Castelmezzano, Matera

Recensione alla silloge “Ad ali spiegate” di Teresa Rosito

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È risaputo che i poeti hanno una capacità del tutto peculiare di osservare la realtà, di scoprire squarci di luce là dove chiunque è accecato dal buio, di modellare guizzi di memorie in forme sui generis e plasmare icone di presente con l’argilla singolare dei versi, senza tuttavia accantonare quello spirito critico, alimentato dalla bussola del raziocinio, che consente di tracciare con precisione nuclei di verità collettiva.

Teresa Rosito è un'emergente poetessa italiana
Teresa Rosito è un’emergente poetessa italiana

Quello raccontato dagli artigiani della poesia è un mondo complesso, un mondo a 360° che fonde ricordi e attese, paura e trepidazione, sprazzi di gioia e malinconia, fotogrammi personali e frammenti universali. E il microcosmo cantato da Teresa Rosito nella sua prima raccolta poetica data alle stampe rispecchia fedelmente la suddetta impalcatura contenutistica: è un vero e proprio spaccato emozionale, variegato e traboccante di vita vissuta, sognata e sofferta, dove la coscienza della caducità dell’esistenza abbraccia il vibrante stupore per la rinascita del giorno, della Primavera e della speranza. Ad ali spiegate è una silloge di ampio respiro tematico nella cui trama versificatoria si condensano componenti introspettivi e fotografici, scene di ordinaria quotidianità ed elementi paesaggistici caratterizzati dall’unicità, coesi dal filo conduttore del panismo, ossia quell’intensa partecipazione di chi scrive a tutte le vicende del creato e la capacità di immedesimarsi in esse, di fondersi in toto con ciò che delinea la realtà circostante. Questa inclinazione stilistico-letteraria della poetessa lucana rivela ampie risonanze dannunziane, ma travalica l’accezione intrinseca di empatia profonda con la  natura e si protende, piuttosto, ad abbracciare l’intera condizione umana, con connotazioni di accentuata pietas cristiana. Le liriche dell’antologia, infatti, palesano una profonda adesione emotiva al dolore e alle sventure degli emarginati e di coloro che versano in condizioni di estrema sofferenza (per esempio Clochard d’azzurro e di cielo, Ama il prossimo tuo come te stesso, Mamma son partito anch’io). E, anche quando l’autrice vorrebbe semplicemente fotografare un avvenimento o descriverne asetticamente i particolari si lascia inevitabilmente coinvolgere, come nella poesia Auschwitz, dove riproduce la lugubre atmosfera dell’Olocausto, ma lascia trapelare copartecipazione allo strazio delle vittime nel verso terminale:

 

Auschwitz

 

Buio.

Ma non era notte.

Era la fornace che sputava fumo.

Luce.

Ma non era l’alba

oltre il cordolo di filo spinato.

Fiori.

Ma non c’erano aiuole.

Solo petali di fango ferroso.

Ebrei.

Ma non erano uomini.

Solo nuvole cineree

impastate dal vento

del fardello

dell’amaro silenzio.

 

"Ad ali spiegate" di Teresa Mannino
“Ad ali spiegate” di Teresa Rosito

Quell’«amaro silenzio» non è solo la muta e disperata rassegnazione che aleggia nel campo di concentramento, che segnò l’apice della nefandezza umana, ma è anche l’afflizione di chi scrive che, proprio a conclusione del componimento, vive quel tormento con voce sospesa e attonita. Il testo poetico evidenzia uno stile nominale, caratterizzato dall’esiguo utilizzo delle forme verbali, privilegiando invece sostantivi e aggettivi, che rendono più incisiva la versificazione e il messaggio veicolato. L’altra peculiarità del componimento è costituita dai versi brevi, spezzati del punto fermo, che sembrano concentrare tasselli indelebili di storia in poche parole. Questa combinazione tra stile nominale e sintassi spezzata dal segno di interpunzione ha il compito di isolare i segmenti, di amplificarne il concetto, scavare ogni singolo termine e offrire un ampio spettro di sfumature semantiche. È un espediente che costringe il lettore a soffermarsi su ogni vocabolo e a fare di esso un oggetto di profonda riflessione per acquisire consapevolezza e fissare nella memoria ciò che non si dovrebbe mai riporre nel dimenticatoio. Si tratta di una tipologia di scrittura che richiama le tecniche giornalistiche, atte a catalizzare l’attenzione dei lettori, combinando l’utilizzo di periodi concisi, composti da nomi e aggettivi, con l’assenza, quando è possibile, delle forme verbali: uno stile essenziale che rende protagonista la notizia, tralasciando pleonasmi e lemmi ridondanti, in favore della divulgazione dei fatti essenziali. Un procedimento che denota da parte dell’autrice abilità nell’utilizzo degli strumenti di composizione poetica.

Ad ali spiegate riserva un’attenzione particolare al fenomeno della violenza nei confronti delle donne, sia corredata del significato sessuale, sia nel senso collaterale del termine che si estende al dramma delle spose bambine, sia nell’accezione della privazione della libertà, imposta da una società retrograda e figlia dell’ottundimento religioso che impedisce alle rappresentanti del genere femminile di vestirsi «all’occidentale» e le costringe a un’esistenza castrante dentro un «abito-prigione». Donne violate nel corpo e nell’anima, donne umiliate, derise, oltraggiate, donne schiavizzate e private del diritto di libertà di espressione e di scelta, bambine abusate tramite l’abominevole inganno che si cela nel vocabolo «matrimonio», creature lasciate in balia del mare degli orrori, diventate donne troppo presto, o che non lo diventeranno mai. Tutte unite dal comune denominatore di vittime di una visione fallocratica che eleva il maschio al rango di giudice supremo, signore, padrone, tiranno, fruitore esclusivo e famelico dell’appagamento degli istinti carnali, e che relega la donna nel gradino più basso della gerarchia sociale e la marchia con l’etichetta di «femmina». Ma la donna non è esclusivamente ricettacolo di sofferenza, nell’omonima lirica infatti l’autrice tratteggia l’immagine femminile con mirabile completezza, in una suggestiva sequenza di chiaroscuro, dove il «sesso debole» non sperimenta soltanto il dolore e la fragilità, ma è anche – e soprattutto – grembo fecondo, nido di vita, emblema di forza e coraggio, figura angelicata tanto cara al Sommo Poeta.

 

Donna

 

Fluente farfalla

in quel profumo di mimosa

generatrice di linfa novella

e nettare vitale.

Vestita di angelici silenzi

e di catene andate

custode d’amore

sei il poetar

al pulsar di prima vita.

 

“E par che sia una cosa venuta

da cielo in terra a miracol mostrare”

 

Eppur

in questa notte di piombo

accompagnata dal pianto

a nulla serve

il tuo ruggito guerriero.

Donna mercificata

corpo scavato

carne vinta

sotto un cielo povero di stelle.

 

È la descrizione di un’icona femminile di versi a tutto tondo, che accoglie tra le anse poetiche la forza e l’abbandono, la dignità e la mortificazione, la fecondità del corpo e la sterilità dell’anima, in un tango guidato dalla mano esperta della poetessa. E la combinazione di luci e ombre, di tonalità accecanti e cupe, in netto contrasto, è una costante della silloge e si rivela uno strumento privilegiato per raffigurare una realtà multisfaccettata. Nella ragnatela poetica di Ad ali spiegate, infatti, sono incastonati contrasti tonali e contenutistici: dualismi antitetici che si scontrano per poi fondersi in armoniosa organicità, lessico colloquiale e ricercato, dentro un ventaglio immaginifico che spazia da moduli aspri e grigi fino alla dolcezza che incombe e trabocca con energia lirica per poi fissarsi nelle pagine e nella memoria dei lettori. Il corpus poetico accoglie la quotidianità della vita, lo sconforto e la nostalgia per il passato che non ritorna, la consapevolezza della malvagità umana e delle discriminazioni sociali, l’incertezza per il futuro, ma anche il conforto dell’amore (quello vero), della preghiera (un punto fermo nella vita di Teresa Rosito), della poesia, della propria terra, la gioia sgorgante per la natura in festa. E il nuovo giorno sorge tra i versi e colora l’anima di serenità e speranza, con tinte accese:

 

Aurora

 

Nell’ora mattutina

quando l’anima s’attarda

e sonnecchia di dolce quiete

il cielo si tinge d’aurora.

È il rosa delle nuvole fuggenti

d’un chiarore che richiama

luci nuove sul mare.

La lunga notte è perduta.

Dai fondali d’orizzonte

si leva il sole

svegliando gabbiani

tra pescatori solitari.

E mentre sfoglio

quest’alba nascente

mi dipingo

come un rituale di pace

un altro giorno ancora.

 

Uno spazio speciale è riservato alla Lucania, terra che affonda le sue radici in solitudini ultramillenarie e saggezza contadina, echi di memorie ataviche e squarci di paesaggio in chiaroscuro, terra ricca di contrasti tra rocce impervie e specchi di mare cristallino, flora aspra e selvaggia e paesi che profumano di antichi mestieri. Il cuore dell’autrice pulsa d’amore lungo i filari dei versi dedicati alla sua patria, che dipinge con antitesi aggraziate di scenari brulli e ventosi e tramonti abbacinanti, sentieri deserti che riecheggiano il vuoto e ruscelli che mormorano racconti di vita. Protagonista di questo raggruppamento di liriche, che trasudano una forte connotazione identitaria, è la nostalgia: per i borghi custodi di storia e tradizioni, per il pane fatto in casa e gli aromi selvatici che riempiono le narici, per le usanze e i rituali profondamente radicati che fanno dell’uomo un tutt’uno con la natura; nostalgia per quegli scorci paesani, pregni di antichità, che lentamente sbiadiscono sotto il peso dello spopolamento e della globalizzazione (per esempio Vento del sud, Sud…terra mia, Donne del sud, Calanchi lucani, I sassi nel cuore). Nostalgia che sfocia in amarezza e dolore autentico per una ferita aperta nel ricordo degli affetti familiari inghiottiti dal tempo (Nulla è cambiato, Se ti fermi in Lucania).

La silloge, formata da settantadue liriche in versi sciolti, si conclude con due testi poetici dialettali (A Ruculet, A funtan da Terra Vecchia) che descrivono a tutto tondo scenari fotografici ed emozionali di un territorio scolpito nell’anima, e incastona tra le oltre ottanta pagine di componimenti suggestive immagini in bianco e nero a coronamento della vis poetica. Come si evince dal titolo Ad ali spiegate, è l’aria la protagonista indiscussa della raccolta, l’aria che dei quattro elementi costitutivi della materia (aria, acqua, terra e fuoco) è il più versatile perché impalpabile ed etereo per eccellenza e che sollecitò disquisizioni di celebri filosofi greci. Ma l’aria protagonista dell’antologia di Teresa Rosito acquisisce anche la natura degli altri elementi: della terra include l’attaccamento alla patria, ai valori e alla famiglia, del fuoco sposa la ribellione per le violenze e la mercificazione del corpo femminile, dell’acqua assimila la mutevolezza del sentire e la purificazione tramite la fede.

E, con la sua struttura statica e mutevole al contempo, ingloba squarci di vita, di memoria, di immaginazione e li sublima.

 

Matera, i Sassi
Centro storico di Matera

 


 

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About Carla Maria Casula

REDATTRICE | Figlia della Sardegna, classe 1975. Giornalista pubblicista, si occupa di linguistica sarda con particolare attenzione nei confronti dei fenomeni lessicali, fonetici e morfologici. Scrittrice a tempo pieno, ha all'attivo tre sillogi poetiche in lingua italiana e numerosi riconoscimenti in concorsi di poesia regionali e nazionali. Studentessa di Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Cagliari, tra cerimonie di premiazione e presentazioni di libri spera di concludere quanto prima il suo percorso universitario. Sogno nel cassetto: un allevamento sterminato di gatti neri.

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