15 m cop

Spagna: cinque anni dal 15-M

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Little Italy, Recenti
Puerta del Sol durante una manifestazione del 20 maggio 2011.
La Puerta del Sol durante una manifestazione del 20 Maggio 2011

Ieri in Spagna è stata una giornata di manifestazioni. Decine di cortei si sono tenuti nelle principali città del Paese, per celebrare il quinto anniversario dall’inizio delle proteste che diedero vita al Movimiento 15-M (15 de Mayo – 15 Maggio), conosciuto in generale come Movimento degli Indignados. Era il 15 Maggio 2011 quando la piattaforma Juventud SIN futuro (trad: Gioventù SENZA futuro), insieme a Democracia real YA (trad: Democrazia reale Adesso), organizzarono un corteo a Madrid per protestare contro la precarietà, i tagli all’istruzione pubblica, la riduzione delle prospettive per i giovani spagnoli e la corruzione. Una manifestazione organizzata soprattutto via internet, che ebbe un successo insperato: un enorme corteo con decine di migliaia di persone – soprattutto giovani universitari particolarmente colpiti dalla crisi – invase il centro di Madrid, riempiendo la Piazza di Puerta del Sol. Chi manifestò quel giorno non sapeva che era soltanto l’inizio di una lunga mobilitazione, che avrebbe avuto importanti ripercussioni sulla politica iberica.

La notte fra il 15 ed il 16 Maggio centinaia di giovani decisero di restare in piazza, per riprendersi il luogo pubblico per eccellenza, dove la gente si incontra, discute, propone e decide. Un luogo svuotato di significato dall’ormai arrugginito sistema spagnolo, in cui da oltre vent’anni si alternavano al potere i due grandi partiti PP (Partido Popular) e PSOE (Partido Socialista Obrero Español), senza mostrare grandi differenze l’uno dall’altro. In quel Maggio del 2011 la Spagna era già immersa fino al collo nella crisi economica e le misure imposte dall’Unione Europea e dalla BCE mostravano come il Governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero non fosse altro che una marionetta di poteri economici più forti. Sarebbero seguiti mesi ancora più difficili, con lo spread altissimo ed infine il salvataggio da parte della troika, un anno più tardi.

Le proteste del movimento Occupy Wall Street.
Le proteste del Movimento “Occupy Wall Street”

Il movimento degli Indignados rimase in Puerta del Sol per oltre un mese, occupandola con una acampada la cui forza simbolica fece il giro del mondo. Anche in altre città spagnole ci furono occupazioni delle piazze e l’onda lunga arrivò anche in Europa e in altre città del mondo nella grande giornata di mobilitazioni globali del 15 Ottobre (a Roma il corteo più grande, ma anche una giornata di guerriglia) e con l’esplosione del Movimento statunitense Occupy Wall Street.

Poi quel movimento di piazza iniziò ad assorbirsi nelle realtà di quartiere, locali. Se dal punto di vista mediatico poteva sembrare che le proteste fossero finite, con le piazze nuovamente libere da proteste, in realtà quelle lunghe settimane di occupazioni, cortei, eventi, avevano creato una rete di gruppi ed organizzazioni attivissime sul territorio. Si scoprì così che il Movimiento 15-M non solo aveva mostrato al mondo l’indignazione contro lo svilimento della democrazia rappresentativa, ormai non più capace di rappresentare veramente la cittadinanza, ma aveva permesso alla società civile spagnola di creare un tessuto organizzato che mancava nel panorama politico. Non solo. Il movimento fu anche l’occasione per le realtà storiche più politicizzate – identificabili come sinistra extraparlamentare – di entrare in contatto con la parte di popolazione giovanile che fino ad allora non si era mai impegnata politicamente.

Non bisogna dimenticare che la Spagna era uscita solo nel 1975 da una lunga dittatura – quella di Francisco Franco – che aveva azzerato le strutture di rappresentanza sociali e le realtà territoriali. Quell’enorme rete di realtà che rendono invece peculiare, ad esempio, l’Italia. Il Movimiento 15-M ebbe l’enorme pregio di ricostruire quella rete dopo anni di sonnolenza. I quartieri e le piccole città si riempirono di “assemblee del 15-M”, ma anche di nuove associazioni ed ONG, comitati di cittadini concentrati su questioni locali – dalla protezione di zone verdi alla protezione delle fasce deboli – come gli orti urbani, collettivi per un’economia alternativa, eccetera. In ogni luogo la cittadinanza si riuniva per parlare dei problemi del proprio territorio e per decidere cosa fare per cambiare le cose.

Questa nuova vivacità del mondo giovanile si mescolò con le organizzazioni sindacali e della sinistra storica che mai avevano cessato di lottare. Nel triennio 2011-2014 si registrarono centinaia di cortei nelle piazze del Paese, spesso divisi in colori a seconda del tema della mobilitazione: la marea blanca per difendere la sanità pubblica dagli attacchi del Governo del PP (nel frattempo salito al Governo), la marea verde contro i tagli all’istruzione pubblica, la marea viola contro la violenza maschilista sulle donne. Il nuovo vigore dato da quel movimento si riflesse nei numeri: i cortei furono molto partecipati, confermando la presenza di una Primavera dei movimenti in Spagna.

Il Movimiento 15-M diede un impulso importante anche a gruppi ed organizzazioni già esistenti, che passarono dalla marginalità alla centralità: è il caso della PAH, la Plataforma de Afectados por la Hipoteca, un movimento auto-organizzato che si opponeva contro uno degli aspetti più feroci della crisi in Spagna, quello degli sfratti. Basti pensare che, dal 2008 ad oggi, nel Paese ci sono state centinaia di migliaia di ingiunzioni di sfratto, spesso realizzati con l’uso della forza da parte dei reparti antisommossa della polizia. Con picchetti davanti alle case sotto sfratto, la PAH riusciva a volte a rimandare lo sgombero, attirava l’attenzione della popolazione su un problema sociale così esteso, ed offriva solidarietà alle vittime. Per capire l’importanza che ha avuto questo movimento in Spagna, forse basterà dire che l’attuale sindaco di Barcellona, Ada Colau, è un’ex militante di quella piattaforma.

Pablo Iglesias Turrión (1978), è un politico spagnolo, fra i fondatori di Podemos, di cui è segretario.
Pablo Iglesias Turrión (1978) è un politico spagnolo, fra i fondatori di Podemos, di cui è segretario

Ma i cambiamenti che ha lasciato il Movimento degli Indignados non finiscono qui. Le reti sociali, i gruppi territoriali, una società civile più attiva e battagliera dopo anni di sonno sono solo alcuni degli aspetti. Nel gennaio del 2014, a due anni e mezzo dall’inizio delle proteste, nacque un nuovo partito politico che si faceva portavoce di molte parole chiavi del Movimiento 15-M. Lo faceva non solo con i suoi punti programmatici, una mescolanza di vecchie parole d’ordine della sinistra e di slogan anti-austerity, ma anche nel nome: Podemos. Uno degli slogan più urlati in Puerta del Sol nel 2011 e nelle tante manifestazioni che seguirono era <<Sì se puede>> (trad: Sì possiamo!), un grido che serviva come incoraggiamento a seguire le battaglie, a cambiare le cose con la mobilitazione di piazza e per via democratica, nonostante il muro eretto dagli organismi finanziari che faceva sembrare ogni volontà cittadina “impossibile”.

Podemos è stata l’espressione più visibile di quella mobilitazione – anche se sarebbe riduttivo affermare che sia <<il partito del 15-M>> – perché ha portato molte di quelle istanze in primo luogo al Parlamento Europeo, grazie al successo ottenuto alle elezioni europee della Primavera del 2014. Poi nei comuni e nelle Regioni spagnole, nel boom di voti ricevuto alle elezioni amministrative di fine Maggio 2015, con un risultato storico che ha permesso a sindaci di sinistra di governare Madrid e Barcellona. Ed infine nel Congreso de los Diputados, alle elezioni del 20 Dicembre 2015. Elezioni generali alle quali Podemos ha raccolto quasi il 21% dei voti, diventando terza forza politica del Paese, piazzandosi a pochissima distanza dai socialisti.

Certo, Podemos non può essere considerato unicamente un frutto del movimento 15M: ha utilizzato per la sua crescita delle strutture politiche che esistevano prima del 2011 (come il gruppo IAIzquierda Anticapitalista). Inoltre ha raccolto i voti storici delle fasce popolari di sinistra spagnole, che in passato si rivolgevano ad altre forze politiche. Tuttavia è innegabile che senza il 15-M, Podemos non avrebbe avuto la spinta necessaria per questo incredibile successo. Podemos ha dato una speranza ai disillusi, rivitalizzando una parte della società ed incoraggiandola all’azione.

Proprio pochi giorni fa intanto, in seguito alla convocazione di elezioni anticipate il 26 Giugno, Podemos si è unita in coalizione con lo storico partito-federazione della sinistra spagnola Izquierda Unida (IU). Hanno formato una nuova forza politica che ora si candida non solo a togliere il secondo posto al PSOE come forza più votata, ma a competere con il conservatore Partido Popular la guida del Paese.

Un obiettivo ambizioso, che però mai come in questa Primavera 2016 appare per certi versi possibile. Il nome scelto per questo ambizioso tentativo è Unidos Podemos.

 

 


 

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti immagini:

n.1 -> qui

n.2 -> qui

n.3 -> qui

About Lorenzo Pasqualini

COLLABORATORE | Nato a Roma nel 1985, è laureato in Geologia con specializzazione in Idrogeologia. Giornalista pubblicista, cura il sito "El Itagnól". Da anni vive in Spagna, Paese con cui ha uno stretto legame dal 2007. Dal 2009 ha scritto per diversi giornali, occupandosi soprattutto di ambiente, territorio e scienze.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *