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Si può amare, mentre giochiamo?

Pubblicato il Pubblicato in Joystick, Recenti, Scienza e Salute
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Schermata del videogame “Digital: A Love Story”

Siamo abituati ad immedesimarci nelle storie d’amore dei film, delle serie TV e, quando va bene, le viviamo in prima persona. Più difficile è relazionare l’amore ai videogiochi. Spesso innamorarsi delle ragazze nei videogiochi è deprimente; si può essere d’accordo, ma solo in parte. È innegabile ci sia un sentimento intimo che si instaura con certe giochi e certe trame. Mi spiego, ma attenzione: quello che segue non è una triste difesa del mondo virtuale, di una facile fuga dalla realtà per permettere di realizzarsi in un mondo fittizio (ho la coda di paglia, prendetemi sul serio).

Pensando a questa storia, inizialmente volevo parlare solamente di Digital: A Love Story, una visual novel sviluppata interamente da Christine Love. È un gioco indie (parlavamo di indie game qui) che ci proietta nel 1988, di fronte a un’interfaccia di un computer dell’epoca (una riproduzione dell’Amiga, per chi lo conoscesse): sfondo blu e icone spigolose, modem rumorosi, connessioni a internet pre-Web e Bulletin Board System, ovvero dei server in cui si potevano inviare messaggi, sia pubblici che privati all’interno di chat room. Essendo il gioco una visual novel, tutto quello che dobbiamo fare è proseguire seguendo la storia. Spesso in realtà le visual novel prevedono scelte che cambiano il corso della storia, ma non questa vota. Le nostre azioni sono prestabilite e quando ci connettiamo ai diversi server conosciamo nuovi utenti.

Connettersi non è banale, dobbiamo ogni volta digitare il numero di telefono del computer al quale vogliamo accedere, ma troveremo delle password ad ostacolarci l’accesso. O le conosciamo, o le hackeriamo. Perché questo gioco è un mix di tante cose che piaceranno a chi al computer ci passava (e passa) parecchie ore: nei messaggi spediti dagli utenti si parla di hacking, di programmazione e di ARPANET, seppur in maniera differente rispetto a quello che è stata realmente, in quanto nel gioco è un’azienda che si dedica allo sviluppo di intelligenze artificiali. Noi come giocatori possiamo solo premere un bottone “rispondi” sui messaggi che leggiamo, senza elaborare un vero contenuto delle risposte per far proseguire la trama. Come suggerisce il nome del gioco siamo di fronte a una storia d’amore, che nasce proprio attraverso i messaggi che mandiamo attraverso questi server. Se ci giocherete la vostra attenzione ricadrà su un’utente in particolare di nome Emilia. E qui mi fermo, perché tutto il resto sarebbe spoiler. Unico problema del gioco, se così si può dire, è la lingua inglese: non c’è una versione italiana.

Le vicende del gioco meriterebbero un racconto a sé, ma quando ho letto questo ho scaricato immediatamente Seen (dovreste farlo anche voi) e ho ripensato ulteriormente alla relazione che c’è tra emozioni amorose e videogiochi. Il creatore della storia, un quindicenne filippino di nome Mikole Klein Nulude, a inizio gioco vi chiede semplicemente «e se la vita vi avesse dato la possibilità di imparare ad amare di nuovo?». In Seen dovrete parlare con una ragazza di nome Nicole facendo proseguire lo storytelling attraverso un’interfaccia dal design identico a una chat di Messenger. Le vicende sono tipiche di due ragazzi delle superiori e potrete scegliere cosa rispondere alla ragazza, cambiando il corso degli eventi. Ah, dimenticavo: è possibile rinominare la chat. Se vorrete, Nicole parlerà proprio con voi, chiamandovi per nome e cognome.

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“Seen”, la chat con Nicole Tyler

Nonostante Nicole non esista, a me è toccata la friendzone ed è stato orribile. Se le chat reali hanno effetti sulle relazioni umane, anche videogiochi di questo tipo vi faranno provare qualcosa di analogo a quando vi scrivete con qualcuno per davvero, facendovi immergere fino in fondo nelle storie che vi vengono raccontate. Vi assicuro che non sarà difficile farlo, perché ci sono stereotipi comprensibili ma che non rendono banali le situazioni che incontrerete.

Da un punto di vista maschile, infatti, Nicole è tutto quello che vorresti avere: ti dà attenzioni senza che tu capisca esattamente perché, ti tratta in maniera unica senza apparente ragione. Ti cerca sempre, è profonda e si interroga sul senso della vita con te. Ed è inevitabile che finisci per adorarla: nonostante si stia giocando è difficile staccarsi dallo schermo, come fosse una vera chat. E non sono io a dirlo, sono le oltre 30.000 recensioni da 5 stelle a farlo. La potenza di questi due titoli deriva dal simulare un’esperienza che almeno una volta nella vita avrete provato, anche solo in linea teorica, per colpa dei film e delle serie TV. Il medium videoludico ha, però, il pregio di dare enfasi a un aspetto del reale con una narrazione digitale e personale. Sia in Seen che in Digital: A Love Story sentirete di poter arrivare a provare da vicino una sensazione simile all’innamoramento, provando sensazioni che difficilmente si descrivono a parole fino in fondo.

Credo sia ragionevole affermare che vi innamorerete per davvero di personalità non esistenti. Perché è proprio l’esperienza partecipativa del videogioco a garantire che, anche se lo ritenete improbabile, vi affezionerete a queste persone: la narrazione è forte abbastanza da coinvolgervi in prima persona, da farvi capire che i protagonisti siete proprio voi.

Non stiamo scappando dalla realtà quando giochiamo, quando proviamo tutto ciò. Bensì ne facciamo esperienza attraverso un mezzo che riproduce in parte situazioni del nostro vissuto. Per questi motivi non è del tutto deprimente innamorarsi di un’interfaccia grafica, come non lo è per una protagonista di un film o un romanzo; proprio perché stiamo proiettando nella narrazione una sensazione che ci coinvolge nel profondo.

D’altronde, in una certa misura, non è così anche l’amore vero? Una proiezione di aspetti immaginari di quello che desideriamo noi, in qualcun altro?

 

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About William Zancan

COLLABORATORE | Vive in Provincia di Treviso, laureato alla magistrale in Scienze Filosofiche presso l'Università degli Studi di Padova. Nutre svariati interessi tra cui la musica, il gaming, la scienza e lo sviluppo tecnologico. Vorrebbe esserci quando il primo uomo atterrerà su Marte.

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