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Speciale Halloween: gli horror che (forse) non avete visto

Pubblicato il Pubblicato in Musica e Arti Visive, Recenti, Settima Arte

Con l’avvicinarsi del 31 Ottobre, noi de “La Voce del Gattopardo” abbiamo deciso di proporvi una serie di film perfetti per la notte delle streghe. Sarebbe scontato fare una classifica degli horror migliori di tutti i tempi, semplicemente perché top 10 simili se ne trovano un po’ ovunque. Perciò abbiamo spolverato gli archivi per andare a scovare le pellicole meno conosciute, quelle sottovalutate, i titoli che nessuno ricorda. Non troverete in questa lista L’Esorcista, Shining o La Casa. E neanche Alien.

Ecco a voi dieci film d’autore che vi faranno restare svegli:

 

  • 10 – FROM BEYOND (Stati Uniti, 1986) :
From Beyond (1986) Blu-ray Screenshot
“From Beyond” (1986), diretto da Stuart Gordon

Dal maestro del raccapriccio Stuart Gordon (autore di Re-Animator) un film dimenticato da tutti. Il regista prende una storia breve di H.P. Lovecraft e la trasforma in un body-horror vagamente simile a La Mosca. La trama è allucinante: lo scienziato pazzo e maniaco sessuale Pretorius apre un varco per un’altra dimensione, utilizzando una macchina per il potenziamento della ghiandola pineale. Se le premesse non fossero abbastanza folli, il resto della pellicola procede in modo ancora più sfrenato (mutazioni, creature aliene, costumi sadomaso), senza timore di camminare sempre sul filo del B-movie. Grandi interpretazioni da parte dei quattro protagonisti (vedendo la bellezza e il talento di Barbara Crampton ci si chiede perché abbia avuto una carriera così povera). Una menzione speciale va poi allo straordinario lavoro fatto con trucco ed effetti speciali, affidati a ben quattro compagnie di make up. Sospendete l’incredulità, non fatevi domande e godetevi questi 85 minuti di delirio.

 

  • 9 – NAMELESS (Spagna, 1999) :

Jaume Balaguerò è conosciuto oggi come la mente dietro alla saga di REC, uno dei fenomeni horror europei più singolari e lodevoli. Nameless è il suo primo lungometraggio, tratto dal romanzo di Ramsey Campbell edito in Italia come La Setta. I senza nome del titolo sono un gruppo di fanatici dediti al culto di una diabolica entità, alla quale sacrificano abitualmente bambini e bambine. Claudia, madre di Angela, scomparsa ormai da cinque anni, riceve una telefonata da brividi in cui sente la voce della figlia chiederle aiuto. Tralasciando la trama non molto originale, è la realizzazione complessiva a valere il prezzo del biglietto (o del dvd, se preferite). Balaguerò, con pochissimi mezzi, raggiunge il massimo risultato: angosciare oltre ogni limite. La catabasi di Claudia e dell’ex poliziotto Massera cade raramente nella violenza esplicita, ma è l’intera atmosfera creata intorno ai due protagonisti ad essere ansiogena. I nemici sono quasi sempre nascosti, non si palesano: il dubbio e la paranoia spadroneggiano. Colori quasi assenti, musiche ossessive, una narrazione che sembra prendersi tutto il tempo necessario, per poi accelerare in modo infernale nell’ultima parte. Questi gli elementi che fanno di Nameless un ottimo esordio, sobrio e affilato.

 

  • 8 – LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO (Italia, 1976) :
La Casa dalle Finestre che Ridono, di Pupi Avati
“La casa dalle finestre che ridono” (1976), diretto da Pupi Avati

Un horror di Pupi Avati scritto (tra gli altri) da Maurizio Costanzo? No, non stiamo scherzando. D’altro canto la pellicola, diventata un cult anni dopo l’uscita nelle sale, è ancora piuttosto famosa, in quanto pietra miliare nella filmografia del regista emiliano. Le campagne intorno a Ferrara diventano luogo di agghiaccianti omicidi rituali, mentre un restauratore lavora su un vecchio affresco. E’ un’indagine che vive di sussurri, porte socchiuse, rumori misteriosi, fino alla scoperta inevitabile dell’orrore. Grazie alla costruzione sopraffina lo spettatore, immedesimatosi nella torbida ricerca degli indizi, resta clamorosamente spiazzato dal colpo di scena finale. E la vera paura stavolta non risiede nell’assassino, ma in questo splendido paesino di dannati in cui si muove il protagonista, nella sinistra omertà dei suoi abitanti. Nessuno, o quasi, risulta innocente in questa galleria di mostri, nella quale un bonario ubriacone (memorabile l’interpretazione di Gianni Cavina) può essere ostracizzato senza difficoltà. Da venerare come un piccolo gioiello, ennesima dimostrazione che il nostro paese può tranquillamente confrontarsi con qualunque genere.

 

  • 7 – SLITHER (Stati Uniti, 2006) :

Se in questi giorni avete visto Guardiani della galassia, finalmente arrivato nei nostri cinema, sappiate che James Gunn ha iniziato la sua scalata a Hollywood da qui, dalla placida cittadina di Wheelsy invasa da lumaconi alieni. Slither è uno sfacciato omaggio al gore anni ’80 (Dimensione Terrore, La Cosa) ma di quelli realizzati con intelligenza. C’è tanto humor nero, tanto sarcasmo, tante risate tra le ingenue vittime degli extraterrestri. Assolutamente spassoso Nathan Fillion, imperturbabile sceriffo di paese; convincente Michael Rooker, che nel ruolo dello zotico senza scrupoli è uno dei migliori (e i fan di The Walking Dead saranno d’accordo con noi); grandiosa Brenda James nella sua trasformazione in “utero gigante”. Gunn scrive e dirige un film passato ingiustamente sottotraccia, che sa prendersi sul serio prendendo in giro una tradizione intera di horror. Rifugge le facili parodie, il giovane regista di St. Louis: vuole comunque raccontare una buona storia del terrore, esagerata e grottesca. E’ chiaramente un nerd, ma sa farsi adorare da tutti.

 

  • 6 – BROOD-LA COVATA MALEFICA (Canada, 1979) :
Brood-La covata malefica, di David Cronenberg
“Brood – La covata malefica” (1979), diretto da David Cronenberg

Nola Carveth è ricoverata in una strana clinica, gestita da un dottore eccentrico. E’ solo il preludio all’orrore: creature antropomorfe cominciano ad uccidere le persone a lei più care. Prima che Cronenberg diventasse Cronenberg. Ancora fedele allo splatter de Il demone sotto la pelle e Rabid, il regista di Toronto partorisce questa piccola follia. E il verbo “partorire” non è utilizzato a sproposito. E’ un viaggio all’interno della rabbia, del rancore, della patologia dell’essere umano: i temi portanti sono il concepimento e la gravidanza, analizzati come strumenti di morte anziché di vita. Chi conosce la versione matura del cineasta non potrà che ritrovare in Brood – La covata malefica tutti i motivi a lui più cari, in una cornice più rozza ma non per questo meno affascinante. La sua spaventosa grammatica è viva e potente, oggi come allora. Curiosità per gli appassionati: la colonna sonora è affidata a un Howard Shore poco più che trentenne.

 

  • 5 – SUSPENSE (Gran Bretagna, 1961) :

Può un horror anni Sessanta tratto da Il giro di vite di Henry James (ghost story scritta a fine Ottocento) spaventare? Sì, se i lavori sono affidati a Jack Clayton, autore un decennio più tardi de Il grande Gatsby con Robert Redford e Mia Farrow, con l’aiuto della penna di un certo Truman Capote. Suspense (The Innocents nella versione originale) è un capolavoro per almeno una decina di motivi. Noi ci limitiamo a elencarne tre. Deborah Kerr nel ruolo di Miss Giddens sorregge l’intera pellicola con grazia e convinzione da veterana quale è. In secondo luogo, la fotografia: mamma mia, che fotografia. Giochi di luce, inquadrature che alternano angoscianti primi piani dei bambini a profondità maniacali, tutto è asservito al superiore fine della suggestione. Da notare la mutevolezza della casa, oscura e camaleontica, accogliente e dispersiva allo stesso tempo. Infine il riferimento, appena accennato ma pesantissimo, alla pedofilia, affrontata anch’essa con classe da nobiluomini. Una prelibatezza per palati raffinati.

 

  • 4 – THE LOVED ONES (Australia, 2009) :
The loved ones, di Sean Byrne
“The loved ones” (2009), diretto da Sean Byrne

E’ vero, abbiamo detto “film d’autore”, il ché presuppone un certo spessore dei registi in questione. Se invece cerchiamo informazioni su tal Sean Byrne dalla Tasmania, troviamo davvero pochissimo. L’unica pellicola abbastanza famosa a recare la sua firma è questo The Loved Ones, peraltro mai distribuito in Italia. In un panorama ormai dominato da torture porn scadenti, questa perla si fa notare per intelligenza ed efficacia delle scelte stilistiche (il novellino ci sa fare eccome dietro la macchina da presa). La giovane Robin Mc Leavy, psicopatica figlia di papà, è senza dubbio la villain più terribile dai tempi di Misery, e il povero Xavier Samuel ne sa qualcosa. Tra Non Aprite Quella Porta e Sixteen Candles (come recita il trailer), sempre a cavallo tra le produzioni di Mtv e i migliori slasher, questo horror azzecca praticamente tutto, riuscendo a intrattenere senza mai cadere nel ridicolo. Un lavaggio del cervello molto originale e il miglior modo per usare un trapano elettrico la sera del ballo di fine anno.

 

  • 3 – A SERBIAN FILM (Serbia, 2010) :

Qualcuno potrebbe denunciarci per avervi consigliato questo film, ma noi lo facciamo lo stesso. Perché l’opera prima di Srđan Spasojević è un’esperienza irripetibile, sconvolge e disturba, resta impressa nella mente come una bruttissima idea. Bandita in numerosi Paesi, la pellicola vede come protagonista Milos, ex pornostar di successo cui viene offerto un ultimo lavoro. Inutile dire che non tutto andrà secondo le sue aspettative. Interpretazioni di alto livello, una fotografia curata nei minimi dettagli e una storia finalmente originale rendono A Serbian Film persino elegante, nonostante i contenuti malati. La scena centrale (non spoileriamo niente) è un pugno difficile da dimenticare. Evitatelo come la peste se la violenza massima che riuscite a sostenere è quella di CSI-Scena del crimine.

 

  • 2 – QUATTRO MOSCHE DI VELLUTO GRIGIO (Italia, 1971) :

Ultimo capitolo della Trilogia degli animali, iniziata con L’uccello dalle piume di cristallo e proseguita con Il gatto a nove code. Se nel 1975 non fosse uscito Profondo rosso, questo sarebbe passato alla storia come il capolavoro di Dario Argento. Al suo interno sono già presenti, in potenza, tutti gli elementi che hanno reso indimenticabile il film con David Hemmings… e anche qualcosa in più. E’ incredibile l’ironia e la spensieratezza con cui il regista sviluppa il caso, presenta i personaggi, inserisce battute geniali dentro la cornice del thriller. Il Diomede interpretato da Bud Spencer e il Gianni Arrosio di Jean-Pierre Marielle sono esempi di quanto Argento si sia divertito a scrivere la storia: arguta e commovente in particolare la scena nel bagno pubblico. E Quattro mosche di velluto grigio diverte, oltre a spaventare e incuriosire in ogni sua virtuosa inquadratura (fantastici i titoli di testa). Una sceneggiatura perfetta (il solito sogno rivelatore? Non proprio) e colpi di classe che funzionano alla grande anche oggi (quanto è inquietante la maschera del serial killer!) contribuiscono a formare uno dei migliori gialli italiani. Senza dimenticare la colonna sonora di Ennio Morricone: sfidiamo a non provare brividi durante il minuto finale. Per fortuna dal 2012 è reperibile anche in versione home video.

 

1 – AUDITION (Giappone, 1999) :

Non siamo dalle parti dello “sconosciuto”: è il film che ha consacrato una volta per tutte Takashi Miike in Occidente. Il regista giapponese aveva già al suo attivo quasi trenta produzioni quando Audition ha sconvolto le sale americane ed europee. E’ la storia di Aoyama, vedovo in cerca di nuova moglie, e di Asami, dolce ragazza che partecipa all’audizione realizzata dall’uomo. E’ un horror atipico: mescola generi in modo apparentemente anarchico, sembra trattare una love story con finezza da melodramma, salvo poi ribaltare tutto nella seconda parte. Ed è qui che risiede l’elemento disturbante della pellicola. Non nella crudezza finale (seppure la scena di tortura sia da malati di mente), ma nel totale contropiede in cui coglie lo spettatore inconsapevole. Qualora si riesca a sopportare una delle sequenze più malsane a memoria d’uomo, ecco che Miike ci spiazza di nuovo, con una soluzione quasi lynchiana all’intera costruzione. Un’opera che si rivela in tutta la sua natura allegorica, che parte da una situazione di apparente normalità per andare a denunciare un preciso bersaglio (il maschilismo insito nella società contemporanea) nella maniera meno scontata e più scioccante possibile. Per questo merita la prima posizione. Imperdibile.

 

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“Audition” (1999), diretto da Takashi Miike

 

 

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About Mattia Carapelli

REDATTORE | Classe 1991, toscano. Si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Siena. Lettore onnivoro e cinefilo convinto, nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Ironica", con la casa editrice Montedit.

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