figlia del miglior tuffatore italiano di sempre (insieme a Klaus DiBiasi). Quel Giorgio Cagnotto che, negli Anni ’70, ha regalato più di una soddisfazione ai colori azzurri a suon di medaglie ottenute con una classe ed una passione immensa. Quella passione che ha trasmesso a sua figlia fin dal momento nella sua nascita, datata 1985.

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Franco Giorgio Cagnotto (1947) è un tuffatore italiano. Insieme a Klaus Dibiasi è stato il miglior atleta italiano di tutti i tempi in questa specialità

Quando a 17 anni debuttò con due medaglie agli Europei di Berlino (argento in piattaforma e bronzo in sincro con Maria Marconi) vuol dire che dentro hai qualcosa in più rispetto alle altre. Che sarai destinata a qualcosa di grande. Ed in effetti quel 2002 segnò l’inizio del suo dominio europeo. Un dominio che adesso sembra non avere più peso da quanto è divenuto monotono e senza rivali (a parte qualche piccola eccezione qua e là). E’ ai Mondiali che Tania guarda con determinazione, ma non riesce mai a trovare quel guizzo d’oro che va sempre alle solite cinesi che, da inizio millennio, hanno deciso che il mondo dei tuffi è affar loro. Le medaglie arriveranno anche qui. Ma saranno del metallo meno pregiato ed ancora stiamo affermando quella vittoria che sarebbe il giusto coronamento per un talento tra i migliori degli ultimi dieci anni. Nemmeno i Mondiali a Roma del 2009 riusciranno ad estirpare questo vuoto. In carriera, tra argenti e bronzi, le medaglie sono sette. Non poche. Ma ancora di più è l’amaro in bocca che lasciano, quell’amaro che rimane ogni volta che si affaccia alle Olimpiadi. Un altro tabù dove il passivo però è più duro, quasi insopportabile. Zero medaglie. Con quei 20 centesimi di Londra 2012 che ancora gridano vendetta. Forse la più grande delusione della carriera. Una medaglia olimpica che ormai rappresenta l’unico traguardo raggiungibile. Non serve l’oro: serve salire su quel podio per completare un puzzle. Quello che Tania ha iniziato a comporre fin dai trionfi juniores in giro per l’Italia e l’Europa negli Anni ’90.

Un puzzle che, anche se risulterà incompleto alla fine della carriera (anche se mi auguro di no), non le priverà una posizione nel mito dei tuffi a livello nazionale ed internazionale. Un mito superiore di quello del padre Giorgio. Quando l’allieva supera il maestro. Un mito cresciuto silenziosamente, nell’ombra rispetto ad una stampa sportiva che sembra accorgersi colpevolmente di sport diversi dal calcio, il ciclismo o la Formula 1 soltanto una volta ogni due-quattro anni. Un mito elegante e sinuoso, come dev’essere un tuffo carpiato ben eseguito. Un mito entrato nella storia. Il prossimo anno ci saranno le Olimpiadi a Rio de Janeiro. A 31 anni è, con ogni probabilità, l’ultima occasione per tradurre tutti i sogni restanti in una medaglia che simboleggerebbe quasi la chiusura di un cerchio.

Una sorta di giustizia divina. E poco importa se sarà d’oro, d’argento o di bronzo: l’importante è calcare quel podio. Sperando di vederla con la medaglia più lucente possibile. Magari con 20 centesimi avanti.

 

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About Giacomo Corsetti

COLLABORATORE | Classe 1990, toscano e residente a Pietrasanta, in Provincia di Lucca. Studente di Lettere – Discipline della Comunicazione e dello Spettacolo presso l’Università di Pisa. Blogger di RadioEco, radio dell'Ateneo di Pisa. Nutre una grande passione per lo sport, il cinema, il teatro e l'informazione libera. E' amante di tutto ciò che concerne la cultura.

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