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Il ruolo dei giovani nella nostra epoca

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prestiti-giovaniNell’era della globalizzazione e degli smartphone, del multiculturalismo e dei leggings, il ruolo interpretato dai giovani assume un valore di fondamentale importanza. Infinite volte, infatti, ci siamo sentiti rivolgere la fatidica frase: <<siete voi i protagonisti del futuro>>. L’esaltazione dei talenti, l’acclamazione delle forze fresche, la celebrazione degli animi floridi e puliti. Fin dalle più teneri età, la nostra categoria ha ricevuto un corteggiamento così persistente da trasformarsi quasi in un luogo comune. Le aspettative, le bellezze e le opportunità del mondo ricadono sui ragazzi, eredi naturali dell’evoluzione e della conoscenza dell’uomo.

Una generazione cresciuta nell’illusione di un welfare inscalfibile e coccolata nel mito di un futuro roseo, pieno di conquiste e di successi. La felicità nostra e indubbiamente quella dei genitori; i quali, si sa, aspirano al massimo per propri i figli.

Ma poi giunse la crisi e con lei sorsero i primi dubbi, le prime incertezze: il benessere esclusivo  dell’Occidente cominciò a piegarsi sui propri vizi e regole, i Paesi iniziarono col diffidarsi l’un l’altro, la società credette sempre meno nelle sue risorse umane e finanziarie, lo scollamento tra generazioni è divenuto più marcato creando, quasi dal nulla, apparenti lacune e trasformatesi, poi, in cruente logiche di verità. Il potere è gelosamente custodito nelle mani degli adulti, che non si limitano semplicemente a passarlo alle categorie successive, ma ne scelgono gli heredes in grado di garantir loro una sorta di autoconservazione, per un traghettamento dello status quo mirato, graduale ed indolore. Giovani di serie A e di serie B: i primi tedofori di una fiamma che arde da tempo addietro, i secondi che devono accendersela da soli. Ma è veramente così? La questione è indubbiamente più complessa ed il piagnisteo con cui qualcuno potrebbe sintetizzare il tutto cela un’ipocrisia non tralasciabile.

Tra le varie aree del mondo, la distribuzione della ricchezza è certamente distribuita in maniera disomogenea tra Nazioni, tra città: il capitalismo dell’Occidente si è accresciuto sul malessere dei meno abbienti, schiavi dei loro conflitti alimentati dalle nostre armi. Nel nome della pace e della democrazia, siamo riusciti ad esportare dolori e sofferenze, usurpando le risorse di altri Stati, per poi scandalizzarci allorquando si verificano tragedie come gli stermini tra popoli, le uccisioni di bambini e vittime innocenti. Per prima cosa, ritengo che i giovani odierni debbano analizzare a fondo il mondo in cui vivono: un sistema che ci ha fatto credere di stare bene per sempre, che ci ha reso egoisti e sordi alle esigenze altrui, che al suo primo considerevole inceppamento – dal dopoguerra ad oggi – ha evidenziato i limiti e le infondatezze giuridiche che evidentemente gli organi internazionali e le carte costituenti non sono riusciti ad arginare nel corso degli ultimi decenni.

news_img1_64124_razzismoSe quelle parole di speranza e di futuro che ci hanno sempre decantato erano veritiere, allora noi ragazzi dovremmo farci realmente carico di questi valori, evitando di rinchiuderci nelle solite congetture, nei pregiudizi, nel razzismo, nella xenofobia e nel totale disinteresse di tutto ciò che ruota attorno alla nostra esistenza. Dei giovani opportunisti, dei freschi diplomati che intendono affrontare il test di Medicina e Chirurgia per l’amore dei soldi piuttosto che del camicie bianco, dei militanti in un partito che si lasciano manovrare dai più esperti per fare carriera, le nostre esistenze non sanno proprio che farsene e vanificano i nostri sforzi. Come esistono, purtroppo, Paesi di serie A e di serie B, la stessa teoria potrebbe essere adoperata per la classificazione dei giovani: ma non è un buon motivo per scoraggiarsi (o cullarsi, a seconda dei casi) e le civiltà umane di ogni tempo, con i loro errori ed orrori, hanno comunque partecipato alla sequenziale edificazione di un mondo che potesse avvicinarsi sempre più ai concetti di progresso e di iustitia, tanto per il singolo quanto per la collettività.

Errare humanum est, ma è proprio dagli sbagli che occorre ripartire: catalogare i giovani come una massa eterogenea, equamente brillante e dotata di spirito nobile, è quanto di più errato si possa commettere. Proprio come gli adulti, i giovani infatti non sono uguali tra loro ed una società che vuol considerarsi sana, or dunque, non dovrebbe rifugiarsi nei facili e comodi stereotipi, bensì ricercare ed esaltare le menti in grado di sovvertire le dissolutezze del nostro tempo, provando a scostare quel velo di Maya che offusca non soltanto la vista, ma anche la mente.

In un mondo in crisi come questo, infine, paradossalmente non bisogna temere affatto la crisi: membro permanente della nostra esistenza, seppur con brutalità ci costringe ad affrontare le nostre inadempienze, le nostre verità. Se non ci fosse stata la crisi, così come la paura e il dolore, l’uomo non sarebbe di certo progredito alle condizioni in cui ci ritroviamo a vivere oggi.

<<Non possiamo  pretendere che  le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi  supera sé stesso senza essere “superato”. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle  persone e delle nazioni  è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il  conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che  è la tragedia di non voler lottare  per superarla>>.

 (Albert Einstein)

 

Diamo spazio ai veri giovani, ai veri protagonisti del futuro.

 

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