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Sentire Bruxelles

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Little Italy, Recenti

Nel momento in cui decidi di stabilirti per un po’ in una nuova città, si è subito – e senza preavviso – immersi in una serie di segni, elementi, linguaggi che vengono percepiti da tutti i nostri sensi. E allora, cosa si prova quando la città dove si atterra è la Capitale europea?

 

  • VISTA :
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“A Map of Every City” – Chaz Hutton

Da subito Bruxelles dà l’impressione di essere uno dei posti più eterogenei del pianeta. Si potrebbe dire che non differisce moltissimo da tante altre città europee. A tal proposito, sembra eloquente la A Map of Every City di Chaz Hutton – un illustratore britannico – che sembra aver racchiuso in una cartina insolita e divertente le linee dello sviluppo di molte di queste. Vi si trova, ad esempio, quella zona dove c’è un bellissimo parco ma nessun bar, o persino forme di vita come per il Bois de la Cambre. Oppure quella nuova strada costruita per avere un traffico davvero pessimo, o ancora quell’area dove lo sviluppo di massa non ha funzionato. Ma ciò che è davvero interessante di questa città è la forza visiva con la quale il paesaggio si trova ad accogliere, spesso, tanti stili così diversi gli uni dagli altri. Palazzi altissimi e nuovissimi non sono così lontani da quartieri sulla via del degrado, non lontani da abitazioni storiche, non lontane da casette incollate le une sulle altre ma tutte di diversi colori. L’impressione è quella di trovarsi in un mosaico di tasselli tutti differenti. E fatto non solo di posti, ma dal mix di posti e persone. Il tram ha il pregio di mostrare silenziosamente. A Settembre si inizia l’unif (università), e nel tragitto tra questa e casa resta qualche frammento. Da un lato, sfilate di stracci colorati delle confraternite che fanno selezioni di matricole, dall’altro le divise su misura e stirate di qualche facoltà di quelle tradizionali – suppongo Giurisprudenza – che ha ancora uno di quegli edifici alla Oxford sul campus di Ixelles. Fuori dal campus, ma anche all’interno quando si tratta di career day e simili, sfilate di donne e uomini in carriera, in altre divise in grigio, blu scuro, al massimo total black, con le rispettive Audi lucidate bloccate in terza corsia nell’ora di punta. A Louise, uno dei quartieri più chic, le ventiquattrore viaggiano a fianco di mendicanti che passano le giornate su un cuscino lercio sulle scale all’uscita della metro, con un bicchiere di seconda mano di Starbucks sporco di qualche moneta.

 

  • OLFATTO :

Neppure chiudendo gli occhi sarebbe possibile fare una mappa di questa città, talmente in fretta cambiano gli odori mentre la si percorre. Una delle vie più affollate in centro è un alternarsi di: sgradevoli puzzi indistintiChanelprofumi fruttati e gauffres. Un odore però non sarà difficile da trovare, poiché vi sono moltissimi siti per rintracciarlo: quello dei libri. Le biblioteche e le librerie, di prima e seconda mano, sono praticamente ovunque. Basti pensare che uno dei comuni più piccoli che compongono questa città ha una biblioteca comunale fornitissima, anche di fumetti. I belgi tengono talmente a quest’arte che proprio a Bruxelles c’è il Museo della BD. Ed oltre agli adulti vi si trovano classi di bambini seduti nell’atrio dopo la visita, che sfogliano pagine di fumetti appena comprati e giocano.

 

  • GUSTO :
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Frites

Se è vero che il kebab – e se ne contano a Bruxelles – è diventato l’emblema delle città occidentali, è anche vero che birra e frites sembrano l’inno nazionale del Belgio. A quanto pare, friggere le patatine nel burro fa la differenza, anche perché se non la facesse chi gestisce i chioschetti, non si guadagnerebbe neppure da vivere. Per quanto riguarda la birra, invece, è semplicemente l’elemento legante di tanti momenti. In alcune sale cinematografiche è possibile portarla dentro, in altri centri culturali idem e si paga solo due euro per la proiezione di film provenienti da tutto il mondo. Gli italiani si sono rivelati alquanto fieri, in una recente proiezione del film Caro diario di Nanni Moretti: l’evento contava più di cento persone. Le poltrone non saranno in velluto, anzi, ci sono sedie in legno; ma vi è una condivisione positiva, ed è quasi gratuita.

 

  • UDITO :

A volte basta sfatare qualche mito per avere un rapporto meno traumatico con la realtà. Ad esempio, è vero che Bruxelles è francofona ma non del tutto. Difatti, c’è un’altra lingua che (sorpresa!) è richiestissima tra le offerte di lavoro, e non è l’inglese. Stiamo parlando del fiammingo. Variante dell’olandese, questa è difatti parlata in tutta la zona che circonda Bruxelles e quindi, inevitabilmente, nella stessa. Lingua universale è quella invece delle sirene, che si sentono spessissimo, e sarebbe anche normale in una città simile. Ultimamente, però, quando le senti ci fai più caso. Dopo il periodo di massima allerta a causa del terrorismo – nei giorni successivi agli attentati di Parigi – furono condotte diverse operazioni da parte delle forze dell’ordine, mirate a trovare i responsabili che avevano lasciato tracce nei dintorni. Tuttavia, è necessario fare attenzione al sentito dire. Dall’Italia si chiedevano infatti cose come <<Ma è vero che c’è il coprifuoco?>>. No, non è vero. A Dicembre, di vero, vi era invece la magia della musica e degli spettacoli che la sera, allo scoccare di ogni ora ed assieme ai giochi di luce, faceva della Grand Place un luogo incantato. Nonostante il clima teso e la minore domanda turistica rispetto agli ultimi anni – che avevano gettato, specialmente all’inizio, i commercianti dei mercatini di Natale nello sconforto – questi spettacoli spostavano la realtà altrove, magari anche per i militari che erano lì a sorvegliare. I Plaisirs d’Hiver si sono svolti regolarmente, e con il tempo la gente ha avuto sempre meno paura di passeggiare per le strade del centro. Le stesse strade che si erano già riempite di suoni, musiche, rumori e stridii di ogni genere in occasione della Nuit Blanche di Ottobre: un evento che con le sue tantissime performance, installazioni audio-video e concerti dislocati in tutta la città, la irradiava di arte, avanguardia e scoperta.

 

  • TATTO :

O meglio, avere tatto. A volte si hanno delle aspettative. Su Bruxelles pesano quelle del centro dell’Europa come a New York le speranze. Una scatola di opportunità e di “nordicità”, che per i cervelli in fuga sembra comunque una buona alternativa a ciò che li ha fatti scappare. In facoltà sembrano cadere nel momento in cui una segretaria fa un sorrisino, un ghigno quando una ragazza siciliana le dice di aver preso la laurea triennale a Palermo. Ciononostante le sale di spettacolo, i bar e i circoli culturali sono pieni di fertilità, di idee e di vita multietnica. I ragazzi e le ragazze – di tutte le età e nazionalità – si riuniscono a bere, a parlare o più semplicemente a chiudere la giornata nei pub di fronte al Parlamento Europeo che hanno già musica da post mezzanotte e sono già affollatissimi (a patto che non siano ancora le 20:00). Ma si tratta soltanto di coloro che hanno avuto la fortuna di poter essere lì, fortunati di non dover elemosinare il diritto ad avere un tetto con -5 °C alle porte di questo mondo dorato, che da dentro a volte disgusta ma che da fuori si suda e si paga spesso col sangue.

Bruxelles, in fondo, è una città come un’altra. Forse con un po’ di traffico in più, specialmente dopo la chiusura recente del tunnel Stéphanie, una delle principali arterie della città. Le istituzioni europee sono lì, come dei colossi, e sono lì anche gli stagisti che si prendono allegri la mensilità di più di mille euro per qualche mese. Ma una cosa è certa: a questa città non calzano molto bene le definizioni. Questo è il luogo per eccellenza dove tutto dipende dalle lenti che si utilizzano per osservarlo.

Tutto dipende da quanto si è abili nel tradurre la complessità del reale.

 

 

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About Manuela Serra

COLLABORATRICE | Classe 1992, laureata in Mediazione Linguistica presso l'Università "G. d'Annunzio" di Chieti-Pescara, culminata dall'anno passato in Erasmus in Francia. Attualmente vive a Bruxelles non per le istituzioni europee ma per trovare tempo e modo di costruire un futuro e di trovare l'indipendenza. Viaggiando, scrivendo, disegnando. Osservatrice di un mondo che potrebbe e dovrebbe essere sempre migliore.

Un pensiero su “Sentire Bruxelles

  1. Molto carino Manuela, brava. Davvero suggestivo. Ho solo da farti un appunto: “LE gaufres” sono al femminile e con una “f” sola 🙂

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