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Ritorno alla terra

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Henri Mendras (1927-2003) era un sociologo francese

Gli ultimi quindici anni della vita agricola europea sono stati caratterizzati da un forte processo di “ricontadinizzazione”, ovvero un metodo economico e sociale che ricrea un modo di fare agricoltura di piccola scala e con un basso capitale economico, permettendo alle piccole aziende agricole di sopravvivere e produrre beni alimentari per la famiglia e per un piccolo mercato.

In un mondo la cui produzione è orientata verso i mercati esteri e il reddito di un Paese diventa più dipendente dalla capacità delle sue imprese di vincere la concorrenza, appare chiaro che le piccole realtà rurali non possono rientrare facilmente in uno schema generale dettato dalla competitività dei prezzi e dove l’integrazione nei mercati risulta essere difficile. Eppure nonostante un’apparente «fin des paysans» (Henri Mendras, 1967) vi è ancora una resistenza, ma forse è più opportuno parlare di resilienza del mondo contadino, dove vi è una lotta per l’autonomia che non vuole essere assimilata dalle grandi logiche industriali e pretende anzi di avere una propria specificità, un’originalità nata grazie all’uso delicato e tradizionale della terra e dei suoi prodotti.

 Chi sono i nuovi contadini?

 I nuovi contadini basano la propria attività sull’utilizzo prolungato del capitale ecologico ed orientano la propria attività al miglioramento dello stile di vita generale. Essi instaurano con la terra un rapporto di coproduzione in cui vi è un influsso unidirezionale per cui si semina e poi si raccoglie, creando una dipendenza e una conoscenza reciproca, per cui lo stesso contadino cambia il proprio lavoro in base ai cambiamenti della natura. Tale processo sociale migliora sia la condizione economica che quella naturale, per cui si ha più rispetto dell’ambiente e del territorio, oltre che una continua coltivazione delle conoscenze in materia agricola. Un processo di produzione e riproduzione di risorse anche «non riproducibili» – come afferma il sociologo Benedetto Meloni – proprio perché in esse sono insite le conoscenze tradizionali, i valori locali e le competenze che non possono essere riprodotte in un altro luogo o da persone differenti.

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Jan Douwe van der Ploeg (1950) è un docente olandese

Reciprocità, fiducia e cooperazione sono comportamenti sociali sviluppati nel tempo e che riescono a creare sviluppo in sistemi rurali e i quali sembrano essere gli unici in grado di rispondere al mercato globale. La creazione di maggior valore aggiunto attraverso la specificità del prodotto che può essere tradotta come biodiversità, storia, tradizione, qualità e metodi è forse la risorsa umana principale oltre la forza lavoro e la disponibilità della terra.

«I contadini del Terzo Millennio» – per parafrasare Jan Douwe van der Ploeg, il massimo esperto del processo di ricontadinizzazione – sono quei contadini che non operano in un solo settore, ma diversificano se stessi, fanno agricoltura ma fanno anche ecologia, fanno didattica ma anche turismo, riproducono e tramandano socialità. Un concetto quello della multifunzionalità che fa da collante, ormai, quando si parla di sviluppo rurale. La particolarità dei nuovi contadini sta proprio nella diversificazione e nell’abbattimento dei costi fissi, sulla qualità del prodotto e sul capitale sociale che vanno a costituire quasi spontaneamente.

Così come viene affermato dal sociologo Ploeg, i nuovi contadini riescono meglio economicamente e socialmente ad affrontare una crisi agricola e alimentare, poiché la flessibilità e l’elasticità strutturale tipica dell’azienda contadina fa si che possa adattarsi, modificarsi, ridimensionarsi o diversificare maggiormente, mentre un’industria agricola soffre maggiormente data la sua struttura tipicamente rigida, con costi fissi elevati e difficili da ammortizzare nel breve periodo. Nel contempo l’azienda contadina offre risposte diverse soprattutto in termini di qualità e sicurezza alimentare, come sostiene Paolo Perulli, professore ordinario di Sociologia Economica presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale.

Vi è quindi la riemersione del modello contadino e, nello stesso tempo, un bisogno dei consumatori (sempre più diffuso) di prodotti alimentari di qualità.

Poiché i moderni consumatori sono sempre più consumatori consapevoli che percepiscono il cibo quasi come un’esperienza culturale, oltre che scegliere attivamente la qualità.

 

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About Giulia Nurchi

COLLABORATRICE | Classe 1990, studia Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Cagliari. Sradicata dalla sua amata Sardegna, rincorre il sogno di Robin Hood per i sentieri della foresta di Sherwood. Amante della sociologia e della politica, è impiegata in una costante ricerca di quell'essere dinamico chiamato "società".

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