ragazzo a immaginare  il suo futuro

Risk it when you are young

Pubblicato il Pubblicato in Agenda, Costume e Società, Recenti

workingSi parla spesso dei neet, ovvero di giovani che non sono occupati in un’attività lavorativa o scolastica. Si parla di disoccupazione giovanile alle stelle, di metodi e strumenti per fronteggiarla, ma quale sarà la causa di questi dati statistici che piovono sui media giorno dopo giorno?

Sarà forse un sistema economico e sociale che sta implodendo su se stesso, senza avere ormai una direzione lineare, precisa, che possa quantomeno indirizzare i giovani nel mercato del lavoro. Il sistema economico tipico occidentale sta smantellando pezzo dopo pezzo il vecchio sistema fordista e taylorista dell’organizzazione del lavoro, per lasciare spazio ad un nuovo sistema che rappresenta qualcosa in più di una semplice variazione del suo predecessore, bensì una sua rivoluzione totale: il capitalismo flessibile. Le aziende sono in continua evoluzione e i cambiamenti vertono su una maggiore flessibilità del lavoro, della produzione, della distribuzione e del personale dipendente. Le ultime crisi economiche e i cambiamenti socio-politici degli ultimi vent’anni, la privatizzazione, la liberalizzazione e la globalizzazione dei mercati hanno generato una nuova società in cui ai lavoratori viene chiesto di essere flessibili nel tempo, nella vita professionale, nella vita privata e in quella pubblica. Non esistono più i vecchi rigidi schemi istituzionali quali la famiglia, la chiesa, il lavoro a lungo termine; esiste una società che richiede agli individui lo sforzo quotidiano di dimostrare di “essere validi” in più prestazioni, di non essere legato a condizioni di vita privata che possano atrofizzare la vita professionale. Da una parte il capitalismo flessibile richiede la predisposizione “naturale” al cambiamento e ai rapporti di lavoro piuttosto brevi, dall’altra riesce a permeare anche nella vita privata, laddove le relazioni tendono pian piano ad assottigliarsi fino a scomparire del tutto.

Al giorno d’oggi è realmente difficile condurre una vita professionale flessibile e una vita privata stabile, tant’è che le stesse relazioni affettive o l’istituzione della famiglia e del matrimonio stanno sfumando i loro confini e vi sono nuove definizioni di relazioni. La società attuale pretende dall’individuo che esso sia sempre attivo, inventivo e scaltro, così come ci ricorda il sociologo Ulrich Beck nel suo saggio dal titolo La società del rischio. Verso una seconda modernità, poiché esso deve riuscire a sviluppare al meglio le proprie capacitàprepararsi alla lotta e alla concorrenza. E questo non avviene ogni tanto, ma ogni singolo giorno della sua vita. Il rischio riguarda proprio l’incertezza della propria posizione e l’eventualità futura del cambiamento. Nella società del rischio acquisisce particolare importanza la capacità dell’individuo di prevedere ed anticipare i pericoli, e di sopportare su se stesso eventuali errori. Scommettere su se stessi, vivere su di sé l’incertezza, il dubbio che il correre il rischio pone, per raggiungere la realizzazione personale. In queste condizioni entra in scena un gioco d’azzardo in cui i giovani scommettono su se stessi nella giungla e, coloro che non riescono, falliscono.

11887986_830611037036960_5586412011815210047_nCome espresso da Richard Sennett, il rischio rappresenta un modo per sospendere la propria posizione sociale, un rimandare al futuro la decisione sulla propria vita. Negli Anni Cinquanta del secolo scorso l’obiettivo principale degli individui era consolidare la propria esistenza in un contesto stabile come la famiglia, il lavoro e la comunità di appartenenza, mentre oggi il discorso ruota attorno a concetti come auto-realizzazione, ricerca della propria identità, sviluppo delle capacità personali, perdendosi in questo mare di insicurezza e di dubbi rispetto a ciò che si decide di fare. Ed ecco che qui non si può non citare Zygmunt Bauman – il sociologo contemporaneo della post-modernità – che più volte ci ricorda il bisogno che hanno gli individui di essere continuamente rassicurati da entità superiori, più forti della stessa fiducia e sicurezza che si ha in se stessi; cercando continue conferme si sprofonda sempre di più nella dipendenza dagli altri, gli esperti. Bauman definisce questa situazione una <<repressione di velluto>>, poiché non si percepisce come oppressione. Nella società individualizzata, l’uomo deve imparare a concepire se stesso come centro dell’azione, come scrittore della propria biografia, in caso contrario sarebbe fortemente penalizzato nella lotta per l’auto-realizzazione; ognuno deve scegliere la propria identità sociale e la propria appartenenza ad un gruppo, costruendo un’immagine di sé giorno per giorno e manifestando pubblicamente, anche attraverso il mondo social, le sue capacità quotidianamente. La ricerca costante di una posizione che, una volta raggiunta, non si capisce bene se è gratificante o se invece si è commesso uno sbaglio, rispetto a ciò che si aveva prima.

Cambiare è la parola d’ordine per costruire se stessi, per aumentare le proprie capacità individuali e proporzionalmente far girare la propria lancetta di appetibilità sul mercato. Il concetto di flessibilità, ormai battuto su ogni agenda politica occidentale, imprime nell’individuo il desiderio di essere costruttore e pianificatore della propria esistenza, concedendo l’illusoria libertà di essere se stessi o qualsiasi altro si voglia essere. Cambiare, modificare idee e opinioni, sradicare se stessi e trapiantarsi altrove, a prescindere da ciò che ci si lascia alle spalle e da ciò che si andrà a trovare.

Questo è il frutto di una società laddove la politica non guarda più ai propri figli, ma li rende orfani di se stessi.

 

next-300x225

 

 


 

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

About Giulia Nurchi

COLLABORATRICE | Classe 1990, studia Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Cagliari. Sradicata dalla sua amata Sardegna, rincorre il sogno di Robin Hood per i sentieri della foresta di Sherwood. Amante della sociologia e della politica, è impiegata in una costante ricerca di quell'essere dinamico chiamato "società".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *