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“Che strano chiamarsi Federico”: la recensione

Pubblicato il Pubblicato in Musica e Arti Visive, Recenti, Settima Arte
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“Che strano chiamarsi Federico” è un film del 2013, l’ultimo diretto da Ettore Scola, scritto insieme alle figlie Paola e Silvia

Che strano chiamarsi Federico è un film/documentario, anzi ritratto del 2013, ideato da Ettore Scola – scomparso proprio all’inizio di quest’anno – per ricordare Federico Fellini: maestro del cinema italiano e suo grande amico, a vent’anni dalla morte. Presentato alla 70esima Mostra Internazionale del cinema di Venezia come lungometraggio fuori concorso, è un film da vedere anche e soprattutto per i non amanti del genere felliniano. 

Le immagini si intrecciano sullo schermo per novantatré minuti e Vittorio Viviani, scelto come narratore, accompagna noi spettatori in un viaggio alla scoperta di un grande regista, ma prima di tutto un uomo, i suoi amici e le sue passioni. Ettore Scola inizia il suo progetto con alcuni dettagli della biografia di Federico Fellini che, arrivato a Roma da Rimini, a soli diciannove anni prese parte alla redazione del Marc’Aurelio, rivista satirica negli anni del regime fascista che riprese la sua attività nel dopoguerra, perché amava disegnare e fare schizzi ironici. In seguito, inizia a scrivere racconti brevi e battute per famosi attori comici come Aldo Fabrizi. Poi, arriva lo Studio 5, casa cinematografica di Fellini a Cinecittà diventa lo strumento utilizzato da Scola per ricreare immagini, sogni e sprazzi di vita di Federico. Molti si sarebbero aspettati una biografia lineare, e invece questo è un vero e proprio ritratto fedele a Fellini e al suo modo di interpretare la settima arte così come la vita. Scola rivela il mondo del maestro nel modo che solo un amico come lui poteva comprendere, un mondo fantasioso e pieno di curiosità, infatti come diceva di sé Fellini: <<Avevo una certa predilezione, sin da ragazzetto, per certi personaggi che venivano considerati… stravaganti. Cioè gli artisti>>.

Una delle parti più interessanti del lungometraggio è quella che racconta alcuni stravaganti giri a vuoto in macchina fatti da Ettore Scola e Federico Fellini nelle loro notti insonni a Roma; durante i quali il maestro faceva salire in macchina appunto personaggi fuori dal comune, presi dalla strada per scoprire le loro realtà e i loro sogni; per trarre ispirazione per i suoi capolavori e anche per sfamare questa sua enorme curiosità. Altro dettaglio importante del film sono le riflessioni del maestro riportate allo spettatore, come ad esempio, le sue idee riguardo a cosa li permetteva di girare un film o cosa permetteva ad un’artista di vivere tramite la sua arte. Si definiva un creativo e come tale pensava che: <<Il creativo lasciato in una dimensione di totale libertà tenderebbe a non fare niente. L’artista è uno che ha bisogno bambinescamente di trasgredire e quindi per trasgredire ci vogliono dei genitori, un preside, l’arciprete, la polizia, etc…>>.

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Il film fa riflettere sull’importanza per Fellini di affidarsi alla propria immaginazione: il regista confessa in uno dei suoi spostamenti in macchina che ogni volta che sogna scrive e fa degli schizzi riguardanti i suoi viaggi onirici. Ettore Scola, con dettagli come questo, ci fa conoscere un uomo che vide il mondo con gli occhi di un bambino e considerava la vita una festa: <<La vita è una festa, allora perché non viverla ogni momento come tale? >>.

Inoltre, questo docu-film è pieno di ritagli memorabili come alcuni provini di attori del calibro di Vittorio Gassman e Alberto Sordi che vogliono ottenere la parte di Casanova in seguito affidata a Marcello Mastroianni, come la maggioranza dei film di Fellini che lo ha considerato sempre un suo alter ego più atletico, al quale imponeva diete e attività fisica.

Infine, questo progetto ideato da Ettore Scola è un testamento di cinema e vita vissuta per i due registi. Un grande omaggio scritto da lui e dalle sue figlie, dove lo spettatore è partecipe di momenti privati e confessioni tra i due amici. Che strano chiamarsi Federico è l’uscita di scena che probabilmente anche Fellini avrebbe desiderato per la sua lunga e gratificante carriera con la vittoria di ben cinque Premi Oscar, tra cui l’ultimo proprio in onore del suo percorso e il suo modo di interpretare l’arte cinematografica.

Come anche Martin Scorsese afferma: <<È stato Fellini a spingermi verso il mio cinema. Ci sono pochi registi che hanno allargato il nostro modo di vedere e hanno completamente cambiato il modo in cui sperimentiamo questa forma d’arte. Fellini è uno di loro. Non basta chiamarlo regista, era un maestro>>.

 

 


 

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About Corinna Rombi

REDATTRICE | Nata a Siena nel 1991, è laureata presso la John Cabot - Università americana a Roma, in comunicazioni, media e marketing. Durante gli studi vive prima a New York e poi a Miami, dove sviluppa la sua passione per la fotografia e la recitazione.

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