Squallor

“Squallor”: Fabri Fibra e il nichilismo

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<<Un tiro prima di iniziare? Anche due>>.

 

Fabrizio Tarducci, in arte Fabri Fibra, è nato a Senigallia il 17 ottobre del 1976
Fabrizio Tarducci, in arte Fabri Fibra, è nato a Senigallia il 17 Ottobre del 1976

Squallor è arrivato nella notte, come un secco colpo di fucile. Nessuna intervista, nessun concerto, nessuna presentazione in pompa magna con giornalisti schierati (almeno per ora). Solo un tweet. Cinque parole e un link all’album completo su iTunes. Tutto molto poco italiano, e lo evidenziano precedenti illustri come David Bowie e Beyoncé, i primi ad aver rinunciato ad anticipazioni, teaser, campagne pubblicitarie. Poi vai a vedere i produttori del disco e trovi pezzi grossi come Medeline, Hit-Boy, D-Ross, Major Seven e Amadeus. Influenze a stelle e strisce come se piovesse? Non proprio, perché poi clicchiamo play e Fibra comincia il suo show.

Fabrizio Tarducci ha dato il via alla propria carriera con gli Uomini di Mare, e adesso si ritrova uomo di mondo. Fibra da Senigallia, ma anche da Milano, Parigi, Los Angeles. Per chi non lo conoscesse (o meglio, per chi lo conoscesse unicamente per i singoli più trasmessi), avvertiamo subito che non si tratta della solita personalità debordante e grottesca, macchietta di poco conto che vediamo replicata più e più volte nei videoclip dei rapper di Mtv. L’uomo, il signor Tarducci, parla pochissimo, e solo se interpellato.

I pensieri li affida perlopiù alla carta (Dietrologia, il suo primo libro, è una lucida critica all’ipocrisia dei mondi finti: la televisione, la politica, il mercato musicale). Anche filtrata dal costante tentativo di sconvolgere gli ascoltatori, la sua mentalità appare seriamente contro. Contro le etichette, contro le critiche. Contro il panorama commerciale e contro la scena underground. Né di destra, né di sinistra (poiché in Italia destra e sinistra di fatto non esistono): gli attacchi sono universali. Ascoltare i suoi primi lavori provoca lo stesso piacere malsano di un film di Tarantino o di un disco di Marilyn Manson. E’ violenza esagerata, tutt’altro che asciutta, ma divertentissima. Potremmo azzardare un paragone con lo Slim Shady di Eminem. Argomenti crudi dilatati all’esasperazione, per mostrarne la natura quasi ridicola.

'Squallor' è l'ottavo album da solista di Fibra, il sesto con una major
“Squallor” è l’ottavo album da solista di Fibra, il sesto con una major

Ok, ma chi è Fibra oggi? Cos’è la sua musica? In tre parole: molto di piùDi americano ci sono soltanto le basi (quella di E.U.R.O. ricorda vagamente Homecoming di Kanye West), ma è l’approccio generale al rap che differisce dalle tendenze del nostro Paese. Fibra punta raramente sulla velocità del flow, utilizza barre brevi e svaria spesso su diversi tipi di beat. Non è sincopato come Noyz Narcos, ma neppure tambureggiante come Gemitaiz & Madman (peraltro ospiti in questo album). Il resto è puro squallore all’italiana, ovviamente.

Se nel precedente Guerra e Pace il problema sembrava essere proprio la pace, Fibra ha decisamente aggiustato il tiro. E’ guerra aperta, di nuovo. Guerra civile. Si inizia con Troie in Porsche, che va a colpire contemporaneamente il femminismo e la critica del femminismo stesso, con le conseguenze brutali e pacchiane del successo. Amnesia è ipnotica denuncia delle facili canzonette da discoteca, Lamborghini estenuante bombardamento al dio denaro.

<<Il punk è morto in un incidente, guidava una Lamborghini>>.

Tutti noteranno la strofa contro Fedez ne Il Rap nel mio Paese, ma è tutto il carrozzone mediatico ad essere cosparso di benzina (Come Vasco, ad esempio, guarda con falsa invidia al mondo semplicistico del cantante emiliano). Nell’anno di Expo risuona come una cannonata E Tu Ci Convivi, con la partecipazione di Gue’ Pequeno (<<Benvenuto a Milano, la città del crimine>>). E subito dopo arriva il funereo inno di Cosa Avevi Capito?.

<<No, non capisco: cioè, stai una vita in studio, poi quando ce l’hai fatta esci…e non c’è un cazzo (…) E tutti sono contenti>>.

E’ nichilismo totale, quello di Fibra. Un grido lungo 21 canzoni che dona nuovo senso all’espressione sparare sulla croce rossa. Non come qualcosa di facile, di scontato: bensì come qualcosa che tutti sono in grado di fare ma che nessuno fa. E’ tornare alle radici del rap come strumento offensivo, più che autocelebrativo. C’è ancora l’irriverenza, ci sono ancora i quadretti sopra le righe, così come lo scherno verso gli altri artisti (<<E’ solo un gioco, ma in pochi lo capiscono>> diceva nel disco precedente). Ma il risultato è incredibilmente più maturo. Tanto che, quando riesce persino a nobilitare i momenti di silenzio (la chiusa di A Casa), saremmo quasi tentati di definirlo cantautore. Nelle sue parole non ci sono slogan, non ci sono messaggi preconfezionati. Il suo rap non è specchio della società: è un’incrinatura. Sul finale, l’emblematica Dio C’è non fa che confermarlo.

<<Non c’è futuro. E’ solo un riflesso>>.

Siamo davanti al Johnny Rotten dei nostri tempi. Malvagio e profetico, da ascoltare quando si ha bisogno di una sana nausea. Squallor è l’ennesimo frammento di una carriera notevole, l’ennesima evoluzione di un’artista che non smette di crescere.

 

Fibra

 

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About Mr. Tambourine Man

Chi è Mr. Tambourine Man? Nessuno lo sa con certezza. Intorno a lui aleggia un'aura di mistero: per alcuni è un ex chitarrista dei Nirvana reso nostalgico dall'età, per altri un giovane rapper dal sound elettronico, per altri ancora una cantante di opera lirica con la passione per la pop dance. O forse lo stesso lettore. Mr. Tambourine Man vi guiderà in un viaggio mistico attraverso la musica.

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