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Sai cosa sta accadendo in Repubblica Centrafricana?

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La Repubblica Centraficana, ex colonia francese, dal 1960 è divenuto uno Stato indipendente

Qualche settimana fa, mentre il flusso di informazioni dei principali media era catalizzata sul nostro Presidente del Consiglio che si gustava un gelato pagato da noi contribuenti, Medici Senza Frontiere lanciava un video provocatorio rivolto a chi si occupa di comunicare e quindi informare i cittadini italiani riguardo vicende che ci toccano più da vicino, come la politica interna ma anche estera, oppure vicende quotidiane specchio della nostra realtà in costante mutamento. E fin qui nulla di strano, se non che, come fa notare in maniera amara il video, nei telegiornali e sui quotidiani compaiono notizie che sono importanti solo se sei dal parrucchiere o in spiaggia e il cruciverba non è a portata di mano. Dalla nascita dell’erede al trono di Inghilterra seguito in ogni suo minimo progresso come se fosse una scimmia da laboratorio al matrimonio di Clooney ripreso e fotografato in tutti i modi e in tutti i canali di Venezia. Certo, la nascita di un bimbo è fonte di gioia così come l’unione di due innamorati, ma queste sono solo immagini di una copertina superficiale di una fetta di privilegiati; il mondo, quello più autentico e schietto, è fatto anche di quelle crisi umanitarie, di cui i mass media italiani si dimenticano spesso di dar voce, oppure ne parlano quando diventano allarmi internazionali e, dato non trascurabile, quando coinvolgono gli interessi occidentali, come il caso Ebola o gli attacchi terroristici dell’ISIS.

E poi ci sono quei conflitti abbandonati a se stessi, come denuncia Gabriele Eminente, direttore generale di Msf Italia. Uno su tutti, quello scoppiato nella Repubblica Centrafricana, su cui i riflettori dei tiggì italiani sono stati puntati solamente due volte nella prima metà del 2014. Si tratta di una crisi umanitaria feroce, sanguinosa, su cui è bene mettere l’accento e più di un articolo. Ora cercherò di spiegare cosa sta accadendo a Bangui e dintorni attraverso un vocabolario anticonvenzionale:

 

  • Seleka: gruppo di ribelli musulmani che all’inizio del 2013 hanno preso il potere con una campagna improntata sulla violenza verso i civili, soprattutto musulmani moderati e cristiani, deponendo il presidente Francois Boizizé e ponendo a capo dello Stato il loro leader Michel Djotodia ;
  • Gli Anti- Balaka: milizie di ispirazione cristiana che combatte i Seleka, senza esclusione di colpi. Massacri e rappresaglie sono state compiute verso i musulmani o anche solo verso coloro che nominavano i ribelli musulmani ;
  • Diamanti: la religione, come insegna lo storico Polibio, è da sempre un instrumentum regni, un mezzo attraverso cui esercitare la propria autorità. Ma nella Repubblica Centrafricana la religione e il conflitto in atto da un anno parla il linguaggio dei diamanti, risorsa che tanto i Seleka quanto gli Anti- Balaka vorrebbero controllare completamente. Marilyn Monroe affermava che “Diamond are girls best friends”, io invece credo che queste pietre preziose sono i migliori amici attraverso cui negoziare armi con Paesi che guardano con occhio libidinoso. Poco importa se su quei diamanti c’è il sangue di decine di migliaia di centrafricani. L’economia di chi traffica armi con miliziani e mercenari è muta e sorda alle grida di aiuto provenienti dai villaggi che si trovano tra due fuochi nemici ;
  • Bambini: i principali obiettivi nel mirino delle due fazioni. Si parla di 2,3 milioni di bambini in balia degli esiti della guerra civile. Malnutrizione, mutilazioni, violenze sono all’ordine del giorno. Ma l’altro dato che spaventa è il numero di bambini assoldati dai Seleka e dagli Anti- Balaka. Si parla di più di 10mila bambini che hanno imbracciato il mitra, 10mila bambini che sono costretti a parlare il linguaggio della violenza ;
  • Alcune cifre del conflitto: non si riesce a stimare il numero dei civili morti durante questa guerra civile che continua a mietere vittime nonostante, a luglio, sia stato firmato un accordo di tregua tra le due fazioni. Per quanto riguarda i sopravvissuti, circa 300mila si sono rifugiati nei Paesi limitrofi, mentre sono circa 500mila i profughi accolti nei campi messi su dall’UNHCR e da NGO’s ;
  • Padre Cyriaque Gbate: quest’uomo è il segretario generale della Conferenza episcopale del Centrafricana, testimone diretto di quello che sta accadendo nelle varie aree della Repubblica. Pur apprezzando la missione di peacekeeping lanciata dall’ONU in collaborazione con l’Unione Africana e la Francia e la missione Eurofor, il religioso ritiene che sia necessario un disarmo completo delle milizie cristiane, che ancora stanno disseminando il terrore, inducendo i centrafricani a rimanere nei campi profughi o nascosti nelle chiese ;
  • Bangui: capitale della Repubblica Centrafricana. Dopo l’arrivo dei caschi blu e dei berretti verdi, la situazione sembra essere tornata calma. Molti cittadini sono ritornati dai Paesi limitrofi e il quartiere musulmano ha cominciato a riaprire parte dei suoi negozi. Ma la situazione resta in allarme nella zona dell’aeroporto della capitale e  nelle località centrali e settentrionali del Paese, dove la popolazione è abbandonata a se stessa, come ha più volte sottolineato Padre Gbate durante il suo bilancio sul conflitto ;
  • ONU: la sua missione è quella di ristabilire l’ordine e  guidare un processo di transizione per riportare la democrazia, nonché proteggere i civili. Ma non basta. Serve un piano di ricostruzione dei villaggi distrutti dalle milizie e di rieducazione delle forze dell’ordine, affinché possano contribuire, stando in prima linea, ad una pace duratura e basata sul dialogo tra i gruppi etnici e non sul “morte tua, vita mia” .

 

Non so se sono riuscita a rispondere alla richiesta di Medici Senza Frontiere di dar voce alla Repubblica Centrafricana. Però ora vorrei associarmi all’appello lanciato da Msf ai media italiani: più del 63% degli italiani vuole essere informato sulle crisi umanitarie, dimostrando che le notizie da taglio e cucito non meritano troppo attenzione. Cosa aspettate ad informare.

 

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About Giulia Masciavè

REDATTRICE | Classe 1994, pugliese, laureata in Studi Internazionali a Trento. Ha vissuto qualche mese in Germania, con cui è stato amore a prima vista, un po' come con i Pink Floyd e i Coldplay. Risiede attualmente in Svezia per seguire un master in Media & Communication Studies Non ama: sessisti, razzisti, omofobi, formaggio sulla pasta e cime di rapa. Difende la libertà di espressione, ma è consapevole che essa talvolta generi idee del cavolo.

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