Un-paese-di-Calabria2

Riace: oltre ai Bronzi c’è di più!

Pubblicato il Pubblicato in Agenda, Costume e Società, Recenti
Bronzi di Riace
I “Bronzi di Riace” furono rinvenuti in mare nel 1972, nei pressi dell’omonima città di Riace (RC). Oggi è possibile ammirarli all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

Siamo abituati a sentir parlare di immigrazione nel nostro Paese come dei “viaggi della speranza“, dei morti in mare, dei centri d’accoglienza stracolmi, delle risse e delle proteste di questi extracomunitari che ormai da anni assediano la nostra povera Italia. Siamo abituati a sentirne parlare, quasi sempre, in maniera negativa. Le vicende che coinvolgono coloro che giungono qui, con la speranza di crearsi una vita migliore, di ottenere asilo politico o semplicemente “di passaggio” per proseguire il loro cammino altrove (la maggior parte, a dire il vero), vengono per lo più raccontate quando il risvolto è drammatico: dalle morti di chi in Italia non riesce neppure a metter piede alle enormi difficoltà che trova chi, invece, la terraferma riesce quasi miracolosamente a toccarla.

Per una volta, mi piacerebbe invece raccontare la storia di un esperimento ben riuscito, di un’esperienza positiva che potrebbe e dovrebbe fare da esempio per cambiare totalmente la prospettiva di un tale fenomeno che è l’immigrazione. Riuscendo a guardare gli immigrati come degli esseri umani, con i propri diritti e le proprie vite. Questo piccolo capolavoro è stato creato a Riace, un piccolo Comune calabrese che conta poco meno di duemila abitanti, noto a tutti per il ritrovamento delle due statue bronzee conosciute, per l’appunto, come i Bronzi di Riace.

Tuttavia, non è per questo che ci soffermeremo a parlare di questa cittadina: in questo piccolo borgo si è riuscito a trasformare in realtà quel pensiero ideale secondo cui gli immigrati non sono una minaccia da debellare, bensì una risorsa. Come si è giunti al raggiungimento di un obiettivo che nel nostro Paese sembra essere quasi utopico? La spiegazione al problema risiede, spesso, nella soluzione più semplice. E così è stato a Riace: a causa dello spopolamento che aveva colpito la città, l’attuale Sindaco Domenico Lucano, oggi al suo terzo mandato, ha pensato di accogliere i rifugiati politici nelle case del paesino ormai da tempo abbandonate e richiedendo ai proprietari che si sono trasferiti altrove di poterle affittare, in cambio di piccoli lavori di ristrutturazione o abbellimento, così da dare ai rifugiati un tetto sopra la testa ed un lavoro lì nel borgo. Ebbene i risultati di questo progetto sono stati grandiosi. La città, spopolata com’era e destinata a scomparire, ha conosciuto invece una sorta di rinascita, con le famiglie dei rifugiati che lì si sono fermate: l’economia locale è rinata, grazie all’impiego dei rifugiati nei laboratori del luogo, come quello di ceramica o di ricamo. Si lavora nei campi e con gli animali (gli asini del paese vengono condotti per le case per fare la raccolta differenziata), senza dimenticare che tutto ciò crea lavoro anche per i nostri connazionali che, grazie a loro, fanno da interpreti e mantengono così un impiego. Queste occupazioni, inoltre, riducono il costo del mantenimento di ogni uomo/donna rispetto a quanto si spende solitamente nei centri d’accoglienza. I bambini dei rifugiati frequentano regolarmente la scuola, che ha riaperto proprio grazie alla loro presenza. Gli insegnanti sono stati assunti, le attività del borgo tutto funzionano meglio: dal fornaio al tabaccaio, questo piccolo centro è rinato trasformando in opportunità ciò che di solito viene con facile qualunquismo ed ignoranza ridotto a problema da risolvere, adottando lo slogan del “rimandiamoli tutti da dove son venuti”. Gli abitanti del paese e i rifugiati convivono senza alcun problema, senza alcuna manifestata voglia di farli andare via. I bambini sin da piccoli vengono abituati a vivere qui, a studiare ed a giocare con bambini di altre nazionalità: la diversità diventa un valore aggiunto, le culture si incontrano fra loro e si arricchiscono.

Anche qui, è ovvio, i problemi non mancano: i contributi comunitari arrivano spesso in ritardo, ma ciò non è stato da ostacolo al progetto. Si è trovata, al contrario, un’alquanto bizzarra ma efficace alternativa: i riacesi utilizzano una propria moneta speciale per comperare ciò che serve in attesa dei contributi.

E qui sarebbe stato bello fermarsi ma, come dicevo, d’altronde non sarebbe l’Italia se questi problemi con l’andare degli anni non avessero intaccato anche questa piccola oasi di integrazione. E’ successo nel Luglio del 2012, quando il sindaco ha attuato lo sciopero della fame perché, a causa dei mostruosi ritardi nell’erogazione dei contributi (anche) da parte della protezione civile, quel virtuosismo che si era creato tra gli stessi commercianti all’interno di Riace stava per perdersi irrimediabilmente. E sfortunatamente, la situazione continua ad essere critica: da Marzo, infatti, è stato predisposto il trasferimento di 200 immigrati da Riace presso altre sedi, e questo a causa di una graduatoria che dispone il numero dei posti che ciascun centro può offrire in base al numero degli abitanti del luogo, permettendo quindi a Riace di ospitarne appena 15. Inutile palesare l’amarezza del Sindaco che del progetto è stato l’artefice, nel vederlo crollare così per un intoppo procedurale che vede lesi i diritti civili dei migranti e che indubbiamente <<provoca profonda amarezza>>, come da lui stesso dichiarato. Mi chiedo, quindi, come si fa a rischiare di rendere scura anche questa mosca bianca? Come si fa a vanificare, o quasi, un tale e raro esempio di accoglienza ben riuscita? In tutta onestà, la risposta può essere una sola: semplicemente, non si può.

Mi auguro che qualcosa si muova, che il Governo parli chiaramente di questo problema e non soltanto delle occasioni più drammatiche come la tragedia che si è consumata questa Estate nell’isola di Lampedusa.

Riace resta, in ogni caso, la prova inconfutabile per la quale <<i rifugiati non sono un problema ma una risorsa>>, parola del primo cittadino di questa piccola comunità che si è dimostrata essere molto più grande dell’Italia intera.

 

SONY DSC

 

 

——————–

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

About Chiara Vilardo

COLLABORATRICE | Classe 1990, originaria di Sommatino (CL), studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Catania. Le piace leggere, soprattutto quando si tratta dei romanzi di Ken Follett. Adora la musica che appartiene al cantautorato italiano e negli ultimi tempi si sta avvicinando con interesse al mondo del cinema.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *