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Alla scoperta di Montréal

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Little Italy, Recenti

Benvenuta in America!

E’ stato questo il mio primo pensiero, posando piede per la prima sul territorio americano, nella stupenda e gigante città di Montréal. Dopo il tradizionale e molto “cordiale” <<Che cosa viene a fare in Canada e per quanto tempo?>>  lanciato da un doganiere (che assomiglia a tutti i doganieri del mondo) i miei occhi scoprono, stupefatti, le distanze e gli spazi giganteschi, gli edifici interminabili e quel concetto di grandezza, quindi, che esiste solo in America.

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Una via innevata di Montréal, durante l’Inverno

Perché sì, malgrado l’uso della lingua francese e l’ambiente tranquillizzante del Québec, l’europeo percepisce subito d’essere approdato nel Nuovo Mondo. Le abitudini alimentari (che non si riassumono alla leggendaria poutine), la facilità nel dare del tu e l’architettura moderna conferiscono a Montréal un carattere risolutamente americano, che apporta allo straniero una vera vampata d’aria fresca. Il mito dell’American dream vive in questa città cosmopolita. Il Canada, il Québec e Montréal in particolare, possiedono una storia (come tutto il Nord America) fondata sull’immigrazione, che offre una concezione molto particolare del vivere insieme, fondata sull’accettazione delle particolarità comunitarie. I segni e le tradizioni religiosi vengono tollerati nei servizi e negli spazi pubblici. I diversi gruppi etnici sembrano vivere vicino gli uni agli altri, ma senza perdere la propria identità. Italiani, francesi o haitiani si raggruppano in quartieri ben precisi e conservano spesso la loro lingua. Nella Little Italy, il cui aggettivo è molto adatto, sarete accolti da bandiere tricolori, librerie integralmente in versione originale e altre banche definite “canadesi-italiane”: una cosa che sarebbe impossibile in Europa, dove l’integrazione è la regola.

Sembra purtroppo che questo comunitarismo rivendicato non minacci il però funzionamento della società québécoise, in cui è noto il razzismo, spesso evocato dai canadesi anglosassoni, forse perché irritati dalla particolarità di questa regione francofona. Sarebbe un errore, tuttavia, considerare la politica multiculturalista come una soluzione miracolosa: se è vero che i diversi gruppi etnici possono liberamente conservare la loro cultura di origine, infatti, vivono accanto senza mai conoscersi, come dei vicini che non si frequentano mai. La questione dell’indipendenza rappresenta, anche, un elemento essenziale della politica dell’intero Québec. Ogni québécois che incontro ci sembra favorevole ma nonostante ciò ogni referendum – il cui ultimo risale al 1995 – conduce inevitabilmente alla vittoria del “No”. L’assenza di chiarezza su questa tematica ha provocato, peraltro, la sconfitta del sovranista Parti Québécois durante le ultime elezioni generali del 2014. E su tale argomento, mi sembra che i québécois nutrano dei timori sugli effetti che un referendum di questo tipo possa provocare, portando allo scontrol’unità nazionale e l’indipendenza di questa Provincia del Canada.

Ma oltre le analisi politiche e sociali, del Paese e della Provincia, Montréal è una città geniale quanto sconcertante. Non capirete perché apprezzate tanto questo luogo dove si gela sei mesi all’anno e non capirete nemmeno come riuscite a sopravvivere con delle temperature polari! La sorprendente simpatia dei Québécois è dovuta, probabilmente, all’assenza di competizione per lo spazio: la molteplicità delle esperienze culturali e la piacevole sensazione di trovarsi a metà strada tra l’America e l’Europa sono forse degli elementi di risposta. Malgrado il vento ghiacciato, troverete favoloso passeggiare nel vecchio centro storico della città, in cui gli alti edifici celano dei piccoli bistrots in cui sarete accolti come amici, chiedendo sistematicamente <<Come va?>> e partecipando ogni settimana a degli eventi inediti come mangiare il tacchino arrosto ripieno in notturna da Thanksgiving o ballare tutta la notte con piumino e moon boots durante la famosa Igloofest.

Vi mancheranno l’Europa, le vecchie pietre, la storia ad ogni angolo e le distanze a misura d’uomo. Ma vi consolerete con un’aurora boreale osservata da un autobus, con i paesaggi surreali del Mont Tremblant o della Gaspesie all’orizzonte, che lasciano senza parole. Con un po’ di sforzo in più, potrete andare a salutare persino le balene e le foche del Saguenay o le alci della campagna, perdendovi in escursione nell’immensità della natura.

Come cantano ogni anno i Québécois, durante la festa nazionale : <<è il vostro turno di lasciarvi parlare d’amore>>.

 

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About Léonor Maridat Belotti

COLLABORATRICE | Viaggiatrice di 21 anni, italo-francese. È cresciuta nei Caraibi, poi nel Sud-Ovest della Francia. Adottata da Parigi, trasporta un po' d'Italia ovunque vada. E' disperatamente appassionata di Politica. Ha vissuto per qualche mese a Montréal.

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