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San Pietro: storie di Basiliche

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basilica_costantiniana (1)Nel 312 d.C. Costantino sconfigge, nella celebre battaglia di Ponte Milvio, il suo rivale Massenzio e diventa Imperatore. Sin da subito mostrerà un’importante apertura nei confronti del Cristianesimo che fino ad allora, invece, aveva conosciuto più persecuzioni che favori. Nel 313 d.C. invece, con l’Editto di Milano, l’Imperatore proclama la libertà di culto in tutto l’impero. Il Cristianesimo esce dalla clandestinità. Ma perché cotanta generosità? La leggenda narra che, prima della battaglia, all’imperatore era apparso in sogno una croce, già allora simbolo del Cristianesimo. E sotto a quest’ultima l’insegna: <<In hoc signo vinces>>, in questo segno vincerai. Il generale avrebbe allora inciso sugli scudi dei suoi legionari delle croci, per poi guidarli verso una schiacciante vittoria. Ma l’Editto di Milano non fu la sola cosa. Una serie di elargizioni e doni seguirono, infatti, da parte del neo-imperatore in favore della comunità cristiana. Tra queste, la costruzione della Basilica Costantiniana, antesignana dell’attuale Basilica di San Pietro, proprio sulla tomba del primo Papa Pietro. Laddove, a testa in giù, questi era stato crocifisso.

La monumentale Basilica di Costantino rimase in piedi per più di mille anni. Verrà demolita solo nel ‘500 per lasciare spazio all’attuale Basilica.

<<Poiché sotto la tua guida il mondo s’innalzò trionfando fino agli astri, il vincitore Costantino eresse per te questo tempio>>.

Questa l’iscrizione che l’Imperatore fece incidere in fondo alla navata principale, dove si trovava un enorme arco trionfale. Di navate la Basilica ne aveva ben cinque. Ma, soprattutto, rappresentò per tutto il Medioevo un importantissimo simbolo. Era la Basilica più grande mai esistita, la più importante e splendida. Furono tanti gli studiosi e gli artisti che la descrissero e rappresentarono nelle loro opere sicché noi oggi possiamo averne un’immagine più che verosimile. I pellegrini, che giungevano da ogni angolo dell’impero per rendere omaggio a Pietro, si trovavano dinnanzi a un luogo straordinario.

Ma allora perché è stata distrutta per fare spazio a quella nuova? Non perché fosse da meno in magnificenza. Anzi. Il problema era un altro. La struttura veniva costantemente arricchita di opere e monumenti. Abbellita costantemente. E ancora nella metà del XV secolo la sua fama raggiungeva ogni angolo del mondo. Tuttavia, pare, fu Leon Battista Alberti, noto architetto dell’epoca, ad accorgersi per primo che i muri che sorreggevano la navata centrale erano inclinati di più di un metro. Insomma: la Basilica di Costantino stava crollando! Niccolo V, che era stato eletto Papa nel 1447, decise di mettere subito mano al problema. Ed affidò i lavori di restauro non all’Alberti, verso il quale nutriva una certa antipatia, ma a Bernardo Rossellino. A quest’ultimo si dovette la ratifica di una necessità ormai impellente. Non bastava un semplice restauro: la Basilica andava distrutta e ricostruita. Niccolo V approvò in pieno l’indicazione del suo architetto, e diede avvio ai lavori.

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Basilica di San Pietro, Città del Vaticano: costruzione del tamburo della cupola

Da allora, tra altri e bassi, ci sono voluti più o meno cinque secoli per arrivare al risultato attuale. Le ultime opere di rifinitura sono state compiute soltanto nel secolo scorso. Tra i più grandi artisti della storia dell’arte e dell’architettura si sono dati il cambio nei lavori. Ma non solo: un vero e proprio esercito di operai, scalpellini ed altri artigiani minori ha animato questo enorme cantiere per tutto questo tempo.

Ed è anche grazie a loro se oggi la Basilica di San Pietro è così straordinariamente ricca di storie e di ricchezze.

Un esempio? Il cupolone! Nel 1546 i lavori erano già a buon punto, ma in una fase di stallo. Il centro della cristianità era ancora un cantiere a cielo aperto. Eppure era opinione comune che con un ultimo sforzo si sarebbe finalmente riusciti a terminare l’opera. Ma Paolo III fece di più. Decise di affidare l’opera a quello che allora era forse il più grande artista vivente: Michelangelo Buonarroti, che quindi convocò. Quest’ultimo al tempo aveva già settantuno anni. E, si dice, nonostante una carriera straordinaria alle spalle rimase più che sorpreso dalla proposta, proprio in virtù della sua età, e fece di tutto per rifiutare. Ma, dinanzi alle reticenze di Michelangelo, Papa Paolo III prese una decisione estrema: lo obbligò ad accettare l’incarico. E, a quel punto, l’artista si mise all’opera. Nonostante l’iniziale stupore, si gettò a capofitto nel lavoro ed ebbe una grande intuizione. Utilizzare le fondamenta che, circa trent’anni prima, il Bramante aveva fatto costruire ed erigere una maestosa cupola. Nonostante gli sforzi non riuscì a vederla completata. Ma pose tutte le basi affinché, dopo la sua morte, sotto la direzione di Giacomo Della Porta la sua cupola venisse completata. Era il 1589 e la cupola fu costruita davvero in tempi record, con centinaia di operai a lavoro giorno e notte. Per circa dieci anni, infatti, la guerra ai Turchi aveva assorbito buona parte degli sforzi economici della Santa Sede. Ma, quando poi la cupola fu completata, fu festa grande in tutta Roma. Segreti e meraviglie di un luogo che racchiude in sé duemila anni di storia e di storie.

Un racconto che, nella sua recente pubblicazione dal titolo San Pietro, edita da Rizzoli, Alberto Angela ci guida a conoscere con la solita perizia e brillantezza.

Buon viaggio!

 

 

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About Fabrizio Giovanni Vaccaro

COLLABORATORE | Classe 1991, è nato e cresciuto ad Augusta (SR). Diplomatosi al Liceo Classico "Megara" della sua città nel 2010, ha scelto poi di emigrare a Roma, dove studia Medicina e Chirurgia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Nutre essenzialmente tre passioni: l'attualità, la politica, l'Islam ed il Medio Oriente.

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