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Recensione del sonetto doppio “L’immutabile”, di Patrizia Stefanelli

Pubblicato il Pubblicato in Letteratura e Cultura, Recenti, Zibaldone

L’immutabile

 

Sta qui nella mia testa un cingolato:                          A
proviene dal costato                                                        a
passando lentamente per il collo                                 B
su per le arterie che pulsano al lato                           A
e seguono lo stato                                                           a
del cedersi angoscioso ad un tracollo.                      B

Sta qui nella mia testa, appena nato                        A
e già m’accorcia il fiato                                                a
mentre tritura i pensieri e barcollo                          B
per tutto quello che ho calamitato                            A
– ché io son folle e ho dato –                                        a
senza tenere all’ossa né al midollo.                          B

Questo rumore che mi atterra scioglie                   C
degli occhi il limbo e trema in luce instabile         D
la natura, indomabile.                                                d
Ahi, credo nelle storie e poi ne ho doglie                C

– se concepisco inganno! – e non son abile             D
a sotterrarmi dentro le mie voglie.                         C
Così come le foglie                                                       c
sta al cingolo e alla forza: l’immutabile.               D

 

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Jacopo da Lentini (1210-1260 circa) è stato un poeta e notaio italiano, emblema di spicco della “Scuola siciliana” alla corte di Federico II di Svevia. E’ universalmente riconosciuto come l’ideatore del sonetto

Il sonetto, la cui etimologia rimanda al provenzale sonet “piccolo suono”, è una breve composizione metrica di antica e prestigiosa tradizione letteraria. Secondo l’ipotesi più accreditata, la sua ideazione sarebbe da attribuire a Jacopo da Lentini, esponente di spicco della Scuola siciliana, ossia quell’élite poetica che si raccoglieva attorno alla corte dell’Imperatore Federico II nella prima metà del XIII secolo.

La struttura canonica è costituita dall’unione di due quartine a rima alternata o incrociata (ABAB/ABBA) e di due terzine, disposte a rima alternata o replicata (CDC DCD/CDE CDE), per un totale di quattordici versi endecasillabi. Tuttavia, lungo il fortunato percorso della storia poetica, allo schema originario si sono affiancate delle varianti strutturali, caratterizzate da differenti livelli di complessità compositiva, che prevedono anche artifici di ordine metrico-retorico particolarmente arditi come, per esempio, nel sonetto incatenato, dove ogni verso è legato da una rima interna, nel sonetto semiletterato o semilatino, nel quale vige l’alternanza tra un verso italiano e uno latino, o nel sonetto retrogrado, che prevede la lettura anche secondo l’ordine inverso, senza che il senso del testo subisca delle alterazioni.

E Patrizia Stefanelli, con la stesura de L’immutabile, dimostra di possedere a piene mani gli strumenti metrici e dà prova di grande abilità linguistico-compositiva, cimentandosi in una delle varianti del sonetto che presuppone non soltanto una rigorosa conoscenza metrica, attinta dall’alveo della letteratura italiana, ma anche una creatività fuori dal comune. Si tratta di un sonetto doppio, una forma ampliata rispetto alla struttura di base, costituita dall’inclusione nello schema originario di un settenario (che rima con l’endecasillabo precedente) dopo i versi dispari nelle quartine e dopo il secondo verso nelle terzine. Questa complessa quanto armoniosa tipologia strutturale presenta più varianti, a seconda dello schema adottato. Un esempio illustre è Morte villana, di pietà nemica (V.N. VIII), tratto dalla Vita Nova di Dante, che presenta lo schema metrico AaBBbA AaBBbA CDdC CDdC.

La nostra autrice, invece, adotta lo schema AaBAaB AaBAaB CDdC DCcD e non teme il confronto con la tradizione letteraria, anzi, la perpetua e, nel celebrarla in chiave moderna, la rinnova. E, ad onta della complessità strutturale e degli artifici compositivi, il testo poetico si rivela scorrevole ed eufonico, in virtù dell’inserzione dei settenari, che conferiscono preziose risonanze ritmiche all’interno del nucleo endecasillabico.

All’impalcatura ben solida dei versi, fa eco uno svolgimento tematico diretto e senza fatui orpelli verbali, che sembra voler sottolineare il valore autarchico e autodeterminativo  dell’essenzialità lessicale, conferendo maggiore aderenza al tangibile e rinsaldando il vincolo tra realtà esterna e istanze dell’anima, che esigono risposte, certezze, incoraggiamento, lungo il percorso segnato dalle asperità.

Come si può evincere, la caratteristica precipua del testo poetico è la circolarità. L’immutabile, che funge da titolo, è presente anche nell’ultimo verso e diventa clausola del componimento, avendo l’onere, in tal modo, di introdurre la tematica da una parte, e di sorreggere il peso di tutti i versi, dall’altra. L’immutabile, dunque, si autodichiara protagonista. E, mentre nel titolo acquisisce lo status di “annunciatore tematico” e si autorivela per gradi lungo l’iter versificatorio, la posizione finale (ultima parola dell’ultimo verso) gli affida il compito di tirare le fila dell’intero discorso poetico e condensare in sé il significato del sonetto, o meglio, i due significati, quello apparente, superficiale e quello metaforico, più profondo. E non è da trascurare il fatto che, in posizione conclusiva, sia situato immediatamente dopo il segno di interpunzione dei due punti. Questa collocazione preminente, infatti, è un ribadimento della rilevanza della sua funzione portante.

In più la circolarità della struttura testuale che dal titolo rimanda alla conclusione e viceversa, con un moto continuo adempie ad una finalità: consente la fusione perfetta tra titolo/annuncio e quartine/dimostrazione, chiudendo definitivamente il cerchio.

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La poetessa Patrizia Stefanelli (1960)

Ma in che cosa consiste l’immutabile di cui ci parla la Stefanelli? È un anello di piastre metalliche agganciate l’una all’altra, che attanaglia la testa. Metaforicamente. È palese il riferimento a un’entità disturbante, anzi, tanto opprimente da risultare insopportabile e privare di lucidità mentale. L’immutabile, dunque, diventa correlativo oggettivo di ansia, affanni e preoccupazioni opprimenti che nascono dal cuore e poi risalgono, con lentezza esasperante, lungo il collo, annidandosi nelle tempie che pulsano per l’angoscia schiacciante. È il preludio del tracollo interiore. Una trivella di paure e confusione risuona nella testa e, spezzando il fiato, riduce in polvere i pensieri, con un procedimento doloroso e assordante. È la resa dei conti per le azioni troppo avventate, dettate dall’impulsività, per le imprese azzardate dell’anima, sprezzante del pericolo. Ma il prezzo da pagare è eccessivo, insopportabile, eppure l’indole fiera e indomita, nonostante il peso del tormento che preme e annichilisce la ragione, fa capolino tra luci alterne e fioche. Allora ci si domanda quale sia la pena da scontare per quella smisurata ingenuità che acceca lo sguardo e la razionalità e partorisce disincanto e sfiducia verso il mondo. È inevitabile. Perché riporre l’intera dose di fiducia nelle mani altrui, nelle circostanze contingenti o nel futuro ci rende schiavi del dolore. Tuttavia l’inganno subito si può lavare nel fiume del coraggio e della forza di volontà, che non consente di nascondersi dietro le sconfitte, né di mantenere celate le proprie aspirazioni e i propri sogni arditi. E come le foglie, che nascono, muoiono, e poi rinascono, percorrendo tutte le fasi del ciclo vitale governato da madre natura, così la sorte matrigna, figlia di persone, eventi e decisioni sbagliate, che soffoca e tritura i pensieri, obbedisce a un ordine sconosciuto, immutabile. Immutabile come la natura umana che con limpida pervicacia lotta strenuamente contro le avversità, perché la sua essenza indocile ed eroica è anch’essa immutabile.

Si tratta di una poesia intimistica, ma solo apparentemente. L’io narrante, infatti, prima ripiegato in se stesso e intento ad auto-giudicare la propria esistenza, getta un ponte verso la coralità e tutti, uniti dal filo inossidabile dell’empatia, ci sentiamo ideatori della riflessione poetica e, al contempo, ricettori di quegli insegnamenti che soprattutto le esperienze negative ci regalano come bagaglio di vita.

Il carattere introspettivo ed autoreferenziale del testo quindi, deborda in istanze di pluralità e l’io soggetto/oggetto si specchia e si riconosce negli altri, perché tutti siamo vittime degli errori immutabili, dell’angoscia immutabile, del destino immutabile ma siamo anche detentori di quell’audacia immutabile che ci spinge a fronteggiare l’immutabile.

Si rivela degno di nota il fatto che la lirica, già pervasa da un profondo e maturo senso di autocritica, che scava la coscienza e sonda tutte le umane contraddizioni in un continuum di esplicativa circolarità, apra dei varchi riflessivi nell’ambito di una visione filosofica a trecentosessanta gradi sul concetto di αρχή e τέλος (principio e fine).

E riguarda la globalità delle forme di vita, perché tutta l’esistenza, con granitica ineluttabilità o con inerzia sonnolenta, quasi in sospensione onirica, ruota intorno al ciclo immutabile di principio e fine.

 

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About Carla Maria Casula

REDATTRICE | Figlia della Sardegna, classe 1975. Giornalista pubblicista, si occupa di linguistica sarda con particolare attenzione nei confronti dei fenomeni lessicali, fonetici e morfologici. Scrittrice a tempo pieno, ha all'attivo tre sillogi poetiche in lingua italiana e numerosi riconoscimenti in concorsi di poesia regionali e nazionali. Studentessa di Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Cagliari, tra cerimonie di premiazione e presentazioni di libri spera di concludere quanto prima il suo percorso universitario. Sogno nel cassetto: un allevamento sterminato di gatti neri.

Un pensiero su “Recensione del sonetto doppio “L’immutabile”, di Patrizia Stefanelli

  1. Grazie infinite a Carla Maria Casula, per la sua recensione in cui esprime le sue conoscenze linguistiche e critiche. Ha saputo centellinare, dopo un’interessante introduzione sulla storia del sonetto, ogni aspetto, formale e contenutistico della mia poesia. Grazie alla redazione de La Voce del Gattopardo.

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