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Siamo tutti un po’ “Caproni”: i maturandi alle prese con le scelte “di nicchia” del MIUR

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Livorno, città natale di Giorgio Caproni, è un comune italiano di 159.219 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Toscana
Una veduta di Livorno: città natale del poeta, critico letterario e traduttore italiano Giorgio Caproni (1912-1990)

Tema scottante quello sull’autore Giorgio Caproni, comparso nella tipologia A della Prima Prova dell’Esame di Stato. Tra sgomento, sguardi disperati e mandibole dislocate, in questi giorni anche molti già maturi si sarebbero trovati in difficoltà di fronte all’analisi testuale di Versicoli quasi ecologici, poesia tratta dalla raccolta Res amissa (dal latino, letteralmente Cosa perduta) e pubblicata postuma nel 1991. Cerchiamo dunque di colmare alcune lacune e fornire qualche informazione basilare su chi fu e cosa scrisse questo poeta livornese.

La guerra segnò una fetta importante della sua vita: gli anni tra il 1915 e il 1921 sono da lui ricordati come «anni di lacrime e miseria nera»; il padre fu chiamato alle armi nel corso del Primo Conflitto Mondiale, e in seguito al fallimento della ditta di famiglia furono costretti a trasferirsi a Genova («e da quel giorno Livorno non la rividi più»). Il suo primo approccio con la poesia lo ebbe studiando violino e composizione all’Istituto Musicale “Giuseppe Verdi”, ma a diciotto anni si rese conto che la musica non era la sua vocazione primaria e, accostandosi ai componimenti di Giuseppe UngarettiEugenio Montale, Vincenzo Cardarelli e Camillo Sbarbaro (i «poeti della Riviera ligure») ebbe una chiara visione di quello che sarebbe stato il suo futuro. Ne restò così colpito da dichiarare: «saranno per sempre parte del mio essere».

Nel 1931 decise di inviare alcuni componimenti alla rivista genovese Circolo, ma il Direttore della testata – Adriano Grande – li rifiutò, facendogli intendere che forse la poesia non era la sua strada. E invece, due anni dopo pubblicò le sue prime poesie, Vespro e Prima luce. Sempre nello stesso periodo cominciò a collaborare con riviste e quotidiani, pubblicando recensioni e critiche letterarie. Nel 1938, dopo la pubblicazione di Ballo a Fontanigorda, sposò Lina Rettagliata e si trasferì a Roma, dove rimase solo per pochi mesi poiché fu chiamato alle armi in occasione dello scoppio del Secondo Conflitto Mondiale. L’esperienza della guerra lo condusse a profonde riflessioni, che lo spinsero ad arruolarsi tra le fila della Resistenza invece che tra quelle dei militanti della Repubblica di Salò, nel 1943. Degna di nota è anche la sua attività di traduttore, che lo portò a pubblicare le edizioni italiane di celebri opere come Il tempo ritrovato di Marcel Proust, I fiori del male di Charles Baudelaire, L’educazione sentimentale di Gustave Flaubert, solo per citarne alcune. Passò poi il resto della sua quieta esistenza insegnando alla scuola primaria di Casorate Primo (Provincia di Pavia) spegnendosi nel 1990 a Roma.

La deforestazione, o disboscamento, consiste nell’abbattimento di una consistente porzione di verde per motivi commerciali, per ottenere nuovi terreni da destinare all’agricoltura e all’espansione urbana.
La deforestazione (o disboscamento) consiste nell’abbattimento di una consistente porzione di verde per motivi commerciali, per ottenere nuovi terreni da destinare all’agricoltura e all’espansione urbana

In questa poesia, in cui sembrano riecheggiare note leopardiane e montaliane, fa la sua comparsa una tematica tipica del Caproni più maturo, la natura. L’invettiva dell’autore è rivolta contro il genere umano, accusato di deturpare l’ambiente, spesso manipolandolo per fini economici e individualistici. Ecco dunque qual è la famigerata Cosa perduta, titolo della raccolta: il rapporto originario, idilliaco e pacifico, tra natura e uomo. Quest’ultimo, infatti, «soffoca», «uccide», «fulmina» la fauna e la flora indiscriminatamente; «l’amore» è messo totalmente al bando, e inutili si alzano al cielo le grida di protesta di quei pochi – tra cui l’autore – che ancora prendono atto di ciò che sta accadendo. Il «profitto» è individuato come il movente principale di questo scempio, aggravato dal fatto che, spesso, la società moderna elogia chi compie azioni irrispettose, che viene addirittura nominato «cavaliere del lavoro», un modello da cui prendere spunto. Il componimento che i maturandi hanno dovuto analizzare e commentare è il seguente:

 

Versicoli quasi ecologici

 

Non uccidete il mare,

la libellula, il vento.

Non soffocate il lamento

(il canto!) del lamantino

Il galagone, il pino:

anche di questo è fatto

l’uomo. E chi per profitto vile

fulmina un pesce, un fiume,

non fatelo cavaliere

del lavoro.

 

L’amore

finisce dove finisce l’erba

e l’acqua muore. Dove

sparendo la foresta

e l’aria verde, chi resta

sospira nel sempre più vasto

paese guasto: Come

potrebbe tornare a esser bella,

scomparso l’uomo, la terra.

 

Nei versi finali, in particolare, appare però evidente che l’uomo abbisogna della natura per sopravvivere, ma quest’ultima non necessita dell’uomo: «Come potrebbe tornare a esser bella, scomparso l’uomo, la terra». Con questa chiarissima laudatio temporis acti, Caproni vuole sottolineare il fatto che senza l’uomo, la terra sarebbe indubbiamente un posto migliore. Il finale, inoltre, non è privo di un certo pessimismo: tali denunce non sembrano essere infatti accompagnate dalla speranza che, in futuro, il processo potrà essere invertito. Questo componimento, dunque, rispecchia lo stile tipico del Caproni più maturo, che si serve di una forma metrica sempre più franta, spezzata, specchio del suo animo. Egli si trova infatti alle prese con una realtà così sfuggente da non poter essere fissata nemmeno con l’ausilio del linguaggio. Il sonetto, schema metrico da lui prediletto, è utilizzato senza divisioni strofiche, e ne viene spezzato il ritmo grazie a rime interne, enjambements e ricorso a interiezioni.

Anche quest’anno, in definitiva, la scelta del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è ricaduta su un autore a cui, molto spesso e sfortunatamente, i programmi scolastici non dedicano sufficiente attenzione, riconfermando la linea già intrapresa gli anni precedenti con Umberto Eco, Italo Calvino e Claudio Magris.

Che sia un modo per gettare luce su una carenza generale dell’educazione secondaria o per mettere ulteriormente alla prova gli ingegni già sfiancati da un intero anno di «studio matto e disperatissimo», indubbiamente si tratta di un modo inusuale di riscoprire autori – anche contemporanei – che, purtroppo, sono stati spesso e volentieri messi da parte come «nani sulle spalle dei giganti» nel classico tototracce.

 

Foto Federico Ferramola / LaPresse 18-06-2014 Milano, Italia Cronaca Esami di Maturità a Milano, oggi si parte con gli scritti nella foto: gli studenti del Liceo Classico Statale Tito Livio di Milano Photo Federico Ferramola / LaPresse June 18, 2014 Milan, Italy News School leaving examination in Milan in the photo: the students of Tito Livio Secondary school specializing in classical studies

 


 

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About Beatrice Furini

REDATTRICE | Classe 1996, originaria di uno sperduto paesino della brumosa Pianura Padana, dove ha lasciato il cuore, frequenta la triennale di Filosofia presso l’Università degli Studi di Bologna. Attualmente vive ad Utrecht. Irriducibile sognatrice, viaggia per scoprire e scoprirsi. Scrive per necessità e non smette mai di meravigliarsi.

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