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Scrittrici in incognito: Mary Shelley e il suo “Frankenstein”

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Le voci femminili hanno iniziato a farsi sentire soltanto pochi secoli fa. Iniziamo un breve viaggio che parte da un romanzo gotico, attraversa una corrente letteraria fino ad arrivare ai giorni nostri.

Mary Shelley, nata Mary Wollstonecraft Godwin (1797-851), è stata una scrittrice, saggista e biografa inglese. È l'autrice del romanzo gotico "Frankenstein, o il moderno Prometeo" (1818)
Mary Shelley, nata Mary Wollstonecraft Godwin (1797-1851), è stata una scrittrice, saggista e biografa inglese. È l’autrice del romanzo gotico “Frankenstein, o il moderno Prometeo” (1818)

Mary Wollstonecraft Godwin, meglio conosciuta come Mary Shelley, è stata una delle tante scrittrici e biografe che pubblicarono le loro opere in forma anonima, attraverso uno pseudonimo o col nome del marito. Nata a Londra il 30 Agosto 1797, è stata una fra le maggiori saggiste inglesi e, attraverso la pubblicazione del romanzo gotico Frankenstein si è affermata come autrice di successo, nonostante le critiche subite fin dalla rivelazione del suo nome pochi anni dopo la pubblicazione. In questo articolo non ci soffermeremo tanto sulla biografia di questa straordinaria scrittrice quanto sul ruolo-chiave giocato dall’autrice durante la sua vita: dare voce alle donne, attraverso la pubblicazione di un’opera sconvolgente e innovativa.

 

  • IL MOSTRO DI FRANKENSTEIN

Il dottor Victor Frankenstein è il personaggio al quale Mary dà vita nel 1818, a soli diciannove anni. Solo pochi anni dopo (1823) si scoprirà che l’autore non era Percy Shelley bensì la giovane moglie. Il personaggio di Frankenstein prende ispirazione dal marito di Mary, in lui infatti si rispecchiano diverse caratteristiche appartenenti a Percy: passione per la scienza, anima spirituale e al contempo passionale. La vicenda ha luogo a Ginevra, dove vive un personaggio dotato di un ego estremo e un autocompiacimento non indifferente, il dottor Frankenstein tenta di spingere le sue capacità intellettuali oltre ogni limite, buttandosi a capofitto nella creazione di un’entità superiore. Egli cerca di dare origine a una persona immorale, un essere sano con un’intelligenza fuori dal normale che sfida l’ordine naturale della vita. In questo tentativo, il dottor Frankenstein tenta di assemblare dei pezzi di carne provenienti da cadaveri diversi, unendoli assieme attraverso la corrente elettrica. La creatura che nasce da questa bizzarra invenzione è in realtà un mostro, dall’aspetto orripilante e inquietante con un impulso irrefrenabile: l’istinto omicida.

Il dottore, esterrefatto, fugge sconvolto dalla sua abitazione abbandonandovi l’orribile creatura. Il mostro si impossessa del diario del suo creatore, contenente gli appunti sugli studi, e fugge dallo scantinato dov’era stato creato. Dopo svariate settimane Victor torna a casa e scopre dal padre l’amara notizia: il fratello William è stato ucciso. Il dottore perlustra la città ma il sospetto che a uccidere William sia stato il mostro è per lui quasi una conferma. La governante di casa Frankenstein nel frattempo viene accusata di omicidio e condannata a morte. Preso dai sensi di colpa dell’impossibiltà di scagionarla, Victor si allontana da Ginevra, dirigendosi verso i ghiacciai. Qui, per caso, incontra il mostro che aveva creato il quale, riconoscendolo, ammette di aver commesso l’omicidio. L’ammissione viene raccontata dal mostro attraverso una storia triste, fatta di incomprensione e paura umana (a causa del suo aspetto esteriore) che l’hanno spinto a uccidere William. In fondo, il mostro possiede anche dei sentimenti umani positivi, come il desiderio di amore e il sogno di essere felice. Infatti, racconta al suo creatore di aver perfino aiutato una famiglia assai povera nascosta in quei luoghi esterni alla città. Il mostro, attraverso le sue toccanti rivelazioni, convince il dottore a creare un’altra creatura oscura, una donna, per potersi ritirare con questa in Sud America e passarvi qui una vita longeva e felice, lontano dall’umanità.

Così, Victor si trasferisce nelle Isole Orcadi seguito di nascosto dal mostro e dà il via al progetto di un nuovo mostro di sesso femminile. Ad un certo punto però, preso in trappola dalla paura di creare un altro mostro con la stessa forza e i medesimi istinti omicidi del primo, il dottore abbandona il progetto iniziale e distrugge il mostro-donna che stava creando. Il mostro, preso dall’ira e dallo sconforto, gli giura vendetta minacciandolo di rovinargli la sua prima notte di nozze una volta che incontrerà una donna da sposare. Il dottore si trasferisce in Irlanda, pensando di essere al sicuro e lontano dall’orripilante creatura che aveva creato, ma quest’ultima lo segue e uccide il migliore amico del dottore, Henry, facendo ricadere poi la colpa su di lui e causando la sua incarcerazione. Una volta scontata la pena, Victor viene scarcerato e ritorna alla patria natia, dove conosce quella che sarà la sua futura sposa, Elizabeth. La notte della cerimonia, come promesso, il mostro compie la sua vendetta e uccide la giovane donna. Preso dallo sconforto, Victor segue le tracce del mostro che nel frattempo è fuggito fino al Polo Nord e, una volta che lo trova, gli fa confessare le sue colpe. Il mostro, chino con il capo sul suo creatore, spiega di aver agito in quel modo a causa all’odio umano provato verso di lui, creatura diversa, confessandogli di desiderare soltanto la morte. Il mostro si dirige poi verso Nord e di lui non si ebbe più alcuna traccia.

 

  • IL ROMANZO GOTICO E IL TEMA DEL DOPPIO
In questa raffigurazione del 1831, il dottor Frankenstein si disgusta della sua creazione
In questa raffigurazione del 1831, il dottor Victor Frankenstein si disgusta della sua creazione

Il romanzo gotico è un genere narrativo che si sviluppa circa a metà del ‘700 e si diffonde per una sua peculiare caratteristica: la mescolanza di elementi romantici e macabri, che trova la sua espressione in ambientazioni tenebrose e cupe (come i castelli medievali). Questo genere romanzesco dà infatti il via a quella che verrà conosciuta in seguito come letteratura gotica, espressione che si riferisce a tale tendenza culturale sviluppatasi in Inghilterra durante questo periodo storico. Questa corrente che fa incontrare Sentimentalismo da una parte e Romanticismo dall’altra, si rivolge contro i canoni che caratterizzavano la letteratura di allora, improntata sul razionalismo illuminista.

A questa corrente che attraversò poi tutto l‘800 toccando diversi scenari europei, appartengono, per l’appunto, scrittori e scrittrici dello stampo di Mary Shelley, Ann Radcliffe, Matthew Gregory Lewis. Il sottotitolo del romanzo di Mary Shelley, Il Prometeo Moderno, permette di sviscerare e comprendere appieno il senso di quest’opera. Prometeo viene ricordato come un personaggio della mitologia classica che restituisce agli uomini il fuoco sottratto a Zeus, subendone poi tutta l’ira; al contempo, egli viene considerato il padre degli uomini, come vediamo nella versione interpretata dal filosofo Platone. La scrittrice Mary Shelley si rifà proprio alla visione di Platone nel creare queso romanzo, il cui protagonista è un creatore, il dottor Victor Frankenstein, che però subisce le conseguenze nel dare vita a un essere così artificioso e innaturale. La figura di questa personaggio si caratterizza per la sua doppia natura: quella di genio, amante della scienza con doti fuori dal normale; e quella di creatore, che sfida le leggi naturali e divine sentendosi quasi un dio nella creazione di una creatura innaturale frutto di un insieme di resti umani putrefatti. Il tema del doppio viene affrontato in questo romanzo con quella che potremmo definire una metafora: c’è un filo immaginario, infatti, che lega il dottore al suo mostro, una rapporto di amore/odio che permette un intreccio continuo delle vite dei due personaggi, i quali non possono ormai più vivere uno senza l’altro. Il dottore non solo crea e dà vita ma la distrugge, come nel caso della compagna pensata per il mostro. Quello su cui Mary Shelley si vuole soffermare è una profonda riflessione sul tema della profondità dell’anima, fulcro delle pulsioni umane, dalle più passionali alle più violente. Il perno dell’aggressività, degli istinti omicidi, del desiderio e della paura è sempre l’uomo. Egli infatti ha il compito di fungere da controbilancia per se stesso: il mostro, in questo romanzo, è per tutti Frankenstein. In realtà, nel libro in questione, Mary Shelley lo chiama sempre creatura o mostro. Frankenstein è il suo creatore.

 

  • PER UN QUADRO PIÙ AMPIO: LE DONNE NELLA LETTERATURA

Mary Shelley è solamente una delle tante figure femminili che nella letteratura sono state costrette a pubblicare libri, saggi e poesie con uno pseudonimo o nascondendosi dietro al nome del coniuge. I motivi, come sappiamo, sono tra i più disparati ma soprattutto va evidenziata una carente condizione femminile all’interno della società settecentesca. La condizione che interessava le donne prefissava ancora i canoni per lo più vittoriani volti a stabilire una figura femminile di moglie, madre, massaia alienata alla casa e ai bisogni del marito. La figura femminile è sempre stata sottovalutata dalla storia, ignorata dal severo sguardo maschile che ha generalmente tralasciato l’esistenza di un intelletto femminile sviluppato.

Virginia Woolf sostenne che se avesse dovuto riscrivere la storia avrebbe considerato di gran lunga più importante, rispetto a eventi storici quali le crociate, il cambiamento epocale che si produsse alla fine del ‘700, quando le donne iniziarono a scrivere. Di cosa parliamo però, prima di questo periodo? Parliamo probabilmente del nulla, perché per molti motivi le donne sono state vittime di oppressioni nei secoli e la libertà di espressione non era certo contemplata. Soltanto nei primi anni del ‘700 le donne iniziano a prendere coscienza della loro condizione e cominciano ad avere voce in capitolo rispetto al mondo della letteratura. Questa mobilitazione femminile è stata resa inevitabile dagli avvenimenti storici di quel periodo, che interessarono diverse aree occidentali come l’affermazione di una nuova classe sociale, la borghesia, o la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, senza contare poi la Rivoluzione Francese.

Vorrei concludere questa breve riflessione riportando una parte di intervista del giornale La Repubblica che risale a qualche anno fa – 4 Luglio 2013 – a Stefania Bonura, studiosa di Storia Antica. Indicheremo conl’intervistatore, mentre con la lettera S Stefania Bonura:

 

I: L’altra metà della storia è stata a lungo trascurata. Oggi è tutto cambiato. Ma… proprio tutto?

S: […] Il cambiamento epocale del Settecento è un inizio. Da questo momento il numero delle donne coscienti di far parte degli accadimenti sociali e politici della loro epoca, e di essere in grado di interpretarli e crearli, cresce sempre di più. Fino a oggi. Oggi la situazione è diversa, ma fino a un certo punto. La questione, a mio avviso, è numerica. La storia è una questione di numeri. E dunque atteniamoci ai numeri, alle statistiche, alle percentuali. Abbiamo ottenuto pari diritti, e di fronte alla legge siamo tutti uguali, ma la sostanza non mi pare molto cambiata. Se le norme, nella maggior parte dei paesi occidentali, ormai ci hanno sollevate dalla condizione di cittadine di “serie B”, i numeri parlano chiaro e ci dicono ben altro. I luoghi del potere, politico ed economico, non riflettono la percentuale di donne presenti sul pianeta e i dati sulla violenza ci raccontano un’altra storia. Esploratrici, politiche, scienziate, imprenditrici, artiste, allora ben vengano, e tante… c’è un vuoto millenario da colmare. E ben vengano le donne che parlano di donne… c’è una storia da scrivere.

 

Questo estratto rispecchia la mia visione rispetto alla tematica delle donne e la scrittura. Ritengo controproducente soffermarsi su polemiche, questioni che si aprono non solo con chi conosciamo o con chi parliamo tutti i giorni, ma anche discussioni che prendono il via dai social media, come Facebook o Twitter. È arrivato il momento che le donne prendano coscienza delle potenzialità che le contraddistinguono, imponendo le proprie doti e ogni singola caratteristica che le distingue (sia dalle altre donne che dagli uomini) per un fine più grande: quello di affermarsi alla pari degli uomini in ogni ambito della società, iniziando ognuna dal proprio piccolo ad affermarsi come uguale ed espandendo i propri orizzonti a difesa di quei diritti conquistati (come spesso accade, con dolore e sofferenze) da altre donne prima di noi.

Le conquiste, ricordiamocelo, passano anche per la libertà di espressione: per questo un libro come quello di Mary Shelley è tuttora attuale e si fa pioniere di voci represse.

 

 

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About Erica Ceola

REDATTRICE | Classe 1994, veneta. Laureata in Relazioni Internazionali, frequenta la magistrale in Storia dei conflitti contemporanei presso l'Università di Bologna. Topo di biblioteca, appassionata di vini e film Anni '50, ha deciso di dare forma al suo fanatismo per la storia scrivendo per "La Voce del Gattopardo".

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