download

Recensione alla silloge poetica “L’attimo che ho colto” di Franca Donà

Pubblicato il Pubblicato in Letteratura e Cultura, Recenti, Zibaldone

«È del poeta il fin la meraviglia / (parlo de l’eccellente, non del goffo) / chi non sa far stupir vada alla striglia».

Franca Donà è un'autrice italiana, originaria di Cigliano (Provincia di Vercelli). Collabora con la rivista letteraria Euterpe di Jesi (Provincia di Ancona) e vanta nel proprio curriculum prestigiosi riconoscimenti poetici nazionali e internazionali
Franca Donà è un’autrice italiana, originaria di Cigliano (Provincia di Vercelli). Collabora con la rivista letteraria Euterpe di Jesi (Provincia di Ancona) e vanta nel proprio curriculum prestigiosi riconoscimenti poetici nazionali e internazionali

Scriveva Giovan Battista Marino agli inizi del XVII secolo ne La Murtoleide: fischiate del cavalier Marino contro il poeta genovese Gaspare Murtola, in tono fortemente polemico. Ci troviamo in un contesto barocco, nel quale le opere caratterizzate da ampollosità, esuberanza ed esagerazione sono protagoniste e la finalità dell’artista è quella di destare il massimo stupore nell’osservatore/lettore con produzioni inclini alla ridondanza e all’eccesso. Se estrapolassimo i suddetti versi mariniani dal resto dell’opera (decontestualizzandoli dalla corrente artistica di riferimento) e li attualizzassimo, scopriremmo l’esistenza di un nucleo di verità: il poeta esperto è colui che suscita stupore (nell’accezione positiva), che riesce a catalizzare l’attenzione sin dal primo verso, in virtù dell’empatia creata e grazie all’abilità nell’utilizzo di moduli stilistici creativi.

E Franca Donà, nella sua breve raccolta di liriche L’attimo che ho colto, ha dato ampiamente prova di possedere le doti necessarie per conquistare chi si avvicina ai versi da lei composti. L’autrice di Cigliano (Provincia di Vercelli) nel suo vivido organismo testuale sembra respirare in simbiosi con i lettori e tende loro un filo inossidabile di empatia, affinché possano penetrare il significato più profondo dei componimenti e coglierne minuziosamente tutta la bellezza e l’intensità emozionale. Il feeling instaurato tra l’anima della poetessa e il mondo circostante decolla fin da subito, lungo un percorso convergente: da una parte i versi si protendono verso l’esterno per abbracciare la coralità ed esplicitare intenti, ambientazioni e fotogrammi emozionali, mentre, dall’altra, i lettori/ascoltatori raggiungono l’essenza lirica e si insinuano nei meandri dei testi per diventare un tutt’uno col microcosmo tratteggiato dalla scrittrice.

Lo stile poetico della plaquette, caratterizzato da un flusso creativo sgorgante, è schietto e scevro da elementi pleonastici e vacui preziosismi che potrebbero opacizzare la genuinità della versificazione. Le poesie, per consentire una percezione ravvicinata e istantanea, danno del tu a chi affronta il viaggio tra le pagine e lo conducono attraverso un iter ben strutturato e scorrevole, ricco di figurazioni e di suggestivi squarci luminosi e bui.

Il file rouge che salda le quindici liriche de L’attimo che ho colto sembra essere il bilancio quotidiano della vita, in bilico tra ricordi e aspettative, desideri appagati e rinunce, propositi e incertezze, là dove la memoria ramifica nel presente e l’ombra diventa alter ego della luce. Il dolore e la gioia sgorgano dalla stessa sorgente e seguono e poi raggiungono il medesimo corso d’acqua, in un ciclo vitale che madre natura ha predisposto e che l’anima consapevole della poetessa ha fatto suo. Poi tutto torna, quando le rette parallele si incontrano e assumono un andamento circolare: la conclusione disvela l’inizio e l’incipit assomma già in sé l’epilogo. Tutto torna con immagini nitide, con frammenti di un passato mai passato, con la logica e con le sensazioni (anche recondite e quasi sconosciute a noi stessi) che costruiscono e disfano repentinamente la trama della realtà e abbattono i confini temporali: «Ha risposte di neve, il vento / e carezze d’occhi a indovinare / suoni lontani ed echi di bambini / nei cortili grigi di sole e scale / d’approcci nascosti e maldestri, // quanta neve è piovuta e sciolta nei cortili / nei prati di sole, oltre i vecchi cipressi giù in fila / ma quel qualcosa è rimasto, come allora / lo comprendo, poi tutto torna». (Poi tutto torna).

La poetica di Franca Donà è contraddistinta da notevole icasticità: le liriche, infatti, sono pervase da un’incredibile potenza evocativa e sono paragonabili a dei quadri eseguiti da un pittore impressionista. Dipinti di parole nei quali i volti, la neve, il profumo di fiori, gli alberi che sfumano nelle stagioni, le lucciole e le sere vermiglie sembrano venir fuori dalle pagine e assieparsi davanti agli occhi stupiti del lettore. E assistiamo a uno scambio di ruoli: non sono più i versi a catalizzare la nostra attenzione, ma siamo noi lettori e ascoltatori che rincorriamo le immagini, le quali hanno acquisito una propria autonomia e hanno conquistato lo spazio del reale; siamo noi che ci specchiamo in esse e desideriamo afferrarle, siamo noi che tendiamo le mani e le accogliamo per farle entrare nel nostro mondo. Un effetto poetico non comune, ottenuto grazie alla maestria dell’autrice, la quale ha impresso l’anelito vitale a fotogrammi, sonorità e profumi.

L'attimo che ho colto
L’attimo che ho colto

La trama della piccola e preziosa raccolta antologica ruota intorno alle due protagoniste, la natura e le emozioni (sognate, vissute, sofferte), che si interfacciano perché l’una è completamento dell’altra e ne segue il corso: gli elementi del creato, infatti, fungono da correlativo oggettivo dei momenti e delle stagioni della vita, e la felicità e l’entusiasmo giovanile o, viceversa, la tristezza e le delusioni della maturità sembrano modulate dall’alternanza di alcune tipologie di piante e dallo sbocciare o appassire di certuni fiori o, ancora, dalla dolcezza dell’aria mite o dalla malinconia degli scenari invernali. I versi, dunque, seguono il ritmo della natura e la natura rispecchia l’impulso emozionale seguendo dinamiche di continuità cromatica. Una caratteristica precipua della versificazione è la linearità, la genuinità sgorgante; ma non si confondano queste connotazioni con la semplicità, intesa come sinonimo di stile disadorno o banale. Al contrario, i versi di Franca Donà, se da una parte sono freschi e veraci, dall’altra appaiono permeati da possente intensità e necessitano di un’attenta lettura, poiché fanno riferimento a un corredo simbolico specifico, che va interpretato.

Nel tessuto lirico colpisce in modo particolare la sintassi, plasmata secondo moduli incisivi e non consueti, nella quale nessun elemento ha finalità ornamentali, ma è del tutto funzionale al messaggio che veicola. Ne consegue un apparato sintattico lavorato ma mai artefatto, dal momento che l’autrice tende a rifuggire sia i percorsi lessicali consueti, sia le forme altisonanti, dando vita così a componimenti poetici fecondi e di notevole forza espressiva. Franca Donà sa utilizzare con scioltezza e pertinenza gli strumenti retorici: il corpus lirico, infatti, pullula di figure retoriche quali similitudini, metafore, sinestesie, anafore. Un vera e propria floridezza immaginifica incline alla polisensorialità, che tratteggia in 3D gli elementi protagonisti dei versi, e traccia con precisione sia nuclei autobiografici, sia prototipi universali. Significativo è l’utilizzo dell’enjambement, procedimento stilistico frequente nella raccolta. L’autrice, con efficacia, lo modula come l’archetto di un violino: ne limita la presenza nei componimenti più stemperati e meditativi, mentre lo utilizza assiduamente in quei testi dettati dall’urgenza emotiva, che richiedono immediatezza e dinamicità. L’enjambement, infatti, specie se ripetuto, crea ritmo, imprime movimento e tiene incollato il lettore/ascoltatore.

Franca Donà è scrittrice attenta e sensibile e riesce a trasmettere con agilità verbale quei movimenti dell’anima che acquistano le sembianze tra le righe e che, attraverso le parole, raggiungono e pervadono coloro che leggono o ascoltano. La sofferenza, la gioia rasserenante, la perplessità, la malinconia o la dolcezza di un ricordo si insinuano nella mente in una comunione di percezione ed entrano a far parte della sfera intimistica di chi si accosta ai versi. In particolare, il dolore e quel senso di alienazione rispetto alla realtà ci colpiscono come schegge dirompenti: «La sveglia ha suonato alle 5,40 anche stamani / avessi dormito sei ore, ma le ho contate / tra un pianto di Giulio e l’ultima poppata // solo casa, scuola, nido, ufficio, ufficio, nido e così via / e ora allo specchietto vedo Giulio riverso sul sedile / urlo, urlo e non mi rendo conto di come sia successo / in un giorno che sembrava come gli altri, / col sogno azzurro del mare e semafori tutti rossi, / la fretta che divora la mente, come uno sparo muto / come una mano d’acciaio sulla coscienza di una madre / che ha dimenticato in auto il figlio … dimenticato / – che brutta parola – non si dimentica un figlio / io l’ho trovato addormentato… ed era un angelo». (Era un angelo). E tutti viviamo l’incredulità della madre di Giulio, sopraffatta dalla convulsa quotidianità. Tutti siamo sbigottiti e proviamo un profondo smarrimento, tutti sentiamo sulla nostra pelle quella ferita sanguinante di un genitore che è condannato a sopravvivere alla propria creatura. E tutti proviamo quella deflagrazione interiore che squarcia il velo tra il sogno/incubo e il reale, tra il possibile e l’impossibile. Tuttavia l’empatia dell’autrice non si limita alla compartecipazione alla triste sorte di chi vive un profondo disagio interiore ma, travalicando la condizione umana, abbraccia l’universo temporale. Franca Donà, infatti, ha instaurato un legame sui generis con il tempo e nutre nei suoi confronti percezioni multiformi di sintonia, un mix di rispettoso timore, volontà di abbandono, affinità, profondo coinvolgimento e totale fusione con esso, scardinando le coordinate del prima, durante e dopo. Nell’asse temporale tratteggiato dalla poetessa, l’attimo colto non è l’esito del celeberrimo carpe diem, ma è frutto di una filosofia più saggia, nella quale tutti gli stati d’animo sono vissuti con la medesima intensità e condensati in tasselli imprescindibili che formano il puzzle dell’esistenza: il tormento e le delusioni hanno la stessa dignità della gioia e le pagine accolgono con serena accettazione quel dolore che diventa caro anche nel ricordo. Quello scandito in versi è un tempo liquido, senza argini né barriere, che elude i principi di orientamento e disconosce le rigorose mappe cognitive: è un continuo travaso di memorie nel fotogramma del presente, che già incontra il futuro, quando i ricordi trascolorano nelle attese e le aspettative guardano ormai alle spalle.

Inoltrarsi nel percorso lirico de L’attimo che ho colto è un viaggio suggestivo, che amplia e impreziosisce la visione poetica di chi si accosta ai versi. In quel bosco di parole, tra contesti noti e scenari a noi sconosciuti, percezioni lineari e percorsi esistenziali inattesi, cromatismi verbali accesi e soffusi, la carta vincente è il coinvolgimento suscitato.

E se il mariniano far stupir (scevro da esiti di ampollosità barocca) rappresentasse una sorta di esame d’ammissione per essere acclamati poeti eccellenti, Franca Donà l’avrebbe già superato a pieni voti.

 

442936

 


 

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

About Carla Maria Casula

REDATTRICE | Figlia della Sardegna, classe 1975. Giornalista pubblicista, si occupa di linguistica sarda con particolare attenzione nei confronti dei fenomeni lessicali, fonetici e morfologici. Scrittrice a tempo pieno, ha all'attivo tre sillogi poetiche in lingua italiana e numerosi riconoscimenti in concorsi di poesia regionali e nazionali. Studentessa di Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Cagliari, tra cerimonie di premiazione e presentazioni di libri spera di concludere quanto prima il suo percorso universitario. Sogno nel cassetto: un allevamento sterminato di gatti neri.

2 pensieri su “Recensione alla silloge poetica “L’attimo che ho colto” di Franca Donà

  1. Io sono commossa e stupita per questa meravigliosa recensione, non credo di meritare tanto, grazie infinite. Franca Donà

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *