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Recensione alla video-poesia “Ora” di Antonella Sica

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Antonella Sica è una regista e manager culturale italiana, in ambito audiovisivo e cinematografico

Nicola Gardini, stimato e prolifico saggista e poeta, esperto di lettere classiche, nonché docente di Letteratura Italiana e Letteratura Comparata presso l’Università di Oxford, sostiene che la poesia (quella vera, s’intende) non possa e non debba mentire. Ed è un giudizio facilmente condivisibile, dal momento che i versi costituiscono uno scrigno contenente la parte più autentica di chi scrive o, meglio ancora, possono essere paragonati a stille di monologhi della psiche, di riflessioni, memorie e sentimenti che permeano lo status interiore. Dunque menzogna poetica e poesia menzognera rappresenterebbero un vero e proprio ossimoro ingiustificabile, poiché l’impalpabile, eterea sostanza che riveste l’anima è veritiera per eccellenza.

Il testo poetico Ora, tratto dalla silloge Fragile al mondo (Prospero Editore, 2016) dell’autrice Antonella Sica, trasmette nuclei di verità fin dalle prime sillabe e si prodiga per interagire con i lettori, mostrandosi in tutta la sua disarmante spontaneità, come un’immagine che si riflette nello specchio del dialogo più intimo per confermare la propria essenza. L’io poetico, che vive dentro una dualità dalla quale attinge continua linfa vitale, si affaccia per confrontarsi col paesaggio esterno e cercare, con malinconica e lucida rassegnazione, delle corrispondenze con il paesaggio del vissuto personale. Ma <<il cielo d’aceto>>, <<i poligoni di tetti e antenne>> e l’ordine freddo, quasi esasperante degli alberi, che sottolineano la finitezza umana, sembrano essere totalmente estranei a quell’anelito di porto sicuro, di dimora spirituale pregna di certezze, che al contempo sconfina nel desiderio di evasione dalla routine, alla quale si resta comunque legati con doppio filo: la concretezza del luogo che racconta stralci di esistenza e le radici che consentono di plasmare il proprio futuro con lo sguardo fisso sul presente. Il soggetto autonarrante si proietta e vive nel “noi” – un noi che non è affatto composto da due “io” ma da un unico io che, per misteriosa alchimia, conserva intatte due individualità nel connubio del sentimento condiviso – e si accorge che gli spazi ariosi e vasti tanto agognati, in realtà, sono raccolti in un luogo circoscritto da pareti, finestre e cuori pulsanti. Ed ecco che lo sguardo dell’anima percepisce che l’infinito alberga nella quotidianità. Spazio e tempo, dopo una breve fuga di riflessione, stringono un sodalizio, vanno ad abitare nell’appartamento del quinto piano e il dove e il quando si trasformano in qui e ora.

 

Ora


Eravamo io e te
nell’appartamento del quinto piano.
Dalle finestre un cielo d’aceto,
poligoni di tetti e antenne,
nudi alberi obbedienti
di una periferia in aria,
con l’orizzonte troppo alto
per la fuga dello sguardo.

Dico che eravamo ma siamo,
ora,
io e te,
nell’appartamento del quinto piano.
Inevitabilmente due.
Tu cambi il toner alla stampante
mentre io scrivo che eravamo
perché il giorno si chiude
e io non so come restare
nel tempo che ancora siamo
io e te in questa stanza
del quinto piano.

<<Inevitabilmente due>>, V verso della seconda strofa: due anime racchiuse in uno spazio, che diventano esse stesse spazio, per amore, complicità e volere del destino, oppure due anime costrette dalla quotidianità a condividere metri quadri di abitudine? Una dicotomia, tutt’altro che insanabile, che condensa momenti dell’esistenza in un reciproco sentire. Quasi un Odi et amo, una coesistenza sobbalzante di passione e sopportazione, desiderio e rassegnazione, un incontro-scontro, un movimento immobile di sentimenti. <<Inevitabilmente due>> quindi, circoscrive le coordinate spazio-temporali, l’ordine e il disordine, la solitudine e la compresenza, il desiderio di condivisione e il bisogno di individualità. Due parole, due semplici parole che si fanno crogiolo di antitesi e di armonia degli opposti. A ben guardare, il tutto e il niente, l’unità e la molteplicità, l’insoddisfazione e l’entusiasmo, il dolore lacerante e l’acme della gioia, l’immenso e il microscopico e ancora l’effetto generatore della causa, il bene e il male con inversione di ruolo, che si amalgamano, occupano una parte degna di nota nella prosa moderna (con estremizzazioni nelle opere di Federigo Tozzi e Luigi Pirandello) e nella poesia di tutti i tempi sotto forma di figure retoriche ardite e particolarmente incisive, da Dante Alighieri (<<Vergine madre, figlia del tuo figlio>>, La Divina CommediaParadiso: XXXIII, v.1) a Giovan Battista Marino (<<Volontaria follia, piacevol male, / stanco riposo, utilità nocente, / desperato sperar, morir vitale, / temerario timor, riso dolente, / un vetro duro, un adamante frale, / un’arsura gelata, un gelo ardente, / di discordie concordi abisso eterno, / paradiso infernal, celeste inferno>>Adone: VI, CLXXIV ottava del VI canto dell’Adone), da Alessandro Manzoni (<<Il Dio che atterra e suscita, / che affanna e che consola,>> vv. 105-106 de Il Cinque Maggio), ad Alda Merini (<<e morì bestemmiando / ed ebbe sante parole>> vv. 9-10 di La Maddalena e <<Pochi sanno che il mio amore era grande come la vita / pochi sanno che il mio amore era grande come la morte>> vv. 1/2 di Canzone dell’amore spento), per sottolineare, attraverso l’immortalità delle parole, tutta la complessità e gli aspetti contraddittori, sia dell’esistenza umana, sia della dottrina teologica e per porre l’accento sul turbinio di stati emozionali eterogenei, desideri e aspirazioni in antitesi, che si avvicinano, si intrecciano e poi si fondono.

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Silloge “Fragile al mondo” (Prospero Editore, 2016) di Antonella Sica

Anche le poesie in musica, tramite giochi semantici e intrecci lessicali, testimoniano efficacemente come la vita sia alimentata da idee, sensazioni, volontà e vicissitudini multisfaccettate, discordi e illogiche ma soltanto apparentemente, perché ciò che per la ragione è inverosimile o contradditorio, viceversa, per la parte emozionale – che filtra la realtà con una lente poetica – è possibile e armonico: <<…io ti conosco da sempre e ti amo da mai>> e <<È troppo tardi ma è presto se tu te ne vai>> da Una lunga storia d’amore; <<Quando sei qui con me / questa stanza non ha più pareti / ma alberi, alberi infiniti>> da Il cielo in una stanza; <<Io mi nascosi in te poi ti ho nascosto / da tutto e tutti per non farmi più trovare>> e <<ci separammo un po’ come ci unimmo / senza far niente e niente poi c’era da fare>> e ancora <<Finimmo prima che lui ci finisse / perché quel nostro amore non avesse fine>> da Mille giorni di te e di me; <<La solitudine mi fa a volte troppa compagnia>> da Piccoli giganti, eseguite rispettivamente da Gino Paoli, Claudio Baglioni e i Matia Bazar, pietre miliari della canzone italiana.

La stessa silloge poetica Allegria di naufragi di Giuseppe Ungaretti presenta sin dal titolo un palese ossimoro, giacché degli eventi catastrofici vengono accostati ad un sostantivo dal significato positivo. E ritroviamo la medesima figura retorica nel verso conclusivo de L’infinito, celeberrima lirica di Giacomo Leopardi, nella quale una sciagura marina diventa fonte di dolcezza: <<…e il naufragar m’è dolce in questo mare>>. Ma il giovane poeta recanatese nell’Idillio ci fornisce anche un percorso di interpretazione per il componimento poetico di Antonella Sica, lungo i filari dei melodiosi endecasillabi, che palesano un mix contrastante ma ben risolto del conflitto tra finito e infinito, realtà e immaginazione, concretezza e astrazione. E sembra essere proprio questa la chiave di lettura del testo poetico Ora, la coesistenza apparente di contrasti: l’ieri che si incunea nel domani attraverso la riflessività del presente e l’orizzonte, con la sua evanescente immensità, concentrato in poche stanze. Il fulcro dell’esistenza si racchiude nell’a-bitazione del quinto piano, che non è più un luogo fisico, un ambiente ben preciso e limitato, ma diventa uno spazio dell’anima che accoglie, osserva, giudica e racconta del toner della stampante e dei versi in sospensione.

La video-poesia, il cui punto di forza è la perfetta corrispondenza tra versi e immagini, si snoda attraverso un iter che manifesta un sapiente equilibrio di intensità e dissolvenza, ben modulato dalla voce declamante, che incarna il trait d’union tra le parole (simbolo di staticità) e la realtà in movimento. L’incipit e la clausola, col tema della presenza-identità <<io e te>> e dell’ambientazione (con la sola variante del tempo verbale), <<il quinto piano>>, imprimono al componimento una forma circolare che si estrinseca nel richiamo al concetto essere-stare, vera e propria impalcatura della costruzione poetica. Ma il binomio identità e ambientazione, originariamente dicotomico, in fieri si spoglia del dualismo per raggiungere la condizione privilegiata di unicum: <<io e te>> coincide con qui, dato che la sostanza del chi, è la medesima del dove. Io e te abitiamo nell’appartamento del quinto piano e l’appartamento del quinto piano abita dentro di noi. Io e te, con entusiasmo e velata rassegnazione, con malinconica inerzia e fermo desiderio, siamo l’appartamento del quinto piano. Tutto il resto è accessorio e contingente.

L’autrice in venti versi ha condensato minuti, ore e giorni – che si dilatano in una vita intera – di sé racchiuso nel “noi”, riuscendo a travalicare la distanza oggettiva che la separa dall’osservatore-ascoltatore ed ha fatto delle immagini e dei versi (che incarnano due facce della stessa medaglia) una presenza tangibile, fragile e inossidabile al contempo, ma soprattutto immediata e diretta, perché la poesia – quella vera – non ama mediazioni, né sovrastrutture e abbatte tutti i confini.


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About Carla Maria Casula

REDATTRICE | Figlia della Sardegna, classe 1975. Giornalista pubblicista, si occupa di linguistica sarda con particolare attenzione nei confronti dei fenomeni lessicali, fonetici e morfologici. Scrittrice a tempo pieno, ha all'attivo tre sillogi poetiche in lingua italiana e numerosi riconoscimenti in concorsi di poesia regionali e nazionali. Studentessa di Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Cagliari, tra cerimonie di premiazione e presentazioni di libri spera di concludere quanto prima il suo percorso universitario. Sogno nel cassetto: un allevamento sterminato di gatti neri.

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