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Sport’s Christmas Magic

Pubblicato il Pubblicato in Centrocampo, Recenti, Scienza e Salute

Se c’è un elemento del Natale che resta inscalfibile dinnanzi allo scorrere del tempo e al deteriorarsi delle tradizioni è l’enorme mole di storie che gravitano attorno a questa festività. Ed anche lo sport non è immune al fascino delle festività natalizie. La tradizione dei Paesi anglofoni vede scendere in campo le squadre più seguite degli sport di riferimento durante le vacanze per concedere ai bambini che non vanno a scuola di godersi le proprie squadre preferite, con un occhio sempre fisso sul portafogli mentre il resto del mondo si concede una pausa. Ma ogni tanto quella straordinaria aura di magia, che avvolge il Natale, abbraccia anche i campi da gioco e ci regala storie fuori dall’ordinario. Noi vogliamo raccontarvene quattro, facendo attenzione al bilanciamento tra passato e presente, tra paesi anglofoni e resto del mondo, tra sport e magia.

 

  • IL SOGNO DI MURTAZA
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Murtaza Ahmadi (2010) è un bambino afghano. Questa è la foto che ha fatto il giro del mondo

Murtaza Ahmadi è un bambino di sei anni, è afghano e fino ad un anno fa il concetto di magia del Natale non avrebbe mai potuto essergli familiare. Come molti bambini della sua età nella sua terra Murtaza è povero, i suoi genitori non possono permettersi di assecondare i suoi desideri. Murtaza ha una passione, il calcio, e ha un idolo: Lionel Messi. A calcio in Afghanistan ci si può giocare poco, in campi sterrati e col terrore continuo che qualcosa possa andar storto ma il piccolo è così innamorato del fuoriclasse argentino dell’FC Barcelona che pur di sentirlo più vicino un giorno ha preso una busta di plastica a righe bianche e azzurre, l’ha ritagliata in maniera tale da poterla indossare, ci ha scritto sopra «Messi» a coronare un numero «10» bello grande: aveva così emulato la maglia albiceleste del suo idolo. L’immagine di questo scricciolo che indossava fieramente una busta di plastica ha iniziato a circolare sul web, commuovendo il mondo. Messi e il suo Barcellona non hanno minimamente potuto mostrarsi insensibili alla vicenda: nello scorso Febbraio il numero 10 argentino gli ha spedito due sue maglie, una blaugrana e una albiceleste annesse di dedica ed autografo. Sembrerebbe già un lieto fine, ma per Murtaza il sogno aveva appena cominciato ad avverarsi. Lo scorso 13 Dicembre il Barcelona affrontava a Doha l’Al-Ahli Club in un’amichevole. L’occasione era irrinunciabile: il club catalano decide di promuovere l’incontro tra Murtaza e Messi. Il bimbo afghano accompagna il fuoriclasse argentino fino al campo, dà il calcio d’inizio all’amichevole e poi può godersi la partita da bordo campo. Dapprima timido e timoroso, non si stacca dal fuoriclasse argentino nemmeno per un istante, divertendo i compagni de La Pulga e commuovendo gli spettatori. Messi va in campo, regala spettacolo, segna ed esce. Il sogno di Murtaza è compiuto: questo Natale sarà il più magico della sua vita.

 

FC Barcelona Lionel Messi talks to Afghan boy Murtaza Ahmadi on the pitch before the start of a friendly football match against Saudi Arabia's Al-Ahli FC on December 13, 2016 in the Qatari capital Doha. Barcelona play Saudi champions Al-Ahli in a friendly in Doha, the Spanish club's last major obligation of its four year shirt sponsorship deal with Qatar Airways. / AFP PHOTO / KARIM JAAFAR
Il sogno del piccolo Murtaza che si realizza

 

  • LA PIÙ BELLA PARTITA DI NATALE DELLA STORIA

schermata-2014-12-24-alle-16-05-11-1024x344Ypres, Belgio, vigilia di Natale 1914. Siamo in trincea, letteralmente: è già iniziata la Grande Guerra, i soldati vivono così, in trincea. La loro esistenza si trascinerà in questo modo per i prossimi quattro anni, nell’orrore misto a terra, malattie e dolore che si consumava in quegli angusti solchi. Ernie Williams, fuciliere scozzese del reggimento Essex, ha visto qualcosa di insolito: luci, fiammelle per la precisione. Raccoglie il fucile ma quando riassume la posizione eretta le luci si sono moltiplicate vistosamente e una voce dall’inconfondibile accento giunge alle sue orecchie: «Buon Natale, soldato inglese!». Dalla trincea opposta si leva un canto: «è Stille Nacht!». I teutonici stavano festeggiando il Natale. Gli inglesi, un po’ spaesati, rispondono con la propria versione, Silent Night: il campo di guerra è stato pervaso da un barlume di gioia insperato. Non è ben chiaro come ci riescano ma riescono ad accordarsi per un Adeste fideles collettivo. La mattina successiva la magia non ha abbandonato il campo: si cerca un accordo al fine di interrompere la battaglia per un giorno, molti da entrambe le parti sono diffidenti, ma cinque coraggiosi si incontrano e metà strada, scambiandosi sigarette e pagnotte: tregua stabilita.

«Se non sparate voi non spariamo neanche noi». Sembra una comune mattinata di Natale, i soldati si scambiano i doni che hanno a disposizione: viveri e sigarette. Ad un certo punto, nello stupore generale, un soldato tira fuori un’arma davvero insolita per la guerra: una palla da calcio! È l’arma giusta per mettere in ginocchio per un giorno la guerra. Certo, il campo è irregolare e le porte non ci sono ma i soldati giocano per un lasso di tempo che sembra infinita ad uno sport che pare più un’ammucchiata che una vera e propria partita. Poi la palla finisce sul filo spinato, si sgonfia. Hanno vinto ovviamente i tedeschi 3-2 ma la realtà torna ad incombere su quel fazzoletto di terra. Gli ufficiali decidono per la ritirata in trincea, alcuni addirittura ordinano di sparare contro i soldati che stavano rientrando in trincea, senza che nessuno abbia il coraggio di farlo. Nessuno sarebbe mai riuscito ad uccidere un uomo al fianco del quale giocava gioiosamente solo qualche minuto prima. Le conseguenze sono deflagranti su entrambi i fronti, i rispettivi eserciti non l’hanno presa esattamente bene. Niente più tregue, a Natale o mai più. Prima un film (Joyeux Noël – Una verità dimenticata dalla storia2005) e poi l’ex Presidente UEFA Michel Platini non hanno perso occasione di ricordare un avvenimento così leggendario: tra la notte del 24 e la mattina del 25 Dicembre 1914, lo sport ha sconfitto la guerra.

 

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La locandina di “Joyeux Noël” (2005), diretto dal regista e sceneggiatore francese Christian Carion (1963)

 

  • DREAM AGAIN: IL MIRACOLO DI ISAIAH
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Isaiah Austin (1993) e Adam Silver (1962) immortlati nell’abbraccio che ha commosso il mondo della pallacanestro

A cosa pensate quando vi imbattete nel nome Isaia? Al più celebre dei profeti del Vecchio Testamento biblico? Bene, ci pensavano anche i genitori di Isaiah Austin quando il 25 Ottobre 1993 gli hanno assegnato questo nome alquanto impegnativo. Isaiah cresce in un contesto iper-credente che lo ingloba a tal punto che per un certo periodo userà come nickname twitter @Godschild e lascerà la nativa Fresno (California) per iscriversi al liceo Grace Preparatory Academy di Arlington (Texas) un liceo cristiano in cui completerà la sua formazione religiosa che lo indirizzerà verso la scelta del college. Ma per cosa aveva bisogno di essere preparato questo ragazzone? Isaiah Austin è al termine del periodo all’High School il terzo miglior talento in entrata al college, è un All American: gioca a pallacanestro – nel ruolo di centro – e sui due lati del campo sembra poter essere un futuro protagonista della NBA. La scelta ricade dunque su un college battista, la Baylor University: si giocherà lì le sue chance per il professionismo. Dopo una grande prima annata decide di restare a Baylor, un po’ frenato da qualche infortunio e un po’ con il progetto di crescere e sviluppare massa corporea. La scelta non sembra saggia, perché il secondo anno non parte nel migliore dei modi e lui sembra vivere un momento di difficoltà e regresso tecnico. Incalzato dalle critiche, il 17 Gennaio 2014 si lascia andare ad una scioccante dichiarazione in mondovisione: sin dai tempi delle medie, a seguito di un gravissimo infortunio, Isaiah è cieco dall’occhio destro. Era riuscito a diventare uno dei talenti più seguiti del mondo in una situazione simile, restando fedele al motto biblico che gli ha trasmesso sua madre: «Puoi renderla la tua scusa o puoi renderla la tua storia». Isaiah chiude il secondo anno al college in crescendo, il Draft NBA si avvicina e lui è uno dei migliori talenti in pista. Esegue alcuni provini preparatori con alcune squadre, in uno di questi il dottor Robert Bonow lo rimanda ad una visita specialistica. Di casi come questi i dottori NBA ne segnalano a decine, spesso ottenendo risultati negativi. Austin è alto 216 cm ma arriva a stento ai 100 kg: è decisamente troppo gracile perché sia tutto ok. Dopo un esame del sangue i cui risultati arrivano entro il Draft, il Dr. Bonow deve comunicare ad Isaiah la notizia: ha il morbo di Marfan, una malattia del tessuto connettivo che può essere monitorata ma che porterebbe alla morte in presenza di un’attività fisica pressante come quella dei professionisti NBA. Isaiah non coronerà il suo sogno, scoppia in lacrime davanti al dottor Bonow. Adam Silver, Commissioner NBA, venuto a conoscenza della notizia lo inviterà al Draft di Brooklyn (New York) chiamandolo a sorpresa a fine serata per una Pick onoraria che gli avrebbe concesso di vivere comunque il proprio sogno. Il mondo è commosso, la 2K – nota produttrice di videogame – inserisce addirittura Isaiah nel gioco NBA 2K15 in tributo alla sua storia. I mesi passano, Isaiah si concede allo studio della matematica a Baylor e prega, come sempre. Qualcuno stavolta deve aver ascoltato le sue preghiere perché lo scorso 1° Dicembre, proprio quando iniziavamo ad essere immersi nella caratteristica atmosfera natalizia, questo ragazzone ha sconvolto nuovamente il mondo. Ha annunciato che, in seguito a nuovi accertamenti, la sua condizione clinica è stata rivista: può tornare a giocare a basket, ha sconfitto il morbo. Le prospettive di un approdo in Europa o magari anche in NBA si sono moltiplicate esponenzialmente con un solo post su Instagram. Quest’anno sotto l’albero il giovane Isaiah ha trovato il regalo più bello: la speranza.

 

 

  • TRACY MAGIC-GRADY
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Tracy McGrady (1979) e Iran Brown

L’NBA non poteva ovviamente esimersi dal giocare nella Santa notte. L’usanza risale addirittura al secondo anno di vita della Lega, il 1947, salvo un’interruzione negli Anni ’70 dovuta ad una leggendaria sfida Cleveland Cavaliers e Cincinnati Royals con undici (U-N-D-I-C-I !!!) spettatori paganti che fece propendere verso l’interruzione della consuetudine fino al 1979, casualmente l’anno in cui discenderanno sulla lega i due profeti del basket moderno: Magic Johnson e Larry Bird. Se la tradizione non fosse ripresa, l’NBA non ci avrebbe regalato una delle sue storie al contempo più sconvolgenti e magiche proprio nella notte di Natale. L’evento affonda le proprie radici in un episodio di cronaca nera: l’Ottobre del 2002 è il mese in cui il serial killer detto D.C. Sniper (il cecchino della Beltway, Washington) in ventitré giorni seminò dieci vittime e tre feriti gravi. In seguito si scoprirà che gli snipers erano due: John Allen Muhammad e Lee Boyd Balbo. Il primo verrà giustiziato con un’iniezione letale, mentre il secondo era all’epoca appena diciassettenne. Tra i tre feriti c’era un ragazzino che venne dimesso nel Novembre successivo e a Natale ricevette il dono di assistere da bordo campo alla partita tra Orlando Magic e Detroit Pistons: il suo nome è Iran Brown.

Iran ha un idolo: Tracy McGrady, all’epoca giocatore degli Orlando Magic, che però non era sceso in campo in tre delle ultime quattro partite per dei serissimi problemi alla schiena che non gli permettevano nemmeno di star seduto senza sentire enormi fitte di dolore. Non è però un caso che giocasse in una squadra che si chiama Magic: la magia del Natale, questa volta, si fa sentire più forte che mai. Pur di non deludere Iran, McGrady decide dapprima di farsi inserire nella lista dei convocati sotto la dizione gametime decision (decisione dell’ultimo minuto) e poi di scendere in campo esclusivamente per Iran. Tracy McGrady segnerà quarantasei punti con una schiena a pezzi: a fine partita si avvicinerà al piccolo tifoso regalandogli il suo asciugamano. Iran, emozionatissimo, quel momento sicuramente non lo dimenticherà mai. Grazie a questa prestazione – che si incastonava in una serie di tre partite natalizie strepitose – McGrady detiene la media più alta della storia per un giocatore la sera del 25 Dicembre: 43.3 puntiGrazie a questa prestazione, infine, Iran Brown è tornato a credere nella magia.

E voi? Dopo aver letto queste storie, continuate a non credere alla magia del Natale?

 

 


 

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About Jacopo Gramegna

REDATTORE | Classe 1996, ex cestista ed ex Parlamentare Regionale dei Giovani in Puglia, diplomato al Liceo Classico. Attualmente è studente di Giurisprudenza d'Impresa presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Divoratore instancabile di film e studioso di tattica sportiva, nutre una passione viscerale per i racconti che gravitano attorno ai campi da gioco. Si diletta in uno storytelling che possa far convergere le sue numerose anime. Primo Pianista per "NbaReligion.com".

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